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Maria Attanasio | La Rosa Inversa

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L’erede di un casato baronale di Calacte, in Sicilia, si insedia finalmente nel palazzo di famiglia, lascito faticosamente guadagnato a suon di sberloni giurisprudenziali. Storico per sacra vocazione, il cavaliere sta cercando di assemblare un compendio “valido” degli accadimenti cittadini, ma anche di interrogare le sue radici – più nebulose e indefinite di quanto gradirebbe. Quando si imbatte in una stanza segreta nella pancia della dimora – il gabinetto di scrittura settecentesco del barone suo antenato – dovrà confrontarsi, suo malgrado, con l’idea stessa di “verità” storica…

Il dispositivo narrativo che Maria Attanasio utilizza per La Rosa Inversa (Sellerio) – e che le occorre sia per imbastire uno splendido intrigo popolato da gesuiti caduti in pubblica disgrazia, massoni iperattivi, alchimisti e donne che un po’ dribblano il convento e un po’ fanno penitenza per convenienza – è in realtà un commento colto e mimetico al tenace potere della propaganda. 
Attanasio fa scovare in biblioteca al suo cavaliere a Calacte – pseudonimo prescelto per Caltagirone – la relazione sordida e sensazionalistica di un delitto di grande rilevanza simbolica, rimasto insoluto. Il romanzo riempie i vuoti e attribuisce un percorso e una “backstory” all’apparenza solidissima allo scellerato gesto….. che però è una fake news bella e buona. La relazione c’è e ha circolato, ma come anche Attanasio scoprirà – lì per lì con un certo disappunto -, è stata costruita a tavolino da una tipografia pontificia di Bologna per soffocare gli entusiasmi popolari che dai Lumi francesi – con annessi sovrani decapitati – rischiavano di dilagare anche dalle nostre parti.

Insomma, conte Cagliostro a parte, Attanasio costruisce un congegno narrativo verosimilissimo ma fantasioso che si innesta su un’altra menzogna strumentale. Che lo faccia oggi, pur maneggiando materiale settecentesco e ricostruendo l’atmosfera di conflitto pubblico di quel tempo, non può che confermare la longevità e la presa “perenne” dell’invenzione che serve una tesi o una posizione precisa. È un’avventura erudita, questo libro, ma è anche un’indagine attualissima sulla post-verità e sul panorama informativo che abitiamo nel presente, l’era definitiva della manipolazione e del paradosso.

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