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Dopo aver trascorso un’altra estate sandalando comodamente in giro con Scholl – senza sviluppare bolle, tagli, sbucciamenti di talloni e tutto quel che di cruento vi può venire in mente -, è ora di rassegnarsi al sopraggiungere del gelo. La collezione primaveril-estiva mi è piaciuta tantissimo perché traboccava di glitter, ma avremo di che ben consolarci – riparando, allo stesso tempo, le nostre estremità dai rigori bagnaticci del clima.
Ecco qua la mia wishlist per gli inospitali mesi futuri.

Non possiedo un paio di stringate “maschili” perché, quando le vedo esposte da qualche parte, mi sembrano sempre DURISSIME. Le guardo e sento il calcagno che mi stramaledice, il mignolino che si comprime e il piede, in generale, che mi giura vendetta eterna. L’esperienza con Scholl, però, mi incoraggia… sia dal punto di vista dei materiali – sofficioni ma resistenti – che della calzata. Queste sono le Salemi, ci sono anche in altri colori e tutte sono dotate di suola Memory Cushion che ammortizza e avvolge bene.

Idem con patate per le Salandra, che però sono delle garrule slip-on. Credo diventeranno delle valide alleate sotto ai pantaloni a vita alta e gamba svolazzona.

Loafers? Ci sono pure quelle. E dovrei pensarci seriamente, visto che ho ben due kilt che attendono di essere indossati con qualcosa di plausibile. Anzi, più le guardo e più me le immagino con tutto… credo siano i cento punti a Grifondoro che ogni modello “classico” si porta in giro di default: hanno senso in generale. Queste sono le Syris… e anche loro militano nella prima divisione del battaglione Memory Cushion.

Non è obbligatorio indossarle con un foulard in testa, il Barbour e un corgi al guinzaglio, ma l’abbinamento è fortemente consigliato. Lunga vita pure alle Rudy. E teniamo duro, The Crown ricomincia fra poco. Olivia Colman, contiamo su di te.

Le Eve sono un gradito ritorno. Ho usato tantissimo il modello dello scorso inverno e posso garantire di aver sguazzato nelle pozzanghere senza rimediare reumatismi. Anche in questo caso, la suola sfugge all’effetto “piede in un sacchetto di plastica”. L’appoggio è bello “sostenuto” e non ve le scalcagnate via camminando, come spesso accade con gli stivaloni da pioggia. Altro motivo di gioia: il PVC lucidissimo, che continua a ricordarmi il cranio di Alien. Che l’universo ci assista.

Non posso vantare una vasta esperienza in tema ballerine. Non mi oppongo alla ballerina a livello filosofico, ma faccio fatica a metterle perché sono sempre estremamente piatte e, col tallone rasoterra e la suola sottilissima, vivo male. Il che è un peccato, perché mi precludo la risoluzione di numerosi abbinamenti spinosi che, con una scarpa semplice e beata tipo la ballerina, diventerebbero assolutamente elementari. A tal proposito, potrei affidarmi alle Julia, che hanno tre centimetri di tacco – salvifico ma non invasivo – e il Gelactiv, che ti risparmia la percezione di ogni sassolino del selciato.

Le Julia son troppo serie e morigerate? MA CHE PROBLEMA C’È. In caso di piogge persistenti e guadi più o meno urbani da affrontare, c’è anche un sobrio stivale leopardato. Sono piuttosto certa che, con dei calzettoni ben pasciuti, i New Vestmann vadano benone anche con la neve. Incredibile, sono diventata una persona che pensa anche alla funzionalità. Un tempo mi sarei accontentata di gridare MA CHE TI FREGA SONO DEGLI STIVALI CON LA VERNICE E IL NYLON LEOPARDATO e adesso eccoci qua, a gioire della presenza del Memory Cushion.

Per esplorare il resto della collezione invernale e/o regalarvi qualcosa di comodo, bello e assennato, vi consiglio di dare un occhio sullo shop di Scholl. E non perdetevi le pantofolazze, anche quelle ci doneranno gioia ed estrema poffosità.

Visto che, di solito, fate tesoro dei codici sconto e li utilizzate spesso e volentieri, Scholl ce ne dona uno anche a questo giro: con CUORONI20 ci sarà il -20% dal 5 al 19 novembre su tutta la collezione. Si può usare solo sull’e-commerce e non è cumulabile con le altre promozioni già in corso.

Buon inizio di autunno e buoni curiosamenti calzaturieri.

Come già ben sappiamo, gestire le proprie estremità durante i mesi di maggior calura (sempre che la calura si palesi, quest’anno) è una faccenda delicata, ma non del tutto utopica.
Nel 2018 ho fatto amicizia con Scholl, collaudando con estremo benessere sia la collezione primavera-estate che quella invernale. La missione, in generale, era un po’ quella di raccontare al mondo che una scarpa può essere sia comoda che gradevolissima alla vista e che Scholl sta applicando con ottimi risultati le sue tecnologie calzaturiere pro-confort anche a modelli più fru-fru, perché pure i nostri piedi sono meritevoli di considerazione.
Ebbene, anche nel 2019 continuerò a collaborare con Scholl – evviva! – e in questo post ho cercato di radunare tutti i modellini primavera-estate che sarei felice di mettere e che, spero, mi accompagneranno a spasso nei prossimi mesi.
Ulteriore notizia degna di nota, in coda al post troverete un codice sconto per far del bene anche ai vostri piedi e completare i vostri AUTFIT con sandali, ciabattine e/o degni zoccoli. Spero potrà esservi utile. :3

Cominciamo?
Cominciamo.

Mi sento molto capita da questa collezione. DICHIARIAMOLO SUBITO. C’è parecchia roba che splende, rifrange e luccica. O che fa molto peplo e monte Olimpo, come nel caso delle Chrysilla, le infradito dorate lì a sinistra. Se lo spirito da amazzone anima anche le vostre membra, date un occhio pure alle Alma.

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Ma vogliamo non infervorarci un po’ anche con le stampe zoologiche? Dedicandoci magari ai rettili? Ecco. Quelle a destra sono le Allyson. Metallizzate e pitonatine.
Per chi si sentisse un po’ più zebrona, invece, segnalo le Greeny galoppanti. Ma delle Greeny parleremo anche più avanti, visto che la capsule ha una storia avvincente sul fronte materiali ed ecologia.

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Il Team Perline, invece, ha deciso di schierare baldanzosamente le Chantal. Hanno un salutare tacco di 4 cm (come la maggior parte dei sandali Scholl) e il listellino regolabile davanti. Buon punteggio anche sul fronte plausibilità di sera.

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La mia nuova fissazione per i pantaloni da samurai (perché sì, anche a 34 anni ci si può accorgere di star bene con un modello che mai al mondo avevamo preso in considerazione prima) richiede calzature adeguate al dojo. Che poi va bene, nel dojo si entra scalzi, ma ci siamo capiti… è più una questione filosofico-visiva. Per il samurai in servizio ci sono le Malindi, mentre per il samurai in libera uscita c’è un modello simile, ma TUTTO ROSA e con il fiocco.

