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l tempo che impiegherete per pensarci su sarà incomparabilmente maggiore del tempo che vi occorrerà per leggere Una giuria di sole donne di Susan Glaspell – in libreria per Sellerio con la traduzione di Roberto Serrai e due bei contributi di Alicia Giménez-Bartlett e Gianfranca Balestra.
È un racconto uscito in origine nel 1917 – e che ha avuto anche un’emanazione teatrale – e recuperato poi dal un certo oblio a partire dagli anni Settanta, a sostegno dello slancio del dibattito femminista. Di che parla? Di un delitto e di un’indagine insolita e assai innovativa per l’epoca di riferimento – e forse anche per la nostra.

Un uomo viene ritrovato morto in una casa isolata. La moglie viene arrestata e altre due donne approdano sulla scena del crimine per prepararle un valigino con l’occorrente per il “soggiorno” in cella in attesa del giudizio. Sono la moglie dello sceriffo e del fattore che ha scoperto il delitto e arrivano in questa casa silenziosa, mesta e cupa insieme a un folto gruppo di inquirenti (maschi) che cercano di far luce sul mistero. Le donne vengono lasciate in cucina (dove tutto sommato ci si aspetta che stiano, visto che quello è il loro posto) mentre gli uomini si aggirano per casa in cerca di indizi, girando fondamentalmente a vuoto mentre le signore, analizzando i dettagli minuti in cui si imbattono, sbrogliano la matassa.

Mentre gli investigatori le trattano con condiscendenza – schernendo anche apertamente la loro “condizione” e non ritenendole neanche per un istante interlocutrici valide -, le signore risolvono il caso per immedesimazione, potremmo dire. Da una stufa crepata, delle conserve, un tavolo pulito a metà e un cestino del cucito ricavano un quadro della situazione che restituisce peso ai gesti minuti della quotidianità femminile e mostra, al contempo, quanto sia piccolo il mondo in cui l’indagata – come loro – è costretta a muoversi e quanto possa essere sterminata la solitudine che ci si insinua dentro.
Gli uomini non solo non ritengono la cucina degna di approfondimenti, ma nemmeno sarebbero in grado di leggere gli indizi come invece fanno in maniera lampante le due signore. E non solo risolvono il caso, ma prendono anche una decisione che spalanca un altro grande spazio grigio – quello che separa, a volte, la legge dalla giustizia.

Cosa ce ne facciamo della legge se i presupposti di base da cui partiamo per amministrare la giustizia sono fallati, sbilanciati e iniqui? In una cucina, unico spazio che possono governare e che parallelamente è la loro gabbia, le due signore allestiscono spontaneamente l’unica giuria equa alla quale la reclusa potrebbe ambire: quella delle sue pari, che la vedono, la sentono, la “conoscono”, perché il peso che portano è lo stesso. E i maschi non lo vedono – e non lo capirebbero.
È da leggere tenendo presente che è stato scritto nel 1917? Chiaro. È un racconto che continua a parlarci? Sì, anche se non so quanto rallegrarmene.

 

I libri “risolvono” problemi? Nei libri possiamo trovare soluzioni funzionali ai nostri crucci o grimaldelli infallibili per raddrizzare le storture della nostra esistenza? Mi capita tutti i giorni di ricevere variazioni sul tema del “cosa leggo per neutralizzare [inserisci difficoltà esistenziale molto specifica]” e non so mai bene come gestire un’aspettativa così potente e mirata. È un assunto di base che equipara l’effetto di un libro a quello di un medicinale, quasi. Aiutami, opera di narrativa, mostrami la strada, spiegami esattamente cosa fare, tirami fuori da questo pantano. A me viene da prenderla molto più alla larga ed è capitato spesso che in una storia che faceva altro rispetto alle mie tribolazioni trovassi incidentalmente qualcosa di “utile”. Diciamo che leggo con un certo fatalismo e senza cercare esattamente uno specchio. Potrebbe sembrare poco romantico, ma penso sia vero il contrario: ci speri così tanto che il libro-medicina può essere ogni libro che leggi, anche se non lo prendi in mano con la pretesa che ti illustri per filo e per segno come campare meglio. Ogni volta che ti trovi è una specie di miracolo e, aspetto doppiamente dirompente, quando non ti cerchi ma ti trovi non puoi che vederci un grande disegno del destino. E che c’è di più romantico di un destino risolutore?

Ester Viola, qua, non la vede troppo diversamente, anche se dalle premesse Voltare pagina (Einaudi) potrebbe somigliare a un libro che parla di libri capaci di districare a colpo sicuro i garbugli dell’amore. Le conviene che venga venduto così, per l’attitudine alla ricerca del libro-medicina di cui si parlava prima e per la fortuna che i “libri sui libri” continuano ad avere, ma c’è quel buonsenso di fondo e quel sano istinto al non crederci troppo che tende a restarti appiccicato addosso dopo aver superato una serie di fregature e tranvate spiacevolissime ma molto formative. La corazza dell’ironia e una perentoria esortazione a dosare le aspettative fanno il resto. Qui, in dieci “casi di studio” appaiati ad altrettanti libri, Viola riflette sulla realtà minuta dell’amore e sull’estrema fallibilità a cui tutte e tutti ci esponiamo quando ci son di mezzo i sentimenti. Dalle corna all’asimmetria dei rapporti, dal matrimonio alla fiducia reciproca, dall’abitudine alla vendetta, Voltare pagina è sorretto da un’idea strutturalmente buona che Viola tiene in piedi con palese divertimento – anche nostro.

