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Per la rubrica “un saggio che si legge come un romanzo” – ma anche un po’ “che scoperta, è narrative non-fiction!” -, eccoci qua con Essere una macchina di Mark O’Connell, in uscita il 18 settembre per Adelphi con la traduzione di Gianni Pannofino e l’ambizione del tutto accidentale di consolarci e/o terrorizzarci mentre attendiamo la nuova stagione di Black Mirror.
Perché sì.
Questo libro è come una versione giornalisticamente attendibile e ben documentata di Black Mirror e, nello spazio condensato di un racconto di viaggio alla scoperta del movimento transumanista, ci accompagna anche lontanissimo, alla volta di una frontiera filosofico-tecnologica che persegue un fine ultimo a dir poco ambizioso: sconfiggere la morte. Per sempre.

Qualche passo indietro. Il transumanesimo è, in estrema sintesi, un movimento che punta al prolungamento indefinito della vita umana. I transumanisti intervistati da O’Connell – che per il libro viaggia in lungo e in largo per gli Stati Uniti, partecipando a conferenze, incontrando i personaggi più disparati e salendo anche a bordo di un elegante camper a forma di bara – non approcciano il tema in maniera univoca, perché assai complicata è la natura del problema che intendono risolvere. Ci sono transumanisti che propendono per il congelamento criogenico del corpo e transumanisti che, impegnandosi a livello accademico nella ricerca neurologica, coltivano anche l’ambizioso progetto di riprodurre a livello digitale il funzionamento del cervello per poi poterlo caricare su un supporto indipendente dall’involucro di origine – o da un qualsiasi involucro, volendo. Ci sono transumanisti, poi, che disprezzano la natura imperfetta dell’organismo umano (colpevole di un fisiologico deterioramento che conduce in maniera per ora inevitabile alla nostra dipartita) e tentano di modificarlo e di potenziarlo, elevando a valore supremo il potere dell’intelletto sulla “carne”.
Avversione per la morte a parte, però, tutti i transumanisti sembrano essere accomunati da quella che somiglia molto a una professione di fede. I transumanisti vogliono esistere il più a lungo possibile perché è solo rimandando la morte che sono certi di poter accedere a un futuro in cui la morte verrà definitivamente debellata. In questo scenario, infatti, la tecnologia avrà raggiunto il suo orizzonte ultimo, una sorta di punto di fuga dal quale sarà libera di progredire a ritmi esponenziali – autogenerandosi, autogestendosi, autoreplicandosi. E risolvendo per noi tutto quello che non siamo ancora riusciti a controllare. La “Singolarità”, questo grande evento che cambierà per sempre le sorti del genere umano, è l’obiettivo da raggiungere per afferrare l’eternità. L’importante è arrivarci – vivi o congelati – per avere la certezza di essere rianimati o di poter usufruire efficacemente delle conquiste scientifico-informatiche.

Pazzi? Visionari? Squilibrati?
Chi lo sa.

Il garbatissimo scetticismo e la curiosità giornalistica di O’Connell ci accompagnano per tutto il libro. E la galleria di personaggi che l’autore incontra è a dir poco stupefacente. Molti operano, lavorano o raccolgono INGENTI fondi nella Silicon Valley – “bacino di utenza” particolarmente ricettivo nei confronti della causa transumanista forse per il suo già strettissimo rapporto con la tecnologia, per la tendenza a intraprendere imprese titaniche partendo dal garage di casa e per l’affinità già consolidata con l’inorganico, il virtuale e il meccanico.
Ci sono transumanisti a Google, come ci sono transumanisti che amministrano le ultime volontà dei guru dell’informatica (e dei più ricchi fra gli ottimisti) dalla periferia di Phoenix, dietro la scrivania del più grande impianto di criogenizzazione degli Stati Uniti. La Alcor può tenervi in sospensione fino al sopraggiungere della Singolarità per 200.000$ (se volete surgelarvi tutti interi) o per 80.000$ (se vi interessa surgelare solo la testa). Ci sono transumanisti nei centri di ricerca neurobiologica delle maggiori università americane che studiano l’architettura del nostro cervello con la speranza di riuscire a farlo “girare” su un supporto diverso dal nostro corpo, destinato a deperire.
Il futuro dei transumanisti, infatti, non è solo un mondo dove, ad esempio, le malattie letali non potranno più nuocerci, ma è un’epoca in cui la nostra mente sarà libera di assumere la forma che preferisce, grazie all’upload su corpi artificiali o alla possibilità di lasciarla fluttuale in uno spazio virtuale potenzialmente infinito.

Da fan della fantascienza e da profonda conoscitrice delle tre leggi della robotica di Asimov (con tutte le menate che ne conseguono) non potevo non lasciarmi risucchiare da questo viaggio, che somiglia – paradossalmente – molto più alle opere di finzione letteraria o filmica che in ogni tempo si sono interrogate sul futuro che a qualcosa di oggettivamente plausibile o “reale”.
Eppure i transumanisti ci sono. Si incontrano a conferenze. Ricevono finanziamenti milionari. E si candidano alla presidenza degli Stati Uniti con una campagna elettorale basata su un unico argomento: dire basta alla morte.
Essere una macchina è un lavoro di ricerca complessissimo e affascinante che, nonostante il tema non proprio immediato, risulta assolutamente comprensibile. E assai fascinoso. O’Connell riflette insieme a noi sul destino della coscienza, sul ruolo delle macchine e della tecnologia nel nostro presente (per intravederne le possibilità o i rischi futuri) e, in ultima istanza, sul valore che attribuiamo alla vita e al tempo, pilastri portanti della nostra permanenza sulla Terra.
Che cos’è una persona?
Un involucro per la mente?
Un sofisticato sistema per la raccolta di stimoli e per l’elaborazione di reazioni?
Una forma primitiva di superuomo immortale?
Le risposte del transumanesimo sono tante. Spesso poco plausibili, a volte terrificanti, sempre estreme. Ma immancabilmente fiduciose e tenaci. Due caratteristiche che, nonostante gli sforzi per revisionare e migliorare le nostre obsolete carcasse, sono quanto di più umano possa esistere.

Leggetevi Essere una macchina.
Che magari la Singolarità non arriva… ma se arriva conviene sapere che cosa sta succedendo. :3

Sto per partire, incredibile ma vero. E quest’anno, forse, riuscirò anche a riposarmi vagamente – nonostante l’adorabile ma impegnativa presenza dell’erede. A grande richiesta (sul serio, mica racconto panzane), arriva dunque l’elenchino di libri che avrei l’ambizione di leggere in agosto. Fallirò? Ne leggerò uno in croce e mi sentirò scema come una roccia? È possibile. Ma non demoralizziamoci anzitempo. Ecco qua una lista ultra-aspirazionale di romanzi e/o vari prodotti editoriali accumulati negli ultimi mesi e inesorabilmente rimandati “a quando potrò finalmente buttarmi a pancia per aria”. Non li ho ancora letti, ma per una serie di ragioni vorrei farlo. E magari verrà voglia di farlo anche a voi. In chiusura, poi, troverete qualche fulmineo consiglio per letture estive già collaudate e dunque raccomandatissime.

Ma procediamo, che se no mi rubano il posto a bordo piscina e l’infante mi scappa prima che possa cospargerlo di protezione OTTOMILA.

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DIVERSI LIBRI CHE VORREI LEGGERE MOLTO

Beatrice Mautino
Il trucco c’è e si vede
(Chiarelettere)

Una biotecnologa e divulgatrice scientifica – molto istruttiva anche su Instagram – tenta di diradare le possenti nebbie del marketing sensazionalistico per aiutarci a decifrare meglio quello che ci spalmiamo in faccia. Dalla cosmesi al BIUTI, una piccola e rigorosissima guida per spendere soldi (spesso parecchi) in maniera più consapevole e saggia.

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Alan Rauch
Il delfino
(Nottetempo)
Traduzione di F. Conte

L’ultimo arrivato nel serraglio della collana Animalía di Nottetempo: un imprescindibile saggio zoologico-culturale sul delfino. Dalle doti acrobatiche ai risvolti mitologici, dalle leggende all’arte, una storia ragionata e super estrosa di una bestia acquatica che sembra meritarsi da centinaia di anni la nostra più sincera fascinazione.

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Simone Lisi
Un’altra cena
(Effequ)

Quattro amici e quattro atti per raccontare una cena. Chiacchiere quotidiane che diventano passettini verso una specie di abisso in cui le cose che non ci diciamo restano in agguato. Vorrei leggerlo anche solo per capire se i commensali, alla fine, riescono a digerire.

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Gail Honeyman
Eleanor Oliphant sta benissimo
(Garzanti)

Traduzione di S. Beretta

Mi pare di capire che Eleanor Oliphant sia piaciuto a tutti. Il che, di solito, è una roba che mi insospettisce. Comunque, la storia è quella di una ragazza un po’ svitata e solitaria che parla solo con una pianta in vaso e tiene tutti a debita distanza, convincendosi che l’autarchia emotiva sia la chiave per superare il grande trauma che l’ha segnata. Ma che succede quando qualcuno tenta finalmente di rompere il guscio? Non ne ho idea, ma vorrei scoprirlo… sperando che Eleanor non diventi la nuova Amélie Poulain.

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Michele Mari
La stiva e l’abisso
(Einaudi)

L’opera di recupero degli arretrati di Mari prosegue con caparbia gradualità. Tanti romanzi non sono stati ristampati per parecchio tempo ed erano praticamente introvabili… ma il vento pare essere cambiato. Anche se di vento, in questo libro, pare essercene ben poco. La storia si svolge su un galeone spagnolo inchiodato dalla bonaccia in un angolo remoto d’oceano. Il racconto segue la diffusione di una follia strisciante e misteriosa che si impadronisce lentamente dell’equipaggio, mentre il capitano – bloccato nella sua branda -, tenta di districarsi nei meandri di una realtà allucinatoria e sconosciuta.

