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Non so che cos’abbia di speciale la spiaggia, ma in spiaggia si legge a una velocità supersonica. Nessun altro luogo, contesto o stato d’animo è vagamente paragonabile. Mi stendo al mare e, nonostante il sudore, gli esuberanti COCCOBELLI – l’argomento di vendita dell’estate 2017 era il seguente: COCCOBELLO TI TIRA IL PISELLO! -, le anziane che enumerano a gran voce i loro guai e i bambini che protestano perché secondo le loro madri non è praticamente MAI il momento di fare il bagno, ecco – nonostante tutti questi insormontabili ostacoli, io leggo. Molto rapidamente.

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Qui, in ordine di apparizione, troverete tutti i libri – non molto voluminosi, perché avevo bisogno di una botta d’autostima – che ho fagocitato al mare nelle due ore scarse che mi è talvolta capitato di trascorrere in spiaggia mentre Minicuore dormiva e i nonni o il papà vegliavano su di lui.

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tegamini estate 2017 mari

Michele Mari, Leggenda privata
Einaudi

Mai ci fu libro meno ombrellonabile di questo, ma in Sardegna sono riuscita a portarmi in spiaggia un Millennio, quindi nulla può più spaventarmi. Comunque. Leggenda privata è un’autobiografia labirintica che procede per mostri e ossessioni, passioni (più o meno disdicevoli) e spettri in agguato nell’ombra. Se amate Mari – come non posso esimermi dal fare – questo libro diventerà uno dei vostri incubi più interessanti. Quel che è certo è che non guarderò mai più un uovo sodo con gli stessi occhi.

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tegamini estate 2017 bencivelli

Silvia Bencivelli, Le mie amiche streghe
Einaudi

Silvia Bencivelli – giornalista scientifica – ha scritto un libro per mandare garbatamente a quel paese chi, all’improvviso, decide di abbandonarsi all’irrazionalità più assoluta. Dalla dieta del gruppo sanguigno ai rituali esoterico-alternativi per far girare dalla parte giusta i bambini podalici, dai vaccini all’oroscopo, Alice – la protagonista – passa in rassegna le stupidaggini più clamorose del nostro tempo, nel tentativo (forse troppo ottimistico) di aiutarci a rinsavire e di rispondere a una domanda dalle conseguenze potenzialmente devastati: perché, di grazia, LA GENTE crede a queste colossali cretinate? È un libro godibile e arguto, che risponde a un nobile intento. Vorrebbe essere un romanzo, ma non mi sembra che ci riesca moltissimo. Prendetevi quel che c’è di buono.

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superzelda

Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta, Superzelda
Minimum Fax

Si sa, ai casi editoriali ci arrivo sempre con almeno un paio d’anni di ritardo. Comunque, Superzelda è la biografia disegnata di Zelda Fitzgerald, donna imprevedibile e turbolenta, appassionata e anticonformista, splendente e folle – sia in senso metaforico che clinico. Avrei potuto dire “Zelda Fitzgerald, la moglie di Francis Scott Fitzgerald”, ma un “moglie di” con lei non avrebbe funzionato. È una storia di creatività, difficoltà quotidiane, squilibri, talento, inquietudini e violente oscillazioni, scritta e disegnata a partire da un grande lavoro di documentazione e ricostruzione. Com’era davvero Zelda? Chissà, forse non lo sapeva nemmeno lei. Con questo libro, però, mi piace pensare di essere riuscita a conoscerla almeno un po’. Magari di sfuggita, a una festa che dura da tre giorni.

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exit west

Mohsin Hamid, Exit West
Traduzione di Norman Gobetti
Einaudi

C’è già un #LibriniTegamini, ma ripetere quanto questo libro sia straordinario non fa mai male. Hamid esplora il tema della migrazione e della fluidità delle società globali attraverso una storia d’amore che nasce nel momento meno propizio, in un paese sull’orlo del baratro, spaccato da una guerra civile che spazzerà via ogni speranza di normalità. I due protagonisti, come tanti altri, scelgono di abbandonare il loro mondo per avventurarsi verso l’ignoto, attraversando clandestinamente una delle tante “porte” che conducono verso un altrove incerto. È un romanzo prezioso, saggio e umanissimo… e sospetto sia anche la cosa più bella che leggerò quest’anno.