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Ma perché abbandonare la fantascienza e snobbare le cromature? Le Cynthia ci sono in varie versioni – argentatine o in oro rosa, tipo – ma le mie preferite sono queste qua a sandaletto, con il cinturino anche sul tallone. Per vederle tutte, vi consiglio vivamente un’esplorazione sul sito.

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Anche le Glam sono al vostro servizio sia in qualità di infradito che di ciabatta glitterata degna della miglior palla da discoteca. Le combinazioni si ramificano, comunque. Perché c’è glitter a base nera, glitter rosa e glitter argentato. Il glitter, in generale, ci capisce. Io voto per le Glam 2 a base nera perché rispondono maggiormente al mio bisogno di unicorni.

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Visto che sul sito vi conviene andare comunque a vedere tutto quello che è sfuggito a me – perché troppo abbagliata dagli scintillii metallici -, andateci armate di codice sconto.
Con CUORONI20 ci sarà il -20% su tutta la collezione SS19. Il codice funzionerà per due settimane (a partire dal 27 maggio). Si potrà usare solo sull’e-commerce e non è cumulabile con altre offerte.
Spero gradirete. Scholl è felice di replicare l’esperimento visto che la volta scorsa ne avete usufruito con entusiasmo.
Per il resto, buone esplorazioni, buone passeggiate e felici giretti estivi. 🙂

Vi avviso, questa Wishlist parte bene… e poi sprofonda nel surrealismo. Ma il bello dei desideri è anche quello: coltivare l’assurdo, il bizzarro, il poco plausibile. Siamo bravi tutti a comprare le cose che servono. Ma sono quelle improbabili che ci rimettono in contatto con le nostre pulsioni più autentiche, libere e vitali.
POTERE ALLE COSE A CASO! CHI SE NE IMPORTA!
Ecco.
Dopo questa interpretazione filosofica assai traballante, ecco che cosa mi sta piacendo molto in questo periodo.

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La passione per gli orecchini GROSSI continua ad animarmi furiosamente. E si scatena in tutta la sua potenza quando si tratta di pezzi unici, ispirati all’arte, alla storia del costume e all’Oriente. Dunque, Lebole Gioielli sforna una quantità di collezioni quasi ingestibile – e vale la pena frugarle un po’ tutte – ma, complice Giorgio Amitrano, mi sono particolarmente invasata con gli orecchini Iro Iro. Pietre naturali e ottone galvanizzato oro, più sete di antichi kimono. Ogni orecchino è diverso dall’altro. E penso proprio che “Lady” Murasaki approverebbe.

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Quando è partito il pezzo “autunnale” del mio lavoro con Scholl, sono stata travolta da numerose indecisioni. Perché, per quanto io ami gli stivaletti in nappa, mi sono anche resa conto di non avere praticamente nulla di veramente antipioggia. C’è anche da dire, però, che tutti gli stivali di gomma che vedevo in giro mi sembravano scomodi. Di quelli che ti fanno venire le bolle perché ti balla dentro il piede e passi la giornata sentendoti una papera storpia. Scholl, però, ha fatto i Taty, un modello super impermeabile ma con la suola Memory Cushion, come tutte le sue altre calzature, e una ragionevolissima fodera interna in tessuto confortevole. E sono pure splendenti, di un gioioso PVC lucido come il cranio di Alien – cosa per me assolutamente favolosa. Il problema è che la selezione delle scarpe per la stagione gelida l’ho fatta più o meno ad agosto e, influenzata da un’ottimismo insensato, ho deciso che la pioggia non esisteva e ho preso le Peyton. Che sono valentissime e che uso praticamente tutti i giorni, ma rispondono a un bisogno differente rispetto ai Taty. Insomma, alla fine della fiera, i Taty vincono un posto in wishlist. E mi sono rimasti sul gozzo.

Non mi dilungo ulteriormente sui miei dilemmi, ma vi comunico volentieri che Scholl ha deciso di sfornare un codice sconto solo per noi. È la prima volta che l’azienda fa un esperimento di questo genere, quindi spero di fare un’ottima figura ma anche di risultare utile a voi che vedete passare queste scarpe ormai da qualche mese. Ma veniamo ai dettagli pratici. Con TEGAMINI20 ci sarà il 20% di sconto fino al 22/11 su tutta la collezione autunno-inverno che trovate sullo shop di Scholl. È valido solo online, non è cumulabile ad altre promozioni in corso e si può usare anche più volte. Evviva!

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So di essere un po’ ridicola, ma se posso vestire Cesare con cose dall’aspetto zoomorfo sono sempre molto contenta. Mi sbizzarrisco con calzine coi musetti, pantaloncini con creste di dinosauro e l’ho portato in giro per lungo tempo (quand’era piccolo piccolo) in una surreale tuta imbottita da orsacchiotto. Spero che qualcuno mi fermi – magari addirittura lui – ma, nel frattempo, mi godo queste assurdità. Ho scoperto Donsje, un brand di Amsterdam che produce vestiti basic di ottima qualità e accessori (con materiali altrettanto favolosi) a forma di bestia. Il mio suggerimento è di spulciarvi tutto lo shop – soprattutto LE SCARPE -, mentre io pondero sull’effettiva possibilità che i capelli del mio infante stiano tutti quanti sotto a una cuffia da koala.

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Desiderare libri come condizione mentale perenne. Sto attraversando una fase di folle (e doveroso) entusiasmo per l’Ippocampo e ho appena scoperto un nuovo Atlante. Là fuori ci sono atlanti di ogni genere. atlanti dei luoghi maledetti e/o immaginari, atlanti delle isole misteriose, ATLANTI. A fine ottobre è uscito anche l’Atlante delle zone extraterrestri di Bruno Fuligni, un volume illustrato che ci offre una rigorosa mappatura – tra leggende metropolitane, oggetti volanti non identificati e iniziative scientifico-governative – dei presunti punti di contatto tra umanità e intelligenze aliene.

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Visto che abbiamo già abbandonato il pianeta, direi di proseguire fino alla più lontana lontana delle galassie. Nelle mie peregrinazioni esplorative alla scoperta di Amazon Moda, ho scovato una valida alternativa alle vestaglie in cui mi avvolgo quotidianamente per lavorare a casa. Ebbene, perché limitarsi a una vestaglia quando puoi metterti un confortevole mantello di Darth Vader? VOGLIO DIRE.

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E per questa settimana è tutto. Che il Lato Oscuro possa sempre vegliare sul vostro salvadanaio. :3

Gli esseri umani contemporanei hanno smesso di affrontare le stagioni con il rassegnato fatalismo del villico timorato di Dio. Se il susseguirsi di climi e temperature diverse era, un tempo, un fatto incontrovertibile da accettare e mettere in saccoccia, oggi l’arrivo dell’inverno o dell’estate suscita virulente polemiche, alzate di scudi e battaglie più o meno epiche.

Perché mi sfuggi, infido palloncino!

