È il cinquantesimo libro che negli ultimi anni prende un quartetto di amiche o sorelle che si paragonano e/o si ribattezzano PICCOLE DONNE? Esatto. Bisognerebbe piantarla? Per quanto mi riguarda sì – e da un pezzo – ma in questo frangente non rappresenta un fattore invalidante. Le Piccole Donne di Holly Bourne sono un durevole nucleo che si assembla all’università e che tiene botta nonostante il tempo che passa e la vita che cambia. Diventano, in Molto felice per te – in libreria per Heloola con la traduzione di Rachele Salerno -, un sistema di “classificazione” per raccontare le diverse facce del rapporto con la maternità.
Possiamo delegare a queste quattro la totalità delle potenziali iterazioni del concetto? Direi di no e sarebbe anche improbabile pretenderlo, ma sono funzioni utili e Bourne le architetta per generare la maggior conflittualità possibile, oltre che per commentare – tra solidarietà e satira – cosa succede quando ci confrontiamo, nel presente, con il grande continente dei figli. Sono volutamente molto calcate? Temo di sì – e spesso si cede al rischio di ridurle in macchiette, anche se la dinamica generale fa il possibile per stemperare.
Quello che apprendiamo subito è che in una giornata insolitamente torrida, in una villa bizzarra in mezzo alla campagna inglese, è scoppiato un incendio di notevoli proporzioni. Nella villa era in corso un baby shower. Incidente? Atto deliberato? Semplici cretine o velenose criminali? Le quattro principali indiziate sono ovviamente le Piccole Donne, che rispondono all’incirca a questa configurazione: c’è quella distrutta dai primi nove mesi di vita del suo bambino, quella che di figli non ne vuole e sta investendo ogni energia nella carriera, quella che combatte una caparbia infertilità e s’affida al pensiero magico e a Pinterest e quella all’ottavo mese che pare baciata da tutte le fortune del mondo ma chissà se è vero.
Pensiero Magico organizza per Gravida il baby shower che tanto le sarebbe piaciuto poter organizzare per il suo, di lieto evento, e da lì tutto va a ramengo. La Madre Provata non esce di casa e non dorme da nove mesi, Girlboss preferirebbe badare al primo lancio importante della sua agenzia letteraria, fa un caldo incredibile, Gravida trova grottesco e ODDIO TROPPO BASICO tutto quello che Pensiero Magico ha messo in piedi per lei e tornano pian piano a galla rancori millenari, meschinità, insensibilità reciproche e ingratitudini imperdonabili. Chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane, siamo cambiate troppo, non siamo cambiate insieme, non ci riconosciamo più e nessuna è mai stata presente per le altre al momento giusto o per le ragioni giuste, nessuna mi capisce. Catastrofe, scleri, uomini in prevalenza non pervenuti, decisamente troppe copertine di mussola, traumi e fiamme.
Bourne sviluppa la narrazione affidando ogni capitolo al punto di vista di una Piccola Donna, in un’asimmetria percettiva che fa emergere sia quanto ciascuna sia prigioniera del suo microcosmo individuale ma anche quanto sia difficile ammettere che no, non ce la stiamo cavando bene. Perché una madre non è solo una madre, è la distanza che la separa da come dovrebbe funzionare una madre perfetta. Una donna in carriera non è solo quello che costruisce, è quello che le manca perché rifiuta di votarsi alla famiglia. Una donna che vorrebbe dei figli ma non ci riesce non può essere solo una vittima dell’inspiegabile, è fallimento e perdita di scopo. La si mette giù un po’ alla carlona, è vero, ma nell’intreccio di tutte queste discrepanze – tra cosa si spera e si desidera individualmente e cosa è codificato come lecito, “normale” e corretto – che crepita il fuocherello di questo quadrangolo di punti di vista. Potrebbero passare per egoismi che viaggiano su binari distantissimi, ma spesso convivono tutti insieme nella medesima donna, nel mondo reale.
Che la storia del romanzo prosegua per alternanze di punti di vista – con ogni voce che trova modo di “spiegarsi” e di illuminare anche quello che le altre non sanno o non dovrebbero sapere – rende il libro mosso e amico della curiosità. Non solo vuoi sapere chi ha dato fuoco alla casa, ma aspetti con impazienza anche che comincino a volare gli stracci – e Bourne ci gioca molto bene. Anche senza volerci far su delle analisi sociologiche, è un libro che marcia spedito anche se qua e là è vittima della sua stessa formula: l’abbiamo capito che queste quattro devono rappresentare un “tipo”, fai più storia che prosegue e meno “ti rispiego chi sono”, apriamoli un po’ questi recinti dell’iper-caratterizzazione a tesi.
In generale? Gustoso. Non so quanto dovremmo augurarci l’immedesimazione, ma Bourne è abbastanza volpacchiotta da fornire appigli in abbondanza. E non per dare ragione alla Gravida, ma la pignatta a forma di vulva non si può proprio tollerare.