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Michael Crichton
I cercatori di ossa
(Longanesi)

Traduzione di D. Comerlati

Che vi devo dire, Il regno distrutto è piaciuto solo ad Amore del Cuore. Chissà che cosa direbbe Crichton di Jurassic World e seguiti vari, CHISSÀ. Ma non soffermiamoci su domande che non avranno mai risposta. Leggiamo, piuttosto, il primo romanzo a base di dinosauri del compianto creatore di Jurassic Park. La storia è ambientata nel selvaggio West nel 1876. Qui, in mezzo alla polvere e a indiani battaglieri, un paleontologo si accinge a riportare alla luce una scoperta sensazionale, che gli verrà però contesa da una spedizione rivale, pronta a tutto per fargli le scarpe. E forse anche la pelle.
I cercatori di ossa è una specie di evento. Il libro, infatti, è stato “rinvenuto” – non si sa se sottoterra o no – dieci anni dopo la morte dell’autore e non era mai stato pubblicato da nessuna parte.

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Elena Ferrante
L’amore molesto
(E/O)

Della Ferrante ho letto solo la quadrilogia dell’Amica geniale. E, onestamente, vorrei approfondire. E/O ha inaugurato da qualche mese una collana – Le Cicogne – che raccoglie i titoli più emblematici e “famosi” della casa editrice. E il libro che ha fatto conoscere la Ferrante al grande pubblico non poteva mancare. Sempre ambientato a Napoli, L’amore molesto è la storia del rapporto vastissimamente problematico tra una madre (che si ammazza) e una figlia che cerca di sottrarsi al potere soverchiante del loro rapporto.

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Teju Cole
L’estraneo e il noto
(Contrasto)

Traduzione di G. Guerzoni

Teju Cole è un intellettuale a tutto tondo. Fotografo, narratore, artista e viaggiatore, è una delle penne più eclettiche e curiose del panorama culturale contemporaneo. L’estraneo e il noto è una raccolta di articoli e piccoli reportage – mai comparsi in Italia – in cui Cole affronta temi diversissimi, toccando argomenti di pressante attualità (come il movimento Black Lives Matter) e rileggendo gli eventi più disparati attraverso la lente della creatività e della riflessione artistica.

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Isaac Bashevis Singer
Satana a Goraj
(Adelphi)

Traduzione di A. Dell’Orto

Un testo di rara potenza linguistica, fatto di foschi presagi e vasti misteri. Siamo nel 1666, tempo di fedi ferventissime, paesaggi desolati, maledizioni e catastrofi. Sprofondare nel peccato e nell’oscurità per riemergerne purificati: gli ebrei polacchi della piccola comunità di Goraj attendono l’arrivo (profetizzatissimo) del nuovo Messia, che porrà fine al loro Esilio e li condurrà nuovamente in Terra Santa. Peccato che a tirare le fila della sfrenata deriva morale di Goraj ci sia il diavolo in persona e che nessuna promessa, quando c’è di mezzo Satana, può dirsi sacra.

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Tristan Garcia
7
(NN)
Traduzione di S. De Sanctis

Qui basta proprio “il concept” del libro. Sul mercato c’è una nuova droga. Se la prendi avrai la possibilità di ritornare al tuo “schema cognitivo” dei trent’anni, dei venti o dei dodici. Non ho idea di come questa roba possa svilupparsi all’interno di una narrazione o che cosa diamine capiti partendo da queste premesse, ma sono già travolta dalla fascinazione.

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Piero Angela
Il mio lungo viaggio
(Mondadori)

L’autobiografia di Piero Angela. Non penso sia necessario aggiungere altro.

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Tara Westover
L’educazione
(Feltrinelli)

Traduzione di S. Rota Sperti

La vicenda di Tara Westover è così incredibile che, sulle prime, ero convinta che L’educazione fosse un romanzo e non un memoir. Cresciuta in una famiglia di mormoni in mezzo alle montagne dell’Idaho, Tara vive all’interno di un microcosmo completamente scollato dalla realtà. In casa non ci sono libri e non ci sono giornali. Andare a scuola è vietatissimo, la medicina “scientifica” è bandita e le uniche occupazioni possibili per lei e per i fratelli sono aiutare i genitori a mandare avanti il rottamaio del padre o bollire erbe per la madre guaritrice. A diciassette anni, però, Tara scopre un’alternativa… e sceglie di emanciparsi con l’unica arma su cui può ragionevolmente mettere le mani: l’educazione.

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C. S. Lewis
Lontano dal pianeta silenzioso
(Adelphi)

Classicone della fantascienza. Un professore di filologia viene rapito da due scienziati e trasportato su un altro pianeta, Malacandra. Il professore riuscirà a fuggire e partirà per una personalissima esplorazione del mondo su cui è coercitivamente capitato. Incontrerà le creature più impensabili che, condividendo con lui i segreti del loro pianeta, gli sveleranno in realtà il grande mistero della Terra, “pianeta silenzioso” che ha smesso ormai da millenni di comunicare con gli altri mondi.

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Eleonora C. Caruso
Le ferite originali
(Mondadori)

Per la rubrica “Esperimenti arditi”, tuffiamoci nel groviglio della più subdola seduzione. Dunque, trattasi di complicatissimo triangolo sentimentale con devastante resa dei conti finale. Anzi, quadrangolo. Anzi, facciamo così: c’è un bellissimo ingannatore. Si chiama Christian. Christian sta, contemporaneamente, con Dafne – che studia medicina -, Davide – che studia ingegneria fisica – e Dante – un fascinoso quarantenne con famiglia e una RAL assai robusta. Nessuno dei tre, ovviamente, è a conoscenza della vastità delle panzane che Christian – tra un’ondata e l’altra di euforia/autodistruzione da disturbo bipolare – va loro spiattellando. Che accadrà? Ne usciranno mai? Ne usciranno interi? Chissà.

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LIBRI CHE HO GIÀ LETTO (PIÙ O MENO RECENTEMENTE) E CHE SECONDO ME SONO VACANZIERI E MERITEVOLI

Valeria Fioretta
Se tu lo vuoi
(Piemme)

Dunque, seguo Valeria ormai da qualche anno. Amo il suo blog e mi piace ascoltarla dai remoti albori di Snapchat. Sono molto contenta che sia riuscita a trovare il tempo di scrivere un romanzo e sono ancor più felice di averlo apprezzato. Perché quando qualcuno che “conosci” – anche solo virtualmente – scrive qualcosa la faccenda si fa sempre spinosa. Vorresti avere la possibilità di parlarne bene, ma mica è detto che escano sempre delle meraviglie. Niente, Valeria mi ha fortunatamente liberata dall’imbarazzo scrivendo un libro godibilissimo. È una storia di sentimenti, di cuori che si aggiustano e di avventure cittadine estive (in quel di Torino). La protagonista, Margherita, viene brutalmente mollata da un uomo che le piaceva parecchio – e che aveva cercato di irretire con ogni mezzo, fallendo -, evento che la fa sprofondare repentinamente in una specie di rabbiosa letargia da abbandono. Si riprenderà facendo una cosa lontanissima dal suo “personaggio”: la tata per una bambina sveglia ma molto riservata, figlia di un papà single. Già, l’impianto è da commedia romantica… perché sì, è una commedia romantica, alla fin fine. E funziona bene. È un libro leggero (nell’accezione più positiva del termine) e spigliato, pieno di battute sagaci e di sinceri interrogativi sullo stare al mondo. Si legge volentieri, Valeria ha una voce narrante molto caratteristica e si finisce per fare il tifo per Margherita… il che è un ottimo segno, perché ci si affeziona veramente solo ai personaggi che funzionano.
Portatevelo in spiaggia insieme a un bricco di Estathé. La morte sua.

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Marco Marsullo
Due come loro
(Einaudi)

Altro romanzo ad alto tasso di ombrellonabilità, con tanto di Dio in camicia hawaiana e Diavolo che stappa ottime bottiglie di rosso. Non è un libro che vi spalancherà reami inesplorati dell’interiorità, ma la storia è piacevolmente caciarona, nonostante la posta in gioco sia la salvezza eterna delle anime. Come funziona? C’è un tizio piuttosto derelitto e cialtrone – che risponde all’improbabile nome di Shep – che serve (a insaputa delle controparti) sia Dio che il Diavolo. Il suo compito, per entrambi, è quello persuadere gli aspiranti suicidi a gettarsi di sotto (un punto per il Diavolo) o a scendere dal cornicione (un punto per Dio), garantendo così l’equilibrio ultraterreno. Shep, che ancora non si è ripreso dalla rottura con l’amatissima Viola, si barcamena in questo scenario impossibile, facendo del suo meglio per non farsi stramaledire da nessuno dei due importanti committenti e cullando perennemente il sogno di riconquistare la fidanzata perduta – ormai instradata verso una nuova vita.
Portatevelo a bordo piscina – ma solo la piscina è piena di smandrappone come quelle che piacciono a Dio – o in cima a un vulcano. In ogni caso, non scordate il salvagente e non sporgetevi nel cratere.

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Jean Echenoz
Inviata speciale
(Adelphi)

Traduzione di F. Di Lella e L. Di Lella

Echenoz ha una scrittura che, lì per lì, potrebbe anche risultare fastidiosa. Perché è perennemente arguto. In maniera quasi sfiancante. Ogni frase è un piccolo mondo in miniatura dove ogni nevrosi, stramberia o dettaglio insolito vengono amplificati fino ad ottenere un festival dell’assurdità umana. Ciò detto, è così bravo che stai lì e ti sciroppi tutto. Questo libro è una specie di spy-story surreale, che si apre con il sequestro di una bella donna – con poco senso pratico – e si sviluppa in maniera ancor più imprevedibile, trasformandosi in un tentativo di destabilizzazione della Corea del Nord. Lo so, sembra una barzelletta, ma Echenoz vi tira scemi fino alla fine, nonostante le estenuanti descrizioni della vastissima rete metropolitana parigina.

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Temo di essere stata eccessivamente ambiziosa. Ma il buonsenso è palesemente una virtù che non mi appartiene. Quindi metto in valigia… e parto. Sperando di aver scelto bene.
La vostra brama di mamozzi da leggere non si è ancora placata? Date un occhio alle numerose liste e recensioni che popolano coraggiosamente la categoria Libri e il video-archivio dei #LibriniTegamini. E godetevi delle corroboranti vacanze all’insegna della miglior nullafacenza.

Reduce dall’aspra battaglia con 4321, mi sono resa conto di aver bisogno di un solido periodo di decompressione e disintossicazione dai tomi troppo voluminosi. Perché, diciamocelo con sincerità, finire un libro in un giorno o due ha sempre il suo fascino e continua a rappresentare una grande forma di soddisfazione. Ecco, dunque, qualche breve impressione su romanzi altrettanto brevi che ho letto nell’ultimo periodo per ripigliarmi da Paul Auster.

