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tegamini

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Cerchiamo di mantenere integre le buone abitudini. Le puntate di #PuPAZZI fruibili su Instagram verranno archiviate anche sul blog. Trovate tutto qua.

Ma veniamo al dunque.

SINOSSI (come fanno su Netflix)
Sciantoso insegue il suo sogno: leggere le carte come le maliarde di Brera. Allestirà il suo banchetto sul tappeto, dissipando i dubbi che affliggono i suoi compagni d’avventura e attraversando crisi esistenziali potenzialmente devastanti. Sciantoso avrà davvero il potenziale per trasformarsi in una vera cartomante? E chi può dirlo. Di sicuro non io.

Come già ben sappiamo, gestire le proprie estremità durante i mesi di maggior calura (sempre che la calura si palesi, quest’anno) è una faccenda delicata, ma non del tutto utopica.
Nel 2018 ho fatto amicizia con Scholl, collaudando con estremo benessere sia la collezione primavera-estate che quella invernale. La missione, in generale, era un po’ quella di raccontare al mondo che una scarpa può essere sia comoda che gradevolissima alla vista e che Scholl sta applicando con ottimi risultati le sue tecnologie calzaturiere pro-confort anche a modelli più fru-fru, perché pure i nostri piedi sono meritevoli di considerazione.
Ebbene, anche nel 2019 continuerò a collaborare con Scholl – evviva! – e in questo post ho cercato di radunare tutti i modellini primavera-estate che sarei felice di mettere e che, spero, mi accompagneranno a spasso nei prossimi mesi.
Ulteriore notizia degna di nota, in coda al post troverete un codice sconto per far del bene anche ai vostri piedi e completare i vostri AUTFIT con sandali, ciabattine e/o degni zoccoli. Spero potrà esservi utile. :3

Cominciamo?
Cominciamo.

Mi sento molto capita da questa collezione. DICHIARIAMOLO SUBITO. C’è parecchia roba che splende, rifrange e luccica. O che fa molto peplo e monte Olimpo, come nel caso delle Chrysilla, le infradito dorate lì a sinistra. Se lo spirito da amazzone anima anche le vostre membra, date un occhio pure alle Alma.

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Ma vogliamo non infervorarci un po’ anche con le stampe zoologiche? Dedicandoci magari ai rettili? Ecco. Quelle a destra sono le Allyson. Metallizzate e pitonatine.
Per chi si sentisse un po’ più zebrona, invece, segnalo le Greeny galoppanti. Ma delle Greeny parleremo anche più avanti, visto che la capsule ha una storia avvincente sul fronte materiali ed ecologia.

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Il Team Perline, invece, ha deciso di schierare baldanzosamente le Chantal. Hanno un salutare tacco di 4 cm (come la maggior parte dei sandali Scholl) e il listellino regolabile davanti. Buon punteggio anche sul fronte plausibilità di sera.

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La mia nuova fissazione per i pantaloni da samurai (perché sì, anche a 34 anni ci si può accorgere di star bene con un modello che mai al mondo avevamo preso in considerazione prima) richiede calzature adeguate al dojo. Che poi va bene, nel dojo si entra scalzi, ma ci siamo capiti… è più una questione filosofico-visiva. Per il samurai in servizio ci sono le Malindi, mentre per il samurai in libera uscita c’è un modello simile, ma TUTTO ROSA e con il fiocco.

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Ma perché abbandonare la fantascienza e snobbare le cromature? Le Cynthia ci sono in varie versioni – argentatine o in oro rosa, tipo – ma le mie preferite sono queste qua a sandaletto, con il cinturino anche sul tallone. Per vederle tutte, vi consiglio vivamente un’esplorazione sul sito.

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Anche le Glam sono al vostro servizio sia in qualità di infradito che di ciabatta glitterata degna della miglior palla da discoteca. Le combinazioni si ramificano, comunque. Perché c’è glitter a base nera, glitter rosa e glitter argentato. Il glitter, in generale, ci capisce. Io voto per le Glam 2 a base nera perché rispondono maggiormente al mio bisogno di unicorni.

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Visto che sul sito vi conviene andare comunque a vedere tutto quello che è sfuggito a me – perché troppo abbagliata dagli scintillii metallici -, andateci armate di codice sconto.
Con CUORONI20 ci sarà il -20% su tutta la collezione SS19. Il codice funzionerà per due settimane (a partire dal 27 maggio). Si potrà usare solo sull’e-commerce e non è cumulabile con altre offerte.
Spero gradirete. Scholl è felice di replicare l’esperimento visto che la volta scorsa ne avete usufruito con entusiasmo.
Per il resto, buone esplorazioni, buone passeggiate e felici giretti estivi. 🙂

Sto già cominciando a pensare a come vestirmi per sopravvivere ai bizzarri microclimi del Lingotto. Tenuta a cipolla? Scarpe da ginnastica? La giacca la porto? Non la porto? Non si sa. Ci sono problemi troppo vasti e aleatori per essere risolti in anticipo. Soffermiamoci piuttosto sulle certezze.

Dunque, l’edizione numero trentadue del Salone del Libro di Torino ci sfiancherà e meraviglierà dal 9 al 13 maggio. Il titolo/tema di quest’anno sarà “Il gioco del mondo”, in onore di Julio Cortázar e del suo approccio ribelle, avventuroso e liberissimo alla letteratura… e alla vita. Per dirla meglio: “la cultura non contempla frontiere o linee divisorie, la cultura i confini li salta. Supera divisioni, frantuma muri, balza dall’altra parte. Per creare. Come fa il lettore del ‘contro-romanzo’ di Julio Cortázar”. Ecco anche perché il Salone, nel 2019, ha scelto di non avere un paese ospite, ma una lingua ospite: lo spagnolo.

Potremmo dedicare una tesi di laurea a ogni filone tematico che fa da scheletro al calendario RICCHISSIMO di appuntamenti, presentazioni, laboratori, incontri e lezioni, ma non voglio dilungarmi in maniera insopportabile o affliggere il mio prossimo con ulteriori dilemmi, perché l’agenda – come nelle migliori tradizioni – sfiora già una splendida ipertrofia.

NOTA METODOLOGICA
Nelle numerose righe seguenti troverete una selezione di eventi. L’elenco non ha la pretesa di essere esaustivo, anzi. È un elenco basato su un approccio assai personale… e risponde al domandone: cos’è che mi piacerebbe seguire (disponendo di energie illimitate e anche di una macchina del tempo)? Tutta questa roba. Tanti “grandi nomi” mancano, nel mio elenco. Così come manca una mappetta in grado di dirvi dov’è la Sala Magenta e come si raggiunge. Ci sono, in compenso, i link alle pagine dei singoli appuntamenti per costruire il vostro itinerario con razionalità e le didascalie originali MADE IN SALONE, per chiarire meglio di che si tratta. Cosa ben più rilevante, però, c’è tutto quello che amerei andare a sentire, da lettrice.
Per consultare il programma completo, vi invito caldamente a visitare il sito del Salone.

ALTRA PICCOLA SEGNALAZIONE
Venerdì alle 15.30 presento Lena e la tempesta di Alessia Gazzola, con Garzanti. Se siete nei paraggi, venite a sentirci.