Sarà che il cambio dell’armadio ci crea problemi organizzativi e furori generalizzati, sarà che forse il villico dell’Alto Medioevo – per quanto la sua esistenza fosse difficile e flagellata da pestilenze, carestie, signorotti prepotenti e superstizioni invalidanti – affrontava escursioni termiche meno drastiche e repentine delle nostre, sarà che ormai siamo rissosi e basta, ma poche cose al mondo hanno il potere di farci infervorare come il clima. E no, non parliamo del tempo atmosferico con l’aplomb dei britannici – che dopo secoli di pioggia finissima hanno elevato ad arte la conversazione a tema meteo -, macché. Le compagini che appoggiano l’estate o l’inverno sono assai più bellicose. Il primo giorno d’afa in giugno viene salutato da sentitissime sollevazioni – BRAVI VOI CHE AMATE L’ESTATE SIETE CONTENTI SI CREPA SUDO COME UNA BESTIA FACCIO SCHIFO SUI MEZZI PUZZANO TUTTI COMPLIMENTI EH CHE BELLE ROBE CHE VI PIACCIONO -, così come le prime nebbie autunnali – VENITEMELO A DIRE DI NUOVO QUANT’È BELLO L’INVERNO DAI SU SE AVETE CORAGGIO MA VI PARE LA NEBBIA SIETE DEGLI ASINI. E via così. Fino al successivo cambio di stagione.

Autunno, ho smesso di combatterti. Vago vestita da pescatore islandese. E bene che sto. 

Io, che di natura sono polemica in maniera generalizzata, ho deciso che la strategia migliore è trovare qualcosa di cui lamentarsi ad ogni stagione. Perché credo sia quello che in fondo ci preme davvero. E lo sappiamo tutti. Mica viviamo in un’area pseudotropicale dal caldone costante. Così come non dimoriamo in una distesa ghiacciata invasa da foche leopardo e narvali vendicatori. Lo sappiamo perfettamente che l’estate non durerà per sempre, o che l’inverno dovrà ben arrivare prima o poi. Ci lamentiamo perché ci piace lamentarci. E non dovremmo vergognarcene.

Qua son contenta perché ho interiorizzato la polemica.

L’estate, secondo me, è mirabile dal punto di vista della luminosità e della lunghezza quasi eterna delle giornate. E ci dona anche la possibilità di poltrire all’aperto sorseggiando cose. È pure più facile vestirsi in maniera interessante senza eccessivi sbattimenti. L’abbronzatura ci rende meno spettrali. In estate ci sono le vacanze.
Poi chiaro, per stare in piedi devo bere delle damigiane di Polase, le zanzare riemergono dai loro nascondigli per perseguitarci, fai venti metri e pezzi come un maratoneta, sui mezzi pubblici si soffoca (o si surgela), partono le guerre coi colleghi/i partner/i congiunti per la gestione dell’aria condizionata, vuoi andare in giro e basta e non lavorare mai più, sui Navigli c’è ressa, la miglior stampa persevera nel pubblicare articoli sulla cellulite delle star, truccarsi diventa impossibile e se hai i capelli lunghi passi due mesi col collo umido. Ma pure se te li tiri su.

L’inverno, di contro, spazza via insetti ed eccessive sudorazioni, ci propone soluzioni vestimentarie che ci mettono di fronte a crisi d’autostima di minor portata, c’è il Natale, c’è il fattore poesia della neve, le cose ricominciano a succedere, bere la cioccolata torna ad essere plausibile, raggomitolarsi sotto al piumone è bello, i gatti ti vogliono più bene perché hanno freddo e ti vengono vicino, risotti, polenta, anolini in brodo, pizzoccheri, bombardini sulle piste da sci.
Va bene, è pur vero anche che ci viene il raffreddore, ci si surgelano i piedi e che bisogna andare in giro con la cuffia, i guanti, la sciarpa e il demonio sa cos’altro e che quando arrivi in un posto ci vorrebbe un tavolo aggiuntivo solo per buttarci su tutto quello che hai addosso. C’è un’oscurità sconfortante e cimiteriale, i bambini si ammalano ogni ventisei minuti, se non possiedi tredici cappotti ti sembra di essere sempre vestita uguale, ci si impigrisce vergognosamente, bisogna vivere col burrocacao in mano o ti si crepa la faccia.

Ti ho afferrato, accidenti!

Però, che rivelazioni.
Che indagine!
Che osservazioni sagaci e assolutamente rivoluzionarie.
Ecco, il punto è proprio quello.
Lo sappiamo che funziona così. 
Cercare di prevalere sulla compagine opposta è del tutto inutile. Non ci farà sudare di meno d’estate così come non ci metterà al riparo dai terrori della sinusite d’inverno. Non ci farà risparmiare cerette nei mesi caldi così come non ci restituirà ore di luce a gennaio.
Perché accapigliarci, quando possiamo semplicemente unirci nel sacro hobby della lamentela? Lamentiamoci simmetricamente di tutto quello che ci pare.
Esercitiamo il diritto di detestare – sempre e comunque – gli aspetti più nefasti del clima stagionale, senza accusare il nostro prossimo di scarsa coerenza.
Sventoliamo vestitoni fiorati in allegria e spiaccichiamo zanzare con autentico furore. Godiamoci la tisana alzando al cielo i pugni pieni di fazzoletti smoccolati.
E appena ci saremo abituati a infastidirci collettivamente per quel che merita fastidio, la stagione cambierà di nuovo. E potremo ricominciare da capo.
Non è questione di schierarsi col Team Estate o col Team Inverno. Gli estremi meritano di essere combattuti da un fronte compatto di polemica. Alleniamoci a concordare sulle discordie, mentre ancora possiamo andare in giro col giacchino e basta. Winter is coming. E, per quanto gli alberi di Natale possano rallegrarci, i White Walkers non stanno simpatici a nessuno. Ammettiamolo, maledizione. Che ci costa. Team Polemica, per salvare i Sette Regni!

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Afferrare il nulla.

Le scarpine di questo post fanno parte della collezione autunno-inverno 2018 di Scholl, che mi sorregge sin dai primi caldi con le sue saggissime calzature – del tutto immuni alle polemiche, date le loro caratteristiche di spiccata comodità e suprema comprensione delle difficoltà strutturali di ogni stagione. Gli stivaletti si chiamano Peyton: sono super confortevoli – la mini-zeppa di 4 cm è provvidenziale, almeno per la mia schiena -, sono equipaggiati con la consueta tecnologia Memory Cushion (che li rende pantofolosi e ammortizzati, nonché caldissimi dentro) e i materiali sono ottimi (w il Nabuck).
Per dare un occhio a tutte le scarpe invernali, per trovare un negozio o per comprare cose direttamente online, ecco qua il sito di Scholl.
E buone battaglie stagionali a tutti.

Salto, che saltare fa sempre ottimismo. 

 

L’estate è finita, è arrivato il momento di lamentarci perché non abbiamo niente da mettere. O perché abbiamo meno tempo per leggere e fare i pisolini. O perché abbiamo posticipato troppa roba all’autunno e adesso stiamo crepando male. La panacea universale a ogni genere di difficoltà, però, è coltivare sani desideri. Io, in tutta sincerità, sto già pensando al Natale. Perché in fondo sono un’ottimista.
Ecco qua un po’ di cose che ho apprezzato – e che magari vorrei pure comprarmi o fare in modo che mio marito me le regali – nell’ultimo periodo.

Come di consueto, può capitare che ci siano aggeggi che ho scoperto, amato e scelto grazie alla solerte sollecitazione di un ufficio stampa o di un brand con cui sto lavorando volentieri. Li trovate segnalati con un agile *.