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Gianluca Morozzi
Gli Annientatori

I libri di Morozzi generano su di me il fascino degli animali spiaccicati sulla statale. Sono rivoltanti, ma mi viene anche voglia di avvicinarmi per guardare meglio. Anzi, ogni volta che leggo Morozzi mi convinco sempre di più di non volerlo conoscere, perché se una persona riesce a concepire robe così contorte, inquietanti, spaventose, orribili e contro natura non è possibile che stia benissimo. E Morozzi, come se non bastasse, è anche in grado di produrre sortilegi. Perché, se apri uno dei suoi libri, senti di non poterti alzare finché non l’hai finito. Tutto ciò, come da tradizione, è vero anche per Gli Annientatori. Racconta la storia di uno scrittore quasi fallito che vive a scrocco a casa di una fidanzata che non ama. La cornifica spudoratamente e si approfitta di lei, perché non ha più una lira e non saprebbe dove altro andare. Comunque, un bel giorno la fidanzata scopre l’ultima tresca e lo butta fuori. Maspero, però, viene inaspettatamente salvato da un conoscente – un illustratore volgare e perverso – che gli offre la sua mansarda in un palazzo isolato, abitato da un’intera famiglia di gente un po’ stramba e invadente. Io devo partire, vai a stare da me finché ti serve. E il Maspero, da opportunista qual è, non se lo fa ripetere due volte… commettendo l’errore più tragico della sua vita.
SANTO IDDIO SANTO.

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Madeleine Bourdouxhe
Marie aspetta Marie
(Traduzione di G. Cillario)

Per la rubrica “riscoperte editoriali”, Adelphi ci ha ripescato la Bourdouxe. E non possiamo che rallegrarcene, soprattutto per la presenza di un personaggio femminile così poco “docile”. Marie aspetta Marie è, in soldoni, la storia di una donna che pensa di essere felicemente sposata e soddisfatta della vita che conduce. Durante una vacanza in Costa Azzurra, però, un giovane riuscirà a sconvolgere la serenità posticcia di Marie, ricordandole come ci si sente quando è il desiderio – puro e impossibile da contrastare – a prendere il sopravvento. Un romanzo che racconta il tradimento? Non solo. Un ritratto di donna? Non basta nemmeno quello. È una storia che ci accompagna, pian piano, alla scoperta dei meccanismi che si innescano quando smettiamo di ingannarci da soli e, smascherandoci, ritroviamo noi stessi… preparandoci con fierezza ad accettarne le conseguenze.

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Roberto Camurri
A misura d’uomo

Mi sto appassionando agli scrittori italiani che raccontano la vita nei paesini di provincia. Questa volta ci spostiamo a Fabbrico, piccolo centro emiliano che ospita i protagonisti di questo esordio molto dolente ma anche pieno di piccole speranze di riscatto. È un romanzo strutturato a racconti, con piani temporali differenti e personaggi che si sovrappongono o riappaiono per regalarci un altro punto di vista – o, più spesso, l’illusione che le cose non stiano poi andando così male. I tre protagonisti – affiancati sempre da comprimari non meno incisivi – sono Davide, Anela e Valerio, legati da un’affetto perennemente in bilico tra amicizia e amore. Le loro sono parabole di umanissima rovina e di dolore raccontato senza fronzoli e senza il compiacimento del cinismo. Sono personaggi che preparano continuamente il caffè, che si addormentano ubriachi sui divani altrui, che giocano coi cani quando tornano a casa. O che girano per il paese in bicicletta e affrontano a piedi nevicate molto abbondanti. L’atmosfera è fatta di dettagli minuscoli che contribuiscono a renderli vivi, ad avvicinarci ai loro dilemmi… e ai grandi slanci di pietà e tenacia di cui sono capaci.

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J. G. Ballard
High-rise

Con mia grande sorpresa, sono già riuscita a leggere ben quattro cose che mi ero prefissata per il 2018 – la lista dei buoni propositi libreschi è qui, per la cronaca. Non so se le operazioni proseguiranno con il medesimo impeto, ma per ora sono assai felice di essermi fatta terrorizzare con il meraviglioso ed elegantissimo senso della misura di Ballard. Il condominio è una riflessione sugli impulsi più primordiali ed egoistici che si nascondono sotto la superficie del vivere civile. E di come occorra pochissimo, spesso, per far riemergere la bestialità che cerchiamo caparbiamente di nascondere. Ci troviamo in un condominio di nuovissima costruzione, dotato di ogni automatismo tecnologico e ogni comodità. Piscine, supermercati, ristoranti, parrucchieri, una scuola. Gli abitanti – suddivisi in mille appartamenti – sono perfetti rappresentanti della civilizzatissima classe media dei professionisti, dei medici e dei docenti universitari o del gruppo dei dichiaratamente ricchi, fatto di attori, architetti geniali e orafi di lungo corso. L’allocazione degli inquilini rispecchia, all’interno del condominio, la “posizione sociale” di ciascuno, la loro importanza, lo status di cui possono fregiarsi. I più “poveri” e meno importanti ai piani bassi. I ricchi e i potenti ai piani alti. Tutto è regolato dal decoro, dalla misura, dalla raffinatezza e dalla cortesia. Ma basta un pretesto per far sprofondare l’intero condominio in una spirale di violenza, ambizioni meschine e istinti bassissimi. Un libro affascinante.

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Amélie Nothomb
Colpisci il tuo cuore
(Traduzione di I. Mattazzi)

Un’altra lettura rassicurante. È il primo romanzo della Nothomb con cui mi cimento – già, tutti abbiamo le nostre lacune, dopotutto – e non mi aspettavo di riscontrare anche qui un conclamatissimo “effetto-Morozzi”. Dai, leggo qualche pagina mentre pranzo. E niente, l’ho finito. È una storia di donne: madri e figlie, figlie e amiche, figlie e “madri sostitutive”, figlie e figlie. Ma è anche la storia di una bambina che cresce con la consapevolezza di non essere amata e che, con il passare del tempo, si arma di ogni possibile strumento per riuscire ad affrontare il futuro all’ombra di questo immenso disastro. È un romanzo fatto di crudeltà più o meno consapevoli, di tradimenti che si svelano pian piano, della cecità di fronte al male che possiamo infliggere agli altri per placare le nostre insoddisfazioni, o per rifarci delle ingiustizie che pensiamo di aver subito. Ma parla anche della velocità con cui dimentichiamo quel male, nascondendocelo o negando, compensando o ignorando.
Benvenuta, madame Nothomb.

Archiviato il 2017 – che parecchie cose belle ci ha portato – è arrivato il momento di guardare al futuro. Perché il tempo sarà comunque poco, ma le ambizioni restano vaste. Ora, sicuramente verrò sorpresa in corsa da novità imperdibili che sconvolgeranno ogni mio progetto, ma ci sono un po’ di libri che so già di voler leggere. E, all’incirca, sono questi qua.

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Agnese Grieco
Atlante delle sirene

Mi è arrivato durante le vacanze di Natale e ho salutato l’evento agitando un arricciaspiccia verso il cielo. Da appassionata di creature mitologiche, iconografia del fantastico e leggende più o meno metropolitane, un Atlante delle sirene è una specie di sogno che riemerge dalle profondità del mare. Da Omero a Splash – passando per infinite declinazioni letterarie, musicali, artistiche e drammaturgiche -, questo saggio ricchissimo di immagini e aneddoti traccia una mappa super eclettica delle apparizioni sirenesche più emblematiche, risalendo alle origini del mito e decifrando per noi simbologie, trasformazioni e riferimenti culturali.

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Alex Alice
Il castello delle stelle
1869: la conquista dello spazio

Lo steampunk alla conquista dello spazio! Una graphic-novel (di formato piuttosto monumentale e ricca di tavole veramente strabilianti) per raccontare il viaggio un figlio alla ricerca della madre scomparsa durante una spedizione in mongolfiera verso gli strati più rarefatti dell’atmosfera, per verificare l’effettiva esistenza del misterioso etere. Siamo nell’Età del Progresso, dopotutto, l’epoca delle scoperte geografiche e delle avventure per mare e per terra. Perché non spingersi anche verso le stelle?

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Lev Tolstoj
La felicità domestica

Vorrei riprendere un po’ di slancio per tornare ad affrontare i MEGAROMANZONI russi. Perché, su quell’impervio fronte, mi sono proprio arenata. La felicità domestica dovrebbe tratteggiare il breve ma profondissimo ritratto di una coppia alle prese con i primi accadimenti della vita matrimoniale. Pare sia anche la storia di un progressivo allontanamento, dei cambiamenti che si verificano all’interno di un rapporto che transita inesorabilmente dalle gioie dei primi tempi felici fino a un’indifferenza insuperabile, passando per tutte le minuscole sfaccettature che caratterizzano le relazioni umane più complicate, dettagli che Tolstoj è sempre stato in grado di cogliere e di restituirci con una sensibilità devastante.   

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J. G. Ballard
Il condominio

Visto che l’ultima stagione di Black Mirror non è riuscita ad appagarmi particolarmente, ho deciso di farmi dare una mano da Ballard. Il romanzo è ambientato in un immenso condominio ipertecnologico – un mondo in miniatura, a tutti gli effetti – che, a causa di un blackout, diventerà teatro di una lotta per la sopravvivenza capace di sovvertire gerarchie sociali, norme del vivere civile e il concetto stesso di umanità. Una di quelle letturine distopiche lievi e rassicuranti, insomma.

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Leo Ortolani
Oh! Il libro delle meraviglie

Pochi esseri umani al mondo mi fanno ridere come Leo Ortolani. Ho amato molto Il buio in sala, la sua raccolta di recensioni cinematografiche – che ho comprato anche se le avevo praticamente già lette tutte sul blog – e ho già ordinato Oh!, perché le “Meraviglie della Natura e della Tecnica” che Ortolani ha sfornato nell’arco di vent’anni (e che ritroviamo in questo volume con l’aggiunta di parecchi inediti) me le sono effettivamente perse. Non vedo l’ora.

