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Bianca Pitzorno patrimonio dell’umanità. Esordirei così.
Sortilegi è una raccolta di tre storie “magiche”. Andando in ordine troviamo: una presunta strega, una maledizione ricamata, dei biscotti irripetibili.

La strega è la versione espansa di un testo originariamente nato per accompagnare una narrazione illustrata – Ritratto di una strega di Ventura, uscito nel 1991. Racconta di una bambina piccolissima che sopravvive sola nella casa silvestre di famiglia. Tutti gli altri congiunti e i vicini muoiono di peste, ma lei ne esce illesa e cresce bellissima e biondissima nei boschi senza incontrare per anni anima viva… finché non la prendono per fattucchiera, le attribuiscono la responsabilità di ogni genere di sciagura naturale abbattutasi sul contado e chiamano allegramente l’Inquisizione. “Messer no, non sono una strega”, ma a poco valgono le sue sincere rimostranze.

Maledizione è ispirato a un reperto realmente conservato nel museo Sanna di Sassari: una tovaglietta da corredo con ricamato sopra un anatema destinato a una coppia di sposi. Pitzorno immagina l’origine di questo manufatto, producendo una favolosa rivincita per il karma ma anche una feroce indagine sulla gelosia e sul potere salvifico dell’innocenza.
Un pezzo della maledizione fa così:

GADONI* MUNDANU E TRAITORI TE PUEDES LAMARE.

*Gadoni era il nome del novello sposo.
Trovo sublime l’uso di LAMARE e sarebbe quantomai opportuno sostituire quel “Gadoni” con, che ne so, NINO SARRATORE.

Profumo parla di biscotti quasi mitologici, sempre in terra sarda. Sono biscotti che condensano nella loro apparente semplicità un intero luogo e una saggezza remota, la storia intera di una famiglia.

Per come funziono io, ho particolarmente amato il primo racconto. Oltre a ricostruire con minuzia e credibilità la vita “materiale” del Seicento, è anche una splendida esplorazione linguistica e la cronaca accurata – il caso di Caterina è raccontato dall’autrice assemblando una vasta documentazione storica – della sistematica eliminazione delle donne (relativamente) libere, disallineate, non conformi. Nel suo complesso, Sortilegi è un omaggio a un tempo non necessariamente lontanissimo in cui il prodigio era possibile, ma anche fonte di ingiustizia e arma potente. È anche un libro che parla di radici, di folklore denso e di magia che Pitzorno riesce ancora una volta a farci sentire concreta, viva, terribile.

 

 

Dunque, a casa abbiamo questa vecchia lavatrice che usiamo come libreria. Dovevamo portarla in cantina, ma poi era greve e l’abbiamo lasciata in salotto, autoconvincendoci che faceva arredamento. Prima ci abbiamo messo sopra i pesci, ma poi i pesci sono schiattati e abbiamo cominciato ad ammucchiarci su i libri da leggere. C’è di tutto… e la cosa bella è che ogni tanto passi e trovi qualcosa di splendido che ti eri pure dimenticato di avere. L’altro giorno ero lì che cercavo di capire che costume da bagno portarmi al mare – non ho deciso, li ho cacciati tutti nella borsa e ciao – e intanto che c’ero ho preso su Drown di Junot Díaz (che è uno Strade Blu della nave-madre Mondadori, tradotto da Roberto Agostini e Patrizia Rossi). E perbacco, La breve favolosa vita di Oscar Wao mi era molto garbato, ma avevo completamente rimosso questa raccolta di racconti, che poi è anche la prima cosa che ha scritto, tra i meritatissimi OOOH e AAAH del vasto mondo. Sono dieci storie, tutte incastrate fra loro e ancora più incastrate negli sconvolgimenti di una famiglia dominicana molto complicata. C’è sempre un pezzo che manca. Può essere il papà che li pianta lì senza un soldo e va negli Stati Uniti dopo aver tradito la moglie con una cicciona del barrio. Può essere la tranquillità, che non c’è mai anche quando tutti quanti approdano nel New Jersey. Possono essere i soldi, che Yunior raccatta spacciando negli Stati Uniti mentre prova ad amare una ragazza troppo devastata per stare in piedi da sola. Può essere anche una buona parte della faccia di un ragazzino del villaggio vicino, che porta una maschera perché, quand’era piccolo, un maiale gli ha sbranato una guancia. Non sono delle storie allegre, ma sono meravigliose. E continui a portartele a spasso anche quando hai chiuso il libro.

A leggere ero su questo scoglio.

E dopo lo scoglio ci siamo messi nella pancia queste cose qua, alla Cantina del Polpo di Sestri Levante, che ormai sta diventando uno dei miei posti-allegri del mondo.

Insomma, una giornata di luminose soddisfazioni. Anzi, oltre ad ordinare un altro piatto di ravioli al baccalà, credo proprio che mi leggerò anche È così che la perdi. E quando arriverà sulla lavatrice, prometto solennemente di non lasciarcelo troppo a lungo.