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Buone nuove all’orizzonte (soprattutto per i miei piedi): Scholl* continuerà a volermi bene e a farmi passeggiare con le sue multiformi calzature anche quest’autunno. Per un agile riassunto delle puntate precedenti, ecco qua i primi due post che sono usciti: UNO e DUE. Accantonando i sandali estivi in vista del ritorno di temperature adeguate e più clementi, sto scegliendo le scarpe da collaudare nei prossimi mesi. C’è di tutto – stivali e stivaletti compresi -, ma penso che partirò dalle sneakers, un po’ perché tra le mie necessità c’è quella di rincorrere un bambino velocissimo, e un po’ per soddisfare una curiosità quasi scientifica: le scarpe da ginnastica sono già, praticamente per definizione, le scarpe più comode che ci sono. A quali assurdi livelli di comodità può arrivare una scarpa da ginnastica Scholl? Ecco, spero lo scopriremo. Sono assai tentata dalle Charlize. Ci saranno in grigio e in nero (con gli sberluccichi metallici) e, indipendentemente dal colore, saranno dotate della consueta e saggissima tecnologia Memory Cushion – la soletta, in pratica, è studiata per redistribuire bene il peso e ammortizzare in modo ottimale la pianta del piede. In attesa di passeggiare in loro compagnia, ecco qua i primi modelli disponibili della collezione autunno-inverno.

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Chronicle Books sforna, in generale, libri pazzeschi – senza mai trascurare il feticismo innato che lega una vasta porzione della popolazione dei lettori ai libri in quanto “oggetti fisici”, oltre che vascelli per ogni possibile meraviglia. Ebbene, è da poco uscito un tomo illustrato di Jane Mount che celebra questa nostre fissazioni per tutto quello che è libresco. Si va dai gatti che hanno deciso di vivere nelle librerie ai negozi più belli del mondo, in un susseguirsi di colori, scaffali meravigliosi e libri ritratti al massimo delle loro potenzialità – in pila, insomma. Per farti capire che li devi ancora leggere.
Date un occhio a Bibliophile qui – c’è qualche immagine degli interni – o mettetelo nel carrello qui.

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Il mio entusiasmo per i grandi rettili preistorici è ormai di dominio pubblico. Tra una maglietta di Jurassic Park e l’altra, però, non ho di sicuro dimenticato l’altra mia surreale passione: LE STAMPE PAZZE. Ebbene, sono felice di comunicarvi che sarà un autunno gloriosissimo per chi ha intenzione di andare in giro con addosso dei dinosauri.
Le stampe in concorso sono due (più svariati accessori).
Tanto per cominciare, ci sono le camicette e i vestiti FAVOLA (sia midi che lunghi) di Ottod’ame.

Ma sul treno dei dinosauri – che è pure un cartone animato per bambini, lo trovate su Netflix – c’è anche Lazzari. Ogni anno, all’interno della collezione “principale”, c’è anche una capsule affidata a un’illustratrice. E a questo giro l’incombenza è toccata a Carolyn Suzuki, che ha deciso di deliziarci con questa fantasia che, personalmente, mi fa venire voglia di stramaledire il meteorite per averci privati di animali così mirabili.

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Non va bene per il mio iPhone, ma sono comunque felice di segnalarvi una cover di Tiger a forma di pavone.

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Nemmeno quest’estate sono riuscita a procurarmi una borsa di paglia. Ma la fissa per gli intrecci non mi è sicuramente passata. Mentre inizio a domandarmi se mai me ne libererò, ho deciso di appassionarmi agli accessori di Studio Sarta, un brand nato nel 2017 a Palermo. La “struttura” delle borse ricorda le sedie di paglia di una volta, ma in versione super minimal. I secchielli sono i miei preferiti. Ci sono diverse combinazioni di colori e sono tutti fatti in Italia con rattan, velluto (per il sacchettino-fodera) e pelle (per fibbie, manico e tutto il resto). Lui si chiama Pablo.

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Primark Beauty ha sfornato una linea di spazzole per capelli con le cattive Disney.
Ciao.
Addio.
Sogno di una vita.
Pettinami, Ursula. PETTINAMI.

Altroché arricciaspiccia!

Orbene, anche questa volta abbiamo finito.
Al prossimo tornado di desideri!

I giretti estivi del tardo pomeriggio sono impagabili. Fa meno caldone, ci si può meravigliare a lungo del magico (per quanto astronomicamente spiegabilissimo) fenomeno della luce che resiste fino alle nove passate, è lecito bere dei MOITI, c’è un po’ di margine di manovra per entrare nei negozi e le zanzare non sono ancora in pieno assetto da combattimento.
Che paciosità.
Trovando particolarmente corroboranti tutti questi preziosi fattori ambiental-geografici, una delle mete che preferisco è la zona di Porta Genova – Navigli e dintorni, insomma. I Navigli sono vispi e celano angoletti di rara gioia? MA VA. CHE SCOPERTA. GUARDA CI HAI CAMBIATO LA VITA. SVOLTA! STUPORE, PROPRIO!
Ebbene, poterci arrivare a piedi da casa è una fonte di perpetua felicità. E, dopo averli perlustrati in lungo e in largo, è anche assai piacevole rendersi conto di aver individuato dei solidi punti di riferimento. Quindi sì, mi piace vagare sui Navigli. Ci vado regolarmente e mi fermo pure in cima ai ponti per fare le foto. Insieme alle giapponesi con la visiera, alle fashion blogger col cestino di paglia e agli scandinavi che si mettono a tavola alle 17.45. E buon per me.

Come forse già saprete, poi, ho fatto amicizia con Scholl… in nome di una deambulazione più confortevole ma comunque esteticamente appagante. Visto che l’approccio del primo post è stato un po’ più “metodologico” – vedi: perché siamo qui e perché ci stiamo occupando con gioia di queste calzature -, per il secondo articolo ho deciso di affrontare il collaudo uno spirito decisamente più turistico, raggruppando qui le mie mete preferite del circondario Navigli. Anche perché, diciamocelo con sincerità, i ciottoli tondi che ci sono in terra sono molto belli, ma camminarci su è la morte. Idem per la pavimentazione della Ripa: pavé sconnessissimo CON BINARI. Insomma, quale luogo migliore per mettere definitivamente alla prova dei sandali (non eccessivamente “sportivi”) e per sfornare una listina di luoghi meritevoli da visitare? 
Ma strutturiamoci.

  • Approccio generale al quartierino
  • Posticini per bere
  • Posticini per mangiare
  • Posticini dove spendere dei soldi
  • Coordinate sandalesche

Che programma, gente. Che programma.

Approccio generale al quartierino

Per vagare sul Naviglio si può arrivare con la metro da Porta Genova o iniziare il giro da Piazza Ventiquattro Maggio, ma la cosa importante, secondo me, è passeggiarselo tutto. Prima da un lato e poi dall’altro. Aggiungendoci pure via Vigevano e relative traverse. Dopo un primo moto di insofferenza verso la fila di bar super attrezzati per gli aperitivi-mangiatoia, vi troverete in più degna compagnia. E numerosi locali o negozi – che sicuramente dimenticherò di elencare qui – sapranno sorprendervi, spuntando anche un po’ all’improvviso. Per beneficiare del mercatino sul Naviglio Grande, poi, tenete d’occhio il calendario. Di sabato ci sono le bancarelle, ma il mercatone “vero” dell’antiquariato c’è solo l’ultima domenica del mese.