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Ursula K. Le Guin
The Lathe of Heaven

Un romanzo del 1971 – tradotto in Italia con il titolo di La falce dei cieli e, da quel che ho capito, abbastanza irreperibile – di un’indiscussa regina della fantascienza e del fantastico. Non ho mai letto nulla della Le Guin e sono molto curiosa di cominciare l’avventura. Il libro indaga il rapporto tra sogno, verità tangibile e potere attraverso lo “scontro” tra due personaggi: George Orr (un tizio che si accorge di sognare cose che poi diventano vere) e il dottor Haber, che intende utilizzare Orr per modificare la trama della realtà a suo piacimento.

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Paul Auster
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L’ho già iniziato. Ero curiosa, ma anche molto riluttante, visto che di romanzo imponentissimo trattasi. Sono però già molto felice di aver spazzato via i tentennamenti. 4321 racconta tutte le vite possibili di Archie Ferguson, nato nel 1947 a New York e destinato ad attraversare – nelle sue diverse emanazioni – il Novecento dei grandi eventi storici, delle grandi città e dei grandi movimenti… ma anche della più spicciola quotidianità. È la storia di un uomo comune, rappresentato simultaneamente mentre si sposta lungo quattro sentieri diversi che lo porteranno a vivere quattro vite altrettanto distinte, ma accomunate da alcuni affascinanti punti fermi. Un’opera monumentale e vivacissima che (e lo dico soprattutto per chi è intimorito dai libroni) scorre con grande naturalezza.
Una delle mie solite profezie, visto che con Exit West ci avevo visto giusto, l’estate scorsa: credo sia già un po’ il mio libro preferito dell’anno.

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Roberto Bolaño
Lo spirito della fantascienza

Ho rinunciato a orientarmi in maniera razionale nel mondo di Bolaño. Per cogliere ogni rimando, ogni citazione e ogni indizio che appare nelle sue storie, legandole le une alle altre, ci vorrebbe una specie di dottorato. Non ci riuscirò mai, ma non per questo i suoi libri smetteranno di affascinarmi. Lo spirito della fantascienza è stato scritto da un Bolaño non ancora trentenne e racconta, in un intreccio come al solito labirintico e ricco di divagazioni e ingarbugliamenti surreal-picareschi, l’iniziazione alla vita di un poeta ventunenne che, in quel di Città del Messico, condivide una stanzetta con uno scrittore agorafobico perennemente preda di allucinazioni, deliri e manie.

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Elizabeth Strout
Tutto è possibile

La farò breve. Lucy Barton mi era piaciuto. Cosa faccio, non leggo il “seguito”? Ambientato ad Amghast (Illinois), paese natale dell’aspirante scrittrice fuggita a New York lasciandosi alle spalle fratture difficili da saldare, il romanzo esplora gli effetti del tempo e delle illusioni sfumate sugli abitanti della cittadina, riportando anche Lucy – per la prima volta dopo quasi due decenni – nella casa di famiglia, insieme al fratello (trasformatosi in una specie di grosso bambino il cui unico scopo è preservare quel che era dei Barton) e alla risentitissima sorella Vicky.

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Michele Mari
I demoni e la pasta sfoglia

L’implausibilità dell’impresa mi appare già con molta nitidezza, ma I demoni e la pasta sfoglia è un testo quasi mitologico – e da lungo tempo praticamente introvabile. Il massiccio volume raccoglie una serie di saggi-ossessione che Mari ha dedicato alla tradizione letteraria che più ha influenzato e alimentato la sua ricerca narrativa. È una galleria di mostri, demoni, indimenticabili protagonisti, incubi ricorrenti e realtà deformate. Da Lovecraft al Richiamo della foresta, Mari costruisce un labirinto di rimandi e riflessioni, consegnandoci una lente per esaminare la struttura e le deviazioni imprevedibili del suo cammino di scrittore (e di lettore).

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Antoine Volodine
Terminus radioso

Una steppa contaminata dalle radiazioni nucleari di una Seconda Unione Sovietica prossima al collasso. Una pila atomica semisepolta governa la vita di un kolchoz sopravvissuto – il Terminus Radioso – abitato da un manipolo di superstiti che la radioattività ha variamente maledetto con una serie di doni quasi sovrannaturali. Un romanzo visionario e bizzarro che squaglia i confini dello spazio e del tempo per creare una specie di epica del disastro.

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Jeff Vandermeer
Borne

Il nuovo romanzo di Vandermeer, dopo la favolosissima Trilogia dell’Area X – se è garbata anche a voi, ci vediamo al cinema per Annientamento di Alex Garland. Anche qui, una misteriosa Compagnia biotecnologica governa una città in rovina, popolata da creature mutanti condannate alla pazzia o ad evolversi in modo imprevedibile. Il nuovo enigma è Borne, un grumo di materia verdognola destinato a diventare la chiave per decifrare i segreti più inconfessabili della Compagnia.
Il romanzo uscirà presto anche per Einaudi – con un’altra bellissima copertina di Lorenzo Ceccotti.

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Daniel Clowes
Patience

Un uomo arrabbiatissimo che cerca di salvare la sua storia d’amore. Viaggiando nel tempo. Non so nient’altro. Ma stiamo parlando di Daniel Clowes… e quindi mi basta.

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Adam Haslett
Imagine Me Gone

John viene ricoverato per una depressione inaffrontabile e Margaret, la sua fidanzata, deve decidere se “procedere” con il matrimonio – ora che conosce la malattia dell’uomo che ama e le potenziali difficoltà di una vita insieme. Margaret sceglie di sposarlo e Imagine Me Gone è la storia della famiglia che nascerà da questa decisione difficile ma fondamentale. La storia è raccontata da cinque narratori diversi – Margaret, John e i tre figli – e segue le peripezie del “clan” per decenni, esplorando gli effetti del dolore sulle persone che più ci stanno a cuore e interrogandoci su quello che saremmo disposti a fare per salvare chi amiamo, nonostante tutto.

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 China Miéville
Embassytown

Non so bene da dove provenga questo afflato fantascientifico, ma eccoci qua con China Miéville – uno dei “nuovi” maestri del genere – e con un pianeta alieno di nome Arieka, colonizzato dalla nostra specie in un remotissimo futuro. Gli indigeni parlano una lingua incomprensibile e strambissima. Solo pochi umani sono in grado di decifrarla (gli Ambasciatori), mentre altri vengono utilizzati dagli alieni come “vascelli” per convogliare concetti complessi e altrimenti inesprimibili. Ma gli intrighi politici infuriano, il nuovo Ambiasciatore rischia di incrinare il fragile equilibrio che lega le due comunità e il cataclisma è prossimo…
Sarà che mi è piaciuto Arrival, ma la faccenda del linguaggio e della comunicazione – al cuore di questo romanzo – mi intriga moltissimo. Facciamo amicizia, China Miéville. Vediamo che cosa succede.

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Gianluca Morozzi
Blackout

Tre persone rimangono intrappolate in un ascensore il giorno di Ferragosto a Bologna. Una studentessa che si paga l’università facendo la cameriera, un tizio che abita nel condominio e un sanguinario serial-killer che passa di lì quando ha una vittima da torturare nel suo pied-à-terre. Nessuno può sentirli. Nessuno riesce a comunicare con il mondo esterno. Nessuno può prevedere che cosa si sarà inventato Morozzi.

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Gonzalo Torné
Una relazione borghese

L’antefatto è favoloso: due coniugi vanno alle terme per salvare il loro matrimonio. Joan-Marc, il marito, ripercorre la storia della loro unione infelice rievocando le tappe fondamentali della sua vita “borghese”, riflettendo sul tempo – che deforma e incrina le nostre certezze -, sull’approssimarsi della morte e sul valore (crescente) dell’esteriorità. Una commedia dell’inettitudine e dell’incomprensione, una meditazione ironica e tagliente sulle relazioni umane, sul potere dell’autoinganno e sul fallimento che ci aspetta sempre al varco.
Allegria!

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John Williams
Augustus

Vogliamo fermarci a Stoner? Giammai! Perché John Williams ha scritto anche un romanzo storico – all’apparenza affascinantissimo – sul principato di Ottaviano Augusto, servendosi di un vasto e ramificato intreccio di documenti, trovate letterarie, epistole e diari. Perdonami, Alberto Angela. Ma non è che dell’antica Roma puoi scrivere solo tu.

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Virginia Woolf
Le tre ghinee

La prevenzione della guerra, un’università femminile, un fondo per supportare le donne che vogliono esercitare una professione. Tre “buone cause” che Virginia Woolf analizza in questo scritto, immaginando di aver ricevuto altrettante lettere che richiedono il suo ipotetico sostegno economico. Le tre ghinee, scritto all’approssimarsi del 1938 – e della guerra – è un’indagine sul potere e sul ruolo ricoperto dalla donna in una società che tende(va) a confinarla in una sfera limitata – e strettamente privata.

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Li leggerò? Non li leggerò? Ne leggerò altri e me li dimenticherò tutti? Mi scriverò la lista su un pezzo di carta e li depennerò con cura maniacale man mano che li affronto? Quanti me ne sarò dimenticati?
Non ne ho la più vaga idea.
Ma lo sforzo di progettazione, almeno quest’anno, l’abbiamo fatto.
Speriamo bene.
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Non ho idea di cosa regalerò alla gente che amo e non so nemmeno se farò l’albero di Natale – in questa casa abitano un bambino di un anno e un gatto di sette chili, la vedo grigia -, ma sono assai intenzionata ad industriarmi per i vostri futuri acquisti festivi. Perché si pensa che regalare un libro sia una roba facile, ma non è vero niente. Visto che donare un romanzo o un’ambiziosa opera di narrativa è molto complicato, ho deciso di cominciare con una lista di libri dall’aspetto avvincente e dal pregevole contenuto. C’è un po’ di tutto, tematicamente parlando, e l’idea è quella di farvi trovare qualcosa di adatto ai gusti più disparati ma anche di farvi fare una bellissima figura. Perché nessuno vuole essere quello che, ogni santo anno, distribuisce calzini ai propri congiunti. Smettetela con queste calze, donate un libro fantasmagorico, bizzarro e super interessante!

Cominciamo?
Cominciamo.

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Lettering creativo (ma non solo)

La mia calligrafia è un susseguirsi di bruchi (giuro, in pratica scrivo tutte le lettere uguali e non si capisce niente) e sono pure mancina, il che non può essere che un’aggravante. Tra le numerose ambizioni che albergano nel mio cuore, dunque, c’è anche quella di migliorare quest’incresciosa situazione. Ebbene, ho scoperto che esiste un tenerissimo manuale di lettering – con tanto di esercizi – che dovrebbe sospingermi verso un’esistenza costellata di quaderni pieni di svolazzi armoniosissimi.