Ecco l’indice:

Sì, ne uscirete magari anche con qualche spunto bibliografico da esplorare ulteriormente, se già non vi è capitato di leggere queste storie. Vi troverete in Reza, Hornby, Starnone e compagnia? Solo il destino può stabilirlo. Voi, però non aspettatevelo. 

Dato che il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti è bellissimo, ho deciso che la butterò in caciara.
È trascorso un discreto numero di anni dalla pubblicazione della sua ultima creatura e, nonostante i numerosi “non voglio più scrivere narrativa” qua e là pronunziati, Ammaniti è tornato. Ho letto Anna e ho visto la serie – ricavandone parziale consolazione – ma in fondo al cuore mi sono sempre rifiutata di credere alle dichiarazioni di auto-pensionamento dal mestiere di romanziere. Preferivo immaginarmi Ammaniti alle prese con la sindrome di George R.R. Martin, una situazione che visualizzo così, avvalendomi della pubblicità del digestivo Brioschi.

Fai la televisione, Niccolò. Segui i tuoi interessi. Mettici il tempo che ci vuole. Anzi, falli aspettare. Maledetti, sempre lì a chiedere dei libri nuovi. Un assillo. Escono trendordicimila romanzi l’anno, ma loro no, non possono leggere uno di quelli, il nostro vogliono leggere. E INVECE NO, TIÈ, DOVETE ATTENDERE. Quanto? Non si sa. Non dare spiegazioni, allontanali con un bastone nerboruto.

Maria Cristina Palma, la protagonista di La vita intima – inevitabilmente in libreria per Einaudi Stile Libero -, divide con noi solo la stupidità assoluta che ci assale quando andiamo dal parrucchiere a chiedere “qualcosa di nuovo”. Stavamo così bene prima. Ci riconoscevamo. E invece no, dobbiamo farci del male e uscire azzoppate da un nuovo cruccio. La gente che ti ama, per pietà, ti dirà che stai bene e che il nuovo taglio è molto francese ma, grazie al cielo, i nostri scempi non avranno il potere di far vacillare il governo. I capelli di Maria Cristina Palma sì.

Perché? Perché Maria Cristina è la moglie del presidente del consiglio, è dotata di una bellezza fuori scala rispetto alle altre femmine della nostra specie – certificata, per altro, dallo studio di una remota università americana che dopo calcoli estenuanti l’ha ufficialmente individuata come DONNA PIÙ BELLA DEL MONDO, facendo la gioia di ogni testata giornalistica che sfrutta spudoratamente il clickbaiting  e non può muovere un passo senza che i suoi comportamenti vengano analizzati, sezionati e aggiunti al mosaico infinito di un’immagine pubblica che ha conquistato vita propria, allontanandosi a grandi falcate dalla Maria Cristina originaria. Che poi è questa – l’impietoso ritratto è curato dalla sua mamma, comparsa memorabile e dalla lucidità tombale:

Ricorda che questa bellezza non te la sei conquistata. È un dono che ti abbiamo fatto io e tuo padre e devi saperla portare, proprio come il vestito da reginetta. Oggi, se fossi stata spiritosa, te ne saresti fregata degli altri e avresti fatto vedere a tutti chi era la regina della festa. La bellezza, senza coraggio, è un guaio. Proprio perché sei bella non verrai presa sul serio e ti dovrai impegnare cento volte di più delle altre per dimostrare che sei intelligente, profonda, per non essere usata e trattata come una scema dagli uomini. Tuo nonno è il primo che ha portato dall’America il latte detergente in Italia e la nonna sa prendere al lazo i buoi. Tuo fratello sa tuffarsi di testa dallo Zingaro. E tu che sai fare? Sai piangere e scappare come Gina Mangano, la figlia del panettiere? Noi che abbiamo il sangue dei Sangermano, dobbiamo fottercene del giudizio della gente. Persino tuo padre, che è uno stronzo, ha scalato l’Everest. Tu, gioia, non emergi per carattere, ma almeno impara a portare la bellezza come una regina. Capito, amore mio?

Son solo le sfighe a schiacciarci o possono pensarci anche le fortune? Maria Cristina è un magnifico vaso di coccio in mezzo a tantissimi recipienti molto meno gradevoli alla vista ma più coriacei – e forse pure pieni di qualcosa, più capaci di orientarsi nel mondo, più duttili e scafati. Accusata spessissimo e volentieri di sapere di poco, percepita quasi universalmente come appendice muta e gradevole a vedersi di uomini importanti – dal primo marito scrittore al premier in carica – e cronicamente in cerca di un punto di riferimento che non la abbandoni in circostanze tragiche, Maria Cristina cerca di limitare i danni e di tenere in piedi le apparenze, ma avrà mai la possibilità di raccontare davvero una storia che sia sua? Il domandone si fa ineludibile quando, per un fortuito incrocio di antiche traiettorie, Maria Cristina si imbatte in una fiamma di gioventù che le gira un video “d’archivio” potenzialmente in grado di devastarle la vita. Barcollando – anche grazie a un alluce tumefatto – sul filo sottile dell’accettabilità, Maria Cristina andrà di fatto alla ricerca del suo nucleo reale, spogliandosi come una favolosa cipolla di tutte le stratificazioni, le preoccupazioni e le sovrastrutture che la spingono automaticamente a mettersi in posa per una schiera di fotografi ipotetici anche quando è da sola in mezzo a un bosco. Chi diventiamo, quando smettiamo di volercelo far dire dal riflesso che produciamo sugli altri? Che cosa serve davvero per sentirci in pace?   

