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Harry Potter

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Tra le potenziali liste di libri donabili a chi vi pare per Natale (valgono anche gli auto-regali) quella che compilo più volentieri è sempre questa. Le strenne nascono per essere boriose fuori – “belle” edizioni che sbarcano in libreria con l’intento di farvi fare un’egregia figura, appagando il vostro e l’altrui feticismo – e avvincenti dentro. Insomma, fumo più arrosto. Sono tutti manufatti degni del British Museum? No, ma tendono a rispondere a propensioni specifiche, configurandosi come regali che fanno sentire compreso chi li riceve. Diamine, hai davvero pensato a me!
Ho cercato di radunare qua un coraggioso manipolo di spunti eterogenei, in modo da aiutarvi a scegliere “per interessi” e non solo per caratteristiche demografiche che, se posso permettermi, lasciano un po’ il tempo che trovano. Sì, vorrei regalare un libro a mia madre che ha 60 anni. E quindi? Tua madre avrà ben delle passioni, delle inclinazioni o delle predilezioni che possono trovare un corrispettivo nel mercato librario. Ecco, qui il principio è quello, per quanto possibile.

Procediamo!

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Elisa Shori AKA Disegnetti Depressetti
Fragile – Maneggiare con cura

Per i millennial disorientati ma volenterosi delle vostre vite, una raccolta di disegni rivelatori, teneri e DEVASTANTI.

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Isabel Thomas e Sara Gillingham
Esplorando gli elementi – Una guida completa alla tavola periodica
Un “atlante” per esplorare la tavola periodica degli elementi. Per chi ama la chimica o per chi vuole documentarsi sul tema in maniera curiosa e ben sintetizzata (sia dal punto di vista testuale che visivo… ah, le infografiche!). Il disprosio, il tantalio e il vanadio non avranno più segreti per voi.
[Traduzione di Angela Ragusa].

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Charlie Mackesy
Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo
Per una chiacchiera più approfondita, ecco qua.
Voglio anche dichiararlo: sto tifando tantissimo affinché Mackesy soppianti Il piccolo principe. PER SEMPRE.
[Traduzione di Giuseppe Iacobaci]

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The Star Wars Archives – Episodio I-III (1999-2005)
Dunque, sono già in possesso del primo volume di questa MERAVIGLIA, quello dedicato alla “trilogia originale”. Che roba sono? Sono un compendio strabiliante di backstage, foto inedite, testimonianze dal set, making-of e note di produzione di Star Wars. Il librone rosso si focalizza sugli Episodi I, II e III e, nonostante io abbia molto da ridire sul risultato finale (IDDIO, PERCHÉ INFLIGGERCI JAR JAR), sono talmente invasata che vorrei pure questo.

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Alastair Bonnett
Fuori dalle mappe – Un viaggio fantastico in luoghi inesplorati
Che altro ci resta da scoprire? Parecchio, pare. Questo libro è un atlante (più narrativo che visivo) dell’ignoto, delle mete poco battute e di misteri geografici conclamati. Città invisibili, stati privi di un territorio, isole artificiali, festival pazzi e luoghi perduti, una raccolta di destinazioni per viaggiatori curiosi e immaginazioni sconfinate.
[Traduzione di Lorenzo Vetta].

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Jüne Plã
Club Godo – Una cartografia del piacere
Per chi è in possesso di un apparato genitale e non ha paura di imparare a utilizzarlo al meglio delle sue rutilanti potenzialità. Contiene disegnetti esplicativi di rara limpidezza.
[Traduzione di Maura Parolini e Matteo Curtoni].

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Harry Potter – Il mondo segreto
Il libro pop-up

La galassia potteriana ha dato vita a innumerevoli spin-off degni di nota, tra cui sicuramente ci sono gli immani pop-up di Matthew Reinhart. A questo giro, il celeberrimo paper artist ci porta a spasso per Diagon Alley, con dettagliatissime tappe al Ministero della Magia e al Binario 9 e 3/4. Il libro si apre e diventa una specie di modellino interattivo lungo un metro e venti. Perbacco.

Intanto che ci siamo, non posso esimermi dal segnalare l’edizione di Harry Potter e la Pietra FIlosofale con le illustrazioni dei sempre magnifici Minalima. Non sarà un pop-up grande come una persona, ma anche qui le trovate cartotecniche e le sorprese pazze non mancano.

Vi piace l’approccio dei Minalima ma detestate i maghi? Nessun problema. L’Ippocampo sta proseguendo con la pubblicazione della loro collana dei classici. L’aggiunta più recente è La sirenetta e altre fiabe. Quelle “altre fiabe” sono le fiabe più celebri di Hans Christian Andersen. E no, non finiscono bene. Le fiabe di Andersen non finiscono mai bene.

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Daniela Collu
Un minuto d’arte
Da Borromini a Olafur Eliasson, 60 capolavori raccontati con sapiente sensibilità (e senso dell’umorismo) da una delle mie chiacchierone preferite dell’Internet – e della vita, quando ancora ci si poteva incontrare. Una rubrica nata su Instagram e ora approdata in un volume illustrato che spera di infarinarvi ben bene in materia d’arte senza farvi diventare degli insopportabili parrucconi.

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Rob Hobson
Sogni d’oro – L’arte del buon riposo
Un delizioso librino per chi dorme male e vorrebbe dormire meglio, ma anche per chi ronfa come una pietra e ambisce semplicemente ad approfondire il tema del sonno e la sua tentacolare importanza per il nostro “funzionamento”.
[Traduzione di Elena Cantoni].

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Daniel Kariko
Vivono tra noi – Ritratti straordinari di insetti ordinari

Per gli entomologi in erba (che potranno godersi i ritratti DETTAGLIATISSIMI di bachi, ragni e coleotteri di ogni tipo, scattati utilizzando anche il microscopio elettronico) e per chi, pur amando esaminare la minuziosa fisionomia di formiche e scarabei, si diletta anche a sviscerarne i comportamenti. Insetti fantastici e dove trovarli… in questo atlante fotografico, ecco dove.
[Traduzione di Emiliano R. Veronesi].

