Libri

Virginia Evans | Tutte le mattine di Sybil

Pinterest LinkedIn Tumblr

Uscito nel 2025 nel vasto mondo anglosassone, Tutte le mattine di Sybil arriva qua da noi per Rizzoli nella traduzione di Giuseppina Oneto – e con un publishing, specialmente sul fronte del titolo, che confesso m’avrebbe acchiappata poco, senza il poderoso clamore estero che ha accompagnato il libro e che ha contribuito a farlo finire nel mio listone disordinato di guarda un po’, poi lo leggiamo.

La caratteristica più spiccata da segnalare, qui, è la struttura epistolare. È una storia che assimiliamo leggendo la posta della signora Sybil, settantenne che vive da sola in una casetta probabilmente fatta di marzapane in una cittadina del Maryland. È in pensione da un pezzo – ha lavorato come cancelliera, in simbiosi con un giudice molto stimato -, il suo ex-marito dimora in un altro continente e i figli sono grandi e altrettanto proiettati nel vasto mondo. Lei non è di temperamento avventuroso, ma da una vita intera scrive lettere a chiunque e quell’abitudine, che si sovrappone alla sua stessa identità, continua a sostenerla e ad aiutarla a governare le relazioni con gli altri esseri umani. A noi è dato scavarci in mezzo – leggendo quello che spedisce e, quando occorre, anche quello che riceve – per farci un’idea man mano sempre più definita della sua interiorità, del suo passato e dei rapporti con gli altri personaggi, vecchi e nuovi.

Lo spauracchio più pressante che incombe sulla signora Sybil è la perdita della vista, che s’affaccia all’orizzonte con la promessa di privarla dell’indipendenza e di una quotidianità fatta di confini molto chiari. Solo le lettere possono andare e venire, in questo microcosmo chiuso – e capire come mai la signora Sybil sia così guardinga, stanziale e all’apparenza inflessibile fa parte del giocone che il libro apparecchia per noi.
C’è qualcosa che è andato storto e che continua ad avvelenare il presente, ma Virginia Evans ha tutte le ragioni per farcelo scoprire pian piano. Sybil, scegliendo con cura come raccontarsi, cosa insabbiare e cosa esternare, costruisce di fatto una realtà che le pare possibile abitare. S’impiccia, con una cortesia intransigente, si ritrae, timorosa di rivelarsi vulnerabile. Si vieta legami e speranze, perché crederci può costare caro e, ormai, le pare d’aver fatto quel che doveva fare, nella vita. Che altro dovrebbe capitare a una signora che ha superato i 70?

La struttura è di certo il punto di forza – e le rivelazioni o i ribaltamenti di “versione” tengono viva la curiosità. Il fatto che quest’ossessione così duratura e piacevolmente anacronistica per la corrispondenza trovi anche una spiegazione in una sorta di forma mentis personale della signora Sybil è fonte di sollievo, perché non lascia a penzolare nel nulla la “forma” del libro e riduce la componente di vezzosità e stravaganza della scelta, che un po’ furbetta poteva sembrare.
Bisogna anche dire che la ricerca dell’effetto e dei nostri potenziali piantini è molto evidente nella traiettoria di Sybil e che, forse, bastava pestarci su un po’ meno. Se cercate un garbuglio interpersonale da ricostruire e un incoraggiamento a uscire dal guscio, però, resta un libro che fila via bene e sollecita anche una certa speranza nel domani, nella redenzione e nel conforto che possono donarci gli altri, pure se noi istintivamente ci crediamo poco. Andrete a procurarvi una risma di carta da lettere? Chissà! I francobolli si comprano ancora in tabaccheria? Non ne ho la più pallida idea.

Write A Comment