Come da tradizione, Ammaniti ci accompagna a passo di carica e con un’allegria tragica e incontenibile verso un orizzonte minaccioso. Maria Cristina è un gorgo di paradossi che affondano le radici nel presente delle nostre piccolezze, mentre attorno a lei si affollano schiere di comprimari miseri, strambi e stupendi. Ho riso come non mi capitava da Ti prendo e ti porto via e, tra lampi grotteschi e sprazzi illuminanti, ne sono uscita pure più speranzosa. Dal Bruco – evanescente spin-doctor e guru eccentrico della comunicazione – ai custodi astiosi delle decadute terre di famiglia, dai fantasmi dell’adolescenza ai santoni della creatività perduta, dai personal trainer agli hair-sculptor delle ricche signore, dai cani zoppi alle molte comparse della politica nostrana, dal giornalismo ruffiano alla mondanità opportunistica c’è poco da stare allegri… ma forse dipende solo da come la si prende. “Portare la bellezza come una regina”? Forse vale anche per il resto… soprattutto per le miserie troppo vere, troppo cattive e dolorose per essere confezionate, mascherate e riconvertite in intrattenimento per una platea famelica e incontentabile. A chi dobbiamo la verità? Al nostro cuore, prima di tutto. 
Grazie, signor Ammaniti. Che gioia rivederla in giro.

Di Marie de France si sa poco, sempre che la sua persona letteraria si possa far combaciare a un personaggio storicamente documentato. A Marie si attribuisce una raccolta di lai amoroso-cortesi risalenti al XII secolo e, forse, il governo di un’abbazia inglese. Tanto basta a Lauren Groff, che in Matrix – in libreria per Bompiani nella bella traduzione di Tommaso Pincio – crea per Marie una genealogia nobile fatta di guerriere crociate discendenti dalla fata Melusina – troppo rozze per abitare con la necessaria svenevolezza a corte – e una paternità illustre ma illecita. Figlia bastarda di un Plantageneto, Marie verrà di fatto esiliata da Eleonora d’Aquitania e spedita in un convento allo sfascio in Inghilterra. Altissima, grossolana e indocile com’è, per Marie non funzionerebbe neanche un matrimonio combinato e prendere i voti è l’unico destino che la regina (che vuol pure levarsela di torno) intravede per lei.

Poco maritabile ma molto istruita e risoluta, Marie deciderà di puntare i piedi nell’unico modo che ha a disposizione: facendo prosperare la stamberga malsana e poverissima dove Eleonora – fulcro di ogni suo amore, nonostante tutto – l’ha relegata. Quale migliore rivincita nei confronti di chi vuol farti sparire può esserci, se non diventare un caso eccezionale di successo? Marie si applica, anno dopo anno, per trasformare l’abbazia in un’utopia di donne, un’isola protetta (più dalla mano implacabile della badessa che da quella del Signore) dove coltivare una forma di paradossale indipendenza: celate da un labirinto e separate dal mondo dal velo monacale, ma libere di studiare, lavorare e abbracciare le risorse della natura, contrastando anche i soprusi del clero e dei signorotti locali che hanno assorbito senza ritegno le ricchezze delle monache, riducendole all’indigenza.

Tutto questo è peccato? Senz’altro. Ma Marie ha già perso tutto in tenera età e, tra visioni mistiche che molto sanno di scaltra manovra politica e sincero amore – non estraneo alla carnalità – per le consorelle di cui è responsabile, la badessa sarà “matrix” – madre e artefice – di un destino inedito e insospettabilmente radioso, date le circostanze di partenza. Groff ci racconta con un presente da presa diretta l’intero arco “biografico” di questa versione ipotetica dell’evanescente Marie-storica, documentando con puntiglio le giornate dell’abbazia e le relazioni diplomatico-amministrative che il regno chiuso della badessa intrattiene col vicinato e i potenti d’Europa. Marie trasforma una pietraia in un prospero Eden, servendosi solo della sua mente e delle mani di una schiera di consorelle che – fortunatamente per lei – non sono uniformemente dotate del suo stesso amore per il libero arbitrio.

È un romanzo affascinante per la minuziosità dell’affresco storico che traccia e, allo stesso tempo, soffre alla lunga di quello stesso puntiglio. Di Marie si finisce per sapere poco lo stesso, perché il grande manto di una fede faticosamente costruita sembra pian piano deformare nel misticismo quelle che sono sacrosante ambizioni pratiche. C’è un potere… ma non possiamo fare a meno di osservarlo con amarezza. La conquista di Marie non è una conquista di tutte. È un potere che non si trasporta sul futuro, nemmeno il più prossimo, lasciandoci una storia che ci travolge nelle prime battute e si smussa dopo la conquista. Forse è solo di vanità che si parla, perché la vanità è l’unico peccato che ha davvero bisogno del riflesso che ci offrono gli altri. E Marie sceglie – un po’ come l’angelo caduto di Milton – di dominare una frazione di mondo perché il mondo “vero”, intero, vasto, le resta precluso e mai le sarà offerto.