Per chi?
Fan del bullet-journal (e dei diari in generale), autori di bellissimi bigliettini di auguri, principi e principesse, ambiziosi estimatori dell’home-decor-fai-da-te.

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Atlas Obscura
Guida alle meraviglie nascoste del mondo

L’Atlas Obscura è la vita. E basta. È una guida-wunderkammer, divisa per continenti, ai posti più bizzarri del mondo, alle stramberie geografiche più estreme e alle usanze più insolite di popoli di ogni genere. Troverete catacombe, costruzioni abbandonate, bar senza senso, sagre dimenticate, musei assurdi, manifestazioni naturali rarissime e angoli pressoché inesplorati. Ogni meta è abbondantemente illustrata e raccontata con il gusto autentico della scoperta.

Per chi?
Viaggiatori incalliti, amici che disprezzano i villaggi turistici, matti, curiosi e sognatori.

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Errico Buonanno e Luca Mastrantonio
Notti magiche – Atlante sentimentale degli anni Novanta

 Una raccolta di nostalgie e ricordi degli anni Novanta, corredata da una gran quantità di immagini che vi faranno tornare in mente i poster che tenevate in camera alle medie. Da Lady Diana ai Backstreet Boys, dalla Smemoranda a Non è la Rai, un viaggio televisivo, musicale e “sociologico/consumistico” nel decennio che ha segnato – nel bene e nel male – il nostro immaginario.

Per chi?
Amici nati negli anni Ottanta che, presto o tardi, hanno irrimediabilmente posseduto un Tamagochi. E non l’hanno mai dimenticato.

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J. K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Con le illustrazioni di Jim Kay

Jim Kay sta alacremente proseguendo nelle gigantesche operazioni di illustrazione dell’intera saga di Harry Potter e, quest’anno, siamo arrivati al terzo volume. È cromaticamente un po’ più cupo dei precedenti (il che non mi pare strano, devo dire), ma suscita altrettanta meraviglia.

Per chi?
Per chi è cresciuto con questi libri e si merita un’edizione bellissima da sbandierare a destra e a sinistra. E anche per i maghi del domani.

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La mini-collana Piccole donne, grandi sogni
di Maria Isabel Sánchez Vergara

Una serie coccosamente illustrata per raccontare, in poche pagine, le vicende biografiche di alcune donne particolarmente degne d’ammirazione. I primi quattro librini sono dedicati ad Agatha Christie, Coco Chanel, Frida Kahlo (lo so, lo so, Frida è ovunque – portate pazienza) e Amelia Earhart.

Per chi?
Bambine (e signore) ribelli che si sono già lette le favole della buonanotte, donne che – com’è doveroso – fanno il tifo per le altre donne.

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Edward Sorel, I diari bollenti di Mary Astor

Amici, quando un libro Adelphi ha una copertina così vuol dire che dev’essere capitato qualcosa di rivoluzionario. Vi rimando all’esaurientissimo articolo di Rivista Studio per approfondire ogni pagina del libro, ma qui sarò breve. Edward Sorel – celeberrimo disegnatore e grafico americano – ricostruisce e illustra una storia vera, quella del controverso processo “a luci rosse” di Mary Astor, trascinata in tribunale dal marito cornuto per la custodia della figlia. Le rivelazioni della Astor, attrice non di primissimo piano ma adorata dall’autore per una vita intera, fecero tremare l’intero establishment hollywoodiano di metà anni ’30. I suoi diari, insieme a una montagna di articoli scandalistici dell’epoca, sono serviti a Sorel per ripercorrere e riversare in queste pagine la sua turbolenta e labirintica vicenda, riportando al contempo alla ribalta un mondo luccicantissimo… che non c’è più.

Per chi?
Gente che a casa ha un bel mobile-bar, gente che non legge Gente, gente che non si rassegna a imboccare il viale del tramonto, gente che ama il cinema – con un po’ di nostalgia.

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Simon Stålenhag, Loop

Per spiegarla sinteticamente, dovrei dire che Loop è una distopia scandinava pittorico-narrativa, post-bellica e anche un po’ nuclearizzata. Visto che non sarebbe chiarissimo, temo sia meglio espandere un po’ il concetto. Il libro racconta un mondo parallelo, quello di una piccola cittadina svedese al confine con il più grande acceleratore di particelle mai costruito al mondo. Il progetto Loop, attivo tra il 1954 e il 1969, ha lasciato alle sue spalle un paesaggio bizzarro e surreale: robot abbandonati che si aggirano nella neve, enormi impianti industriali dall’aria assai cinematografica, boschi pieni di dinosauri, relitti arrugginiti. A raccontarci quel che rimane del Loop, vent’anni dopo, saranno dei ragazzi cresciuti all’ombra di questo sconfinato cimitero industriale, tra scienza e immaginazione.
Illustrazioni favolose e struggenti. Livello massimo di allucinazione collettiva.

Per chi?
Orfani di Asimov, lettori di fantascienza ormai annoiati dalla fantascienza, ingegneri, meccanici, costruttori di intelligenze artificiali.

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The Legend of Zelda. L’arte di una leggenda

Un librone grossissimo, illustratissimo e completissimo su Zelda. È una sorta di enciclopedia ufficiale – con tanto di bolla papale della Nintendo – sul mondo di Zelda e sulla creazione di personaggi, meccaniche e ambientazioni. Visto che uno dei temi principali è anche “the art of”, troverete anche una vagonata di immagini, studi e meraviglie visuali che hanno contribuito a farvi invasare con Zelda.

Per chi?
Amiche e amici videoludici, nostalgici, splendidi geek e aspiranti game-designer.

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H. P. Lovecraft, Il Necronomicon
(a cura di Giuseppe Lippi)

Siamo abituati a dare in escandescenze per la bellezza delle edizioni estere di una determinata opera, ma capita raramente che un’edizione italiana ci sconvolga in maniera particolare. Ecco, adesso c’è un Necronomicon INCREDIBILE anche per noi, curato e assemblato da Giuseppe Lippi, che è un po’ il gran sacerdote di Lovecraft nel nostro paese.

Per chi?
Per i più coraggiosi estimatori della letteratura fantastica – il Necronomicon, dopotutto, è il libro che conduce il lettore alla pazzia – e per gli adoratori di Cthulhu (anche se per evocarlo davvero conviene orientarsi su questo).

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Mamma, mi racconti la tua storia?

Non credo che MADRE sia il tipo, ma magari la vostra mamma sì. Se avete una genitrice predisposta, un’idea del genere potrebbe scatenare cose assai belle. Come funziona. Il libro è una sorta di diario pieno di domande a cui la vostra mamma dovrà rispondere, più spazi in cui appiccicare fotografie e importanti pezzetti di carta. Le domande sono raggruppate in quattro macro-sezioni (“Quando eri piccola e sei diventata grande”, “Quando ti sei innamorata e sei diventata mamma”, “Il tempo libero e le cose che ami” e “Chi sei diventata”) che, nel loro complesso, hanno lo scopo di restituire un ritratto dell’essere umano che conoscete come mamma ma che, nel passato più o meno recente, ha amato, dimenticato, gioito o superato difficoltà. Ha vissuto, insomma. E magari ha voglia di prendersi un po’ di tempo per riordinare i ricordi, facendosi dare una mano da questo libro. Per affidarveli e regalarveli FOREVER.
Se la cosa vi garba, c’è anche una versione per sorelle e per amiche.

Per chi?
Ma per la vostra mamma, ovvio!

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The Art and Soul of Blade Runner 2049

Il nuovo Blade Runner mi è piaciuto molto. Non riesco ancora bene a capire se sia capitato perché è effettivamente un gran film o perché sono semplicemente rimasta ipnotizzata. Comunque sia, una cosa è chiara: Blade Runner di Villeneuve è una felicità per gli occhi – e mi immagino che debba esserlo anche un art-book dedicato al film. Li adoro, gli art-book dei film. Li desidero sempre ma poi non me li compro mai. Dobbiamo invertire questa stupida tendenza. Prima del 2049, magari.

Per chi?
Minimalisti, estimatori della fantascienza, groupie di Ryan Gosling, amici delle macchine volanti, fidanzate olografiche.

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Ti saluta STOCAZZO!

Dei primi due pregevoli volumi di questa STRABILIANTE serie di coloring-book avevo già parlato qui, ma ora è d’obbligo tornare sull’argomento per segnalare due gloriose nuove uscite: Enlarge your pencil! (40 categorie porno da colorare) e il beneamato Ti saluta STOCAZZO!, con 40 nuove parolacce e ingiurie su cui sfogare tutta la vostra ira repressa.

Per chi?
Amici di birrette, collezioniste di pennarelli assetate di vendetta, fan di Calciatori Brutti, compagni e compagne di banco.

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Petunia Ollister, Colazioni d’autore

Petunia Ollister è un’istituzione dell’Instagram librario e la sua rubrica #bookbreakfast appare ogni settimana anche su Robinson di Repubblica. Poco tempo fa è uscito il suo libro, che raccoglie le sue colazioni letterarie più belle, accompagnate da ricette e citazioni. Fa venire molta fame. E anche molta voglia di leggere.
P.S. La copertina diventa una tovaglietta.

Per chi?
Social fotografi in cerca di spunti per leggere qualcosa di nuovo, aspiranti pasticcere, bibliofili che si portano i libri anche a tavola.

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Detlef Bluhm, I gatti e le loro donne

Cinquanta quadri che contengono almeno un gatto e una donna, accompagnati da un fascinoso mini-excursus artistico che contestualizza l’opera e il ruolo dei felini ritratti. La selezione dei dipinti è super trasversale, quindi troverete epoche e correnti artistiche diversissime – ma comunque assai miagolanti.

Per chi?
Gattare e gattari, assidui frequentatori di mostre, gente che tenta invano di dipingere il proprio gatto e che ama i saggi artistici dal taglio originale.

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 Every Child Is My Child. Storie vere e magiche di piccola, grande felicità

Una raccolta di favole, scritte da una quarantina di personaggi molto amati della televisione, della musica, della cultura e dello spettacolo italiano e illustrate da altrettanti artisti, per aiutare concretamente i bambini siriani. Tutti i proventi del libro verranno devoluti a favore della costruzione di una scuola al confine con la Turchia, là dove di storie positive e racconti pieni di gioia c’è parecchio bisogno. Perché i più piccoli hanno già sofferto abbastanza. Ed è ora di cambiare le cose.