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piastrellista

Lars Gustafsson, Il pomeriggio di un piastrellista
Traduzione di Carmen Cima Giorgetti
Iperborea

La nuova collana Luci – con copertine infallibilmente bellissime – raccoglie i titoli che hanno contribuito, negli anni, a fare la storia di Iperborea. Il pomeriggio di un piastrellista è una specie di trionfo di mestizia scandinava. Racconta la giornata di “lavoro” di un vecchio piastrellista solitario, impegnato a sistemare un bagno in una casa sinistra e apparentemente disabitata. È una storia di abbandono e rimpianto, isolamento e bottiglie vuote, equivoci e menti ingarbugliate dal tempo. Non sono in grado di capire se mi sia piaciuto o no… perché non capita spesso di trovare un libro capace di emanare una malinconia così contagiosa.

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sofia

 Paolo Cognetti, Sofia si veste sempre di nero
Minimum Fax

C’è un #LibriniTegamini, ma diciamo due cose anche qui. Sofia si veste sempre di nero è un romanzo di formazione, credo. O una raccolta di racconti. O una riflessione collettiva sui legami che stringiamo e su come ciascuno di noi scelga di costruirsi un rifugio sicuro. Ogni capitolo è affidato a un personaggio o a una voce diversa. Tutti, in qualche modo, hanno fatto parte della vita di Sofia e, nel raccontarla – inseguendola, fraintendendola, allontanandola o salvandola -, spalancano una finestrella sul loro mondo, sui compromessi che hanno accettato e sui tentativi di afferrare un po’ di felicità. O di pace, almeno. Bello? Bello.

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hoban leone

Rusell Hoban, La ricerca del leone
Traduzione di Adriana Motti
Adelphi

Un padre che fugge dalla vita che ha sempre conosciuto e un figlio che lo insegue, cercando la propria strada. Due personaggi che si spostano, divergendo per poi ritrovarsi, sulla mappa di un mondo che sembra non avere più zone inesplorate o misteri da scoprire – leoni a parte. La ricerca del leone è un romanzo che trasforma la quotidianità in mito, in una fiaba avventurosa che ridisegna confini e luoghi per rovesciare all’esterno – e rivestire di denti e pelliccia dorata – i nodi irrisolti che ci appesantiscono il cuore. È un libro strano e misterioso… e non somiglia a nient’altro.

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kureishi

Hanif Kureishi, Uno zero
Traduzione di Davide Tortorella
Bompiani

Un anziano regista malmessisimo – sedia a rotelle, pannolone, bava alla bocca e compagnia danzante – si ritrova in casa un ambiguo figuro che procede spedito a trombargli l’adorata moglie, puntando al patrimonio. Waldo, però, non è un vecchio scemo… e non ha la minima intenzione di tollerare in silenzio lo scempio che si sta consumando sotto al suo naso. La vendetta, per quanto caotica nel metodo e dolorosa da infliggere, sarà inesorabile. È un libro amarissimo che contiene una specie di compendio dei nostri istinti più bassi: nessuno è innocente (e nessuno sembra esserlo mai stato, specialmente in amore) e da tutti, prima o poi, potrete attendervi una battuta devastante o una perla di limpidissimo cinismo.

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sirene

Laura Pugno, Sirene
Marsilio

A ogni pagina di Sirene mi sono domandata MA CHE DIAVOLO STO LEGGENDO. Non sono uno spirito facilmente impressionabile, ma PORCA MISERIA CHE COSA STA SUCCEDENDO. Ebbene, in un futuro imprecisato dove l’umanità cuoce sotto a un sole malevolo che divora l’epidermide, la gente campa male e la Yakuza (che vi devo dire) prospera. Samuel, il nostro valoroso protagonista, lavora in uno stabilimento dove le sirene vengono allevate e macellate. Perché sì, ci sono le sirene, le sirene non somigliano per niente ad Ariel – sono solo vagamente umane e non capiscono niente – e le sirene sono buonissime da mangiare. Anzi, tutti hanno completamente perso la brocca per le sirene. Samuel, un bel giorno, decide di accoppiarsi con una sirena dell’allevamento – SAMUEL SANTO IDDIO SANTISSIMO -, devastandosi irrimediabilmente la vita e innescando una catena di eventi che non faranno che confondervi, terrorizzarvi e spappolarvi il cervello ancora di più. Non so come abbia fatto Laura Pugno a inventarsi un simile mindfuck-zoologico-apocalittico-tarantinian-manghesco, ma mi sono divertita moltissimo. Anche se mi è venuto da vomitare a più riprese.