Posticini per bere

Ora, quand’ero all’università puntavo a spendere poco e a riempirmi il piatto di cous-cous mollicci, frittate umide, patate al forno salatissime e pizzette gommose. Seduta su un cubo di legno ben poco ergonomico o su uno sgabello tagliachiappa. Ma il tempo dei baracci è finito. Sono una signora, ormai. Se esco, voglio bere un cocktail pieno di ingredienti super curati, preparato come si deve e, possibilmente, accomodandomi in un luogo ameno. Inizio dal MAG perché risponde a tutte queste caratteristiche (più gli arredi pazzi e il menu che vi arriva dentro a improbabili libri da bancarella) e perché le foto le abbiamo fatte lì. Mica scemi.

Sandalini Floralie con le pietruzze e un WONKY EYE non provocato dal bicchiere di bianco, giuro. Tutta farina del mio sacco. 

Non tocco terra coi piedi, ma che ilarità!

Alternative altrettanto valenti per quando non trovate posto al MAG: il Banco sul Naviglio Grande e Ugo in via Corsico.

Posticini per mangiare

Non sto più dietro alle nuove aperture con il ritmo di una volta, perdonatemi. Ma sono comunque riuscita a sviluppare un mini-elenco di preferiti. Sarò banale, ma Temakinho mi piacerà in eterno. Nippo-brasiliano, roll buonissimi e non noiosoni, più il sacrosanto diritto di pasteggiare a caipiroske: la vita. Bisogna prenotare settantasei anni prima e hanno una “turnazione” che un po’ mette l’ansia, ma si mangia bene e c’è gioia.
Cambiando genere, un posto in cui siamo tornati diverse volte – con prole al seguito, anche – è The Brisket. Barbecue texano originale (quindi carne cotta a bassa temperatura per tantissimo tempo) e menu composto esclusivamente da succulento confort-food. Non siamo mai capitati nel tavolone di pietra fosforescente, ma vi auguro di finirci.
Pizza? I Capatosta sul Naviglio Grande (per la pizza napoletana), Berberè in via Vigevano (se dovete invitare fuori Wes Anderson) e Spontini che affaccia sulla Darsena (se digerite bene e se vi incuriosiscono le istituzioni milanesi).
Varie ed eventuali? Tokyo Table per salvarvi dagli OLIUCHENIT ciabattoni, The Meatball Family per polpette VIULENTE (è il ristorante di Abatantuono e va bene per serate cicciarde) e Taglio, una salumeria/bistrot/ristorante dove ci schieriamo anche per il brunch.
E, visto che non ho mai dimenticato il panino con le panelle che ho mangiato a Catania, sto scalpitando per far visita a FUD in via Casale. Ha aperto pochi giorni fa, ma penso abbia già migliorato la vita di innumerevoli milanesi.

Non mi sono ancora giocata la didascalia definitiva (anche a nome dei miei piedi tozzissimi): CHE BENESSERE.

Posticini dove spendere dei soldi

Dunque, mi pare doveroso cominciare da un cortile. Alzaia Naviglio Grande numero 4. A parte il contesto scenograficissimo e ricco di rampicanti, troverete lo stupefacente Così Cozy – un negozio di oggettistica e design vintage con un occhio particolare all'”americana” – e Anthropology, abbigliamento e accessori super selezionati e molto MODAH…ma non banali. Vado a frugarci sempre perché vendono uno dei miei brand preferiti per le stampe assurde (Nice Things Paloma S.). All’inizio di Vicolo dei Lavandai, poi, c’è Minuit. Non so bene come descriverlo, Minuit. Potrei risolverla rapidamente dicendo che non solo mi metterei tutto quello che vendono, ma che andrei anche volentieri a viverci dentro.
E le librerie? Non facciamoci mancare niente. All’angolo con via Corsico c’è la sede storica del Libraccio – il primo punto vendita è stato proprio quello -, che si è ormai espanso coprendo più o meno un centinaio di vetrine. Potrete frugare nella libreria dell’usato malridotto ma affascinante, nella libreria specializzata in illustrati e libri d’arte e nel negozio “delle novità”. Se siete più affezionati a fumetti, graphic novel e manga (e magari sclerate pure per il merchandising e i Funko Pop), all’angolo con via Casale c’è SuperGulp, un’altra istituzione cittadina.

Ciao, sono la foto che spezza un paragrafo lungo.

Spostandoci sulla Ripa, poi, il luogo magico per eccellenza è Nipper. Antiquariato, modernariato, design storico, aggeggi meccanici, tecnologie più o meno arcaiche. Si va dalle macchine da scrivere alle pompe di benzina, dai grammofoni alle insegne al neon. Gioia grande. Tornando ai vestiti, poco più in là c’è Lo Show Room, un negozio all’apparenza piuttosto anonimo (se paragonato ai fantasmagorici rivenditori di vintage della Ripa) ma pieno di capi estrosi e di ottima qualità. L’ultima volta che ci sono passata mi sono arrabbiata tantissimo perché il vestito FAVOLA con le gru piumate che volevo era ovviamente già stato venduto. Me lo dovevo comprare subito, maledizione.
Sul fronte via Vigevano, invece, il mio nuovo posto preferito è Tenoha, lo store-ristorante giapponese. Spazio meraviglioso, assortimento avvincentissimo di prodotti artigianali importati – dalle ceramiche ai tenugui – e un doveroso occhio di riguardo alla cancelleria. L’approccio è minimalista e non kawaii, ma direi che non possiamo lamentarci. Sempre in via Vigevano ci sono I See – occhialeria celeberrima per la sua vetrina e per l’estroso approccio all’ottica – e, al 35, Garden K, un raccoglitore di curiosità e capi quasi unici.
E direi di concludere assegnando l’ambito Premio Eclettismo a Brandstorming, un “collettore” di proposte handmade. Gioielli, prodotti in tessuto, artigianato artistico e, in generale, oggetti con una storia da raccontare.

Thinking of patatine.

Coordinate sandalesche

I sandali che mi hanno magistralmente sostenuta in questa lunga passeggiata navigliesca sono i Floralie della collezione primavera/estate 2018 di Scholl. Pietruzze fru fru e tecnologia Gelactiv che ammortizza i passi. Data la conformazione a salamella dei miei piedi, temevo un po’ il cinturino frontale. È piuttosto sottile e, di solito, i cinturini così provocano risultati sanguinosi. Ebbene, ne sono uscita indenne. E la pavimentazione impossibile del Naviglio mi è testimone.

Perdonatemi, non sono una piedista. Ma voi guardate le scarpe. 