Per chi?
Per chi ha bimbi che necessitano di una storia della buonanotte e per chi crede che il futuro dei più piccoli sia anche una nostra responsabilità.

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Dolci americani

Non immaginatevi uno di quei libroni da cucina super patinati con la copertina rigida e intenti più “espositivi” che pratici, perché questa raccolta di ricette somiglia di più a una rivista… e punta all’utilità, anche se credo contenga le foto più belle che io abbia mai visto scattare a un pezzo di torta. Ci sono tutti i grandi classici della pasticceria americana – cheesecake, donut, pancake, tortazze di mele e compagnia danzante – spiegate in maniera agile ed efficace.

Per chi?
Gente che vive da California Bakery, fan di unicorni e arcobaleni, potenziali concorrenti di Bake Off Italia (ma anche pasticceri del tutto inetti), frequentatori dell’hashtag #foodporn.

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Paleoart

Di questo libro avevo già parlato nella mia lunghissima wishlist Taschen, ma non posso esimermi dal piazzarlo anche qui. Un po’ perché in una lista di tomoni arroganti non può mancare un titolo Taschen e un po’ perché trovarmelo sotto l’albero mi farebbe di certo versare copiose lacrime. Comunque, Paleoart è un viaggio visivo nella rappresentazione artistico-scientifica della preistoria. È pieno di dinosauri incredibili e di paesaggi vecchi di milioni di anni – così come siamo riusciti ad immaginarli e a farli rivivere sulla carta.

Per chi?
Addestratori di velociraptor, registi di kolossal, aspiranti paleontologi, paesaggisti, Chris Pratt.

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Elena Ferrante, L’amica geniale

Il Natale è una calamita per i cofanetti e le edizioni rilegate, abbellite e rimpolpate. E quest’anno tocca alla quadrilogia dell’Amica geniale. Non c’è molto altro da aggiungere, a parte NINO SARRATORE MERDA.

Per chi?
Gente in cerca di un bel polpettone da leggere, ragazze che pensano di avere un fidanzato che fa schifo (così si consolano), futuri telespettatori che vogliono arrivare preparati alla serie, cofanettari incalliti.

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Abbiamo finito? Direi di sì.
Felice shopping festivo. E ricordate: regalate i libri splendidoni, che sono anche facili da impacchettare.

Per ulteriori ispirazioni, date un occhio all’archivio dei #LibriniTegamini o alla nutritissima categoria Libri.

Non so che cos’abbia di speciale la spiaggia, ma in spiaggia si legge a una velocità supersonica. Nessun altro luogo, contesto o stato d’animo è vagamente paragonabile. Mi stendo al mare e, nonostante il sudore, gli esuberanti COCCOBELLI – l’argomento di vendita dell’estate 2017 era il seguente: COCCOBELLO TI TIRA IL PISELLO! -, le anziane che enumerano a gran voce i loro guai e i bambini che protestano perché secondo le loro madri non è praticamente MAI il momento di fare il bagno, ecco – nonostante tutti questi insormontabili ostacoli, io leggo. Molto rapidamente.

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Qui, in ordine di apparizione, troverete tutti i libri – non molto voluminosi, perché avevo bisogno di una botta d’autostima – che ho fagocitato al mare nelle due ore scarse che mi è talvolta capitato di trascorrere in spiaggia mentre Minicuore dormiva e i nonni o il papà vegliavano su di lui.

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Michele Mari, Leggenda privata
Einaudi

Mai ci fu libro meno ombrellonabile di questo, ma in Sardegna sono riuscita a portarmi in spiaggia un Millennio, quindi nulla può più spaventarmi. Comunque. Leggenda privata è un’autobiografia labirintica che procede per mostri e ossessioni, passioni (più o meno disdicevoli) e spettri in agguato nell’ombra. Se amate Mari – come non posso esimermi dal fare – questo libro diventerà uno dei vostri incubi più interessanti. Quel che è certo è che non guarderò mai più un uovo sodo con gli stessi occhi.

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Silvia Bencivelli, Le mie amiche streghe
Einaudi

Silvia Bencivelli – giornalista scientifica – ha scritto un libro per mandare garbatamente a quel paese chi, all’improvviso, decide di abbandonarsi all’irrazionalità più assoluta. Dalla dieta del gruppo sanguigno ai rituali esoterico-alternativi per far girare dalla parte giusta i bambini podalici, dai vaccini all’oroscopo, Alice – la protagonista – passa in rassegna le stupidaggini più clamorose del nostro tempo, nel tentativo (forse troppo ottimistico) di aiutarci a rinsavire e di rispondere a una domanda dalle conseguenze potenzialmente devastati: perché, di grazia, LA GENTE crede a queste colossali cretinate? È un libro godibile e arguto, che risponde a un nobile intento. Vorrebbe essere un romanzo, ma non mi sembra che ci riesca moltissimo. Prendetevi quel che c’è di buono.

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superzelda

Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta, Superzelda
Minimum Fax

Si sa, ai casi editoriali ci arrivo sempre con almeno un paio d’anni di ritardo. Comunque, Superzelda è la biografia disegnata di Zelda Fitzgerald, donna imprevedibile e turbolenta, appassionata e anticonformista, splendente e folle – sia in senso metaforico che clinico. Avrei potuto dire “Zelda Fitzgerald, la moglie di Francis Scott Fitzgerald”, ma un “moglie di” con lei non avrebbe funzionato. È una storia di creatività, difficoltà quotidiane, squilibri, talento, inquietudini e violente oscillazioni, scritta e disegnata a partire da un grande lavoro di documentazione e ricostruzione. Com’era davvero Zelda? Chissà, forse non lo sapeva nemmeno lei. Con questo libro, però, mi piace pensare di essere riuscita a conoscerla almeno un po’. Magari di sfuggita, a una festa che dura da tre giorni.

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exit west

Mohsin Hamid, Exit West
Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi

C’è già un #LibriniTegamini, ma ripetere quanto questo libro sia straordinario non fa mai male. Hamid esplora il tema della migrazione e della fluidità delle società globali attraverso una storia d’amore che nasce nel momento meno propizio, in un paese sull’orlo del baratro, spaccato da una guerra civile che spazzerà via ogni speranza di normalità. I due protagonisti, come tanti altri, scelgono di abbandonare il loro mondo per avventurarsi verso l’ignoto, attraversando clandestinamente una delle tante “porte” che conducono verso un altrove incerto. È un romanzo prezioso, saggio e umanissimo… e sospetto sia anche la cosa più bella che leggerò quest’anno.

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piastrellista

Lars Gustafsson, Il pomeriggio di un piastrellista
Traduzione di Carmen Cima Giorgetti
Iperborea

La nuova collana Luci – con copertine infallibilmente bellissime – raccoglie i titoli che hanno contribuito, negli anni, a fare la storia di Iperborea. Il pomeriggio di un piastrellista è una specie di trionfo di mestizia scandinava. Racconta la giornata di “lavoro” di un vecchio piastrellista solitario, impegnato a sistemare un bagno in una casa sinistra e apparentemente disabitata. È una storia di abbandono e rimpianto, isolamento e bottiglie vuote, equivoci e menti ingarbugliate dal tempo. Non sono in grado di capire se mi sia piaciuto o no… perché non capita spesso di trovare un libro capace di emanare una malinconia così contagiosa.

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 Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero
Minimum Fax

C’è un #LibriniTegamini, ma diciamo due cose anche qui. Sofia si veste sempre di nero è un romanzo di formazione, credo. O una raccolta di racconti. O una riflessione collettiva sui legami che stringiamo e su come ciascuno di noi scelga di costruirsi un rifugio sicuro. Ogni capitolo è affidato a un personaggio o a una voce diversa. Tutti, in qualche modo, hanno fatto parte della vita di Sofia e, nel raccontarla – inseguendola, fraintendendola, allontanandola o salvandola -, spalancano una finestrella sul loro mondo, sui compromessi che hanno accettato e sui tentativi di afferrare un po’ di felicità. O di pace, almeno. Bello? Bello.

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hoban leone

Rusell Hoban, La ricerca del leone
Traduzione di Adriana Motti
Adelphi

Un padre che fugge dalla vita che ha sempre conosciuto e un figlio che lo insegue, cercando la propria strada. Due personaggi che si spostano, divergendo per poi ritrovarsi, sulla mappa di un mondo che sembra non avere più zone inesplorate o misteri da scoprire – leoni a parte. La ricerca del leone è un romanzo che trasforma la quotidianità in mito, in una fiaba avventurosa che ridisegna confini e luoghi per rovesciare all’esterno – e rivestire di denti e pelliccia dorata – i nodi irrisolti che ci appesantiscono il cuore. È un libro strano e misterioso… e non somiglia a nient’altro.

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Hanif Kureishi, Uno zero
Traduzione di Davide Tortorella
Bompiani

Un anziano regista malmessisimo – sedia a rotelle, pannolone, bava alla bocca e compagnia danzante – si ritrova in casa un ambiguo figuro che procede spedito a trombargli l’adorata moglie, puntando al patrimonio. Waldo, però, non è un vecchio scemo… e non ha la minima intenzione di tollerare in silenzio lo scempio che si sta consumando sotto al suo naso. La vendetta, per quanto caotica nel metodo e dolorosa da infliggere, sarà inesorabile. È un libro amarissimo che contiene una specie di compendio dei nostri istinti più bassi: nessuno è innocente (e nessuno sembra esserlo mai stato, specialmente in amore) e da tutti, prima o poi, potrete attendervi una battuta devastante o una perla di limpidissimo cinismo.

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sirene

Laura Pugno, Sirene
Marsilio

A ogni pagina di Sirene mi sono domandata MA CHE DIAVOLO STO LEGGENDO. Non sono uno spirito facilmente impressionabile, ma PORCA MISERIA CHE COSA STA SUCCEDENDO. Ebbene, in un futuro imprecisato dove l’umanità cuoce sotto a un sole malevolo che divora l’epidermide, la gente campa male e la Yakuza (che vi devo dire) prospera. Samuel, il nostro valoroso protagonista, lavora in uno stabilimento dove le sirene vengono allevate e macellate. Perché sì, ci sono le sirene, le sirene non somigliano per niente ad Ariel – sono solo vagamente umane e non capiscono niente – e le sirene sono buonissime da mangiare. Anzi, tutti hanno completamente perso la brocca per le sirene. Samuel, un bel giorno, decide di accoppiarsi con una sirena dell’allevamento – SAMUEL SANTO IDDIO SANTISSIMO -, devastandosi irrimediabilmente la vita e innescando una catena di eventi che non faranno che confondervi, terrorizzarvi e spappolarvi il cervello ancora di più. Non so come abbia fatto Laura Pugno a inventarsi un simile mindfuck-zoologico-apocalittico-tarantinian-manghesco, ma mi sono divertita moltissimo. Anche se mi è venuto da vomitare a più riprese.