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reza

Yasmina Reza, Felici i felici
Traduzione di Maurizia Balmelli
Adelphi

Mogli, mariti, figli, amici, amanti. Una galleria di personaggi che si muovono sul grande palcoscenico della nevrosi quotidiana. Ogni capitolo è affidato a un personaggio diverso e ogni storia contribuisce a stringere o azzoppare legami, fiducia e speranze, in una sorta di gigantesco mulinello di tradimenti, confidenze e compromessi. Un romanzo “teatrale”, che racconta con allegra amarezza tutto quello che non osiamo dire. Nemmeno sottovoce.

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arminuta

 Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta
Einaudi

Che meraviglia. Che splendida scoperta. L’Arminuta è un libro vivissimo, pieno di una grazia terribile. La farò breve: siamo in Abruzzo. Una ragazzina di tredici anni, un bel giorno, viene scaricata con una valigia in mano sulla soglia di una casa mai vista prima. È la casa della sua famiglia, una famiglia povera e numerosa che non l’ha cresciuta ma che ora è chiamata a riprendersela, una famiglia di perfetti sconosciuti. L'”Arminuta” – la ritornata – dovrà venire a patti con una realtà di cui non sospettava l’esistenza, ricucendo lo strappo dell’abbandono e ritrovando un po’ di terra da mettere sotto ai piedi. È un romanzo affascinante e doloroso, tenace e sanguigno, scritto in una lingua precisa e schietta, ricca di registri e sfumature diverse, di sapori e di ricordi amari. Una gioia.

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E questo è quanto, cari tutti.
Avete letto qualcosa di bello quest’estate? Consigliate! Consigliate!

Per un lungo periodo della mia vita ho cercato di ignorare i libri Taschen, un po’ come Ulisse che supera lo scoglio delle Sirene riuscendo a non gettarsi in acqua come un miserabile marinaio boccalone. Io idem, all’incirca. Osservo le copertine tenendomi a debita distanza. Se un libro Taschen si manifesta inavvertitamente nel mio perimetro d’azione mi auguro fortissimo che sia INCELLOFANATO – e quindi impossibile da sfogliare. Non mi sono iscritta alle newsletter, non visito il sito e, tendenzialmente, provo a fingere che Taschen non esista. Perché non mi fido delle mie capacità di autocontrollo… e non ho la certezza di uscirne indenne. Potrei venir trascinata in un glorioso gorgo di folli tomi giganteschi che acquisterei a un ritmo sostenutissimo e caparbio – pur non avendo un tavolino di design su cui appoggiarli -, fino alla rovina definitiva.
Il destino, però, trama ai miei danni.
Durante una delle mie peregrinazioni pomeridiane con passeggino da spingere, infatti, sono capitata davanti alla libreria Taschen di via Meravigli. E una sorta di campo magnetico mi ha risucchiata al suo interno. Ho istantaneamente adocchiato un libro STRABILIANTE e ho mandato il seguente messaggio ad Amore del Cuore, approfittando di una ricorrenza a dir poco pretestuosa: BENE AMORE GRANDE IL 15 MAGGIO È L’ANNIVERSARIO DEL NOSTRO INCONTRO QUINDI REGALAMI MOONFIRE.
Moonfire, per capirci, è questo:

t11

Norman Mailer ha raccontato la missione dell’Apollo 11 in un lungo reportage commissionato da LIFE Magazine. Il reportage, ampliato e rivisto, è poi diventato un libro – Of a Fire on the Moon – che rimane una delle cronache più straordinarie dello sbarco sulla Luna e della sua genesi. Taschen ha preso gli articoli di Mailer e li ha accompagnati a una miriade di fotografie (spesso inedite) pescate direttamente dagli archivi della NASA, producendo la meraviglia che è Moonfire – che ora soggiorna felice sul ripiano d’onore della mia libreria.
La gioia.
La saggezza.
La beltà.
Ma per quanto Moonfire riuscirà a placare il mio entusiasmo per Taschen? Non per molto. Soprattutto perché mi sono abbandonata, quasi doverosamente, a una delle attività che mi riescono meglio al mondo (e che più al mondo riescono a farmi desiderare lo status di ricchissima ereditiera nullafacente): la compilazione di assurde wishlist.
Il catalogo Taschen offre, a livello tematico, cose felici praticamente per tutti. Qui ci sono i miei preferiti – ammassati con un improbo sforzo di sintesi che mi ha condotta a una già dolorosa autocensura. Volete vedere altro? Spulciatevi il resto – ricordando di farvi legare all’albero maestro.

