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Io comunque sono una figura stupefacente, anche se non mi piace molto parlarne.

Daniil Charms
Disastri
marcos y marcos

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Poi ce l’ho fatta, a trovare qualcosa di Charms.
Questo libro l’avremo letto in quattro in Italia. Ci siamo io, la mia collega che ha sempre buongusto, Paolo Nori e il mio amico slavista, quello che ha i baffi belli e la sicura possibilità di stare bene vestito con l’uniforme. A dire la verità, il mio amico vale almeno per dieci, visto che con Charms ci si è laureato. Ritoccando la stima, quindi, ad aver letto questo libro saremo più o meno in tredici, più i baffi di Simone. Fa tredici e mezzo – visto che sono baffi serissimi – ma è comunque un po’ poco. Perchè in questo libro c’è confusione. Ci sono zuffe, percosse, sputi e ingiurie. Ci sono strani commerci col burro e pavimenti pieni di polvere. Arrivano personaggi armati di minestra da rovesciare addosso ai principi, ci s’imbatte in onesti cittadini che escono di casa per comprare la colla e finiscono per perdere la memoria – troppi mattoni che cadono – o per rincorrere indumenti smarriti – è sufficiente che sparisca l’orologio, poi è tutta un’inesorabile reazione a catena. C’è autentica passione per le donne rotonde, c’è furioso ribrezzo per i bambini – e per i pastori tedeschi. Ci si tramortisce con cetrioli giganti – perchè è l’articolo che va per la maggiore nei negozi – e si passeggia con una cornacchia sfortunata, zavorrata dal caffè e dal risentimento. S’incontrano i grandi della letteratura russa e si comincia a parlare di gente che non ha nulla di speciale… e giustamente si comincia e basta, perchè per finire un discorso ci vuole sempre qualcosa da dire.
Questo libro è pieno di scarpate in faccia, stivali che feriscono e tacchi che si conficcano nelle costole.
E non sembra, ma ogni scarpata è assestata con immenso giudizio.

 

C’è un saggio bellissimo di uno studioso russo che si chiama Bachtin, il saggio si intitola La parola del romanzo ed è pubblicato da Einaudi in un volume intitolato Estetica e romanzo, dove Bachtin dice che noi, le cose che diciamo, il cinquanta percento non sono cose che diciamo, sono cose che ripetiamo. Quel saggio è degli anni cinquanta, e adesso, secondo me, sessant’anni dopo, per me, perlomeno, quella percentuale lì è salita al novantotto percento, e i giorni che mi viene un pensiero mio che l’ho pensato io sono giorni da segnare sul calendario noi siamo veramente, mi sembra, tutti impastati di sonno, non sappiamo neanche distinguere dentro la testa quel che abbiamo pensato noi e quello che abbiamo sentito dire dagli altri e io non lo so, quanto si può andare avanti, così, forse all’infinito, ma forse anche no.

Paolo Nori
(Noi e i governi)
La meravigliosa utilità del filo a piombo
marcos y marcos

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Insomma, stravedo per Paolo Nori. È il tipo di persona che preferisco: l’intelligente che non te lo fa pesare, che ti racconta le cose un po’ perchè si diverte e un po’ perchè sa che hai bisogno di fare delle scoperte. E allora te ne butta lì un milione, di cose nuove. Ti spiega dove le ha prese, perchè ci tiene e anche un po’ che ci devi fare. Questo libro, più o meno, è un bel giro in un posto che non conosci con una di quelle guide che vanno a portare a spasso la gente nel tempo libero, senza lo stipendio. Succede anche che Nori ne sappia come te, dell’argomento che gli hanno chiesto di cacciare in un discorso. Cinquanta minuti sulla letteratura della DDR. E Nori deve studiarsi in quattro giorni che cosa si scriveva là e come la prendevano le persone. E sono discorsi meravigliosi, perchè si inizia insieme e si finisce insieme, e il processo somiglia un po’ al camminare per strada tranquilli, solo che ogni persona che si incrocia ti mette un sasso in tasca e ti ferma per dirti che cosa significa, per lei, quel sasso. Alla fine del viale – sempre che sia un viale e non un pascolo erboso, che va benissimo – sei così pieno di sassi che a stento riesci a muoverti, ma sei anche profondamente rincuorato.
Ecco. Uno dei sassi che Paolo Nori mi ha tirato – o adagiato in tasca – è lo stupefacente Daniil Charms, scrittore russo che morì di fame in un manicomio dopo essere stato ingiustamente internato. Charms racconta cosa si vende di più nei negozi inventando una zuffa tra gentiluomini che si colpiscono con dei cetrioli davvero grandi. Scrive ad un amico che stava diventando ricco, e solo per manifestargli tutta la sua costernazione. “Vecchie che si ribaltano”. È un titolo bellissimo. Cercavo Disastri, ma alla Feltrinelli di Torino Porta Nuova non avevano niente di suo. Credo sia perchè tutti quelli coi treni cancellati hanno avuto la mia idea, e sono entrati per comprare Daniil Charms.