Orbene, spero di avervi fornito qualche utile (e soprattutto rapido) spunto per girellare da queste parti. Senza maciullarvi i piedi, possibilmente.
:3

***

Credits
Trucco: Le Feltrin
Foto: Christian Fregnan

 

Chi bazzica da queste parti già da un po’ conosce bene le difficoltà calzaturiere che mi assalgono puntualmente all’inizio di ogni stagione estiva, protraendosi implacabilmente fino al sopraggiungere dell’autunno. Me ne lamentavo nel lontano 2016, ma il trascorrere dei mesi non ha di certo eliminato il problema. Perché sarà anche vero che il tempo lenisce ogni ferita, ma l’antico adagio non si applica alle bolle che ti vengono quando ti metti i sandali per la prima volta – o per le ennemila volte successive, se è per quello. Trovare dei sandali che non mi affettino le estremità è una delle grandi missioni della mia vita – insieme alla ricerca del pantalone nero perfetto -, perché ho i piedi di margarina e un’andatura che evidentemente produce attriti ancora sconosciuti alla biodinamica. I due fattori, combinati, mi condannano a trascorrere l’estate con la borsetta piena di cerotti e il cuore che trabocca d’odio sincero per tutte le commesse che mi hanno mentito con i loro solertissimi GUARDI POI DIVENTANO MORBIDE SONO DAVVERO COMODE LE HO PRESE ANCH’IO.
Brava, buon per te.
Io sembro una vittima dell’Enigmista.

Comunque.

Siamo qui per due ragioni, principalmente.
Uno. La vita è troppo breve per avere mal di piedi. Ed è ora di smetterla di zoppicare sul selciato cittadino, offrendo spettacoli splatter agli incolpevoli passanti e sognando di poter tornare a casa il più presto possibile per potersi finalmente dedicare a pediluvi ristoratori.
Due. La vita è troppo breve per andare in giro con le scarpe brutte. E qui penso non siano necessarie ulteriori elaborazioni del concetto.

tegamini.francescacrescentini.scholl.shoes.loveeverystep.christianfregnanHo tagliato i capelli di ben tre dita, io ve lo dico.

Quando hai una grana che ti pare non abbia soluzione, tendi a diventare molto ricettiva. Accogli consigli di ogni genere, riponi una fiducia del tutto inedita nelle esperienze altrui, ti apri al metodo sperimentale con la speranza incrollabile di chi ha ricevuto una condanna ingiusta.
Ecco, io ho deciso di dare retta a Scholl. E di provare a farmi soccorrere da loro. Sarò (mio malgrado) molto sincera: avevo delle riserve. Perché Scholl, in casa mia, corrispondeva agli zoccoli che MADRE ha portato per decenni al mare e in campagna. O, al massimo, alle scatole gialle che vedevo nel negozio di ortopedia a cinquanta metri da casa, quando andavamo a comprare una pancera nuova per mia nonna Lelia. Insomma, che le scarpe Scholl fossero comode e ben studiate era universalmente risaputo, ma non ero molto fiduciosa riguardo alla componente estetica. Perché sì, sono una ragazza superficiale e nella vita ho spesso comprato calzature ingestibili solo perché erano incredibilmente carine – per poi lamentarmene con veemenza. Che devo fare, ognuno ha le sue aree di imbecillità.
Ma torniamo al processo decisionale.
Scholl mi ha proposto un bel progetto, ma tentennavo un po’. Poi mi hanno mandato il catalogo primavera/estate e mi sono resa conto che potevo anche smetterla di preoccuparmi come una Paris Hilton qualunque. Perché la collezione è molto bella, molto “varia” e sicuramente adatta anche a chi ha meno di ottantaquattro anni. Anzi, è una collezione studiata principalmente per sostenere chi macina chilometri dalla mattina alla sera, con l’ambizione di rincasare coi piedi interi e, possibilmente, di potersi servire di calzature gradevolissime alla vista.
E mandatemi queste scarpe, allora. Se mi risolvete il problema vi sarò grata per l’eternità.

Il primo modello che ho collaudato è questo qua. Si chiamano Elara e sono di un colore incredibilmente allegro per i miei tetri standard. Quando c’è fiducia può capitare. Ma no, basta scarpe nere, datemi quelle rosine!

tegamini.schollshoes.milano.christianfregnanCi siamo a lungo interrogati sulla possibilità di utilizzare la poltroncina, ma non volevamo essere troppo invadenti col gentile e ospitale fioraio.

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Come tutte le calzature Scholl, anche le mie possono fregiarsi di dettagli studiatissimi. Progettazione biomeccanica – sono loro che si adattano a voi e non il contrario, favola! -, soletta antiscivolo, altezza del tacco anti-mal di schiena, mille test sulla calzata, tecnologia Bioprint per la suola – che favorisce la stabilità supportando bene l’arco del piede – e zeppa che sembra di legno ma che in realtà è leggerissima – perché è di sughero naturale. Sono adatte anche a chi ha la pianta larga – tipo me, che ho dei piedi che sembrano pale per la pizza.

francesca.crescentini.tegamini.scholl.scarpe.christianfregnanQui mi stavo domandando perché mai l’anno scorso non ho comprato una borsa di paglia.

tegamini.francescacrescentini.schollshoes.milano.IG.christianfregnanMADRE mi diceva sempre di guardare bene dove mettevo i piedi. Sono una figlia molto obbediente.

Visto che la mia indole è scrupolosa e diffidente, ho deciso di testare le Elara su varie superfici. Milano offre infinite opportunità di inciampo e ci mette quotidianamente alla prova con terreni sconnessi, pavé, sassetti tondi e marciapiedi sbilenchi. La passeggiatina è stata piacevole, ammortizzatissima e assai confortevole. Le fasciotte dei sandali sono di una morbidezza che non vi so ben raccontare. Per la prima volta nella vita, poi, ho avuto l’opportunità di intrattenere gli astanti mettendomi in posa in mezzo alla strada come una che sa quel che fa. Nella mia testa risuonava costantemente la voce di Paolo Bonolis che commenta la sfilata finale di Ciao Darwin, ma ho deciso di procedere a testa alta, limitandomi a scoppiare a ridere di tanto in tanto.

tegamini.francesca.crescentini.schollshoes.feltrin.milano6.christianfregnanUn sentito ringraziamento alla Ka alle mie spalle, che ha un po’ rovinato la poesia.

tegamini.francesca.crescentini.schollshoes.milano.feltrin.christianfregnanGuarda là, la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno!

tegamini.francescacrescentini.schollshoes.loveeverystep.milan.IG.christianfregnanModello Giuditta. E qui Paolo Bonolis risuonava potente nel mio cranio.

tegamini.francescacrescentini.schollshoes.milan.IG.christianfregnanCercare su Google “rimozione forzata Ka”.

tegamini.francescacrescentini.schollshoes_official.librini.christianfregnanLasciarsi sospingere in via Scaldasole da solide brame libresche – segnalo edizione ambitissima della “Regina dei dannati” di Anne Rice sulla panchetta lì fuori.

Insomma, sono contenta e mi sono trovata bene. Non avrò mai un futuro da modella, ma di sicuro potrò contare su un paio di scarpe rispettose delle mie estremità e del mio bizzarro senso estetico. Il che è molto positivo, visto che Scholl mi farà compagnia per un po’ di tempo. Abbiamo in programma un’altra avventura sul Naviglio – perché se riesci a percorrere quella pavimentazione senza impazzire sai di poter fare qualsiasi cosa – e, più avanti, anche il collaudo della collezione autunno/inverno. Nel frattempo, però, pensiamo al caldo che incombe. Volete farvi del bene? Date un occhio alla collezione estiva. È la volta buona che riusciremo tutte quante a sentirci carine facendo a meno dei cerotti. Estate, non ti temo!