 

t1

100 Illustrators
Una ricognizione internazionale sul meglio dell’illustrazione contemporanea.

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t2

20th Century Fashion
Cent’anni di industria della moda raccontati in 400 campagne pubblicitarie della Jim Heimann Collection.

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t3

Alchemy & Mysticism
Le nozioni base dell’alchimia e una storia iconografica del misticismo cristiano, fino all’arte Romantica. Medicina, miracoli, santi e cabalisti.

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t4

William Blake. The Drawings for Dante’s Divine Comedy
Le 102 illustrazioni di William Blake per la Divina commedia sono conservate in sette diverse istituzioni. E poi c’è questo libro che le riunisce tutte.

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t5

CCCP. Cosmic Communist Constructions Photographed
Frédéric Chaubin ha scovato e fotografato 90 edifici sovietici costruiti tra gli anni ’70 e ’90 – in un’epoca di relativa rinascita per l’immaginazione e la fantasia progettuale dell’URSS. Il risultato è un viaggio che riporta alla luce una fanta-architettura quasi surreale, raccontando le aspirazioni impossibili di un sistema prossimo al collasso.

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t6

Ingressi di Milano
Che cosa si nasconde dietro ai portoni di Milano? Una guida – con tanto di indirizzi esatti, mappette e saggi artistico-architettonici – per esplorare gli ingressi dei palazzi più (o meno) celebri della città.

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t7

Expanding Universe
Le immagini catturate da Hubble – oltre a rappresentare una vittoria indiscussa della tecnica – hanno cambiato il nostro modo di studiare e di comprendere l’universo. Questo libro, uscito in occasione del venticinquesimo anniversario del telescopio, raccoglie le foto più affascinanti e quelle più rilevanti dal punto di vista scientifico.

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t8

Her Majesty
Che vi devo dire, The Crown ha lasciato il segno.

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t9

Living in the Countryside
Perché un giorno manderò tutti a stendere e mi ritirerò in campagna a fare marmellate come una vera signora.

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t10

Mad Men
Un cofanetto curato da Matthew Weiner in persona per ripercorrere e commentare le sette stagioni della serie. Ci sono le foto dal set, le battute più memorabili, Don Draper che non lavora mai, Peggy che si risente, gente che beve alle 9 del mattino, il guardaroba DI DIO di Betty e le interviste a chi ha lavorato al programma, dagli sceneggiatori ai costumisti. In sintesi, la gloria.

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t12

Menu Design In America
Uno degli obiettivi più nobili della mia esistenza è avere una cucina straordinariamente luminosa con un bel muro da riempire di menu incorniciati, tutti quelli che ho scovato e rubato negli anni nei ristoranti in cui ho mangiato. Perché i menu sono una forma d’arte, c’è poco da fare.

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t13

Mucha
La vita e le opere del mio maestro preferito dell’Art Nouveau.

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t14

The Complete Costume History
Auguste Racinet pubblicò la sua “enciclopedia della moda” tra il 1876 e il 1888. Originariamente era un’opera in sei volumi, che affrontava gli stili e le tradizioni sartoriali dei popoli di tutto il mondo ripartendoli in base alla cultura di provenienza e ai modelli più riconoscibili. Taschen ha riproposto il libro di Racinet in versione originale, tavole comprese.

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t15

The Book of Symbols
350 saggi per esplorare gli aspetti psicologici, artistici, religiosi e culturali dei simboli, per capirne meglio il significato e, soprattutto, per comprendere perché alcuni oggetti, immagini o codificazioni finiscono per diventare archetipi o contenitori di messaggi più vasti.