Per il resto, buona consultazione. E magari ci vediamo in giro al Lingotto. O in coda al bagno, che è più probabile.

***

GIOVEDI’ – 9 MAGGIO

Lezione inaugurale di Fernando Savater
Dov’è l’identità culturale dell’Europa

11.00
Che cosa accomuna i cittadini europei? Un certo modo di intendere la democrazia? Un particolare riguardo verso valori umani non negoziabili? La letteratura, l’arte, la filosofia? O il modo in cui si guarda all’idea di comunità? Uno dei pensatori più importanti degli ultimi decenni prova a tracciare un identikit del nostro continente in un suo momento di crisi.

Mattia Carratello e Jonathan Galassi
Storie di editoria
12.00
Il presidente della Farrar, Straus & Giroux, traduttore in inglese di Montale e Leopardi, editore di Franzen e Vargas Llosa, poeta e scrittore, si racconta all’americanista e editor di Sellerio Mattia Carratello.

Samantha Cristoforetti
Diario di un’apprendista astronauta (La nave di Teseo)
14.00
La vita nello spazio raccontata da @Astrosamantha che, per quasi sette mesi, è stata in orbita attorno alla Terra sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Giusi Marchetta
Tutte le ragazze avanti! Cosa significa crescere femminista per le ragazze di oggi
14.30
Perché è importante oggi in Italia parlare di femminismo con gli adolescenti? Un dialogo aperto in cui le protagoniste del Tavolo delle ragazze condividono le loro riflessioni sui temi della parità e della violenza di genere.

Alessandro Barbero
“Guerra e pace”
16.00
Lo storico e romanziere Premio Strega, ripercorre il romanzo di Lev Tolstoj e in particolare l’impresa che costò l’Impero a Napoleone Bonaparte, dalla presa di Mosca alla Beresina.

Letture di Massimo Carlotto a partire da “Noi, l’Europa” di Laurent Gaudé (Edizioni e/o)
17.30
L’appello per un’Europa diversa di uno scrittore Premio Goncourt interpretato da uno dei più amati scrittori italiani.

Fabrizio Gifuni
Un certo Julio. Omaggio a Julio Cortázar e Roberto Bolaño
18.00
Uno degli attori più amati delle ultime generazioni, nel Salone del libro dedicato alla lingua spagnola, evoca due scrittori formidabili: Julio Cortázar e Roberto Bolaño. Diventa l’uno e l’altro, dando vita a uno spettacolo impossibile da dimenticare.

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VENERDI’ – 10 MAGGIO

2019: dati e prospettive del libro in Italia
(A cura di Associazione Italiana Editori)
10.30
Quali segnali provengono dal mercato in questo inizio 2019? Dopo tre anni di crescita, nel 2018 le vendite di libri hanno registrato un modesto segno negativo. Molte le ragioni, ma con un punto di partenza chiaro: in Italia si continua a leggere poco e gli indici di competenza letteraria sono i più bassi tra i Paesi europei.

Lucca Comics & Games 2019
Anteprima per la stampa e per il pubblico
11.30
Il festival crossmediale più avanzato d’Europa dedicato a fumetto, gioco, videogioco, serie TV, illustrazione, narrativa fantasy e sci-fi, presenta le prime novità della prossima edizione (Lucca, 30 ottobre-3 novembre). Dal nuovo poster al tema dell’anno, dai primi ospiti e alle iniziative speciali.

Vanni Santoni
“I fratelli Michelangelo” (Mondadori)
14.30
Un immaginario che abbraccia Wes Anderson come Thomas Mann, il racconto delle vite di quattro fratelli sparsi per il globo, uno dopo l’altro di ritorno in Italia, al cospetto di un padre istrionico e misterioso.

Alessia Gazzola
“Lena e la tempesta” (Garzanti)
15.30
Dall’autrice che ha ispirato la fortunata serie TV l’Allieva, un nuovo romanzo e l’incontro con Lena, una protagonista esemplare in cui i lettori potranno identificarsi e affezionarsi.
[La presento io. :3]

Gary Shteyngart
“Destinazione America” (Guanda)
16.00
Un manager di Manhattan entra in crisi quando al figlio viene diagnosticato l’autismo. È il periodo della campagna elettorale di Trump, nel 2016, e inizia un viaggio verso un’America a lui sconosciuta, piena di rabbia e povertà.

Caspar Henderson
“Il libro degli esseri a malapena immaginati” (Adelphi)
17.00
Le strane regole con cui intere famiglie di viventi, di cui tutto ignoriamo a partire dall’aspetto, e animali tanto vicini a da risultarci quasi invisibili dividono il gioco antico della vita.

Il magico potere di riordinare i libri: la biblioteca di casa tra progetto e serendipità
17.30
Scaffali che straripano? Come riordinare la biblioteca di casa, riscoprendo i nostri libri, e con loro una parte sostanziale della nostra vita. Con una scintilla di serendipità che ci fa trovare cose preziose che non sapevamo di avere o di voler cercare.

Sellerio, cinquant’anni in blu
17.30
Il racconto di cinquant’anni della casa editrice Sellerio dalla voce dei suoi protagonisti.

Francesco Piccolo
“L’animale che mi porto dentro” (Einaudi)
18.00
Di quante cose è fatto un uomo? Sensibilità, ferocia, erotismo e romanticismo, debolezza, sete di potere. In modo serio, divertente, spietato, Francesco Piccolo racconta la vita di molti attraverso una sola.

Alessandro Baronciani
Reading nello studio di Munari
18.30
Una lettura spettacolo del graphic novel best seller di Alessandro Barociani ” Le ragazze nello studio di Munari”.

***

SABATO – 11 MAGGIO

Marco Balzano 
“Le parole sono importanti” (Einaudi)
Con Diego De Silva
10.30
Attraverso dieci appassionanti scavi etimologici, Marco Balzano dà voce alle parole e alle storie che ci possono raccontare.

Alberto Angela
“Cleopatra” (Harper Collins)
10.30
Uno dei più amati divulgatori italiani racconta il carisma di una donna che ha segnato la Storia condizionando la storia di Roma e di tre dei suoi più celebri protagonisti: Cesare, Antonio e Ottaviano.
[Il buon Alberto sarà anche alle 18.15 allo Spazio RAI].

Adrian Fartade
“Su Nettuno piovono diamanti” (Rizzoli)
11.30
Un viaggio entusiasmante ai confini del Sistema solare, da Giove a Ultima Thule, in compagnia del giovane divulgatore esploso su YouTube e capace di umanizzare la scienza mostrandone il potenziale poetico e il legame con il quotidiano.

Reading di Neri Marcorè
Que viva Márquez!
11.30
Uno dei più eclettici uomini di spettacolo, anche noto come divulgatore di libri, dichiara al Salone il suo amore per un gigante della letteratura in lingua spagnola: il Premio Nobel Gabriel García Márquez. A partire da L’amore ai tempi del colera, qualcosa più di un libro del cuore.

Leonardo Sciascia, scrittore editore. Ovvero la felicità di fare libri
11.30
In occasione dei 30 anni dalla morte di Leonardo Sciascia e dei 50 anni dalla fondazione della casa editrice Sellerio, il racconto e la memoria della straordinaria avventura editoriale del grande scrittore e del suo fondamentale contributo alla nascita e alla sviluppo di casa Sellerio.