Come si dormiva nel Medioevo? Nudi? Vestiti? Da soli? Con tutta la famiglia (ed eventuali viandanti)? E se ti ammalavi e finivi all’ospedale? Quanto si puzzava e come la si risolveva? Come si fronteggiava il gelo? Chi fabbricava i letti? Qual era il destino di una puerpera? Con che grado di libertà ci si poteva avvicinare alle stanze di una dama? Dove si riposava la servitù? Boccaccio ci ha raccontato – tutto sommato – delle grandi verità? Come si intreccia un pagliericcio?

Guidandoci tra cortine, cuscini e cassoni, Chiara Frugoni – nostro malgrado da poco scomparsa – ci invita a coricarci in una stanza da letto del Medioevo, unico posto in un’abitazione di quell’epoca che potrebbe essere considerato “comodo” per gli standard moderni.
Facendo il consueto e sapiente uso di fonti iconografico-letterarie, dalle miniature ai garbugli amorosi del Decameron, Frugoni ricostruisce la storia sociale, materiale e culturale di un arredo domestico che, nell’espletare la sua funzione all’apparenza essenziale e semplice, spalanca in realtà vaste implicazioni romantiche, organizzative e addirittura morali. A letto nel Medioevo– in libreria per Il Mulino, come molti altri splendidi saggi storici di Frugoni – è un piccolo gioiello, degno di una studiosa che ha saputo come pochi altri conciliare curiosità, rigore, bellezza e gusto divulgativo.

Melusina è la seconda uscita della collana Illustrati di Hacca. La componente visuale, pilastro fondamentale di tutta l’avventura, è sempre a cura di Elisa Seitzinger e il testo, qui, è affidato a Laura Pugno che torna a occuparsi di sirene dopo il suo romanzo d’esordio del 2007 – riproposto da Marsilio qualche anno fa e ormai diventato un piccolo cult. La collana indaga miti e archetipi, se vogliamo provare a classificarla. Nome non ha, scritto da Loredana Lipperini, gravitava attorno alla figura della Sibilla e all’elemento della terra, mentre con Melusina si parla d’acqua e di sirene, in un contesto che integra il folklore allo scorrere della quotidianità, le pulsioni istintive all’ordine costituito.

C’è sempre un viaggio verso una meta misteriosa, che poi altro non è se non un’esplorazione delle proprie origini e della propria forma più autentica. Qui, su un’isola che per qualche tempo è stata un rifugio e una comunità di donne non “allineate”, Alice torna sulle tracce della madre e della nonna per dare un senso alla loro memoria e al futuro che non ha ancora saputo scrivere con mano sicura. La storia sembra ripetersi, ma non tutti i destini sono gabbie o maledizioni e, nel condividere un segreto che squaglia i confini tra nature diverse, Alice afferra finalmente un’idea completamente nuova di libertà.

Il mito di base è quello di Mélusine – sirena “in incognito” capace di vivere sulla terra in nome dell’amore che ha scelto, a patto però che una volta al mese a torni alla sua forma originaria -, qui rivisitato per indagare la sorellanza, l’utopia di un sistema dove trovarsi protette e non più obbligate a nascondere le proprie squame.

Ogni “mostro” è una discontinuità relativa e un grande nucleo di interrogativi. Prima del timore che speriamo di non suscitare negli altri – saldamente ancorati al solido orizzonte dell’accettabilità generale -, c’è la paura di non sapersi governare, del trasformarsi fino al punto di non riconoscersi più. È una storia di eredità, scelta e cambiamento che nasce dalla comprensione, in prima istanza, del proprio cuore più vero.

Sarò sintetica. Nel 2022 ho letto un po’ di meno rispetto al 2021. Ne prendo atto con spavalda noncuranza al grido di E VORREI BEN VEDERE. Mi piace però arrivare in fondo riordinando un pochino i pensieri. Anzi, mettendo in fila i libri che, qua dalle mie parti, hanno saputo suscitare ammirazione, sorpresa, curiosità e moti assortitissimi dello spirito. Non sono necessariamente novità editoriali del 2022, ma sono libri che ho incrociato quest’anno. Visto che ne ho invariabilmente già scritto, per approfondimenti vi rimanderei ai post originari, che trovate linkati con allegria e grandi slanci funzionali in corrispondenza dei titoli.
Fine del preambolo, vostro onore. Ecco qua i miei preferiti del 2022. 🙂


Daniel Mendelsohn – Un’Odissea
Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi


Matthew Baker – Perché l’America
Traduzione di Marco Rossari e Veronica Raimo
Sellerio


Robert Kolker – Hidden Valley Road
Traduzione di Silvia Rota Sperti
Feltrinelli


Inés Cagnati – Génie la matta
Traduzione di Ena Marchi
Adelphi


Sarah Perry – Il serpente dell’Essex
Traduzione di Chiara Brovelli
Neri Pozza


Hernan Diaz – Trust
Traduzione di Ada Arduini
Feltrinelli


Brian Phillips – Le civette impossibili
Traduzione di Francesco Pacifico
Adelphi


Jackie Polzin – Quattro galline
Traduzione di Letizia Sacchini
Einaudi


Claire Keegan – Piccole cose da nulla
Traduzione di Monica Pareschi
Einaudi

 

Siamo collettivamente programmati per considerare la California un posto degno di essere sognato. Pochi altri luoghi hanno goduto di una fama altrettanto dorata e hanno saputo capitalizzarla, rendendo spesso possibili ascese sfolgoranti e grandi fortune, più o meno basate sull’innovazione tecnologica. Se ci mettiamo i paesaggioni e la costante influenza sulla cultura globale – dal cinema alla musica – dovremmo aver dipinto un quadro più che idilliaco. Chi non vorrebbe vivere in un posto dove c’è ricchezza, occupazione, fermento e inventiva? Università strabilianti, terreno fertile per far germogliare le proprie idee, la promessa continua del progresso e del benessere? Insomma, chi non vorrebbe vivere in California, sembra domandarci il fin qui incoraggiante curriculum dello stato? I californiani, a quanto pare.