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reza

Yasmina Reza, Felici i felici
Traduzione di Maurizia Balmelli
Adelphi

Mogli, mariti, figli, amici, amanti. Una galleria di personaggi che si muovono sul grande palcoscenico della nevrosi quotidiana. Ogni capitolo è affidato a un personaggio diverso e ogni storia contribuisce a stringere o azzoppare legami, fiducia e speranze, in una sorta di gigantesco mulinello di tradimenti, confidenze e compromessi. Un romanzo “teatrale”, che racconta con allegra amarezza tutto quello che non osiamo dire. Nemmeno sottovoce.

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arminuta

 Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta
Einaudi

Che meraviglia. Che splendida scoperta. L’Arminuta è un libro vivissimo, pieno di una grazia terribile. La farò breve: siamo in Abruzzo. Una ragazzina di tredici anni, un bel giorno, viene scaricata con una valigia in mano sulla soglia di una casa mai vista prima. È la casa della sua famiglia, una famiglia povera e numerosa che non l’ha cresciuta ma che ora è chiamata a riprendersela, una famiglia di perfetti sconosciuti. L'”Arminuta” – la ritornata – dovrà venire a patti con una realtà di cui non sospettava l’esistenza, ricucendo lo strappo dell’abbandono e ritrovando un po’ di terra da mettere sotto ai piedi. È un romanzo affascinante e doloroso, tenace e sanguigno, scritto in una lingua precisa e schietta, ricca di registri e sfumature diverse, di sapori e di ricordi amari. Una gioia.

*

E questo è quanto, cari tutti.
Avete letto qualcosa di bello quest’estate? Consigliate! Consigliate!

Per farla breve, Lazzari riesce all’incirca a rappresentare tutto quello che amo.
Come avrete modo di sentire anche nel magistrale Snapchat-video che ho appiccicato un pochino più sotto, sono una di quelle classiche persone che ogni due giorni molesta pubblicamente Lazzari con esortazioni di questo tenore: CHE COS’HA IL VENETO CHE NOI NON ABBIAMO? PERCHÉ NON APRITE A MILANO, PERCHÉ! CHE COSA DOBBIAMO FARE PER CONVINCERVI? ANCHE NOI VI MERITIAMO. NON POSSO MICA VENIRE A VERONA OGNI TRE GIORNI.
Lazzari, il mio personalissimo Winner Taco.

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Crociate per l’apertura di punti vendita milanesi a parte, di Lazzari amo con trasporto soprattutto le stampe. E l’attenzione un po’ folle per il dettaglio, soprattutto zoologico. La gonna-squalo? Ce l’ho ancora sul gozzo. I colletti con i narvalini? Svengo. Anna Kövecses che disegna alpaca e gattini neri che giocano coi gomitoli? LEGATEMI ALL’ALBERO MAESTRO.
Per celebrare degnamente la collezione autunno-inverno, mi sono magicamente trasformata in una #LazzariGirl ricoperta di cigni e ho fatto l’unica cosa che sembro in grado di fare con una certa efficacia: consigliare dei libri da leggere. Possibilmente in tema con il mood ricercato, giocoso e originale del brand.
Il risultato, come vi conviene moltissimo verificare qua sotto – se già non vi siete visti tutto quanto su Snapchat -, è una puntata speciale di #LibriniTegamini, con quattro nuovi consigli di lettura.

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Per i più inclini alle comodità dell’acquisto d’impulso, ecco dove trovare i quattro preziosi tomi:
Michel Pastoureau, Bestiari del medioevo
Martin Hopkinson, Ex Libris: The Art of Bookplates
Robert Sabuda, Encyclopedia Prehistorica: Dinosaurs
Benedetta Craveri, Amanti e regine 

Per chi volesse giustamente riempire Lazzari di miliardi e lingotti d’oro, invece, ecco qua il favoloso shop.

E niente. È stato bellissimo. Cignetti e libri fantastici a tutti.

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Se siete stati attenti e seduti belli dritti, saprete di certo che su Tegamini c’è una paginina con un elenco di libri ragguardevolissimi. Sono assai fiera delle mie recensioni delle cose da leggere… mi sembra di servire a qualcosa. Ecco, ma allora non passo proprio tutto il tempo a dire delle stupidaggini! Consiglio anche dei fantastici libri! Non sto qua a lagnarmi e basta, genero CULTURA. Dov’è il mio invito al party dell’Accademia dei Lincei?
Molto bene.
L’estate si avvicina, le celluliti fremono, le zanzare ci assalgono, i MOITI si moltiplicano e le pubblicità dei deodoranti impazzano – “Più sudi, più sai di fresco!”… Se qualcuno è riuscito a trasformare il sudore in freschezza me lo dica, poi, che la mia è proprio curiosità scientifica. Insieme all’eterno ritorno – su ogni genere di settimanale e mensile – dell’impraticabile e stupidissima Dieta del Gelato, in questo periodo salta fuori anche un’altra faccenda, che non si sa bene se sia vera o no. C’è questo mito che in vacanza tutti leggono perché – finalmente – hanno il tempo di farlo. Gente che non sfoglia neanche la Gazzetta al bar che, all’improvviso, sostiene di voler andare in ferie solo per spararsi un mattone di 800 pagine dopo l’altro. Vado a Ibiza coi miei amici. Niente, ci siamo io, Bomber, il Manfo, Poldino e il Lollo. Ma i culetti sodi non ci interessano. Andiamo a Ibiza per stare sul balcone a leggere il grande romanzo americano. O Guerra e pace, finalmente. Non si limonerà mai, ma sarà l’estate più bella di sempre. Ecco. Per risultare credibili, intanto che siete lì a dire delle enormità del genere, vi conviene pianificare un po’. Perché l’editoria è vasta e infida, e non potete mica telefonare a Baricco ogni volta che vi smarrite. Insomma, cosa sarebbe saggio leggere? Io non ne ho la più vaga idea, onestamente, ma posso dirvi che cosa è piaciuto a me (più o meno di recente). Allo scopo, potete andarvi pescare qualcosa dalla sempre fantasticissima Pagina Tegaminica della Suprema Utilità Letteraria o spulciare un po’ i libri che vi appiccicherò qua sotto. Ed è subito Pietro Citati.
Procedo, và, che poi avete da comprare i solari e creiamo ingorgo.

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Aleksandar Hemon
Il libro delle mie vite
Einaudi
Traduzione di Maurizia Balmelli

Aleksandar Hemon è un po’ un miracolo, secondo me. Il libro delle mie vite è un’autobiografia a racconti, è un giro nella stranissima vita di una persona che ne vede di tutti i colori. C’è l’amore, c’è lo sradicamento, ci sono mille problemi d’identità, c’è la guerra e ci sono momenti di una gioia così limpida che ti siedi in terra e dici ma perché non ci vado anch’io, a giocare a pallone al parco con degli sconosciuti. E alla fine ci si commuove profondamente e ci si dispera come ci si dispererebbe per qualcuno a cui vogliamo bene. Hemon dice le cose in una strana maniera. Se vuole parlarti, che ne so, di un cuore, inizierà dai remoti capillari che ti si rompono dietro al ginocchio. Se vuole parlarti, che ne so, di Sarajevo che cade a pezzi, inizierà dai cani che ha avuto nella vita. E si capirà tutto lo stesso. Anzi, si capirà meglio.
Vi consiglio con passione e grandi scuotimenti di pon-pon anche Il progetto Lazarus, ma vi va di lusso anche se cominciate da qui. Che poi a settembre arriva Amore e ostacoli, che sarà altrettanto mirabile. Fate riscaldamento.

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Shirley Jackson
Abbiamo sempre vissuto nel castello
Adelphi
Traduzione di Monica Pareschi

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

Se la vostra famiglia vi sembra un casino, non siete ancora andati a cena a casa Blackwood. E se il vostro paese vi sembra un orripilante covo di bastardi ignoranti e impiccioni, non avete ancora conosciuto i concittadini di Merricat e Connie.
Uno spasso, insomma.
Perché, adesso che ci penso meglio, mi è tutto più chiaro. Questo qua è un libro sulla tortura psicologica, la follia, la solitudine, l’invidia e l’emarginazione. Solo che è bello da leggere e pieno zeppo di ammirevoli ingranaggi di una precisione quasi inquietante. Che è una discrepanza che può trarre in inganno, ogni tanto. Constance e Mary Katherine vi spaventeranno a morte – mica serve un’abbazia falciata dalle intemperie per inventarsi due perfette eroine gotiche -, ma sarete ben contenti di accompagnarle a raccogliere l’insalata mentre tutto precipita, si sbriciola e si fa sempre più intollerabile. Voi, in barba al senso di minaccia incombente (giuro, non ho mai visto tanta roba che incombe come in questo libro), gongolerete. Ma è meglio se non tirate sassi.

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Anthony Marra
La fragile costellazione della vita
Piemme

La guerra in Cecenia! Repressione! Povertà! Un freddo boia! Tortura! Soldati che ti bruciano la casa! Punti di sutura col filo interdentale! Spioni! Contrabbando!
Come potete chiaramente vedere, Piemme ha cercato di buttarla un po’ sul ridere. Bei colorini in copertina, bimbe e anemoni di mare. Che poi è tutto vero, tecnicamente, ma non è che regni proprio la spensieratezza. Lì per lì non c’è molto da stare allegri, ma vi accorgerete all’istante che saranno i protagonisti – nonostante abbiano già le loro belle sfighe – a tenervi su. Sono tre figure quasi mitologiche, nella loro forza, innocenza e imperfezione. E Marra fa dei numeri non indifferenti per farci capire chi sono davvero e come siano riusciti ad arrivare fin lì. Le strade, gli eventi e le coincidenze che li portano ad incontrarsi – con tutta la conoscenza e le cicatrici che comportano – riescono a dare un senso anche alla tragedia peggiore, riordinano sentimenti e idee. Perché tutti quanti – anche quelli che somigliano di più a delle comparse – sono personaggi ricchissimi, gente che ti interessa, che vorresti sapere come sta. Oltre all’ingente partecipazione umana che suscita, questo libro bisognerebbe leggerlo anche solo per la struttura. Ci sono degli incastri meravigliosi. Ti metti lì e dici proprio ma che bello, allora è così che è andata. Forse fa anche diventare coraggiosi, questo libro.