J. D. Salinger, mio padre. E Holden Caulfield
12.00
Incontro con Matthew Salinger in occasione del centenario della nascita dell’autore.
Con Loredana Lipperini.

Luis Sepúlveda
La vita e i libri, dal Cile all’Europa
Con Giancarlo De Cataldo
13.30
La letteratura e la politica, il passato il presente e l’immediato futuro attraverso lo sguardo di uno scrittore, che come pochi altri, ha il dono di una scrittura, e di uno sguardo sul mondo, esatti e universali.

Colum McCann
Vincitore del premio letterario internazionale Mondello
14.30
L’opera di McCann è sostenuta da un’ispirazione multiforme. La finzione parte da eventi reali, su cui innesta una tensione straordinaria grazie alla sua “empatia radicale” – la capacità di restituirci personaggi senza falsità. E quale sfida più grande in un mondo pervaso dal cinismo?
Introduce e consegna il Premio: Giovanni Puglisi

Brutti dentro o brutti fuori?
L’evoluzione del mostro nella letteratura fantasy
15.00
L’essere mostruoso ha sempre avuto un ruolo di primo piano nel fantasy, ma negli anni, e soprattutto in tempi recenti, ha subito anch’esso molte trasformazioni. Ne parlano esperti del nuovo fantasy italiano.

La letteratura latinoamericana non esiste
Con Emiliano Monge, Alan Pauls, Claudia Piñeiro, Luis Sepúlveda, Juan Villoro, Bruno Arpaia
15.30
Tra il Río Bravo e Capo Horn, ventuno nazioni, decine di lingue oltre allo spagnolo e al portoghese, scrittori cosmopoliti… È davvero possibile parlare di “letteratura latinoamericana” al di là della retorica del realismo magico?

Roberto Saviano
“In mare non esistono taxi” (Contrasto)
16.00
Le traversate del Sahara, i centri di detenzione in Libia, le navigazioni nel Mediterraneo, i naufragi: le immagini dei più grandi fotoreporter internazionali sulle rotte dei migranti raccontate da Roberto Saviano.

Mark O’Connell 
“Essere una macchina” (Adelphi)
Con Francesco Guglieri
16.00
Il Transumanesimo punta a condurre l’uomo verso una condizione post-umana, fatta insieme di protesi, criogenetica, upload della mente e, forse, immortalità. Mark O’Connell ci accompagna in un mondo che si muove sul confine che separa la ricerca più avanzata e l’illusione.

Marco Missiroli
“Fedeltà” (Einaudi)
Con Chiara Valerio
16.30
Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli? La fedeltà è un’àncora che ci permette di non essere travolti nella tempesta, ma è anche lo specchio in cui ci cerchiamo ogni giorno sperando di riconoscerci. Marco Missiroli lo racconta andando al cuore dei suoi personaggi: lui, lei, l’altra, e l’altro. Noi stessi.

Nadia Terranova
“Addio, fantasmi” (Einaudi)
Con Michela Marzano
17.30
Ritornare da un’altra città, da un’altra vita, alla casa in cui si è vissuta l’infanzia e l’adolescenza, per scegliere quali oggetti tenere e quali buttare. E subito i fantasmi tornano vivi e l’esigenza di allontanarli, una volta per tutte, urgente.

Leo Ortolani
“Due figlie e altri animali feroci” (BAO)
17.30
Incontro con l’autore che presenta la nuova edizione di “Due figlie e altri animali feroci” , il libro che racconta l’adozione internazionale delle sue figlie.

Michela Murgia
“Noi siamo tempesta” (Salani)
18.30
Le storie degli eroi sono le prime e sole che sentiamo da bimbi. Michela Murgia decide invece di raccontare avventure collettive, perché l’eroismo è per pochi, ma la collaborazione è un superpotere che appartiene a tutti.

Giacomo Papi
“Il censimento dei radical chic”
Con Giuliano Ferrara
18.30
In un’Italia in cui prospera il malaffare, i clandestini, i rom, gli omosessuali e i raccomandati sono già stati annientati… ora tocca agli intellettuali e ai Radical Chic!

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DOMENICA – 12 MAGGIO

L’anticipazione del nostro destino: l’umanesimo e Machiavelli
Con Ernesto Franco, Alberto Asor Rosa e Massimo Cacciari
10.30
Due studiosi e due opere a confronto sul destino passato e presente di un’Italia costantemente in bilico tra grandezza del pensiero e della cultura e catastrofi della storia.

Igort
“Kokoro” (Oblomov)
11.30

Ernesto Ferrero
Lo zoo di Primo Levi
12.00
l curatore per Einaudi della raccolta Ranocchi sulla luna e altri animali, racconta e legge le pagine che lo scrittore ha dedicato agli animali, con la curiosità di uno sguardo ammirato e divertito, mai sentimentale o antropomorfo.

Matteo Nucci
“L’abisso di Eros” (Ponte alle Grazie)
Con Emanuele Trevi
12.30
Cosa accade quando siamo presi da quell’emozione potentissima che gli antichi chiamarono eros? In che modo eros entra dentro di noi e ci cambia? Le risposte più compiute a queste domande eterne sono ancora quelle dei classici greci.

I ferri del mestiere: oltre abita il silenzio
Tradurre la letteratura
Con Enrico Terrinoni e Ilide Carmignani
12.30

Matt Haig
“Vita su un pianeta nervoso” (Edizioni e/o)
13.00
Una risposta all’ansia che pervade la contemporaneità. Più connessi, più veloci, sempre più “animali sociali”… eppure ci sentiamo anche soli, e abbiamo paure che non sapevamo di avere.

BAO X
Il tempo vola quando ci si diverte!
Con Daniel Cuello, Leo Ortolani, Alberto Madrigal, Zerocalcare, Radice e Turconi, Capitan Artiglio, Michele Foschini, Caterina Marietti
13.30
Bao compie 10 anni! Per festeggiare gli editori chiacchierano con gli autori dalla casa editrice alla scoperta dei segreti del loro lavoro.

Annalena Benini
“I racconti delle donne” (Einaudi)
14.30
Da Dorothy Parker a Natalia Ginzburg, da Marguerite Yourcenar a Alice Munro. I racconti più belli della narrativa mondiale in cui le donne dicono chi sono davvero.

I ferri del mestiere: traduzione e adattamento del “Trono di spade”
Con Ilide Carmignani, Matteo Amandola, Leonardo Marcello Pignataro
14.30

Ernesto Franco
Il sentimento di non esserci del tutto
15.30
Julio Cortázar e la sua scrittura attraverso la lente di un sentimento trovato da lui ma condivisibile da tutti.

“L’amica geniale”, dal libro alla serie
Con Saverio Costanzo, Alba Rohrwacher, Goffredo Fofi, Tiziana de Rogatis
15.30
Uno dei più grandi successi editoriali della letteratura italiana nel mondo è diventato una serie tv di pari successo. Ne parla il regista, Saverio Costanzo, proprio nei giorni in cui esce in libreria la raccolta degli interventi che Elena Ferrante ha tenuto nella sua rubrica settimanale sul Guardian.