Da che mondo è mondo, la gente si sposta per migliorare le proprie condizioni di vita. Le motivazioni possono essere innumerevoli, ma l’ambizione di base è grossolanamente riassumibile in questo modo. Perché mai, dunque, un posto che sembra avere ogni carta in regola per garantire radiosi futuri sta perdendo “popolazione”, invece di guadagnarne come regolarmente è sempre accaduto?
Francesco Costa prova a rispondere, un pezzettino alla volta, a questa domanda complicata in California – in libreria per Mondadori. Perché sì, per quanto controintuitivo possa risultare, qualcosa si è spezzato e i costi della vita californiana stanno cominciando a sovrastare le opportunità, superando anche la dicotomia tra città e centri più piccoli. Tutto tende all’impraticabile, allo sproporzionato, al dispendioso.

Dalle radici profonde di una crisi immobiliare che sta raggiungendo vette surreali all’emergenza umanitaria (mi pare la definizione più accurata) dei senzatetto, dal costo esorbitante della vita all’incubo del traffico, Costa assembla un puzzle pieno di linee di frattura e tesserine bruciacchiate dal fuoco dei frequentissimi incendi. Il paradosso più grande sta forse nella politica che, nel professarsi estremamente virtuosa, “woke” – come viene bollata con insofferenza – e iper vigile e accogliente in fatto di diritti civili, diversity ed equità, non sembra di fatto avere gli strumenti per affrontare una realtà conflittualissima, iniqua e impari. La California pare un posto dove il privilegio estremo viene riconosciuto a parole – sovente di autodenuncia, perché segnalare sempre la propria rettitudine è fondamentale – ma dove è difficile innescare un cambiamento che non sia soltanto cosmetico. Perché restare, si chiedono molti “nuovi” californiani, in un simile ginepraio di potenziali passi falsi e oggettive asperità pratiche? Perché rinunciare a un presente più “semplice” – anche se magari meno glorioso, per certi standard da SE VUOI PUOI – in nome di una promessa che pare sempre più remota o alla portata ci chi partiva già in vantaggio?
Vedremo come si mette? Vedremo come si mette. O al massimo raccoglieremo firme per l’ennesima petizione in difesa di uno status quo che non conviene quasi più a nessuno.

Il 2022 è stato un anno di incredibili gioie e altrettanti scogli, grandi meraviglie e difficoltà molto poco digeribili. Per amore di statistica e di ottimismo, siamo spesso propensi a pensare che una determinata circostanza infausta non toccherà proprio a noi e, quando la realtà smentisce i nostri buoni auspici, ci ritroviamo irrimediabilmente disarmati. La nostra famiglia ha avuto la fortuna di poter beneficiare di una diagnosi prenatale e di un percorso di cure eccellenti nei giorni immediatamente successivi alla nascita, quando è apparso chiaro che sarebbe stato necessario intervenire. Si è mai davvero “preparati”? Non credo… e faccio ancora una gran fatica a capacitarmene. Siamo qui, però. E se ci siamo è merito della scienza, della conoscenza e di un paio di mani capacissime e gentili.
Sedermi a chiacchierare con il dottor Stefano Marianeschi negli uffici di Mission Bambini, sei mesi dopo il nostro primo incontro al Niguarda, è stato senz’altro un modo per dimostrargli che sono in grado di esprimermi senza mettermi a singhiozzare all’improvviso, ma anche un tentativo di combinare qualcosa di tangibile con la sconfinata gratitudine che provo. Il dottor Marianeschi è responsabile della cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Niguarda dal 2011 e, dal 2008, è il coordinatore scientifico del progetto Cuore di Bimbi per Mission Bambini e anche uno dei medici che con regolarità, in questi anni, è partito per andare a operare “sul campo” innumerevoli piccoli pazienti che vivono in contesti dove non è immediato poter accedere a cure adeguate e tempestive.
L’intervista che trovate qua sotto ha una duplice finalità: spiegare meglio cosa sono le cardiopatie pediatriche e raccontare Cuore di Bimbi. Tante delle domande che ho “portato” al dottor Marianeschi sono quelle arrivate su Instagram da mamme e papà in attesa – perché l’idea era anche quella di mettere a disposizione un contenuto “utile”, da poter consultare per chiarire dubbi e dissipare nebbie.
Eccola qua – e perdonate la mia emozione. 🙂

Voglio ringraziare ancora il dottor Marianeschi per il tempo che ha dedicato a questa conversazione e per averci fatto tornare a casa con il nostro Dariotto.
Come si può aiutare?
Qui trovate la raccolta a sostegno delle missioni del dottor Marianeschi da Mission Bambini. Ogni donazione conta – anche se minuscola – e contribuisce davvero a salvare dei cuorini. 