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Zerocalcare
A Babbo morto – Una storia di Natale
Posso dire che non li sopporto i libri di Natale a tema Natale? Ecco. Però questo è di Zerocalcare. E Babbo Natale schiatta.
Per chi vivesse sotto a un sasso, quest’anno è uscito anche Scheletri… che è molto bello e mi ha anche fatto molto preoccupare per Michele.

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Giulia Blasi
Rivoluzione Z
Penso che il sottotitolo sia già assai rivelatorio: Diventare adulti migliori con il femminismo. Chi ha già letto Manuale per ragazze rivoluzionarie troverà qui una preziosa versione a misura di adolescente (femmina o maschio che sia), per imparare a costruire un futuro un po’ meno impervio del presente che abitiamo (ancora con parecchie storture).

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Movieplayer.it (Liguori – Cuomo – Grossi)
100 serie TV in pillole
Per chi vaga disorientato nelle lande sovrappopolate dell’intrattenimento in streaming, una pratica enciclopedia delle serie TV per riscoprire quello che ci siamo persi in passato e ritrovare la bussola nel vasto mare delle novità.
Volume uno e volume due.

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Riccardo Falcinelli
Figure
Un “maestro” della grafica – non solo editoriale – assembla per noi questo saggione sul multiforme mondo delle immagini, isolandone i mattoncini costitutivi (dalla percezione alla composizione) e portando allo scoperto i linguaggi e le solide impalcature che si nascondono dietro a quello che vediamo. Corredato, ovviamente, da numerose immagini. Se no che libro sulle immagini era.

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Ursula K. Le Guin
Terramare – La saga completa
Gli Oscar Draghi sono un ottimo posto dove cercare edizioni sontuose di grandi classici (e non) del fantastico. Questo Terramare, forse, è quello con la copertina e la “resa fisica” meno d’impatto fra i numerosi titoli che militano nella collana, ma è di sicuro un pregevole spunto per chi è convinto di aver già letto tutto il fantasy che c’era o per chi vuole approcciarsi a Le Guin non solo sul fronte sci-fi. Ci manchi, Le Guin. Ma sono contenta perché ancora tanto di tuo mi resta da leggere.

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Erika Grazia Lombardo
La casa leggera
Per chi vuole ribaltarsi casa o anche solo razionalizzare un po’ gli ambienti senza dover per forza individuare gli oggetti che SPARKANO JOY. Un manuale pratico per organizzare la casa che non ingiunge di buttare tutto quello che possediamo ma ci aiuta a gestire meglio quello che c’è – sfoltendo con buonsenso e senza pipponi filosofici.

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Vera Gheno
Potere alle parole – Perché usarle meglio
Di Vera Gheno potrei anche pescare una pubblicazione più recente, tipo Femminili singolari, ma mi piace pensare che dopo aver letto questa godibilissima indagine socio-linguistica sull’importanza quotidiana dell’esprimersi BENE vi verrà voglia di recuperare anche il resto.

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Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei di [Grant Snider, Boris Battaglia]

Grant Snider
Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei
Una raccolta a fumetti per quei lettori che sono fierissimi di essere dei lettori e che amano leggere libri pieni di gente che legge o che riflette su quanto è favoloso leggere. Ma senza farlo pesare agli altri. Così, perché sono proprio dei lettori felici e basta.
[Traduzione di Boris Battaglia].

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Anna Bauer – Noam Levy
Terrarium
State sviluppando una pericolosa fissazione per la vegetazione domestica? Avete piante ovunque? Perché non ficcarle anche in un vaso! Una guida illustrata per cominciare a creare i vostri piccoli ecosistemi sottovetro e gioire di ogni tenera fogliolina nuova – sempre che letali muffe non sopraggiungano.

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Roger-Pol Droit
101 esperienze di filosofia quotidiana
Non avevo idea che l’UNESCO disponesse di un “Consigliere di filosofia”, ma a quanto pare esiste e ha anche scritto questo libro. Che cos’è? Un eserciziario pratico (a tratti anche scanzonato e imprevedibile) per ritrovare il filo dei nostri pensieri e imparare ad apprezzarne il flusso prezioso. Da “Bere facendo pipì” a “Considerare l’umanità come un errore”, 101 spunti per far scoppiettare i nostri neuroni.
[Traduzione di Sandro Mancini].

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L’agenda tascabile 2021 per maniaci dei libri
Per chi è costretto ad annotare impegni e scadenze ma in realtà vorrebbe solo sprofondare in poltrona e leggere.

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James W. P. Campbell – Will Pryce
La biblioteca – Una storia mondiale
Ottanta illustri biblioteche di tutto il mondo fotografate e raccontate per tracciare la traiettoria storica, culturale e funzionale del libro e dei posti che l’umanità ha ideato per conservarlo, condividerlo, studiarlo.
[Traduzione di Luigi Giacone e Chiara Veltri].

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Igort
Quaderni giapponesi I-II-III
Sto attendendo che mi arrivi il terzo volume (qua li trovate raccolti tutti quanti in un bel cofanetto, ma ovviamente esistono anche “sfusi”), ma tra le cose che più ho amato leggere sul Giappone ci sono sicuramente i Quaderni giapponesi di Igort. Un po’ per il disegno, un po’ per le riflessioni e le meditazioni di un artista che qua si fa ponte tra il nostro mondo e una cultura che continua a risultare “altra”, i Quaderni sono una splendida guida a metà tra viaggio ed esperimento narrativo. Illuminano rituali, estetica e storia del Sol Levante con profondità e saggezza. Quanto mi piace scrivere “Sol Levante”, ogni tanto. Quasi quanto KERMESSE.