Cristina Taglietti
“Risvolti di copertina. Viaggio in 14 case editrici italiane” (Laterza)
16.30
Le case editrici sono, prima di tutto, case. I tavoli per le riunioni sostituiscono i tavoli da pranzo, gli sgabuzzini diventano piccole cucine, le cantine archivi. Da Palermo a Milano, da Roma a Bologna e Torino, un viaggio per raccontare dall’interno marchi storici o sigle appena nate, piccole imprese artigianali e grandi gruppi editoriali.

Luca Briasco
Omaggio a Philip Roth
17.00
Il gigante della letteratura del Novecento raccontato dall’americanista che lo conosce come pochi, per ricordare i successi di una carriera letteraria che di fatto coincide con la sua vita.

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LUNEDI’ – 13 MAGGIO

Piero Bianucci
Omaggio a Oliver Sacks
12.00
Il giornalista scientifico racconta lo scrittore e scienziato che ha aperto un nuovo capitolo nella storia delle neuroscienze grazie allo studio delle patologie del cervello.

Francesca Diotallevi
Omaggio ad Anna Maria Ortese
15.00
L’autrice di “Dai tuoi occhi solamente” (Neri Pozza), romanzo sulla vita di Vivian Maier, ripercorre le pagine di una delle scrittrici che più l’ha emozionata, autrice di storie di estrema bellezza e grande complessità.

 

Ah, Francesca! Tu a un anno recitavi a memoria le poesie! E quando andavi ai giardinetti con la tata sgridavi sempre gli altri bimbi che volevano tirare i sassi nella fontana. Sai cosa gli dicevi? SE BUTTI A SASSI A FUNTANA VIENE A CARAMBINIERI LEGA I MANI E METTE A PRIGIONE. Ma ti ricordi Bruno? Eri piccola, ma tutte le volte che lo vedevamo gli davi del nano. Bruno non è mai stato altissimo, ma tu niente, glielo dovevi chiedere. MA COME SEI BASSO BRUNO. MA BRUNO MA SEI UN NANO? Che figure che mi hai fatto fare, che figure. Anche coi nostri cugini di Chivasso. Ti ricordi, dalla zia per capodanno? Dovevi fare tre anni. C’è anche il filmino. Vero, Mimmo? L’avevi fatto il filmino. Avevamo il vestito di velluto uguale, io e la bambina. Quello nero con i fiori. Niente, non volevi stare nel seggiolone. Cercavo di farti sedere, ma tu ti eri stufata e volevi andare in giro. E a un certo punto ti sei girata e mi hai detto PUTTANA. Ma forte e chiaro. Si è capito proprio bene. Bello scandito. Pensa te, cosa mi è toccato sentire. Davanti a tutti, poi.

Ogni famiglia dispone della propria mitologia.
La nostra, come quella di tutti quanti, è zeppa di episodi discutibili di questo genere.
Pericolosi criminali alti un’ottantina di centimetri da consegnare alle forze dell’ordine. Malcapitati vicini di casa che, sull’onda dell’entusiasmo per Willow, venivano reclutati tra le fila degli eroici nani ribelli. E c’è, in effetti, una poesia antichissima che ancora mi ricordo – a spizzichi e bocconi -, ma dubito di averla declamata per mari e per terra prima ancora di imparare a camminare. Quanto al PUTTANA, MADRE di certo non se lo meritava, ma la provenienza dell’epiteto risale di certo ai viaggi in macchina con lei. MADRE ha sempre guidato molto bene, ma non si è mai dimostrata tenera con gli altri automobilisti, che venivano apostrofati nei modi più incredibili e con grande veemenza. Io, evidentemente, ero una passeggera molto ricettiva.

L’episodio più celebre, però, resta anche il più incomprensibile. Perché in casa mia non bestemmiava nessuno. Persino mio nonno e mia nonna si limitavano a ingiuriarsi in piacentino, senza però avvalersi di nulla di particolarmente blasfemo. L’unico che cristonava parecchio era il Nando, il nostro vicino in campagna, un signore altissimo e un po’ sdentato che ha passato la vita in canottiera bianca e salopette. Ma il Nando non bestemmiava con rabbia o con dell’autentico rancore verso il divino nel suo complesso, era più un intercalare. Quasi un gioviale apprezzamento nei confronti del cosmo e della sua benevolenza. C’è il sole? Il Nando non poteva limitarsi a dire “Che bellezza, c’è il sole!”, la Madonna (fantasiosamente deturpata) andava in qualche modo invocata per sancire l’estrema piacevolezza della giornata.
Anche se nessuno è mai riuscito a capire il perché, dunque, e sempre durante le fatidiche feste natalizie del PUTTANA, MADRE aveva deciso di portarmi a vedere questa sublime mostra di presepi nella cripta di un’antica chiesa cittadina.
Ettari di presepi. Presepi giganti, super complicati, accessoriatissimi e dotati di pecore quasi vive. Acqua corrente, lucette, dromedari, pastori devotissimi, angeli, chili di vera sabbia, muschio VIVO.
Uno di questi presepi artistici ospitava anche una grotta infestata da un piccolo demonio cornuto che appariva a intermittenza fra le fiamme. Credo fossero dei listellini di carta sospinti da un mini-ventilatore e illuminati come il set degli Occhi del cuore. Le fiamme si agitavano in pianta stabile, ma il piccolo Satana sbucava solo di tanto in tanto, allietandomi oltre ogni immaginazione. MADRE, che di certo non m’aveva portata alla mostra dei presepi per adorare il Maligno, doveva comunque star lì piantata davanti alla grotta per permettermi di gioire ogni volta che il demonio decideva di onorarci con la sua presenza, intoppando il passaggio e causando ingorghi fra i devoti visitatori. Non si sa bene quando accadde, perché MADRE non si è mai diffusa troppo sull’argomento, ma ad un certo punto, animata da un’incontenibile felicità per l’ennesima apparizione del diavoletto fiammeggiante, si narra che io, bionda e boccoluta, col ditino puntato in direzione della spelonca infestata dalle forze del male, abbia strillato fortissimo: IL DIAVOLINO PORCO ***!

Stacco.
Montaggio ravvicinato delle espressioni inorridite degli astanti.
Un prete, sullo sfondo, estrae il crocifisso.
Una signora anziana impugna il rosario come farebbe Wonder Woman col suo lazo magico.
E MADRE, vedendosi ormai accerchiata, mi trasporta di corsa fuori dalla chiesa, tenendomi come un pallone da rugby. O come una bomba pronta ad esplodere.

Cosa non darei per ricordarmelo.
Il diavolino, in realtà, ce l’ho in mente. È quel che ho detto che mi manca. Le concitate conseguenze della mia esclamazione devono aver generato un tale vortice di confusione da cancellare nella mia memoria ogni traccia verbale dell’episodio. E MADRE, ancora oggi, racconta la faccenda del diavolino con un misto d’orrore e divertimento, come una specie di sopravvissuta a una catastrofe (potenzialmente ben peggiore di quella che poi si è effettivamente verificata).