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t16

The World of Ornament
 Un libro-reference che combina due blasonatissime enciclopedie decorative del diciannovesimo secolo (quella di Racinet, ancora lui, e quella di Auguste Dupont-Auberville). Ampio spettro e ampio orizzonte temporale, dagli antici egizi all’arte dell’Ottocento. Quanta bellezza.

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Ma il libro che desidero di più – e che avrà agilmente la precedenza su tutti gli altri – è PaleoartL’arte di rappresentare i dinosauri è un’impresa colossale e affascinantissima, perché ci chiama a immaginare con precisione qualcosa che arriva ai giorni nostri in maniera incompleta, frammentaria e “ridotta”. È un’arte fallibilissima, che ha spesso colmato le lacune attingendo alle leggende e a un immaginario truculento e sensazionalistico, ma è anche la storia dell’incontro tra scienza e disegno – e dei mille modi che abbiamo escogitato per rievocare creature praticamente impensabili.

t17

Non è forse strabiliante?
Non è adattissimo a me?
Non me lo merito, forse?
L’anniversario di matrimonio è vicino. Preparo già il messaggio per Amore del Cuore.

I libri non fanno tutti lo stesso lavoro. Ci sono libri che vogliono mostrarci quello che non c’è – portandoci anche molto lontano – e ci sono libri che sembrano accontentarsi di quello che abbiamo già. I primi, spesso, costruiscono per noi interi universi dalle caratteristiche più o meno fantasiose e spericolate. I secondi, invece, fanno i modesti – ma può capitare che ci raccontino qualcosa di ancor più prezioso, scegliendo forse il modo più difficile. Perché lo sappiamo tutti com’è fatta una Panda. Sappiamo tutti com’è una casa piena di soprammobili o com’è fatto un paio di anfibi. Non sembra, ma raccontare il quotidiano in maniera meticolosa e “credibile”, con i suoi dettagli, le sue minuscole epifanie e le sue piccolezze, è molto complicato. Ma ogni tanto ci vuole.
Ecco, Il giro del miele di Sandro Campani è proprio uno di quei libri lì. Racconta la storia di una manciata di abitanti di un paese dell’Appennino tosco-emiliano. Ci sono boschi pieni di funghi da raccogliere, cani nevrastenici che abbaiano senza sosta, una falegnameria mandata avanti da due artigiani, abiti da sposa cuciti a mano, il bar in piazza. Tutto comincia – o ritorna – quando Davide bussa alla porta di Giampiero nel cuore della notte, finalmente pronto a raccontargli che cosa è andato storto. Giampiero era l’apprendista di Uliano, il padre di Davide, nella falegnameria dove lui giocava da piccolo ma che non ha voluto (o saputo) ereditare una volta diventato grande. Giampiero ha visto Davide innamorarsi di Silvia, sposarsi con lei – nonostante fossero così diversi – e vivere qualche anno di luminosissima felicità. E Davide ha visto gli affari di Giampiero rallentare sempre di più, fino a un incendio che gli ha portato via una mano e parecchie speranze. Chi si sfoghi con chi davanti al camino acceso non è chiaro e non è nemmeno importante. Ma c’è una bottiglia di grappa e la volontà, almeno da parte di Davide, di non arrendersi. Perché ha molto da farsi perdonare. E le parole giuste, spesso, vengono in mente sempre troppo tardi.

Campani Il giro del miele Tegamini

È una storia comune, una storia di provincia. C’è un matrimonio che si sfascia, una lince in agguato nel bosco, una lunga serie di discorsi mai affrontati, soldi che non bastano e che finiscono per metterti nei guai. Ci sono mogli, mariti, figli e sorelle che lavano la macchina, partono per un pic-nic in riva al lago, lavorano in una fabbrica di torte, incontrano soci poco raccomandabili, comprano un’ape regina che governi le nuove arnie o fanno trenta chilometri tutti i sabati per andare in piscina. Potremmo esserci tutti quanti, in questo libro. E parlare proprio come Campani fa parlare i suoi personaggi. La lingua è bellissima. Pulita, semplice, punteggiata di modi di dire e sfumature dialettali che sembrano invitarti al tavolo con Davide e Giampiero, come se da un momento all’altro arrivasse qualcuno a offrirti una fetta di torta.
Non è un romanzo fatto di avventure sconvolgenti e luoghi impossibili – …insomma, si arriva appena fuori Bologna, un po’ in collina. Ma di strada, senza spostarsi troppo dal soggiorno di Giampiero, se ne fa parecchia.
Una sorpresa meravigliosa.