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Tom Gauld
Dipartimento di teorie folgoranti
L’ho tradotto io, ma è l’aspetto meno rilevante. Particelle imprevedibili, citazioni letterarie, piante carnivore senzienti, professori magnetizzati, esperimenti che finiscono super male, reperti preistorici che chiacchierano, comete che insultano asteroidi… il Dipartimento contiene le vignette a tema scientifico-tecnologico di Gauld, in un andirivieni di trovate surreali e invenzioni degne dei numerosi scienziati pazzi che lo popolano. A proposito di scienziati pazzi, l’introduzione di Francesco Guglieri è fatta a librogame. E vale il biglietto. :3

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Alessandro Barbero
La voglia dei cazzi (e altri fabliaux medievali)
Tra tutti i possibili consigli ricavabili dall’immensa produzione dell’esimio professor Barbero, nostra guida spirituale e voce di mille podcast, ecco cos’ho deciso di ripescare. Troverete voi la persona più adatta a ricevere il peculiare dono.

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Visto che i consigli libreschi non scadono, ecco la listona dello scorso anno.
Se può esservi utile, ho messo l’elencone anche nella mia vetrina Amazon.

Francis Scott Fitzgerald ha scritto, da qualche parte, che risparmiare è un lusso. Credo meriti d’ufficio il titolo di santo patrono di questa rubrica dedicata ai desideri insensati.
Ecco un po’ di beni aspirazionali e scoperte dell’ultimo periodo, qua elencate per mettere in pericolo il già precario equilibrio del mio scalognato salvadanaio.

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Qua devo biasimare Sara, perché ho scoperto Ritop sulle sue Stories. Oltre alla meraviglia dei dinosauri brillantinati, sono assai affasinata dagli earcuff, quei cerchietti che si piazzano a metà orecchio senza bisogno di buchi aggiuntivi o altre diavolerie. Mi piacciono molto quelli con le perle, anche se l’intera sezione appare meritevole.

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Minalima – il dinamico duo responsabile, tra le altre cose, della creazione della visual identity cinematografica del mondo di Harry Potter – ha lanciato una linea di carta da parati ispirata a Hogwarts e compagnia. Pensavo di voler rivestire tutti i muri di casa con l’albero genealogico della famiglia Black, ma poi ho visto i rotoli con i libri di testo dei maghi e sono impazzita ufficialmente. DATEMI UNA CASA DA RISTRUTTURARE. MERITO QUESTA CARTA DA PARATI NELLO MIO STUDIO IMMAGINARIO.

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Qualche tempo fa, ho lavorato con Ottod’ame per il lancio della collezione dedicata a Mafalda. L’affetto che nutro per la bambina recalcitrante di Quino non mi ha impedito di invasarmi anche per il resto dell’assortimento autunnal-invernale. Vestiti tempestati di maneki neko, tartan a profusione, PAIETT. E questa stampa gloriosa.

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Ann Vandermeer fa squadra con il marito Jeff – che qua in Italia meglio conosciamo come autore della Trilogia dell’Area X – per assemblare una poderosa antologia fantastico-fantascientifica. Il raggio dell’indagine delimita un genere già considerato, spesso, una nicchia rispetto alla letteratura “alta” – nell’accezione più trombona del termine. E in questa nicchia – come in molti altri ambiti – dominano, da sempre, gli scrittori. Che storia è, le scrittrici non ci sono, non si misurano con la materia o non sono degne di essere ricordate e lette? Giammai. Le scrittrici ci sono, eccome. E nelle Visionarie possiamo incontrarne e apprezzarne ben 29.

 

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Ho scoperto che le barrette sono un modo comodo e sensato per tenere i capelli lontani dalla faccia. Al momento dispongo di una barretta nera eccessivamente ragionevole – l’ho trovata nel negozio capelli di Mazzolari – ma gradirei espandere la collezione avvalendomi di qualche assurdità. Quelle di Shrimps sono assai sfarzose… e c’è un po’ di tutto. Consiglierei al brand di eliminare il puntatore a forma di gambero e/o capasanta rosa perché non si capisce su cosa si clicca, ma per il resto bene, bravi, bis.

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Moleskine ha l’abitudine (assai opportuna) di sfornare piccole collezioni dedicate ai temi più disparati. Qualche tempo fa sono usciti i primi quaderni del Signore degli Anelli. E adesso c’è anche un cofanetto con la Poesia dell’Anello in copertina – nella sua versione originale… so che al momento le polemiche sulla nuova traduzione stanno imperversando – e la consueta cura per gli interni. Gioitene.

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Alla prossima puntata. E felici desideri a voi.

Ho battuto così tanto la fiacca con la Weekly Wishlist che alcune cose che desideravo hanno addirittura avuto il tempo di trasformarsi in un acquisto concreto. Incredibile! Prodigioso! Un processo decisionale che giunge a compimento! Non si era mai visto! Ma non crogioliamoci nell’autocompiacimento e proseguiamo con baldanza. Ecco un po’ di vari ed eventuali aggeggi (ed esperienze) che sto bramando in questo periodo o che ho già incamerato con soddisfazione.

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Sono riuscita ad andare al cinema a vedere Captain Marvel. E ora voglio il maglioncino di cotone di Carol Danvers. Questo è di Musterbrand, che sforna con grande efficienza indumenti “portabili” ispirati ai costumi dei nostri personaggi cinematografici e videoludici preferiti, da Star Wars a Zelda. Tempo fa mi sono regalata il cardigan lungo di Kylo Ren e ho felicemente constatato che i materiali sono buoni e anche la lavorazione. Insomma, l’obiettivo finale è andare in giro con un intero guardaroba da supereroe quasi in borghese. E non potendo disporre di un flerken, inizio dal maglioncino.

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A Ferrara, fino al 2 giugno a Palazzo dei Diamanti, c’è una mostra che credo potrebbe rimettermi al mondo: “Boldini e la moda”. Tra dipinti, abiti d’epoca e oggetti emblematici, la mostra esplora il rapporto tra Boldini, l’alta moda parigina e la Belle Époque. Perché il ritratto di una signora chic è anche il ritratto di un preciso e vasto mondo di riferimento.