Perché è vero: i bambini dicono delle enormità. Anche se in casa loro, magari, son tutti dei poeti, dei santi o dei navigatori. No, magari dei navigatori no, che poi si sconfina subito nel gergo portuale.
Comunque.
Il bambino è, per definizione, imprevedibile. Perché non controlla i nessi causa-effetto, perché non sa ancora cosa aspettarsi dal mondo e perché i costrutti della socialità sono una faccenda complessa da amministrare. A me Bruno stava anche simpatico, ma a tre anni trovavo perfettamente legittimo investigare sulla sua altezza. C’è gente che sui social continua a comportarsi come mi comportavo io a tre anni con Bruno, ma il tatto verso gli altri esseri umani non è soltanto una qualità innata, c’è pure una considerevole componente sociale. Ci mettiamo un po’ a capire come stare insieme alla gente o a individuare il confine tra comportamenti accettabili e inaccettabili e, mentre prendiamo le misure, diciamo cazzate di ogni genere. Soprattutto se siamo piccoli e chiacchieroni.
Ecco.

Dati i miei vivaci trascorsi verbali infantili – nell’epoca precedente al sopraggiungere di una razionalità lievemente più strutturata -, vivo nel terrore. Perché ora un figlio ce l’ho io e, di certo, non sono pronta a sentirlo bestemmiare in chiesa. Nemmeno nei film esoterico-apocalittici con le mamme che scoprono di aver messo al mondo l’Anticristo c’è il piccolo Anticristo che bestemmia in chiesa (fosse anche in aramaico). Cesare si è approcciato al linguaggio con serena pigrizia. È da quando ha compiuto i due anni e rotti che ha deciso di parlarci oltrepassando la soglia dei suoi bisogni più immediati. Capiva tutto, ma non era particolarmente interessato a dircelo o a cimentarsi più di tanto nelle acrobazie dell’arte oratoria.

Ora, in compenso, non tace mai. Si esprime con un miscuglio di storpiature, termini precisissimi e onomatopee che lo fanno somigliare a una specie di Dario Fo a un passo dal coma etilico – ma più mobile. Assorbe tutto. Ripete tutto. Rielabora implacabilmente e, quando meno te lo aspetti, ti risputa fuori una roba che aveva sentito sei mesi prima in piazza a Rivergaro. E gli esiti non sono sempre edificanti.

Quand’è che bisogna bandire del tutto il turpiloquio dalle conversazioni domestiche?
Quand’è che va calata la scure della censura?
Quand’è che devi astenerti dal gridare CAZZO! quando t’arriva una multa?

Accidenti!
Caspita!
Perbacco!
…quando in realtà vorresti salire su una rupe e urlare VAFFANCULO STRONZI CHE NON SIETE ALTRO FICCATEVELA IN GOLA QUESTA MULTA DI MERDA!
O qualcosa del genere.

La risposta da vincitore delle Olimpiadi della Genitorialità dovrebbe essere la seguente: gli ultimi improperi vanno pronunciati in sala parto. Nulla di disdicevole, dal momento della nascita in poi, dovrà anche solo sfiorare le tenere orecchie della prole.
Ora, noi non so se mai ci qualificheremo per le Olimpiadi della Genitorialità. Va già bene se arriviamo alle selezioni provinciali. Milano è grande, mica è uno scherzo. Nel nostro piccolo, però, stiamo facendo il possibile per trasformarci negli sceneggiatori di Topolino. Innumerevoli personaggi di Topolino esternano a più riprese il loro disappunto, la loro rabbia e il loro legittimo furore senza scivolare nella trivialità più assoluta. Anzi. Non c’è nulla di più bello di un personaggio di Topolino che prorompe in una serie di esclamazioni desuete per prendersela con qualcuno. O che sceglie di canalizzare un dolore fisico LANCINANTE in una cascata di CORBEZZOLI e CORPO DI MILLE POLENE. Sempre con classe e pacatezza. Con dell’immaginazione. Con un lessico sublime, per quanto prestato a una situazione che fa incazzare.
Nonostante le nostre ottime intenzioni, però, ci troviamo spesso di fronte ad eventi imprevedibili. Perché il nostro infante, come tutti gli infanti, crea mostri anche là dove non c’era altro che innocenza. Tra le loro numerose qualità, infatti, i bambini hanno anche il dono della decontestualizzazione. Una roba “normale” viene presa, assimilata, processata e scomposta, per poi scaturire nuovamente da tuo figlio in un momento a caso, ubbidendo a una struttura che vive di vita propria e che tu non puoi governare.
Io, che qualche mese fa mi divertivo con PANDA che al plurale fa PANDI – o con UOVA/UOVI -, ora ho il terrore di sbucciare banane in presenza del mio erede perché, un pomeriggio, ho inconsapevolmente commesso un errore.
Adesso la mamma ti sbuccia la banana, Cece. Ecco qua. Togliamo tutto e… accidenti, si è rotto il culetto qua in fondo.
E per i quindici minuti successivi, Cesare ha urlato a pieni polmoni CULO ROTTO! CULO ROTTO!

Non c’è scampo.
Non c’è speranza.
Chiaro, potevo usare il termine “sederino” o buttarmi sul puntiglioso con un “accidenti, si è rotta la parte terminale della banana” e/o “l’estremità inferiore della banana”. Ma mica sono una tata-robot. Sono una madre che sbuccia banane al meglio delle sue possibilità. E ogni tanto i culi si rompono.

A onor del vero, però, va specificato che Cesare dice anche cose bellissime.
Anzi, le cose bellissime sono quasi sempre la norma.
La prima volta che ha risposto a un “ti voglio bene” con ANCA IO MAMMA TANTO TANTO BENE credo di aver pianto per due ore e mezza, soffiandomi il naso a più riprese e spedendo messaggini di giubilo anche ai vicini di casa che non ho mai visto.
Tralasciando per un attimo il rischio di creare (anche accidentalmente) delle bombe a orologeria verbali, però, quello che forse mi sto chiedendo davvero è che cosa “arriva” di quello che dico.
Cosa assimilano questi infanti? Come elaborano e fanno proprie tutte le chiacchiere che ci scambiamo? Sarò capace di trasmettere a Cesare qualcosa di importante, come le coordinate basilari della felicità, della sicurezza nelle sue capacità, del rispetto per gli altri e dell’amore? Riusciremo a fare un po’ di luce sulla vastità delle faccende del mondo? Riusciremo, in sintesi, a trovare un modo per farci ascoltare, quando vorremo (e vogliamo) provare a spiegargli quello che conta di più?
Come al solito, non ne ho la più vaga idea. Ma persevero nel descrivergli anche le azioni più piccole. Parlo di mele, lamponi, talloni, apatosauri, castori, pettini, pigiami e bambù. Parlo di quello che si vede e di come mi sento, di come mi sembra che si senta lui, di come si coccolano i gatti e di che cosa è successo oggi, anche se non è successo niente di decisivo per le sorti del mondo. Che ne farà di tutte queste parole? Un gran pasticcio, probabilmente. Diventerà un piccolo calderone da cui usciranno periodicamente robe inaccettabili – CAZZO! -, robe tenere – APATOALLO MANGIA EBBA – e immagini di una certa specificità – PAVONE FA UOTA, NONNA! – mentre sul fondo rimarranno a bollire altre storie, i ricordi antichi, le scoperte nuove. E, magari, anche le cose “grandi”, i piccoli fari con cui speriamo di guidarlo. Nonostante i culi rotti.