[Credits: le foto usate in questo post sono state scattate durante la missione in Uganda da Domiziana Ilengo. Ciao, Domiziana! <3]

“Regala un libro che non sbagli mai”: MADORNALE ERRORE, TRAGEDIA, MENZOGNA!
Donare un libro è potenzialmente meraviglioso, ma bisogna metterci del doveroso impegno e lasciarsi pervadere dalla nobile necessità di assecondare – o almeno di intuire – gli interessi altrui. È anche un po’ per favorire questa sana ricerca di argomenti e aree di curiosità che, specialmente a Natale, tendo a procedere per temi ben riconoscibili. Quando si può, provo anche a individuare delle edizioni “importanti”, perché mi preme farvi fare doppiamente bella figura. Ma guarda, questo libro è perfetto per me ed è pure MAGNIFICO a vedersi! Ecco, non sempre si arriverà a quest’intersezione eccellente tra contenuto e involucro – che poi è anche un po’ la definizione condivisa di “strenna” – ma vale la pena tentare.
Altre note metodologiche? Non necessariamente troverete solo novità freschissime – perché i libri, per nostra fortuna, non scadono. Sì, i link puntano ad Amazon – ma se non vi va di comprare lì e di convogliare ESORBITANTI % di affiliazione nella mia direzione potete felicemente segnare tutto e rivolgervi alla vostra libreria preferita.

Procediamo?
Procediamo, che queste premesse non ha mai voglia nessuno di leggerle.


Giampaolo Barosso
Dizionarietto illustrato della lingua italiana lussuosa

Elliot

Gramolazzo! Caccugnare! Lampasco! E suppergiù altre 2000 voci qui collezionate, spiegate e commentate con sagace ironia e un autentico gusto per la stravaganza linguistica.
Per chi coltiva una vivace passione per la lingua italiana ma – grazie al cielo – è immune da pretenziosità e parrucconerie.


Jenny Uglow
Il libro di Quentin Blake
L’ippocampo
(Traduzione di Paolo Bassotti)

Uno splendido compendio per immagini della carriera e della vita professionale (e non) di uno degli illustratori più amati della galassia tutta, dagli esordi al sodalizio leggendario con Roald Dahl.
Per chi ha voglia di curiosare nell’archivio di un artista che ha profondamente popolato il nostro immaginario, accompagnando le storie della nostra infanzia con estro e accuratissima crudeltà. 🙂


James Mottram
Jurassic Park – The Ultimate Visual History
Insight

Inaugurata nel 1993 da Spielberg – su materiale romanzesco di Michael Crichton – la saga di Jurassic Park ci ha accompagnato in varie vesti fino a pochi mesi fa, con il terzo e ultimo capitolo dell’inevitabile reboot che tocca a tutti i prodotti di successo delle nostre infanzie. Questo volume – che fa parte del catalogo favolosamente pop di Insight – è una gloriosa cronaca del backstage del primo film e chiude simbolicamente il cerchio ospitando anche i contributi di Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum, oltre a una valanga di fotografie inedite e “documenti” di lavorazione.
Per chi ama i libroni dedicati al cinema e continua a non accettare i dinosauri con le piume. Sì, vi sto specificamente segnalando l’edizione originale in inglese.


Omero
Odissea
Blackie Edizioni
(Traduzione di Daniel Russo)

Blackie inaugura con questa prima illustrissima uscita il suo filone dei “Classici Liberati” AKA un progetto che ambisce a conciliare rigore filologico e accessibilità, riconsegnandoci i testi fondanti della nostra cultura in una chiave ad alto tasso di godibilità, senza sminuirne la profondità o semplificarne la portata. Come si fa? Ottima domanda. Blackie si affida qui alla traduzione di Daniel Russo, basata sulla versione in prosa di Samuel Butler – celeberrima per la sua eleganza e leggibilità – e a un impianto iconografico giocoso e puntuale, senza tralasciare annotazioni e commento.
Per chi a scuola ha sofferto ma vuole rifarsi, per chi già ama i classici e vuole continuare coltivarli.

Bonus track: Daniel Russo che parla del lavoro sull’Odissea chez Tienimi Bordone.
Bonus track inevitabile, visto che parliamo di Blackie: il famigerato (e regalabilissimo) quaderno dei compiti delle vacanze per adulti c’è anche quest’inverno.
Bonus track correlato, visto che abbiamo tirato in ballo un libro “interattivo”: era uscito quest’estate per accompagnarci sotto l’ombrellone, ma i casi da risolvere di Scena del crimine continuano ad essere una valida idea per chi apprezza gialli e rompicapo.


Janina Ramirez
Divine – 50 storie meravigliose di dee, spiriti e streghe
Nord Sud Edizioni

Dalle valchirie a Medusa, da Rangda a Venere, un’indagine splendidamente illustrata sul rapporto tra femminilità e trascendenza. Il libro cataloga le sue cinquanta “dee” per aree tematiche – Guida e governo, Nuova vita, Morte e distruzione, Amore e conoscenza, Natura e animali -, passando in rassegna le mitologie e la storia di un ampio ventaglio di popoli e culture.
Per chi sta costruendo una biblioteca femminista, per le fattucchiere del vostro cuore e per chi apprezza leggende e folklore.


