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Cory Doctorow | Radicalized – Quattro storie del futuro

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Benvenute e benvenuti nell’angolo della speculative fiction, un anfratto in cui la narrativa piglia una cosa del presente che fa già schifo (o comincia a puzzarci) e la sposta in una dimensione alternativa per farla degenerare fino in fondo.

Radicalized di Cory Doctorow raccoglie quattro racconti in bilico tra sociologia, economia e tecnologia che amplificano con dovizia di particolari e doveroso realismo (perché se non ci sono abbastanza dettagli minuti non funziona mai bene) alcune ansie emblematiche del nostro tempo.
Una ricognizione veloce per inquadrare meglio i temi.

I.
Rifugiati che cercano di adeguarsi alla realtà vessatoria del paese che li “accoglie”, aziende che controllano i tuoi consumi tramite l’hardware (qui: fornetti ed elettrodomestici di casa), palazzi in cui gli ascensori funzionano solo per i ricchi, l’illusione di poter ingannare un sistema sbagliato, la lotta per la dignità basilare.

II.
Due versioni parallele di Superman e Batman alle prese con un dilemma etico: schierarsi attivamente dalla parte di cui, nel silenzio e nella “comodità” generale, è da sempre la minoranza vessata? Intromettersi migliora le cose? Una riflessioni coi supereroi nel seminato di #BlackLivesMatter per riflettere, tra le altre cose, sull’idea di privilegio e sull’amministrazione della giustizia – che no, non è uguale per tutti.

III.
Un forum popolato da uomini che hanno perso o stanno per perdere gli affetti più cari perché le assicurazioni private si rifiutano di pagare cure che potrebbero invece rivelarsi decisive e salvifiche. Saluto, profitto, gestione pubblica della sanità, vendetta.

IV.
Un megalomane maniaco del controllo sfondato di soldi costruisce una cittadella fortificata in cui rifugiarsi con pochi eletti (altrettanto ricchi e/o dotati di particolari skill “utili”, tra cui figura anche la scopabilità) all’indomani della disgregazione del vivere civile. Andrà tutto BENONE.

Insomma, se Black Mirror Love, Death + Robots non vi hanno terrorizzato a sufficienza, o se non vi è bastato Mark O’Connell in versione apocalittica – molto di quello che troviamo nel quarto racconto è già in via di edificazione – Doctorow vi assesterà la mazzata finale. Non riesco bene a capire se il mio apprezzamento per il genere dipenda dall’intrinseca spettacolarità che possiamo ricavare dall’implosione di un immenso costrutto (o di una civiltà) o da una volontà che ricorda molto quella del prepper che dorme con sotto al letto lo zaino col suo kit di sopravvivenza in caso di fine del mondo. In ogni caso, il collasso sembra vicino… e anche questa settimana abbiamo finito il tonno.

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