Ogni volta che mi imbatto in un progetto che riguarda la sostenibilità mi sento automaticamente in colpa: quanto può dirsi “sostenibile” la mia gestione domestica? Quanto sono responsabili le mie scelte di consumo? Che cosa posso fare per diminuire la forbice tra quello che potrei fare e quello che effettivamente faccio? Non sono domande da poco e il tema merita una riflessione – sia individuale che collettiva. Ben sapendo di essere lontana anni luce dall’ottimo, mi destreggio caparbiamente nel vasto regno della raccolta differenziata e cerco di orientarmi verso acquisti più ponderati, accogliendo anche con grande interesse le iniziative che possono contribuire a ridurre la mia ignoranza e, allo stesso tempo, a diffondere un messaggio incoraggiante e innovativo.
Perché quando i domandoni che possiamo porci individualmente se li fa anche una grande azienda in possesso di leve significative, un pezzettino di consapevolezza in più può balenare all’orizzonte. E mi piace parlarne, perché anche quello è un buon modo per attivarsi.

Autogrill si arrovella da un po’ sulla questione, all’interno di una strategia di innovazione che cerca di privilegiare la cultura del riutilizzo e di ridurre l’impatto del gruppo sull’ambiente. Lo sforzo sarebbe apprezzabile già solo a livello teorico, ma diventa un segnale ancor più positivo se trasportato sul piano delle dinamiche concrete. Autogrill ha individuato, in poche parole, una “materia prima” simbolica e rilevante (anche in termini di volumi) e ha cercato di darle una nuova vita. Ogni anno, in Italia, Autogrill serve più di 100 milioni di caffè. Perché non trasformare questo tassello fondamentale dell’offerta dell’azienda in un esperimento virtuoso?

Con il supporto di CMF Greentech, Autogrill ha deciso di riutilizzare i fondi degli innumerevoli caffè serviti nei suoi punti vendita – tra cui quello del Puro Gusto di Milano Linate che abbiamo visitato per farci ben raccontare tutta la storia – per inventare WASCOFFEE®, un nuovo materiale “da costruzione”, naturale al 100% e già pronto a trasformarsi in tavoli, banconi, pannellature e arredi per tanti locali Puro Gusto e Bistrot in Italia e in Europa – locali dove si mangia pure bene. Posso testimoniarlo, nel caso non bastasse la benedizione del Gambero Rosso (che ha selezionato parte delle specialità di cui potrete nutrirvi) o il caffè tostato quotidianamente sul posto.

Ma non divaghiamo, che col cibo è un attimo.

Bello WASCOFFEE®, bravoni. Ma che succederà in futuro?
Autogrill si sta impegnando per ampliare il progetto e per rendere gli arredi “di caffè” disponibili nei suoi punti vendita. Ma, cosa ancora più incoraggiante, si sta anche industriando verso nuovi obiettivi, sempre in ottica di riciclo e di riutilizzo intelligente di altri materiali di scarto. L’idea è sempre quella di far incontrare il concetto di sostenibilità con i processi reali di gestione operativa, partendo da quello che c’è e si fa per arrivare a un miglioramento concreto dell’impronta che il gruppo lascia sull’ambiente. Sperando, anche, di poter essere d’ispirazione. Un po’ come Bernulia, che abbiamo visto in azione in un live-painting di rara meraviglia, tutto a base di caffè.

 

Ho battuto così tanto la fiacca con la Weekly Wishlist che alcune cose che desideravo hanno addirittura avuto il tempo di trasformarsi in un acquisto concreto. Incredibile! Prodigioso! Un processo decisionale che giunge a compimento! Non si era mai visto! Ma non crogioliamoci nell’autocompiacimento e proseguiamo con baldanza. Ecco un po’ di vari ed eventuali aggeggi (ed esperienze) che sto bramando in questo periodo o che ho già incamerato con soddisfazione.

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Sono riuscita ad andare al cinema a vedere Captain Marvel. E ora voglio il maglioncino di cotone di Carol Danvers. Questo è di Musterbrand, che sforna con grande efficienza indumenti “portabili” ispirati ai costumi dei nostri personaggi cinematografici e videoludici preferiti, da Star Wars a Zelda. Tempo fa mi sono regalata il cardigan lungo di Kylo Ren e ho felicemente constatato che i materiali sono buoni e anche la lavorazione. Insomma, l’obiettivo finale è andare in giro con un intero guardaroba da supereroe quasi in borghese. E non potendo disporre di un flerken, inizio dal maglioncino.

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A Ferrara, fino al 2 giugno a Palazzo dei Diamanti, c’è una mostra che credo potrebbe rimettermi al mondo: “Boldini e la moda”. Tra dipinti, abiti d’epoca e oggetti emblematici, la mostra esplora il rapporto tra Boldini, l’alta moda parigina e la Belle Époque. Perché il ritratto di una signora chic è anche il ritratto di un preciso e vasto mondo di riferimento.

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Mi sto riconvertendo gradualmente – e con successo – alle borse più piccole, da portare possibilmente a tracolla. La rivoluzione è partita dalla necessità di rincorrere un bambino senza ritrovarmi impicciata dai valigioni che di solito mi portavo in giro. Ebbene, le bottiglie d’acqua “classiche” ci stanno, nelle mie nuove borse? A volte no. E a volte sì, ma con immane fatica. Visto che la geometria solida non è un’opinione, ho dato retta alla mia amica Gabriella e mi sono presa una bottiglia piatta. Me la riempio prima di uscire e la caccio praticamente ovunque. Sì, somiglia a una fiaschetta da maestro di sci con una pesante dipendenza da grappa, ma è comodissima. Questa qua è la Memobottle formato A6 (375 ml), ma ce ne sono anche di più/meno capienti.

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La compagine europea di Hello Kitty mi ha donato, un po’ di tempo fa, una spazzola Tangle Teezer. Prima usavo le spazzole di legno e mi trovavo anche bene. Sapevo dell’esistenza delle Tangle Teezer, ma temevo fossero dei plasticoni inutili. Ebbene, facevo piuttosto male a partire prevenuta e, in tutta onestà, ho scoperto che con la Tangle Teezer faccio la metà della fatica, mi strappo meno capelli, sono assai più rapida e me li pettino pure meglio. Ho scoperto che esiste una Tangle Teezer con i denti più lunghi e solidi per i ricci e le chiome assai folte come la mia. E credo che procederò presto con l’investimento.

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Lavidriola è un brand spagnolo che sforna mirabolanti gioielli “artistici” dall’estremo potenziale pop. Sono robe giganti, stravagantissime e super dettagliate. Ci sono spille, collane che fanno provincia, orecchini e assurdità di ogni tipo. Si va dalla zoologia all’esplorazione spaziale, senza tralasciare Luna Lovegood con il copricapo da leone. Mi sento capita come poche volte al mondo.