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Mi sto riconvertendo gradualmente – e con successo – alle borse più piccole, da portare possibilmente a tracolla. La rivoluzione è partita dalla necessità di rincorrere un bambino senza ritrovarmi impicciata dai valigioni che di solito mi portavo in giro. Ebbene, le bottiglie d’acqua “classiche” ci stanno, nelle mie nuove borse? A volte no. E a volte sì, ma con immane fatica. Visto che la geometria solida non è un’opinione, ho dato retta alla mia amica Gabriella e mi sono presa una bottiglia piatta. Me la riempio prima di uscire e la caccio praticamente ovunque. Sì, somiglia a una fiaschetta da maestro di sci con una pesante dipendenza da grappa, ma è comodissima. Questa qua è la Memobottle formato A6 (375 ml), ma ce ne sono anche di più/meno capienti.

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La compagine europea di Hello Kitty mi ha donato, un po’ di tempo fa, una spazzola Tangle Teezer. Prima usavo le spazzole di legno e mi trovavo anche bene. Sapevo dell’esistenza delle Tangle Teezer, ma temevo fossero dei plasticoni inutili. Ebbene, facevo piuttosto male a partire prevenuta e, in tutta onestà, ho scoperto che con la Tangle Teezer faccio la metà della fatica, mi strappo meno capelli, sono assai più rapida e me li pettino pure meglio. Ho scoperto che esiste una Tangle Teezer con i denti più lunghi e solidi per i ricci e le chiome assai folte come la mia. E credo che procederò presto con l’investimento.

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Lavidriola è un brand spagnolo che sforna mirabolanti gioielli “artistici” dall’estremo potenziale pop. Sono robe giganti, stravagantissime e super dettagliate. Ci sono spille, collane che fanno provincia, orecchini e assurdità di ogni tipo. Si va dalla zoologia all’esplorazione spaziale, senza tralasciare Luna Lovegood con il copricapo da leone. Mi sento capita come poche volte al mondo.

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Visto che siamo già in ambito “sobrietà”, credo valga la pena soffermarci su Krukrustudio e sul suo catalogo di borse che somigliano a oggetti e creature vicine al sentire comune (dalle taniche di benzina alle sogliole). In più, c’è una gamma assai nutrita di pochette – con tracollina inclusa – a forma di libro. I titoli disponibili sono numerosi (dai grandi classici ai libri di testo di Hogwarts) e c’è una vasta scelta anche in termini di dimensioni. Diciamo che si può scegliere una borsa-libro paperback o una borsa-libro Treccani.

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Bene, mi fermo qua. La lista potrebbe proseguire fino all’orizzonte, ma teniamoci qualcosa anche per le prossime puntate. Nel frattempo, felici scoperte a tutti.

Potrei (e dovrei) dedicarmi a circa 953 cose più rilevanti del tema “maglioni brutti di Natale che in realtà sono STRAORDINARI”, ma quando distribuivano il buonsenso ero al bar… ed eccoci qua.
La faccenda dell’Ugly Christmas Sweater è una tradizione assai poco autoctona. A Natale, quand’ero piccola, mi vestivano come un fagiano impagliato alla corte dello zar di tutte le Russie e, in generale, si tende a pensare che per le feste comandate sia necessario presentarsi a tavola con degli indumenti decorosi. E mettiti una camicia, non vorrai mica far venire uno scioppolone alla nonna Rina, no? Lo sai che ci tiene! Ecco, pare che i riguardi nei confronti della salute psicofisica delle nonne stiano scemando, lasciando il posto all’anarchia vestimentaria più virulenta. Il mondo anglosassone (non si sa bene con quale autorità) sembra incoraggiarci con veemenza a far quel cavolo che ci pare. Anzi, a fare scientemente del nostro peggio, conciandoci con roba talmente improbabile da risultare geniale (o anche solo cretina in maniera simpatica). Maglioni natalizi inguardabili come performance artistica, tipo. Panettoni e dadaismo. Postmodernità e anolini in brodo. L’andazzo è quello.

Ecco.

Chi sono io per tirarmi indietro, mi domando.
Anzi, come ho fatto ad affrontare più di 30 Natali senza indossare un maglione imbarazzante.
È arrivato il momento di sceglierne uno.
E, visto che le fandom che mi affliggono sono numerose, ho deciso di buttarla definitivamente in vacca. Senza badare alla composizione del tessuto e neanche alla quasi sempiterna dicotomia sartoriale maschio/femmina. Non è importante, in questo frangente.

Ecco qua, dunque, una selezione di rivoltanti maglioni natalizi pieni di… COSE. Dei film. E delle serie TV. E della sempre cara cultura pop.

Procediamo.


In ben pochi lo direbbero, ma Darth Vader fa l’albero di Natale già a novembre. Ed è pronto a strangolare con il solo ausilio della Forza chiunque non si dimostri abbastanza garrulo.
Eccolo qua.

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Dress-code più che obbligatorio per il party natalizio delle Stak Industries.
Ecco!

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Lo so, spezza il cuore. Ma fa anche molto ridere.
Shame! Shame! Shame!

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Hai mai danzato con Babbo Natale nel pallido plenilunio?
Adesso sì.

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A livello di analogie climatiche con il più rigido degli inverni, Hoth è una scelta assolutamente azzeccata.
Riscaldiamoci con le budella fumanti di un tauntaun! 

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Under his eye.
E a fuoco Gilead.

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Per Amore del Cuore. Inevitabilmente.
Eccolo!

Ah, c’è anche quello Atari.
E qui c’è pure una variante in rosa del tema Playstation.

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La prima slitta trainata dai velociraptor.
Qui non si bada a spese!

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I Guardiani addobbano Groot, per Natale? Sarebbe la vita.
(Perdonatemi per la gag tragica. Il maglione è qui).

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Per mia fortuna non sono mai entrata nel tunnel di Candy Crush ma, all’occorrenza, c’è un maglione brutto anche per quello.

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Chi non festeggia il Natale è un Mangiamorte.
Riddikulus!

Se ne sentite il bisogno, qui c’è anche un maglione con uno scorcio del castello e delle leggiadre candele danzerine.

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Per chi predilige un approccio più fumettistico ai supereroi Marvel, ci sono anche i maglioni “vintage”. Potrete rallegrare i vostri congiunti con Thor, Ironman, Wonder WomanSpiderman e Superman, tanto per pescarvene alcuni.