***

Credits
Foto del pazientissimo e ADORABILE Christian Fregnan.
Trucco della portentosa Anna, una metà delle Feltrin.
Il fioraio bellissimo è Clori, in piazza Sant’Eustorgio.

Che belle queste robe a cadenza settimanale che poi faccio un po’ quando capita. Che organizzazione, signora mia. Pugno di ferro. Disciplina. Un calendario editoriale fra i più coriacei dell’internet!
Tralasciando le mie difficoltà esistenziali e pianificatorie, però, i desideri non ci abbandonano. Anzi, si moltiplicano e ci assistono. Che cosa sto bramando ultimamente? Ecco qua un po’ di cose.

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Sto entrando prepotentemente in modalità-sandali e/o scarpe pazze per l’estate. Meglio se prodotte da calzaturifici storici della Riviera del Brenta, perché “questo è il luogo dove i maestri delle botteghe artigiane hanno creato le scarpe per Dogi e Principesse” – recita il CHI SIAMO di Pas de Rouge. Dogi e principesse! E pure noi, adesso. La collezione estiva sembra un incrocio fra le scarpe delle guerriere Sailor e una specie di sogno pastelloso pieno di bottoncini e stringhine. Amo tutto e voglio approfondire.

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Orbene, due designer newyorkesi – Jesse Reed e Hamish Smyth – hanno fondato nel 2014 un marchio editoriale indipendente con uno scopo ben preciso: archiviare e conservare pietre miliari della storia del design in modo da poterle rendere disponibili alle generazioni future. Standards Manual propone, dunque, ristampe di manuali grafici di particolare rilevanza e raccolte tematiche che esplorano una specifica corrente estetico-funzionale. Sono libri assurdi, super curati e fascinosissimi. E il NASA Graphics Standards Manual del 1975 mi fa iperventilare copiosamente.
Cioè.

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Ho deciso che il minimalismo non fa per me. Datemi dunque vestitini gonfi, maniche arroganti, gonne voluminose e arricciamenti boriosi di stoffe. Insomma, datemi un po’ tutto quello che c’è sul sito di Le’One.

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Non si sa per quale ragione, ma Lavazza ha deciso di dedicare un’edizione limitata delle sue macchine del caffè Jolie Plus a Star Wars. Ma non solo a Star Wars così, in generale, al Primo Ordine proprio. Il risultato è una macchina del caffè che non credo faccia niente di più di una Jolie Plus normale… ma che di sicuro starebbe bene sul ponte di comando di un sano Star Destroyer.

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Quando ci siamo conosciuti, Amore del Cuore aveva l’abitudine di scarrozzarmi in giro a bordo della MINI decappottabile che condivideva con sua sorella. L’Alice, ai tempi, ha dovuto fare a meno della sua automobile per numerosi weekend – perdonami, Alice! -, perché Amore del Cuore mi portava continuamente al mare, facendomi ascoltare Rino Gaetano a palla e scappottando ogni volta che il clima lo consentiva. Credo sia da lì che è nata l’ambizione di imparare a mettermi dei foulard in testa come una vera signora.

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Il Disney Store mi ha regalato un Funko Pop e sento di volermi abbandonare a un collezionismo sfrenato. Non so perché quei cosini siano così amabili e nemmeno mi capacito del grado di estensione della gamma dei giocattoli disponibili, ma non importa. Prima o poi dovrò cominciare – ma magari non precisamente dalla Diva Plavalaguna, che ormai è introvabile e costa tipo 90 IUROS. Qualcuno è vittima di un pesante invasamento per questi aggeggi? Come ci si comporta? Che devo fare? Quanti ne avete? Pensate di poterne uscire, prima o poi? Perdiamo il senno insieme.

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Avrò desiderato a sufficienza?
Giammai!
Alla prossima puntata – che non so quando capiterà, ma capiterà.
Giuro.

:3

Ci sono tantissimi problemi geopolitici e macroeconomici di cui potremmo discutere in maniera proficua e costruttiva – ma perché affrontare questioni di spessore, quando si può parlare di piedi? Perché tendere al progresso e all’elevazione intellettuale, quando possiamo invece rimanere saldamente ancorati al terreno e soffermarci sulle nostre estremità?
C’è tutto un mondo, alla fine delle nostre gambe.
I piedi sono importanti.
I piedi ci permettono di spostarci da un luogo all’altro.
I piedi ci offrono indirettamente una possibilità di felicità.
Perché, avendo dei piedi, ci servono necessariamente delle scarpe.
E le scarpe, da che mondo è mondo, sono il bene.
A meno di particolari impulsi feticistici o di un impiego nel settore calzaturiero, ai piedi non è che si pensi poi un granché. D’inverno si tende a combattere strenuamente contro pozzanghere e geloni – cercando, al contempo, un paio di stivali in grado di non soffocarci i polpacci -, ma lo sforzo di mantenimento è oggettivamente piuttosto contenuto. Bene, ho dei piedi. Li terrò al caldo, mi taglierò le unghie e prenderò in giro gli stivali UGG. Per tutto il resto, se ne riparla a giugno.
Giugno.
Quando comincia a fare caldo.
Quando, all’improvviso, ti viene in mente di tirare fuori i sandali.
L’inizio dell’estate è il fatidico momento in cui, rivolgendo lo sguardo al suolo, ci rendiamo conto della gravità della situazione. 
Magari voi avete dei piedi bellissimi. Ma io no, purtroppo. Non solo i miei piedi somigliano a delle sciagurate spatole da cucina, ma sono pure assai delicati. Magari voi vi cacciate su il primo paio di scarpe aperte che trovate e riuscite a deambulare dignitosamente per la città. Ma io no, purtroppo.
Io sembro Gesù sul Golgota.

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Ma soffermiamoci un attimo sulle tipiche fasi dell’approccio al sandalo estivo.