Di base, le sorprese non mi piacciono. Nulla mi terrorizza più della possibilità che qualcuno, armato di ottime intenzioni, decida di organizzarmi una festa di compleanno a sorpresa. Mi viene l’ansia anche quando partecipo alle feste a sorpresa degli altri, per dire. Mi nascondo dove mi dicono di nascondermi e fisso il vuoto, pensando al peggio. E se poi non ci vuole vedere. E se entra in casa e rutta. E se aveva altri programmi. Detesto anche che la gente mi dica una cosa e poi, per farmi una sorpresa – e rallegrarmi, ipoteticamente – si comporti in un’altra maniera. Panico.
Mi agito, non so che dirvi.
Non sono predisposta ad accogliere serenamente le sorprese.
Le uniche sorprese che riescono a infondermi felicità sono le sorprese postali.
Adoro aprire i pacchetti. Stravedo per il portinaio che ogni tanto mi ferma per informarmi che è arrivata della roba per me. Percepisco come meravigliose sorprese anche le cose che mi compro da sola, ma è quando in giacenza ci sono dei pacchetti sconosciuti e imprevisti che perdo completamente il senno. E, date le premesse, non potevo che invasarmi con le subscription-box – che in pratica sono delle sorprese, ma riesco a gestirle perché si può scegliere il concept (= quello che più o meno ci troverai dentro) e perché arrivano sempre e comunque al signor Amabile, il portinaio di cui si parlava poco fa.
Si può avere un nome più bello di quello del signor Amabile? Secondo me no, anche se Hoppípolla ci prova.
Hoppípolla è una parola islandese di certificata intraducibilità che significa, più o meno, “saltare nelle pozzanghere”. Mi sono brevemente chiesta come faccia un islandese a saltare allegramente in una pozzanghera gelata, ma poi ho deciso di dedicarmi a quesiti più importanti. Tipo, che diavolo c’è in una subscription-box di nome Hoppípolla.

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Il progetto è appena partito e l’idea, che già amo, è quella di recapitarci “cultura indipendente per corrispondenza”. La scatola dovrebbe raccogliere, ogni mese, progetti creativi e bizzarri, per farci scoprire qualcosa che ancora non conosciamo. I mattoncini promessi sono i seguenti: un oggetto di design, un prodotto editoriale, un suggerimento musicale, un qualcosa di illustrato e un aggeggino “jolly”.

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La prima scatola mi è felicemente arrivata qualche giorno fa. Che ci ho trovato dentro? Un porta riviste di cuoio da inchiodare al muro (di La Marchegiana), un numero delle rivista Effe (un’antologia di racconti e illustrazione), una canzone da ascoltare su Hoodooh, 16 cartoline di Donne con le palle (nostra vecchia e gradita conoscenza) e dei tatuaggetti temporanei da sfoggiare per le vie della moda in SABÒ.
Sono intrigata? Molto.
Ho voglia di vedere che cosa si inventeranno al prossimo giro? Assolutamente.
Quanto amo tifare per i progetti nuovi pieni di roba insolitissima e intrigante? TROPPO.
In bocca al lupo a Hoppípolla e buona conquista del mondo. Per chi volesse informarsi bene e donarsi/farsi donare un abbonamento, qui ci sono tutte le informazioni utili.
E pozzaghere (sgelate) a voi.

Le ferie si avvicinano, le ciabatte di gomma non vedono l’ora di portarci in spiaggia e i parei sventolano all’orizzonte. Insieme al consueto mantra del “quest’estate non faccio niente: mangio, mi riposo, non guardo le mail dell’ufficio e nuoto con la tavoletta” riaffiora anche un grande classico, il sempreverdissimo LEGGERÒ UN CASINO. Perché, come al solito, siamo assolutamente convinti che d’estate si possa finalmente leggere tutto quello che in una vita intera abbiamo più o meno volontariamente trascurato. Non è detto che ci si riesca, ma quel che conta è partire con le migliori intenzioni – e una trolley pieno di romanzi da imbrattare di crema solare.
Visto che non di sola caccia ai Pokémon può vivere l’uomo, mi sento in dovere di sostenere i buoni propositi dei villeggianti di ogni latitudine spiattellando la mia ambiziosa reading list e illustrandovi molto volentieri quello che sto combinando su Snapchat.