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Concluderei in “bellezza” con una perla di maestro Yoda. E vi esorterei anche ad abbandonare ogni esitazione. Siate imbarazzanti. E fieri.
Fare o non fare. Non c’è provare!

Dunque, come funziona il Natale. Il Natale è pieno di regali, panettoni, lucine, renne, elfi sottopagati che fanno gli straordinari, calendari dell’Avvento, addobbi, maglioni brutti che in realtà sono bellissimi, fiocchi di neve, “se non ci vediamo più ti faccio gli auguri”, alberi più o meno arroganti e sciarpone. E di mercatini. I mercatini natalizi sono FONDAMENTALI. Quando poi sono anche mercatini belli il trionfo è assoluto. Qualche giorno fa sono andata a fare un giro al mercatino natalizio organizzato dalle super bravissime di Cotton Friday e, visto che non ho trovato un banchetto dove non avrei lasciato volentieri parecchi soldi, ho deciso di mettere insieme un’agile carrellata delle espositrici. Perché magari avete ancora dei regali da fare o, in generale, condividete la mia fissazione per l’handmade super creativo e di qualità eccelsa.
Ecco qua chi c’era, dunque.
Divertitevi, fate amicizia, compilate wishlist, comprate cose e sprigionate entusiasmo. Se lo meritano.
E grazie a Petit Pois Rose, Juice For Breakfast, Nigutindor e Tamago Craft per avermi invitata a iperventilare insieme a loro. Conoscervi è stato stupendo.

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Momò & Cose

Riciclo creativo e intere cittadine fatte di casette minuscole e colorate. Monica è anche assai brava a inventare delle scatoline personalizzate – che somigliano un po’ a dei diorama (o diorami? Chi può dirlo) – per raccontare una storia o celebrare degnamente un vostro ricordo speciale.

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Gummy Illustrations

Elena è un’illustratrice di rara inventiva e versatilità. Per Natale ha deciso di donare al mondo una serie di animalini paffuti che vi aiuteranno ad addobbare l’albero – fornendovi anche numerosi messaggi motivazionali -, ma produce anche oggetti spettacolari con Luna Lovegood ed Eleven – più parecchi altri personaggi che non possiamo fare a meno di amare – e stampe fascinosissime.

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Babel

Ecco, io vorrei tutto e basta. Serigrafie anatomico-scientifiche in ogni angolo di casa. Cuscini con le nappine e occhioni spalancati. Ci sono quadri, aggeggi bizzarri, spille che ti dicono le cose e vari ornamenti che sembrano usciti da Penny Dreadful o dallo studio di uno scorticatore dotato di un eccellente senso estetico.

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Idee Country

Sabrina crea accessori tessili per piccoli e grandi. Ci sono i set da asilo – sacchettini super comodi per il cambio con asciugamanini coordinati -, le custodie imbottite per i vostri preziosi device, le borse, le pochette e gli astucci. La scelta delle stampe è molto coccosa e i materiali sono superbi.

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Fab for a Jellyfish

Una sartoria creativa fatta di pattern insoliti, tessuti scelti con cura e materiali ricercati che diventano camicine per bimbi, abiti per grandi e accessori per capelli. Insomma, cucire con creatività, usando stampe uniche e molto speciali, spesso scovate in viaggio o rinvenute in vasti giacimenti di tessili vintage. Il laboratorio organizza anche corsi di cucito, pittura, fotografia e teatro – sia per adulti che per piccoli.

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Ohioja

Ylenia aveva un registratore di cassa giocattolo, un muro con un tricheco dai baffoni di lana e una cassetta di verdure fatte all’uncinetto – tutte felicissime, tranne il limone… che i limoni sono tipi acidi, si sa. Stavo già impazzendo, ma poi ho visto delle fette di pizza e un bricco di Estathé e ho completamente perso il senno. La nobile arte della riproduzione uncinettistica di roba da mangiare e oggettini vari si chiama amigurumi. Ed è all’incirca la cosa più bella del mondo.

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Fotini di LauVmade

LauVmade

Accessori geometrico-grafici (sia per addobbare le persone che le case) stampati su legno e tagliati a mano. Ci sono orecchini, spilline e spillone (ma anche le coppie di spillette per il colletto della camicia), ciondoli e coaster per i vostri pretenziosi cocktail domestici. Sembrano minimal, ma se guardi bene ti accorgi che sono pieni di minuscole renne, galline e motivi fiabeschissimi.

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Fotini di MouMee 🙂

MouMee

Un intero zoo di creaturine e bestiole in pasta di amidi, modellate e dipinte a mano.

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La Nana

A livello di stampe, il giro al mercatino di Cotton Friday è stato una felicità vera. Dalla Nana ho visto maglie con maniche tempestate di tigri e tucani, pois di tulle e velluto, tessuto tecnico ricoperto di lecca lecca a forma di cuore e tantissime cose assai originali ma anche di taglio portabilissimo. EVVIVA – anche per i gattoni neri!

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Laura Cortinovis

 Laura è un’illustratrice e un’autrice di libri per bambini. Lavora ad acquerello ed è specializzata in fiabeschissime rappresentazioni della natura. Tutte le sue creature (immensamente tondeggianti e coccose) e le sue bellissime infiorescenze hanno dato vita a una gamma di oggetti di cartoleria di grande delicatezza e pastellosità.

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Fotini di Crazy Cat Café 🙂

Crazy Cat Café

Il fatto che io non ci sia ancora stata è gravissimo, ma anche Milano – come ogni metropoli che si rispetti – ha il suo cat café. Oltre a nutrirvi e abbeverarvi, il Crazy Cat Café ha inventato una linea di merchandising musical-gattoso (i felini immortalati sono quelli del locale) e vende anche una collezione di accessori miciosi per la casa (LE TAZZINE CON LE ORECCHIE) e per le vostre personalissime esigenze d’addobbo.