Che il sandalo sia vecchio o nuovo, poco cambia. Certo, la situazione si aggrava leggermente in presenza di calzature sconosciute alla mia fragile anatomia, ma una ciabatta dell’anno scorso non risolve il dramma – ve lo assicuro.
Ma che succede.
Apri la finestra e t’accorgi che fa caldo. Travolta dal tipico entusiasmo da clima mite che rinnegherai puntualmente appena le temperature supereranno i 23 gradi – la prima volta che esci senza maglione sei felice come una crostata e inneggi alla meraviglia della bella stagione (SUCA, JON SNOW! L’INVERNO QUA È PASSATO!) una settimana dopo sudi come un cinghiale e vuoi solo arruolarti come mozzo su una rompighiaccio -, MA DICEVAMO. Galvanizzata dal tepore, deciderai di buttare sottosopra la scarpiera e di ripescare i tuoi sandali preferiti. Dopo aver constatato che i tuoi piedi sono brutti come te li ricordavi (faccenda sulla quale, tuo malgrado, non puoi intervenire tempestivamente) e che, tutto sommato, non hai degli artigli da velociraptor, decidi di indossare i maledetti sandali e di affrontare baldanzosamente la giornata.
Nel tragitto tra casa tua e la fermata del tram inizierai a percepire un leggero fastidio. Come un presagio di sventura.
Arrivata in ufficio, un po’ claudicante, raggiungerai la tua sedia e ti ci abbandonerai con gratitudine – accogliendo di buon grado la prospettiva di rimanerci per le successive otto ore (centordici ore per chi lavora in un’agenzia pubblicitaria).
In pausa pranzo, però, costretta a uscire dall’edificio per procurarti del cibo, ti renderai inesorabilmente conto che qualcosa di molto grave sta accadendo.
Percepisci dell’attrito.
Percepisci del calore appiccicaticcio.
Percepisci l’incubazione di un dolore lancinante.
Ma non guardi. Perché se guardi nell’abisso anche l’abisso guarderà dentro di te.
Durante il pomeriggio, dopo aver constatato che la sedia è dotata di tre rotelle girevoli, valuterai l’opportunità di farti spingere al cesso da una collega particolarmente comprensiva. Ma andrai a fare la pipì autonomamente, come una bambina grande. E non perché sia la soluzione più dignitosa. Ti alzerai e camminerai solo perché la tua collega è in riunione da un cliente.
Tornata a casa – strisciando sulla pancia come un pinguino imperiale -, cercherai di levarti i sandali. Ma non ci riuscirai.
I listelli, infatti, dopo aver generato una molteplicità di bolle e averne salutato l’inesorabile esplosione con sadico compiacimento, sono riusciti a superare gli strati più superficiali di epidermide e derma per raggiungere, finalmente, la carne viva. O l’osso… lì dipende da quant’era brava la commessa che v’ha venduto le scarpe. Signorina, questa pelle qua… mi sembra un po’ dura. MA SI FIGURI. DIVENTANO UN GUANTO. SI AMMORBIDISCONO SUBITO. IL PELLAME È DI OTTIMA QUALITÀ, LE PARE. MEIDINITALY. CI FA IL CAMMINO DI SANTIAGO SUONANDO L’ORGANETTO. CI FA ROCCIA, COME UNO YAK. NON SI PREOCCUPI, LE SFRUTTERÀ TUTTA L’ESTATE!
E voi là. Monche. In una pozza di sangue.
Dopo aver separato – con l’intervento di un’équipe chirurgica dell’ospedale San Raffaele – il sandalo dal vostro piede, avrete tutto il tempo per contemplare il mesto spettacolo. Vi troverete di fronte a un panorama di tagli trasversali, talloni sanguinanti, bozzi, aree inspiegabilmente variopinte (in base al colore della vostra calzatura), sudorini calcificati, vesciche in vari gradi di deterioramento, impronte da cinturino mordace, dita affettate.
Uno schifo di merda. Che vi fa pure un male senza senso.
Zoppe ma furibonde, vi recherete scalze in farmacia e acquisterete una fornitura di cerotti, Compeed, garze e protesi di ultima generazione – carbonio ultraleggero, microchip, sensori di parcheggio -, nella speranza di poter in qualche modo gestire il problema. Prevenire è meglio che curare, certo, ma che ne sapevate. Scarpe vecchie? Pensavate di esservi abituate. Scarpe nuove? Non c’è modo di stabilire con sufficiente certezza dove il sandalo deciderà di colpire. E poi quando te le provi in negozio sono sempre così comode. È una cazzo di congiura – sicuramente ordita dai tedeschi per farsi finalmente dire MA CERTO, AVETE RAGIONE VOI A METTERVI LE CIABATTE COI CALZETTONI BIANCHI DI SPUGNA.
Comunque.
Nonostante i rattoppi, il vostro supplizio sarà destinato a continuare. Perché le scarpe del delitto mica potete rimettervele subito, ma manco con gli alluci foderati di cuscinetti al silicone. Per consentire alle ferite fresche di rimarginarsi più o meno correttamente, frugherete nella scarpiera alla ricerca di un altro paio di sandali da utilizzare.
E il ciclo si ripeterà.
Scarpa dopo scarpa, bolla dopo bolla, settimana dopo settimana, sandalo dopo sandalo, i vostri piedi si trasformeranno in un abominio epidermico non dissimile dalla faccia di Freddy Krueger. E, quando le vostre piastrine – ormai esauste, sfinite e disilluse – saranno riuscite ad assicurarvi un livello gestibile di resistenza plantare (generando una specie di tessuto cicatriziale in grado di sopportare ogni scarpa aperta in vostro possesso), riaprirete la finestra e scoprirete che è settembre.
L’estate è finita.
E ogni sforzo è stato vano.
Ancora una volta.

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Succede che, di tanto in tanto, mi scambiano per una fashion blogger e m’invitano ai Press Day
. I Press Day sono quelle cose che te vai, ti mettono in mano un bicchiere di bianco e ti portano in giro per degli spazi allestiti con infinita carineria per farti vedere quello che i più disparati brand – e/o maison, stilisti, sartine di quartiere, designer, scarpari, case cosmetiche, ciabattini o multinazionali del lusso interplanetario – hanno intenzione di proporre per la stagione che verrà. Te vaghi, guardi tutte queste belle cose, fai le fotine artistiche e pensi, più che altro, che non hai i soldi per comprarti manco il tonno – se proprio non è in offerta -, figuriamoci i meravigliosi abitini rosa di Christopher Kane a forma di ventaglio. Quindi cerchi di non infervorarti troppo – si sa, poi, infervorarsi è da plebei, mica da fashion blogger altolocate -, ti rifai gli occhi, ti comporti al meglio delle tue possibilità e non tocchi niente. Io che vengo dalla campagna, però, ho visto degli animalini e mi sono subito invasata. E ho anche scoperto che la carta da parati è ancora di grande attualità, sempre che sia made in London, esosissima e palesemente arrivata su questa terra dal Paese delle Meraviglie.

 

 Perché esistono delle Puma assurdamente ricoperte di bestiole del bosco e di creaturine fiabesche piene di piume, codine poffose e pellicciotte dai colori pastello. Le nobilissime calzature, la Puma se le è fatte foderare da House of Hackney, che è questo brand britannico che produce arredamento superposh-artistico. Stampe meravigliose. Paralumi. Divani. Lampade a forma di pappagallo. Cuscini con le felci.
Ammazzatemi.

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E niente.
Gli animalini di House of Hackney, oltre a decorare milioni di cuscini che inonderei volentieri di lacrime e tazze che userei ogni secondo della mia vita – anche per mangiarci dentro la pastasciutta -, sono andati a finire anche sulle Puma più Puma. Me sono anche scritta i modelli: le Puma con i piccoli tassi, i pennuti inglesi e il gessato bianco e nero da splendidi squilibrati sono le Basket, le Slipstram e le R698. Usciranno con la collezione autunno/inverno – perdonatemi: FW14 -, quindi avrò ancora un po’ di tempo per gettare delle monetine di rame dentro a un secchio, nella vana speranza di accumularne a sufficienza.
E lo so, sono assurde.
Ma sono gloriose.
E quelle nere sono pure pelusciose-cinigliose!

 
 
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