Barbara Sandri & Francesco Giubbilini
Progetto grafico di Camilla Pintonato

Il gallinario
Quinto Quarto

Dunque, vorrei in realtà segnalarvi Quinto Quarto in blocco, ma uso questa esaustiva enciclopedia delle galline come testa di ponte. Non so cosa ci sia nelle scelte grafico-visuali di Camilla Pintonato, ma questo libro mi mette addosso una serenità indescrivibile – e il serraglio è in via d’espansione, pure. Volete dedicarvi agli ovini? Perfetto, c’è Il pecorario. Vi piacciono i maiali? Ottimo, c’è Il porcellario.
Per chi sogna di governare una fattoria ma sta in 34mq a Milano e per chi ama la saggistica zoologica ben illustrata (in tutti i sensi).


Jean Giono (con le illustrazioni di Tullio Pericoli)
L’uomo che piantava gli alberi
Salani

Una caparbia impresa solitaria – portata avanti con l’unico intento di far tornare a vivere un territorio disgraziato – che non smette di scaldare il cuore e di generare edizioni stupende. Qui il testo di Giono è accompagnato dalle illustrazioni di Pericoli, che si trasformano in una sorta di narrazione parallela – con tanto di musica da ascoltare grazie a un QR.
Per chi non abbandona la speranza e crede ancora nel potere della generosità disinteressata.


Cecily Wong & Dylan Thuras
Food Obscura – Guida alle meraviglie gastronomiche del mondo
Mondadori
(Traduzione di Manuela Faimali e Teresa Albanese)

La versione gastronomica del beneamato Atlas Obscura promette di condurvi ai quattro angoli del globo alla scoperta dei cibi e delle specialità più intriganti.
Per chi ama viaggiare, sperimentare mangiando ed esplorare luoghi insoliti.


Craig A. Monson 
Suore che si comportano male
Il saggiatore

(Traduzione di Luisa Agnese Della Fontana)

Geniale copertina che rende omaggio a Cronaca Vera e contenuto di raro rigore storico, per quanto si parta da premesse indocili e riottose. Scandagliando registri e una vasta documentazione d’archivio, Monson costruisce qui una hall of fame delle monache italiane che fra il XVI e il XVIII secolo cercarono di ribellarsi – talvolta violentemente – alle imposizioni di una vita che non avevano scelto.
Per gli spiriti liberi di ogni tempo, per chi mal tollera soprusi e costrizioni, per chi ama la saggistica storica più spigliata.


Comics & Science – Vol. 1 e 2
A cura di Roberto Natalini e Andrea Plazzi
Feltrinelli

I due volumoni di Comics & Science raccolgono l’immenso lavoro divulgativo portato avanti dal 2012 dal CNR in collaborazione con una folta schiera di straordinari fumettisti italiani. Le storie sono in precedenza uscite in fascicoli tematici ma trovano qui per la prima volta una dimora “complessiva”… e il risultato è davvero magnifico. Dalla matematica all’esplorazione spaziale, dalle scoperte informatiche al collasso delle stelle, il disegno incontra la ricerca per farsi accessibile, divertente, chiaro e limpido.
Per chi impara meglio quando se la spassa, per chi studia volentieri e per chi vuole capire meglio il presente per riuscire a intravedere il futuro.


Michael Leader & Jake Cunningham
Ghiblioteca – La storia dei capolavori dello Studio Ghibli
Magazzini Salani

Tornerei volentieri a rimpolpare il filone “backstage del cinema” con questa enciclopedia (necessariamente) illustrata della filmografia pluridecennale dello Studio Ghibli. Un eccellente tour guidato che approfondisce prodezze tecniche, significati e fonti d’ispirazione, da Totoro alla Città incantata.
Per chi ama Hayao Miyazaki, l’arte e l’animazione giapponese.


Francesco Costa
California
Mondadori

Che cosa sta succedendo alla California? Come è possibile che uno stato che produce così tanta ricchezza e sul quale abbiamo riversato così tanti sogni stia diventando un posto in cui si campa fondamentalmente male? Costa torna alla sua specialità – gli Stati Uniti del nostro presente – per cercare di districare una matassa di non facile interpretazione.
Per chi ascolta Morning con trasporto, per chi si interessa di macro-fenomeni “esteri” che riguardano pure noi (più del previsto) e per chi sta combattendo col mercato immobiliare delle nostre grandi città.

Bonus track a tema Costa-Il Post: la collana delle Cose spiegate bene co-prodotta con Iperborea è arrivata ormai al quarto volume. Se fra i destinatari dei vostri doni c’è chi vorrebbe approfondire il funzionamento della filiera editoriale o le droghe, la giustizia e le questioni di genere, dateci un occhio.


Mervyn Peake
Gormenghast – La trilogia
Adelphi

(Traduzione di Anna Ravano e Roberto Serrai)

Descrivere Gormenghast è un problema. Ci ho provato qui, partendo dal primo libro della trilogia. È un’opera folle, labirintica, terrificante e superba che non somiglia a niente e reinventa molto di quello che può risultarci noto. Adelphi, con uno slancio di notevole coraggio, ha deciso di far convergere i tre atti di Gormenghast in un unico volume che immagino possa tornarvi utile anche come elemento architettonico per edificare il vostro personalissimo torrione maledetto.
Per chi non teme nulla – e fa male -, per chi vuole revisionare completamente la sua idea di gotico, per chi ama i gatti bianchi in grandi quantità.