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Piutì by èvita

Erica è una fabbricatrice di pupazzi inconfondibili che possono anche trasformarsi in gioielli o oggetti di supporto quotidiano. Ci sono le sardine-braccialetto, i pesciolini da portare al collo, le balene da compagnia e i molari felici che vi custodiscono le chiavi del portone. Tutto è cucito, imbottito e dipinto a mano.

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Fotini di Frrink 🙂

Frrink

Stampe, incisioni e linocut da appendere nelle vostre fortunate case o da godervi sotto forma di lampada o di accessori su tela e tessuto. L’ordine, l’armonia, la pace.

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Fotini di Beads and Tricks 🙂

Beads and Tricks

Gioielli artigianali in metallo e pietre dure che sembrano usciti da un tesoro vichingo. Anche qui, se volete imparare a fabbricarvi un anello o un monile tutto vostro ci sono corsi e laboratori. E io amerei molto cimentarmi. Per poi partire alla conquista di un’isola remota.

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Leo Feliz

Vorrei essere una ragazza-minimal, ma la verità è che sono molto più incline a mettermi addosso centosei cose parecchio complicate. I gioielli di Leomi sono stupendi. Anima caraibica e nappine a profusione – create a mano a partire da innumerevoli matassine di cotone variopinto. Gli orecchini sono tutti unici e spesso sono un incontro tra materiali di diverse provenienze. Ci sono i bottoni vintage rivestiti di tessuto e le perline, ma anche spille bizzarre che hanno cambiato destinazione d’uso. Datemi un pareo e tanti saluti.

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Le Petit Rabbit

Cartoleria! CARTOLERIA COCCOSA! Giulia è una graphic designer che sforna ripetutamente cose di carta di mille tipi diversi – ci sono i quaderni, le agende, i biglietti d’auguri, i posterini e i kit da festa con piatti e bicchieri – ma anche articoli tessili di varia utilità. Ci sono le sacchine stampate con la coulisse, gli zainetti, le tote e anche i cilindroni di carta spessa dove riporre i giocattoli (o quel che vi pare). Tutti i suoi pattern sono adorabili e pastellosi e la scelta dei colori regalerebbe la serenità anche a un troll con l’orticaria.

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Bene. Direi che un rapido recap l’abbiamo fatto.
Vi lascio frugare pacificamente fra i profili e gli shop.
Wishlistate con calma.
O regalatevi subito qualcosa di fatto con il cuore.
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Non ho idea di cosa regalerò alla gente che amo e non so nemmeno se farò l’albero di Natale – in questa casa abitano un bambino di un anno e un gatto di sette chili, la vedo grigia -, ma sono assai intenzionata ad industriarmi per i vostri futuri acquisti festivi. Perché si pensa che regalare un libro sia una roba facile, ma non è vero niente. Visto che donare un romanzo o un’ambiziosa opera di narrativa è molto complicato, ho deciso di cominciare con una lista di libri dall’aspetto avvincente e dal pregevole contenuto. C’è un po’ di tutto, tematicamente parlando, e l’idea è quella di farvi trovare qualcosa di adatto ai gusti più disparati ma anche di farvi fare una bellissima figura. Perché nessuno vuole essere quello che, ogni santo anno, distribuisce calzini ai propri congiunti. Smettetela con queste calze, donate un libro fantasmagorico, bizzarro e super interessante!

Cominciamo?
Cominciamo.

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Lettering creativo (ma non solo)

La mia calligrafia è un susseguirsi di bruchi (giuro, in pratica scrivo tutte le lettere uguali e non si capisce niente) e sono pure mancina, il che non può essere che un’aggravante. Tra le numerose ambizioni che albergano nel mio cuore, dunque, c’è anche quella di migliorare quest’incresciosa situazione. Ebbene, ho scoperto che esiste un tenerissimo manuale di lettering – con tanto di esercizi – che dovrebbe sospingermi verso un’esistenza costellata di quaderni pieni di svolazzi armoniosissimi.

Per chi?
Fan del bullet-journal (e dei diari in generale), autori di bellissimi bigliettini di auguri, principi e principesse, ambiziosi estimatori dell’home-decor-fai-da-te.

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Atlas Obscura
Guida alle meraviglie nascoste del mondo

L’Atlas Obscura è la vita. E basta. È una guida-wunderkammer, divisa per continenti, ai posti più bizzarri del mondo, alle stramberie geografiche più estreme e alle usanze più insolite di popoli di ogni genere. Troverete catacombe, costruzioni abbandonate, bar senza senso, sagre dimenticate, musei assurdi, manifestazioni naturali rarissime e angoli pressoché inesplorati. Ogni meta è abbondantemente illustrata e raccontata con il gusto autentico della scoperta.

Per chi?
Viaggiatori incalliti, amici che disprezzano i villaggi turistici, matti, curiosi e sognatori.

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Errico Buonanno e Luca Mastrantonio
Notti magiche – Atlante sentimentale degli anni Novanta

 Una raccolta di nostalgie e ricordi degli anni Novanta, corredata da una gran quantità di immagini che vi faranno tornare in mente i poster che tenevate in camera alle medie. Da Lady Diana ai Backstreet Boys, dalla Smemoranda a Non è la Rai, un viaggio televisivo, musicale e “sociologico/consumistico” nel decennio che ha segnato – nel bene e nel male – il nostro immaginario.

Per chi?
Amici nati negli anni Ottanta che, presto o tardi, hanno irrimediabilmente posseduto un Tamagochi. E non l’hanno mai dimenticato.

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J. K. Rowling, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
Con le illustrazioni di Jim Kay

Jim Kay sta alacremente proseguendo nelle gigantesche operazioni di illustrazione dell’intera saga di Harry Potter e, quest’anno, siamo arrivati al terzo volume. È cromaticamente un po’ più cupo dei precedenti (il che non mi pare strano, devo dire), ma suscita altrettanta meraviglia.

Per chi?
Per chi è cresciuto con questi libri e si merita un’edizione bellissima da sbandierare a destra e a sinistra. E anche per i maghi del domani.

