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Non ho fatto un beatissimo niente per meritarmelo, ma ho ricevuto un regalo bello. Ma che dico, bello E istruttivo, utile e vorticosamente interessante. Perchè ci sono persone che si invasano con la collezione dei Carletto dei Sofficini e ci sono persone che sono felici da matti quando scoprono che, nell’arte, la lucertola è simbolo di resurrezione e rinascita, ma solo quando è da sola. Perchè se si dipinge una lucertola insieme ad altre bestie, tipo insetti, mosche e libellule, allora assume un’accezione negativa e maligna. E’ anche molto bello sapere che la bacca di ginepro, protetta com’è dalle sue foglie spinose, simboleggia la castità… ma è importante ricordare che i rami del ginepro riescono anche a far stramazzare di sonno un drago, così come fece Medea con il temibile mostro che custodiva il vello d’oro.
Che diamine, e ho solo aperto tre pagine a caso.
Ne giro un’altra, che sicuramente trovo qualche cosa d’inaudito.
Eccola: “Il centauro Folo era il custode del vaso misterico (l’otre di vino), simbolo di Dioniso”.
D’ora in avanti non voglio più sentir dire che una bottiglia di vino è una bottiglia di vino, perchè non è vero. La bottiglia di vino è un vaso misterico.
Bellissimo. Sono più contenta che a Natale.
Il libro dei simboli, ricevuto da Electa – che ricopro di doveroso e meritato affetto – è pieno zeppo di meraviglie, opere d’arte di ogni tempo e freccine avvincenti. Le freccine ti raccontano perchè sullo sfondo di un quadro c’è un gatto nero che scappa, perchè mai dovremmo capire che lo zibetto è da associare al senso dell’olfatto o sentirci poco stabili alla vista di un braciere. Mai bello, il braciere in primo piano: ci finisce dentro il tempo che brucia in fretta. E non capirci niente è consolante, se ci pensiamo, perchè a scuola ci hanno più o meno sempre raccontato che qualsiasi cosa ci sia sulla tela – che siano pane, pellicani, conchiglie, agnelli, pesci, gigantesche testuggini pluricefale o nacchere – ha a che vedere con Gesù… e francamente, dopo un po’, non riesci più a sorprenderti molto.
Un koala!
Cristo risorto.
Una pesca-noce!
Gesù Bambino.
Un clavicembalo!
Gesù che entra a Gerusalemme in groppa a un’asino.
Insomma, Gesù non mi ha fatto niente di male, ma c’è tutto un mondo là fuori. Ci sono complicatissime relazioni tra bestie, piante, frutta e flora, niente sta in mano a qualcuno per caso e pure i sandali dei personaggi secondari, quelli che ti sembrano messi in un angolo per riempire lo spazio, ecco, anche i sandali dell’ultima figura un po’ in ombra nascondono un’allegoria. E se non si capiscono è come mettersi a letto e farsi leggere una favola in islandese… con molta fantasia si potrebbe magari dire che ci garba il suono armonioso dell’islandese – forse ho scelto un brutto paragone -, ma mai al mondo sapremo che sta succedendo nella storia. Ed è un peccato, che le favole islandesi sono universalmente apprezzate per la loro arguzia e varietà di situazioni. Quello che volevo dire è che sto provando una felicità saltellina e curiosa, e che leggerò ben bene questo libro con tutte le sue freccine… finalmente capirò che cosa ci fa un re con la testa piena di ginestre e che problema ha la cristianità con le arance. E quando avrò imparato tutto, verrò qui a farvelo pesare.

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Matilde Battistini, Lucia Impelluso
Il libro dei simboli
Scoprire il significato delle opere d’arte
I dizionari dell’arte – Electa