Parto da Snapchat, che è la roba meno importante a livello geopolitico.

Pur continuando a detestare il filtro-cagna, Snapchat sta cominciando a piacermi davvero e – in barba ad ogni più rosea previsione – ho scoperto che è un buon posto dove parlare di libri. Anzi, dove consigliare cose da leggere agli altri esseri umani – esseri umani che, inspiegabilmente, sembrano fidarsi di quel che dico.
All’inizio mi limitavo a fare due chiacchiere sull’ultimo libro che avevo letto e a sistemarlo sullo scaffale – scatenando una reazione a catena di roba che si sposta e polvere che si alza – ma, in qualche settimana, l’intera faccenda si è trasformata in #LibriniTegamini, una rubrica giornaliera in cui frugo nella libreria di casa e faccio del mio meglio per rispondere alla precisa richiesta (o alle domande) di chi vuole scoprire letture nuove.
Chi vuole un consiglio può felicemente scrivermi un messaggio – spiegandomi in rapidità i suoi gusti e che cosa sta cercando – e io, nella prima “puntata” utile di #LibriniTegamini provo a scovare il libro giusto per quella persona.
Cioè, niente che un libraio normale non faccia già da millenni… ma tant’è: #LibriniTegamini prospera e la gente SCRINSCIOTTA copertine con un’abnegazione che non cessa di commuovermi.
Ma perché ve l’ho detto?
Un po’ perché sono felice che #LibriniTegamini funzioni, ma anche un po’ perché potrei soccorrervi tempestivamente mentre vi aggirate per la Feltrinelli di Finale Ligure in cerca di un libro capace di surclassare il Novella 2000 della vicina d’ombrellone.
Non sono ancora abbastanza colta per sconfiggere la micidiale combo Gente più materassino gonfiabile in omaggio, ma se vi va di divertirvi con #LibriniTegamini (e di sorbirvi le fandonie che racconto quotidianamente), su Snapchat mi chiamo Tegamini e potete trovarmi qui.
Per il resto, c’è chi prende anche appunti.


Ma veniamo alla mia irrinunciabile wishlist estiva
– ovvero, due settimane al mare e un irragionevole milione di pagine.
Che cosa butterò in valigia – facendola poi portare ad Amore del Cuore?
Ecco qua.

***

Julian Fellowes, Belgravia

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Pubblicato a puntate su un’apposita applicazione a partire dal mese di gennaio di quest’anno – iniziativa assai vittoriana, devo dire -, Belgravia dovrebbe essere uno splendido polpettone storico-romantico pieno di balli, intrighi di società, collane di perle, uniformi tintinnanti, cannonate e personaggi arguti che si mandano a quel paese. L’autore è Julian Fellowes – quello di Downton Abbey e Gosford Park, per capirci -, quindi credo ci si possa fidare.
Io leggerò la versione “integrale” in inglese, ma il libro c’è anche in italiano – pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Simona Fefè.

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***

Elena Varvello, La vita felice

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Per stemperare la spensieratezza delle barzellette del Cucciolone – che non fanno ridere, maledizione -, un romanzo di formazione dall’aria misteriosa e tagliente.
Il protagonista è un ragazzo di sedici anni che, ormai cresciuto, ricorda la fatidica estate che gli ha azzoppato per sempre la vita. Dovrebbero esserci rapimenti, un padre pazzo, cotte adolescenziali e oscuri segreti.
Gettiamo i Cuccioloni oltre l’ostacolo e vediamo che cosa succede.

***

Ransom Riggs, La casa per bambini speciali di Miss Peregrine

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Una sperduta isola gallese, una schiera di scherzi della natura, un nonno che nessuno prende sul serio, mostri, nazisti e un ragazzo che parte dalla Florida per indagare sul passato bizzarro – e tremendamente reale – della sua famiglia.
Tim Burton ci ha fatto un film (in uscita a dicembre), ma voi potrete dire di essere arrivati prima… e criticare spietatamente tutto quello che vedrete – anche se, a dire il vero, l’atmosfera somiglia troppo a quella di Big Fish per trasformarsi in un conclamato schifo.
In italiano lo trovate da Rizzoli, con la traduzione di Ilaria Katerinov.