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La mini-collana Piccole donne, grandi sogni
di Maria Isabel Sánchez Vergara

Una serie coccosamente illustrata per raccontare, in poche pagine, le vicende biografiche di alcune donne particolarmente degne d’ammirazione. I primi quattro librini sono dedicati ad Agatha Christie, Coco Chanel, Frida Kahlo (lo so, lo so, Frida è ovunque – portate pazienza) e Amelia Earhart.

Per chi?
Bambine (e signore) ribelli che si sono già lette le favole della buonanotte, donne che – com’è doveroso – fanno il tifo per le altre donne.

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Edward Sorel, I diari bollenti di Mary Astor

Amici, quando un libro Adelphi ha una copertina così vuol dire che dev’essere capitato qualcosa di rivoluzionario. Vi rimando all’esaurientissimo articolo di Rivista Studio per approfondire ogni pagina del libro, ma qui sarò breve. Edward Sorel – celeberrimo disegnatore e grafico americano – ricostruisce e illustra una storia vera, quella del controverso processo “a luci rosse” di Mary Astor, trascinata in tribunale dal marito cornuto per la custodia della figlia. Le rivelazioni della Astor, attrice non di primissimo piano ma adorata dall’autore per una vita intera, fecero tremare l’intero establishment hollywoodiano di metà anni ’30. I suoi diari, insieme a una montagna di articoli scandalistici dell’epoca, sono serviti a Sorel per ripercorrere e riversare in queste pagine la sua turbolenta e labirintica vicenda, riportando al contempo alla ribalta un mondo luccicantissimo… che non c’è più.

Per chi?
Gente che a casa ha un bel mobile-bar, gente che non legge Gente, gente che non si rassegna a imboccare il viale del tramonto, gente che ama il cinema – con un po’ di nostalgia.

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Simon Stålenhag, Loop

Per spiegarla sinteticamente, dovrei dire che Loop è una distopia scandinava pittorico-narrativa, post-bellica e anche un po’ nuclearizzata. Visto che non sarebbe chiarissimo, temo sia meglio espandere un po’ il concetto. Il libro racconta un mondo parallelo, quello di una piccola cittadina svedese al confine con il più grande acceleratore di particelle mai costruito al mondo. Il progetto Loop, attivo tra il 1954 e il 1969, ha lasciato alle sue spalle un paesaggio bizzarro e surreale: robot abbandonati che si aggirano nella neve, enormi impianti industriali dall’aria assai cinematografica, boschi pieni di dinosauri, relitti arrugginiti. A raccontarci quel che rimane del Loop, vent’anni dopo, saranno dei ragazzi cresciuti all’ombra di questo sconfinato cimitero industriale, tra scienza e immaginazione.
Illustrazioni favolose e struggenti. Livello massimo di allucinazione collettiva.

Per chi?
Orfani di Asimov, lettori di fantascienza ormai annoiati dalla fantascienza, ingegneri, meccanici, costruttori di intelligenze artificiali.

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The Legend of Zelda. L’arte di una leggenda

Un librone grossissimo, illustratissimo e completissimo su Zelda. È una sorta di enciclopedia ufficiale – con tanto di bolla papale della Nintendo – sul mondo di Zelda e sulla creazione di personaggi, meccaniche e ambientazioni. Visto che uno dei temi principali è anche “the art of”, troverete anche una vagonata di immagini, studi e meraviglie visuali che hanno contribuito a farvi invasare con Zelda.

Per chi?
Amiche e amici videoludici, nostalgici, splendidi geek e aspiranti game-designer.

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H. P. Lovecraft, Il Necronomicon
(a cura di Giuseppe Lippi)

Siamo abituati a dare in escandescenze per la bellezza delle edizioni estere di una determinata opera, ma capita raramente che un’edizione italiana ci sconvolga in maniera particolare. Ecco, adesso c’è un Necronomicon INCREDIBILE anche per noi, curato e assemblato da Giuseppe Lippi, che è un po’ il gran sacerdote di Lovecraft nel nostro paese.

Per chi?
Per i più coraggiosi estimatori della letteratura fantastica – il Necronomicon, dopotutto, è il libro che conduce il lettore alla pazzia – e per gli adoratori di Cthulhu (anche se per evocarlo davvero conviene orientarsi su questo).

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Mamma, mi racconti la tua storia?

Non credo che MADRE sia il tipo, ma magari la vostra mamma sì. Se avete una genitrice predisposta, un’idea del genere potrebbe scatenare cose assai belle. Come funziona. Il libro è una sorta di diario pieno di domande a cui la vostra mamma dovrà rispondere, più spazi in cui appiccicare fotografie e importanti pezzetti di carta. Le domande sono raggruppate in quattro macro-sezioni (“Quando eri piccola e sei diventata grande”, “Quando ti sei innamorata e sei diventata mamma”, “Il tempo libero e le cose che ami” e “Chi sei diventata”) che, nel loro complesso, hanno lo scopo di restituire un ritratto dell’essere umano che conoscete come mamma ma che, nel passato più o meno recente, ha amato, dimenticato, gioito o superato difficoltà. Ha vissuto, insomma. E magari ha voglia di prendersi un po’ di tempo per riordinare i ricordi, facendosi dare una mano da questo libro. Per affidarveli e regalarveli FOREVER.
Se la cosa vi garba, c’è anche una versione per sorelle e per amiche.

Per chi?
Ma per la vostra mamma, ovvio!

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The Art and Soul of Blade Runner 2049

Il nuovo Blade Runner mi è piaciuto molto. Non riesco ancora bene a capire se sia capitato perché è effettivamente un gran film o perché sono semplicemente rimasta ipnotizzata. Comunque sia, una cosa è chiara: Blade Runner di Villeneuve è una felicità per gli occhi – e mi immagino che debba esserlo anche un art-book dedicato al film. Li adoro, gli art-book dei film. Li desidero sempre ma poi non me li compro mai. Dobbiamo invertire questa stupida tendenza. Prima del 2049, magari.

Per chi?
Minimalisti, estimatori della fantascienza, groupie di Ryan Gosling, amici delle macchine volanti, fidanzate olografiche.

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Ti saluta STOCAZZO!