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Visto che siamo già in ambito “sobrietà”, credo valga la pena soffermarci su Krukrustudio e sul suo catalogo di borse che somigliano a oggetti e creature vicine al sentire comune (dalle taniche di benzina alle sogliole). In più, c’è una gamma assai nutrita di pochette – con tracollina inclusa – a forma di libro. I titoli disponibili sono numerosi (dai grandi classici ai libri di testo di Hogwarts) e c’è una vasta scelta anche in termini di dimensioni. Diciamo che si può scegliere una borsa-libro paperback o una borsa-libro Treccani.

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Bene, mi fermo qua. La lista potrebbe proseguire fino all’orizzonte, ma teniamoci qualcosa anche per le prossime puntate. Nel frattempo, felici scoperte a tutti.

All’inizio dei miei esperimenti con gli audiolibri, riflettevo sull’inevitabile ruolo di “mediazione” del narratore rispetto alla nostra esperienza di fruizione di un testo. Perché sì, ascoltare qualcuno che ci legge un libro implica che la voce che sentiamo non sia più quella che c’è nella nostra testa, ma quella di un’altra persona, che si inserisce fra noi e il materiale di partenza. È un bel cambiamento, che aggiunge un livello ulteriore di complessità e finisce inevitabilmente per lasciare un’impronta nel nostro rapporto con il libro.

Lamento di Portnoy mi è piaciuto così tanto perché me l’ha letto Luca Marinelli? Margherita Buy ha letto Lessico famigliare o Mal di pietre meglio di come me lo sarei letto da sola? Quella canaglia di Tony Pagoda ci guadagna, affidandosi alla voce di Tony Servillo?

Sono tre esempi estremamente virtuosi, secondo me. Ma può anche capitare che il “casting” non sia così stratosferico e che lo spazio che il narratore ci lascia per immaginare o per metabolizzare quello che sentiamo sia più risicato. Perché mica è facile leggere bene. E leggere bene per gli altri è ancora più complicato.

Per sbrogliare la matassa e capire cosa succede quando un lettore professionista si trova in cabina di registrazione con un testo, ho deciso di farmi raccontare un po’ di “backstage” da Renata Bertolas, che ho ascoltato con immenso divertimento su Storytel in Affari di famiglia di Francesco Muzzopappa. Perché Renata, diciamocelo serenamente, si è dimostrata una perfetta contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna. E sono a più riprese schiattata dal ridere, meravigliandomi per la corrispondenza riuscitissima tra protagonista romanzesca e lettrice in carne, ossa e corde vocali.
Ecco qua le nostre chiacchiere su audiolibri, interpretazioni, lettori ed emozioni. Con molte ghignate da parte mia.

Per farvi un’idea di cosa succede davvero, Storytel ci ha elargito un periodo di prova potenziato. 30 giorni gratuiti invece di 14. Trovate tutto qua.
E grazie ancora a Renata per l’intervista – e per il suo magistrale snobismo nobiliare. 🙂

Sentimenti burrascosi! Notturni! Letteratura! Rovine! Dirupi! Sogni e turbamenti!
No, temo di non essere riuscita a riassumere in maniera esauriente le molteplici e fascinose sfaccettature del Romanticismo, corrente “multidisciplinare” che tra Settecento e Ottocento ha attraversato l’Europa modificando in maniera radicale la nostra sensibilità estetica, filosofica, musicale e artistica. Poco male, però, perché fino al 17 marzo potrete beneficiare di una mostra dal vasto potenziale esplicativo e dal magnetismo indiscusso e, magari, dilettarvi anche con un piccolo tour. Milano, infatti, è stata una delle grandi capitali romantiche del continente e conserva le tracce di questo passato, valorizzandone l’eredità tappa dopo tappa.
Ma procediamo con ordine.
A San Valentino non sono stata fortunatissima sul fronte delle rose rosse o delle scatole di cioccolatini a forma di cuore – e, vi dirò, va anche bene così – ma la bellezza non è di certo mancata. L’itinerario è ricchissimo, ma agevolmente replicabile.

Tappa uno!
Romanticismo alle Gallerie d’Italia
La mostra, con le sue 200 e passa opere esposte, riesce a fare contemporaneamente due cose molto pregevoli: affrontare i temi principali del Romanticismo sviscerandone le manifestazioni più emblematiche e i temi ricorrenti, ma anche mettere a fuoco le ricchissime peculiarità milanesi, restituendoci il dialogo costante tra città, arti (non solo figurative) e identità storica. Insomma, troveremo i rimescolamenti interiori e gli orizzonti sterminati di Caspar David Friedrich, ma anche Francesco Hayez che ritrae Manzoni o affida a una fanciulla a seno scoperto un messaggio politico di libertà, celebrando i tumulti cittadini delle Cinque Giornate. Il risultato è un percorso molto ben costruito tra concetti che trovano terreno comune in un’epoca dalle caratteristiche condivise – indipendentemente dal luogo – e declinazioni cittadine e nazionali. Bonus non trascurabile: lo spazio espositivo è magnifico.

Tappa due!
Romanticismo al Museo Poldi Pezzoli
La mostra si sviluppa su due sedi. Il “grosso” è alle Gallerie d’Italia, ma la visita prosegue al Poldi Pezzoli – dopo una passeggiatina di circa due minuti. Il Poldi Pezzoli è uno dei miei posti preferiti a Milano e ospita spessissimo mostre piccole ma estremamente curate, oltre ad essere un luogo valentissimo per conto suo – c’è una collezione permanente e si può andare a zonzo per le stanze, invidiando molto il gusto eclettico di messer Gian Giacomo. COMUNQUE. Perché proprio il Poldi Pezzoli? Perché la famiglia Poldi Pezzoli non si risparmiò durante i moti rivoluzionari del 1848 e la dimora rappresentò uno dei punti nevralgici dell’attività culturale e artistica della Milano romantica. Allargate il giro e non perdetevi Raffaello che abbraccia la Fornarina o le “istantanee” della città in subbuglio.

Tappa tre!
La casa del Manzoni
Poco incline a farsi ritrarre – anche se per Hayez si sentì di fare un’eccezione -, Alessandro Manzoni era ritenuto schivo e assai riservato. In questa casa amatissima, però, visse e morì con la sua grande anche se non fortunatissima famiglia, accogliendo con autentico affetto amici, intellettuali e personalità di spicco del suo tempo – E GUARDA UN PO’ SIAMO PROPRIO IN PIENO PERIODO ROMANTICO. Mantenere la dimora non fu una passeggiata: nonostante il successo nazionale e le traduzioni estere dei Promessi sposi, infatti, all’epoca non esisteva il diritto d’autore e Manzoni, di fatto, passò decenni a combattere la pirateria, impegnandosi anche a livello pubblico e politico per istituire una norma che tutelasse le opere letterarie e i loro creatori. Ma pensa un po’.
Tra prime edizioni, gallerie di ritratti e approfondimenti sull’intricata acconciatura di Lucia Mondella, due ambienti della casa – quelli conservati proprio come Manzoni li aveva lasciati – valgono il giro: la camera da letto in cui lo scrittore si ritirò dopo la morte della seconda moglie – in un cassetto ci sono ancora le pantofole – e lo studio al piano terra, completo di tabacchiera – da cui Manzoni non si separava mai – e vista sul giardino.