Alex Johnson & James Oses
Una stanza tutta per sé – Dove scrivono i grandi scrittori
L’ippocampo

Da Jane Austen a Paolo Cognetti, un’indagine illustrata sugli spazi creativi di chi amiamo leggere da tempi più o meno recenti. Ogni stanza è raccontata da Johnson e illustrata sapientemente da Oses, per dar vita a una grande residenza collettiva abitata da penne illustri.
Per chi legge volentieri storie e romanzi ma vuole anche sapere meglio da dove arrivano.

Corollario: se il titolo vi suscita moti d’amore per Virginia Woolf, c’è anche Stanze tutte per sé, che si concentra sulle dimore più significative per il gruppo Bloomsbury degli anni Venti (Edward e Vita Sackville-West in testa).


Valentina Divitini
Leggere i tarocchi – Una guida e molte idee per esperti e principianti
Magazzini Salani

Una guida lontana dal nozionismo per scacciare le diffidenze e padroneggiare uno strumento di ragionamento alternativo, tra immaginazione e simboli condivisi. Ne avevo parlato anche qua e vi incoraggio ad approfondire, se serve. 🙂
Per chi intuisce il fascino delle storie e vuole provare a farsi le domande giuste.

Bonus track illustre: Dizionario dei simboli di Juan-Eduardo Cirlot.


Gribaudo
La collana Straordinariamente

Vi fornisco un link approssimativo, ma sappiate che la collana Straordinariamente – popolata da questi volumi di grande formato dalla grafica di copertina assai riconoscibile – contiene suppergiù ogni branca dello scibile umano. Che vi interessiate di Black History o di medicina, di economia o di Sherlock Holmes, è assai probabile che ci sia un tomo per voi. L’idea di base è quella di rispondere ai quesiti fondamentali di una determinata “materia”, sviscerandone i casi esemplari e sintetizzando in maniera accessibile e graficamente vispa le curiosità e i fenomeni più rilevanti.
Per chi ama gli approfondimenti “verticali” e vuole umiliarci a Trivial Pursuit.


Nicolas Guillerat & John Scheid
Infografica della Roma antica
L’ippocampo

Tutte le volte che compilo questi listoni mi trovo a esclamare “diamine, stai mettendo troppi libri dell’Ippocampo!”. Ma come si fa? Sono perfetti per queste circostanze. Beccatevi dunque anche la storia di Roma raccontata per prodezze a base di data-visualization – dagli eventi bellici all’organizzazione della res publica, dall’economia ai divertimenti popolari. Se l’approccio vi affascina, i medesimi curatori hanno sfornato anche l’Infografica della Seconda Guerra Mondiale.
Per chi apprezza un approccio innovativo alla ricostruzione storica e per chi già vuol bene ad Alberto Angela.


Seymour Chwast & Steven Heller
Hell – Guida illustrata agli inferi
Corraini

Va’ all’inferno! …sì, ma quale? Ogni cultura ha il suo, ogni cosmogonia ne ha immaginato uno, per non parlare dell’arte, della letteratura e delle religioni. Questa agile guida illustrata ci accompagna alla scoperta delle dimensioni infernali più emblematiche, tra ustioni e supplizio eterno.
Per chi ci finirebbe volentieri, perché si vocifera che la compagnia sia interessante.

Bonus track: per un approccio meno pop ma di sconfinato fascino e abissale terrore, ecco il catalogo di Inferno, la ragguardevole mostra del 2021 ospitata dalle Scuderie del Quirinale. 


Altre idee inerenti all’universo libresco-editoriale? Eccoci.

La Revue Dessinée Italia

È un progetto indipendente che “adatta” al nostro contesto l’omonima rivista francese e che ha ben debuttato quest’anno con i primi tre volumi – ricevendo anche il premio Gran Guinigi di Lucca Comics come miglior iniziativa editoriale del 2022. Esce ogni tre mesi, non s’avvale di pubblicità e ogni numero è frutto della collaborazione tra giornalist* e artist*. Il risultato è una raccolta di reportage, rubriche e inchieste a fumetti “multidisciplinari” che affrontano temi d’attualità e offrono un punto di vista critico su molte magagne o fenomeni rilevanti del presente.
Si possono acquistare qua i singoli numeri, abbonarsi o donare un felice abbonamento 2023.

Donare un abbonamento vi pare un’idea saggia? Concordo e vi rammento dell’esistenza di Storytel – scegliendo una gift-card che copre periodi medio-lunghetti c’è anche un buon margine di sconto.


Treccani Emporium

Treccani Emporium si presenta come “il negozio online della cultura italiana”… e se non scelgono loro una definizione adatta non so francamente chi mai potrebbe farlo. 🙂
Oltre alle proposte editoriali di Treccani troverete anche una selezione di oggetti di design e alto artigianato e una nutrita linea di cartoleria basata proprio sulle definizioni.


Altre risorse utili già pubblicate? Perché no. 
Ecco qua la lista natalizia del 2021.
E la lista del 2020.
Questa, invece, è la lista dello scorso anno dedicata ai bambini e alle bambine.
Vi rammento anche l’intera categoria Libri, che male non fa.
Per spiccati interessi naturalistici, vi rimando volentieri al catalogo di Aboca – qua c’erano i percorsi di lettura che avevo individuato qualche tempo fa e che ho aggiornato dopo il debutto della collana Kids.
Per un colpo d’occhio rapido, ecco la vetrina Amazon – segnalo in particolare la sezione degli atlanti e la grande sezione delle strenne. Sempre lì, parecchi spunti anche per l’infanzia.

Felici doni libreschi a voi! 🙂