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Philipp Meyer
Il figlio
Einaudi
Traduzione di Cristiana Mennella

Oltre ad un affascinante corso accelerato su come diventare indiani e/o trovare il petrolio, questo libro è una specie di monumento. È un’avventura epica, la storia di una famiglia lungo tre generazioni e un ritratto dell’America che cambia. È brutale, schietto, nemicissimo dei luoghi comuni e delle polpettonate auto-consolatorie e scritto in una maniera straordinaria. Le voci sono tre – il capostipite, il figlio rinnegato e l’ultima erede dell’impero – e ogni capitolo è un nuovo frammento della loro vita e, insieme, dell’epoca che abitano. Anzi, ogni capitolo è un po’ un pozzo piantato in mezzo a una di quelle pianure vastissime, con il cielo che sembra fuori scala. E in fondo ai pozzi ci sono delle anime molto pesanti, che fanno di tutto per rimanere a galla.
Bonus track: per capire meglio che cosa si prova, Philipp Meyer ha davvero scuoiato un bisonte e mangiato non so più quale organo interno della derelitta bestiona. Si è anche costruito un arco. Nulla si sa su come abbia digerito o sulla sua mira, però.

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Sylvia Plath
The Bell Jar
(questa qua è l’edizione Harper dei cinquant’anni)

Di Sylvia Plath sapevo tre cose in croce (quelle che sanno tutti, immagino), ma non l’avevo mai letta. Neanche le poesie, Tumblr a parte. Sentendomi in difetto nei confronti di Lisa Simpson, che con The Bell Jar ci si sventolava alle elementari, ho deciso di cominciare da qui. E non mi aspettavo che fosse così bello. Così “vicino” e moderno, anzi. La Plath me l’immaginavo molto più parruccona e ingessata. Un po’ aulica, pure. Sono scema io, che associo la poesia a roba che fa fare fatica. Eh, il romanzo di una poetessa, sarà un pacco. E invece no, mi è piaciuto immensamente… e mi sono anche andata a cercare i rimandi autobiografici, con la mamma che scrive all’editore che sarà un casino, se lo pubblicheranno negli Stati Uniti, e tutta la faccenda delle giovani donne super promettenti che vanno a lavorare a New York. Sono così contenta di averlo letto che non voglio farvi prendere male con la storia – “brillante studentessa cerca d’ammazzarsi e finisce in manicomio”, vedo già partire la ola -, ma vi basterà sapere che anche le tristezze più nere, se raccontate così, diventano qualcosa che vale la pena affrontare.

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George Saunders
Dieci dicembre
minimum fax
Traduzione di Cristiana Mennella

Va bene, va bene, l’avete già letto tutti. Ma lasciatemi divertire. Lasciatemi dire che io Saunders già l’avevo scoperto con Il declino delle guerre civili americane, in un momento di folle e limpida lungimiranza. Le adoro le storie surreali. Mi piacciono le meditazioni sghembe su chi siamo e su cosa desideriamo. Mi piacciono i racconti con le persone “normali” che cercano di fare del proprio meglio – finendo solo per peggiorare le cose -, mi piacciono i racconti-boomerang, coi disastri che incombono nonostante l’impegno, il coraggio e l’amore. Sarà che mi aspetto sempre che un pianoforte mi precipiti sulla testa, sarà che Saunders ha un occhio magicissimo per gli eventi minuscoli pronti a trasformarsi in valanghe, sarà che inventarsi un mondo in cui le belle ragazze indigenti si fanno appendere agli alberi come decorazioni da giardino è piuttosto interessante, insomma, non so bene il perché, ma questa raccolta è speciale, indipendentemente da quello che vi mettono nella flebo.

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Può andare?
Vi garbano?
Vi sentite meno perduti?
Stavate bene anche prima?
Leggerete sul serio?
Farete buone vacanze?
Siete pronti a giurare solennemente che no, voi il magazine di Barbara D’Urso non lo comprerete mai?
Non so come finirlo, questo post.
Spero di avervi consigliato bene. Mi siete simpatici, ecco perché nell’agile lista non c’è neanche una polpettonata tipo Il cardellino. Tante cose mediamente rapide e assolutamente folgoranti da leggere a rullo, come meritano. Che fa anche un casino autostima, leggere a rullo (voi e i vostri amichetti sul balcone di Ibiza). Insomma, spero vi divertirete. E se avete voglia di raccontare al mondo che cosa metterete in valigia, ci sono sempre i rutilanti commenti.

Ci sono molte cose belle che uno scrittore può fare per te. Per dire, a me piace quando uno scrittore mi prende il cervello e ci gioca. E decide di lanciarlo in un posto lontanissimo, strano e possibilmente immaginario. L’idea che ci sia una persona che si siede lì, si inventa un mondo e mi ci porta a spasso, ma proprio così, come se quel posto sia stato costruito apposta per me, ecco, mi sembra un regalo meraviglioso, da amicone che sa fare le sorprese. E va bene, non sarai l’unico lettore dell’universo, ma per il tempo che passi con il libro in mano un po’ pensi che sia così. E ti senti molto allegro e assolutamente felice di far parte di quell’invenzione sorprendente e stranissima. Succede raramente, ma quando succede ti metti comodo e dici “perbacco, ci sono un sacco di cose a cui potevo affezionarmi, ma ho fatto proprio bene a decidere di diventare una persona che legge”. Ecco, ho letto Tito di Gormenghast di Mervyn Peake e mi sono fatta un milione di complimenti. Brava, cara mia, leggere è un’ottima idea, perché ci sono dei libri fatti così.

Sui tetti irregolari cadeva, col variare delle stagioni, l’ombra dei contrafforti smangiati dal tempo, delle torrette smozzicate o eccelse e, enorme fra tutte, l’ombra del Torrione delle Selci che, pezzato qua e là di edera nera, sorgeva dai pugni di pietrame nocchiuto come un dito mutilato puntando come una bestemmia verso il cielo.

Tito è il primo libro di una trilogia. E non somiglia a niente. O meglio, somiglia a parecchia roba che – nel suo non essere Tito – è immensamente meno interessante. C’è un po’ di gotico, un po’ di fantastico, un po’ di romanzo d’avventura, un po’ di grottesco, un po’ di saga magica. E, allo stesso tempo, non c’è nulla del genere, perché il mescolone finale è qualcosa di sghembo e specialissimo. E’ così strano – e diverso da non so nemmeno bene io che cosa – che rimarrete lì un po’ frastornati, ma vi sentirete anche un po’ dei piccoli pionieri dell’ignoto.
Non si capisce niente, però. Facciamo un po’ di cornice.

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Gormenghast è un regno, che ha il suo cuore polveroso in una fortezza gigantesca e labirintica. C’è Gormenghast, su questa specie di rupe nebbiosa e inospitale, e ci sono gli Esterni, che vivono in un villaggio di capanne di fango e passano la vita a scolpire statue di legno per i signori del castello. Il diavolo sa perché. Sia quelli dentro al castello che quelli fuori sono personaggi con evidenti e devastanti problemi. I signori di Gormenghast sono i de’ Lamenti, una stirpe di scherzi della natura. C’è il conte Sepulcrio, depresso e silenzioso. C’è la contessa Gertrude, una donnona che sta al mondo per coccolare pennuti di ogni forma e dimensione e per accarezzare un’armata di gatti bianchi, che si spostano come un’onda silenziosa e fedele. C’è la contessina Fucsia, scarmigliata e selvatica. Ci sono le gemelle Cora e Clarice, identiche, vestite di porpora, stupide come un paio di ciabatte e assolutamente inespressive. C’è la servitù, con il ripugnante e obesissimo cuoco Sugna, il fedele Lisca – valletto del conte Sepulcrio, un tizio alto e affilato, con le ginocchia che scrocchiano -, il dottor Floristrazio – leccaculo patentato – e il decrepito maestro di cerimonie con la barba piena di nodi. Sono tutti personaggi esagerati, personificazioni del proprio ruolo nel castello e, nel caso della famiglia reggente, veri e propri “pezzi” di Gormenghast. Nulla può cambiare, Gormenghast deve sopravvivere, secolo dopo secolo, così com’è, conte dopo conte. Le mura si sgretolano, le soffitte si riempiono di roba vecchia e dimenticata, ci sono saloni in cui nessuno mette piede da generazioni, ma la fortezza rimane dove è sempre stata, perché così deve essere.
Cosa superba, però, per un posto dove l’unico valore è soffocare il cambiamento, è che di cose ne succedono parecchie.
C’è chi sprofonda nella pazzia, chi cerca di impadronirsi del “potere” – per quanto incosistente -, chi sogna di scappare, chi trama e manipola per conquistare un angolino tutto per sé, chi fa del male alle biblioteche e chi affila coltellacci nell’ombra. Gormenghast è una scatola di splendida insensatezza, una specie di puzzle infinito fatto con la pietra nera, il buio e il paradosso: Peake si inventa alberi che crescono fuori dalle finestre, cerimonie surreali, l’ambizione sfrenata di conquistare un gigantesco nulla. E c’è un’ironia sorprendente… sorprendente nel senso che appare all’improvviso, come una pentolata in testa da uno che ti vuole male, in mezzo a pagine di bellissima tetraggine. E ad un certo punto, all’ennesimo angolo inesplorato del castello in cui l’astuto Ferraguzzo vi farà arrivare, avrete la sensazione che Gormenghast continui all’infinito, stanza dopo stanza, un cumulo di macerie e ragnatele dopo l’altro. E vorrete che Tito, con i suoi occhietti viola e la sua nascita inaspettata (SACRILEGIO!) salvi Gormenghast… o decida di raderla al suolo una volta e per sempre. Per come mi è piaciuto il primo libro, però, propenderei per l’ipotesi conservativa. Anzi, per Gormenghast patrimonio UNESCO.