Tappa quattro!
Il Teatro alla Scala
Un tour “essenziale” della Milano romantica non può non comprendere il Teatro alla Scala. Perché è qui che il bel mondo si incontrava – anzi, che il mondo in generale confluiva per godere di quel che accadeva in scena ma, anche, per rispondere a pure esigenze di socialità, affari, divertimento, costume e spasso. Opere, concerti e balletti a parte, alla Scala si può entrare per visitare il museo, accedere ai palchi e sbirciare da lontano i lavori in corso.

Per chi volesse approfondire e/o espandere il percorso partito dalle Gallerie d’Italia, il Poldi Pezzoli ha confezionato un Taccuino romantico che contiene 25 luoghi – tra Milano e la Lombardia – da visitare per crogiolarsi ulteriormente nello spirito dell’epoca. Si può scaricare quiE sono giri, ovviamente, organizzabili in piena autonomia e libertà. Con la pioggia e col sole. A piedi o in carrozza. Quando e come vi pare. Insomma, una bonus-track di tutto rispetto.

Buona mostra e buone esplorazioni!

Rendere più agevole al VASTO pubblico l’accesso alle puntate di #PuPAZZI è uno dei miei buoni propositi per l’anno nuovo. Frugherò per giorni, settimane e mesi alla ricerca degli episodi più antichi – con la certezza quasi matematica di sprofondare nel fallimento – e farò il possibile per trasferirli qui sul blog, dove spero potranno continuare ad essere amati anche allo scadere delle 24 ore delle Instagram Stories. Insomma, mi sto industriando. Per il momento, ecco qua l’ultima avventura.

SINOSSI (come fanno su Netflix)
Tigrona chiama a raccolta gli abitanti del tappeto per trovare una soluzione organizzativa sensata a una nuova abitudine sviluppata dall’infante. Polpo Felice approfondisce il turbolento passato di Cassandra. Gianni sembra abbandonarsi allo sconforto, mentre Sciantoso – reduce da un’esperienza a dir poco scioccante – rivendica il suo status di “pupazzo da nanna”. Orso Paziente e i giocattoli della vecchia guardia accolgono con ben poche cerimonie le nuove leve. Ma chi andrà al nido con Cesare? MISTEROH.

Ci illudiamo spesso di poter esistere (e amare) in uno spazio del tutto impermeabile alle influenze esterne. Il nocciolo del nostro sentimento abita quasi certamente su un pianeta lontanissimo e protetto, ma le relazioni sono anche fatte di orbite, collisioni imprevedibili e crateri antichi. E quello che proviamo, a volte, non resiste al richiamo della gravità, perché attorno a noi ci sono forze che non riusciamo (o non vogliamo ancora) contrastare.

BASTA HO FINITO NON LA SFORNO PIÙ UN’ALTRA METAFORA COSÌ.

Elaboriamo meglio, però.

Il secondo romanzo di Sally Rooney – autrice irlandese di freschissima gioventù che ha esordito più che benone con Parlarne tra amici – racconta la storia assai tribolata di Connell e Marianne. Cresciuti nella medesima cittadina irlandese senza particolari attrattive, i due conducono esistenze diametralmente opposte, se vogliamo proprio semplificarla molto. Connell non ha mai conosciuto suo padre ed è figlio di una saggia e piacevolissima donna che l’ha avuto a 17 anni e che ora si guadagna da vivere facendo le pulizie. È sveglio, sensibile, riservato e ansioso di compiacere il suo prossimo. Non naviga nell’oro, ma a scuola è fra i più popolari e milita onorevolmente nella squadra di calcio. Marianne viene da una famiglia ricca e disastrata, non ha amici, non mette praticamente mai il naso fuori dalla magione in cui risiede, è molto intelligente e non ha alcun interesse per le opinioni altrui. I compagni di scuola la percepiscono come una specie di inspiegabile anomalia e la trattano con aperta ostilità.
E dove mai potrà stabilirsi un punto di contatto tra due creature così lontane, che a scuola manco si parlano? Ma nella cucina di Marianne, perché la mamma di Connell fa le pulizie a casa sua. E quando non hai la patente, è tuo figlio che ti passa a prendere.

Quello che capita dopo è complicato, toccante, cervellotico e spezzacuore. La Rooney sceglie di narrare le vicissitudini di Connell e Marianne illuminando di volta in volta un momento nodale del loro rapporto. E se le basi vanno fatte risalire alle poche battute scambiate in cucina, la loro storia si rivela però una lunga matassa che si srotola negli anni, nonostante tutto. All’inizio assistiamo all’edificazione di un piccolo microcosmo, in cui entrambe le parti – solo lì – riescono ad esprimere senza sovrastrutture la propria vera essenza. Ma cosa diranno gli altri? E se qualcuno a scuola lo scoprisse? Ma ne vale la pena? Si tratta pur sempre di Marianne. E Marianne sta sull’anima a tutti. Che figura ci faccio?
Ecco.
Tutte le ferite (più o meno gravi) e i non detti (o i detti male) che Connell e Marianne accumulano con il passare del tempo, mentre cercano di venire a patti con le aspettative degli altri e con la gestione già intricata di suo di un sentimento che muove i primi passi, vengono inevitabilmente a galla. E, nonostante i contesti “sociali” si capovolgano con l’inizio dell’università, quel che azzoppa e separa non sparisce, ma cambia forma, diventando man mano più insidioso. Gli errori che facciamo “da piccoli”, i grandi sbagli che ci sembrano lì per lì irreparabili diventano ricordi ed entrano a far parte del nostro bagaglio. Anche Connell e Marianne li ridimensionano e ne prendono le distanze, ma riescono a liberarsene fino a un certo punto. E portano con loro, di periodo in periodo, quello che sono in quell’istante… ma anche quello che erano. Inseguono felicità forse mai più riproducibili, si lasciano avvicinare da persone nuove – che possono vedere solo il loro lato “presente” -, si accontentano e camminano con le proprie gambe. Ma sono e saranno sempre una rivelazione, l’uno per l’altra. Ed essere stati visti per davvero, almeno una volta, è un evento raro e quasi irripetibile.

Oh, credo di aver finalmente trovato una soluzione alla difficile questione del “mi consigli una storia d’amore”. Non è un libro dal romanticismo travolgente. Non è nemmeno un libro consolatorio. È una riflessione lucida – a due voci, principalmente – sulla spigolosità degli incastri sentimentali. E non si risparmia sul fronte del dolore, sia quello che cerchiamo di non infliggere agli altri – nel tentativo di essere persone decorose – che quello che cerchiamo consapevolmente. E la Rooney è bravissima nel far crescere Marianne e Connell senza privarli di quello che hanno raccolto – o perso – lungo la strada. Ho sempre amato le storie che mi permettono di vedere, quasi in contemporanea, quello che succede nella testa dei personaggi. E come quello che sanno o che credono di aver capito trasformi il resto del mondo. E, per quanto in Normal People il peso delle considerazioni sugli “altri” e sul contesto sia fondamentale a dar forma alla storia, Connell e Marianne non ne escono sopraffatti. Fanno quello che facciamo tutti, credo. Provano a capire come districarsi. Provano a tornare sul loro pianeta, anche dopo una fitta tempesta di asteroidi.

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Un salto temporale nel Rooney-verso? Ecco qua Intermezzo.