***

Ben Lerner, 10:04

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Va bene, di trentenni in crisi esistenziale che vivono a New York coltivando ambizioni letterarie e inanellando fallimenti amorosi e variegate goffaggini ne abbiamo visti passare parecchi, ma hanno sempre il loro fascino. Nello specifico, il trentenne di Ben Lerner riesce addirittura a sfondare come scrittore, ma ciò non basterà a metterlo al sicuro. Malattia potenzialmente mortale diagnosticata in un momento poco propizio? C’è. Migliore amica che vorrebbe essere fecondata senza però diventare la tua compagna? Presente. Certezze che si sgretolano? Ovvio.
Facciamoci venire l’ansia e buonanotte.
Potete leggerlo in inglese o regalarvi l’edizione italiana di Sellerio.

***

Elena Ferrante, Storia della bambina perduta

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La serie dell’Amica geniale è piaciuta a così tanta gente che ci ho messo all’incirca vent’anni a decidere di cominciarla. Ero certa che avrei deplorato ogni pagina, ma mi sono tragicamente invasata. Dopo i primi tre romanzi, però, ho deciso di prendermi una pausa: l’odio per Nino Sarratore, infatti, era semplicemente troppo per proseguire. Riuscirò a scoprire come finisce la storia senza lanciare il libro in mare? Staremo a vedere.

***

La vostra sporta dei libri è ancora vuota e non sapete dove sbattere il cranio? Lasciatevi soccorrere da #LibriniTegamini.
La vostra wishlist finirà per somigliare alla mia? Felice di esservi stata utile.
Leggerete qualcosa di diverso? Raccontatemelo senza indugi.
Per il resto, tanti cuorini. Ricordatevi la protezione 30 e non buttatevi in acqua con la pancia piena di focaccia.

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NN
è una casa editrice nuova-nuova
. Hanno cominciato a marzo, proprio con questo titolo – tradotto da Francesca Novajra -, e spero di vederli trionfare abbondantemente. Nelle schede-libro c’è anche il backstage, per dire. Super gioia – e ottima idea!

Sembrava una felicità di Jenny Offill somiglia a una raccolta di pensierini, tutti estremamente bizzarri. Ogni frammento, in maniera indiretta e imprevedibile, ci fa fare un passettino in avanti nella testa della protagonista. Comincia senza chiamarsi in nessun modo e prosegue diventando Moglie, un personaggio che si racconta mentre cerca di venire a patti con una nuova vita che non avrebbe mai pensato di potersi conquistare. La testa della protagonista, infatti, non è mica un luogo ospitale. Anzi, è un posto spigoloso, pieno di vicoli ciechi, sabotatori invisibili e trappole pazze.
Con i pensieri di Moglie, la Offill racconta i primi passi di una famiglia, dalle difficoltà quotidiane – BED BUGS! BED BUGS DELLA MALORA! – ai traumi piccoli e grandi che potrebbero far crollare la felicità costruita pian piano. C’è una bambina che nasce, piange moltissimo per parecchio tempo e cresce, fino a diventare una personcina serissima che corre nei boschi e dice cose spiazzanti e portentose. C’è l’analisi precisa dell’amore, dei compromessi che siamo disposti ad accettare e della paura assoluta che tutto quello che conosciamo vada in pezzi. Più di ogni altra cosa, però, c’è il dubbio. Di non essere mai abbastanza bravi da meritarci di combinare davvero qualcosa. E, ancora peggio, di non riuscire mai ad essere sufficientemente facili da amare.
La Offill, insomma, ci mette di fronte a una gran quantità di sentimenti complicati, piccole gioie e diffuso scoramento, affrontando ogni frammento del puzzle con uno sguardo obliquo, quasi scientifico. È pieno di citazioni e di riferimenti imprevedibili, questo libro. Da un lato, somiglia a una cronaca in presa diretta. Dall’altro, è una collezione di ricordi, momenti, letture e metafore, dallo yoga all’esplorazione spaziale, dagli animali strani ai terrificanti tipi-umani che ci si trova di fronte quando si manda un marmocchio all’asilo.
E basta, mi è proprio piaciuto.

In bocca al lupo, NN editore! <3