Dei primi due pregevoli volumi di questa STRABILIANTE serie di coloring-book avevo già parlato qui, ma ora è d’obbligo tornare sull’argomento per segnalare due gloriose nuove uscite: Enlarge your pencil! (40 categorie porno da colorare) e il beneamato Ti saluta STOCAZZO!, con 40 nuove parolacce e ingiurie su cui sfogare tutta la vostra ira repressa.

Per chi?
Amici di birrette, collezioniste di pennarelli assetate di vendetta, fan di Calciatori Brutti, compagni e compagne di banco.

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Petunia Ollister, Colazioni d’autore

Petunia Ollister è un’istituzione dell’Instagram librario e la sua rubrica #bookbreakfast appare ogni settimana anche su Robinson di Repubblica. Poco tempo fa è uscito il suo libro, che raccoglie le sue colazioni letterarie più belle, accompagnate da ricette e citazioni. Fa venire molta fame. E anche molta voglia di leggere.
P.S. La copertina diventa una tovaglietta.

Per chi?
Social fotografi in cerca di spunti per leggere qualcosa di nuovo, aspiranti pasticcere, bibliofili che si portano i libri anche a tavola.

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Detlef Bluhm, I gatti e le loro donne

Cinquanta quadri che contengono almeno un gatto e una donna, accompagnati da un fascinoso mini-excursus artistico che contestualizza l’opera e il ruolo dei felini ritratti. La selezione dei dipinti è super trasversale, quindi troverete epoche e correnti artistiche diversissime – ma comunque assai miagolanti.

Per chi?
Gattare e gattari, assidui frequentatori di mostre, gente che tenta invano di dipingere il proprio gatto e che ama i saggi artistici dal taglio originale.

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 Every Child Is My Child. Storie vere e magiche di piccola, grande felicità

Una raccolta di favole, scritte da una quarantina di personaggi molto amati della televisione, della musica, della cultura e dello spettacolo italiano e illustrate da altrettanti artisti, per aiutare concretamente i bambini siriani. Tutti i proventi del libro verranno devoluti a favore della costruzione di una scuola al confine con la Turchia, là dove di storie positive e racconti pieni di gioia c’è parecchio bisogno. Perché i più piccoli hanno già sofferto abbastanza. Ed è ora di cambiare le cose.

Per chi?
Per chi ha bimbi che necessitano di una storia della buonanotte e per chi crede che il futuro dei più piccoli sia anche una nostra responsabilità.

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Dolci americani

Non immaginatevi uno di quei libroni da cucina super patinati con la copertina rigida e intenti più “espositivi” che pratici, perché questa raccolta di ricette somiglia di più a una rivista… e punta all’utilità, anche se credo contenga le foto più belle che io abbia mai visto scattare a un pezzo di torta. Ci sono tutti i grandi classici della pasticceria americana – cheesecake, donut, pancake, tortazze di mele e compagnia danzante – spiegate in maniera agile ed efficace.

Per chi?
Gente che vive da California Bakery, fan di unicorni e arcobaleni, potenziali concorrenti di Bake Off Italia (ma anche pasticceri del tutto inetti), frequentatori dell’hashtag #foodporn.

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Paleoart

Di questo libro avevo già parlato nella mia lunghissima wishlist Taschen, ma non posso esimermi dal piazzarlo anche qui. Un po’ perché in una lista di tomoni arroganti non può mancare un titolo Taschen e un po’ perché trovarmelo sotto l’albero mi farebbe di certo versare copiose lacrime. Comunque, Paleoart è un viaggio visivo nella rappresentazione artistico-scientifica della preistoria. È pieno di dinosauri incredibili e di paesaggi vecchi di milioni di anni – così come siamo riusciti ad immaginarli e a farli rivivere sulla carta.

Per chi?
Addestratori di velociraptor, registi di kolossal, aspiranti paleontologi, paesaggisti, Chris Pratt.

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Elena Ferrante, L’amica geniale

Il Natale è una calamita per i cofanetti e le edizioni rilegate, abbellite e rimpolpate. E quest’anno tocca alla quadrilogia dell’Amica geniale. Non c’è molto altro da aggiungere, a parte NINO SARRATORE MERDA.

Per chi?
Gente in cerca di un bel polpettone da leggere, ragazze che pensano di avere un fidanzato che fa schifo (così si consolano), futuri telespettatori che vogliono arrivare preparati alla serie, cofanettari incalliti.

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Abbiamo finito? Direi di sì.
Felice shopping festivo. E ricordate: regalate i libri splendidoni, che sono anche facili da impacchettare.

Per ulteriori ispirazioni, date un occhio all’archivio dei #LibriniTegamini o alla nutritissima categoria Libri.

In generale, sono stata una bambina molto fortunata. E Harry Potter, senza ombra di dubbio, fa parte a pieno titolo delle cose felici che mi sono capitate crescendo. Imbattersi in un universo di questo genere è raro, nella vita di un lettore. Che ti capiti mentre stai diventando grande, poi, è piuttosto miracoloso. Le “mie” edizioni di Harry Potter sono un gran casino. I primi due sono in italiano, gli ultimi cinque in inglese – tutti diversi. Ordinavo la mia copia online – su Bol, pensa te – appena usciva il nuovo libro, senza badare troppo al packaging. Alcuni hanno la copertina dell’edizione “da grandi”, altri quella illustrata. Ora, a casa, abbiamo in tutto 21 libri di Harry Potter, compresi i due cofanetti completi – quello blu con il castello di Hogwarts e quello psichedelico con le coste fotoniche e i collage con gli animali pazzi. Si narra che quelle copertine siano, in assoluto, le preferite dalla Rowling, ma continuo a sperare che si tratti di una pura leggenda metropolitana. Comunque. I “miei” Harry Potter sono ancora a Piacenza, esattamente dove li avevo lasciati. Forse, però, è arrivato il momento di portarli qui e di presentarli alla nuova edizione Salani con le illustrazioni di Jim Kay. Perché un libro così è una garanzia di felicità, proprio come la felicità che ho provato da piccola quando ho scoperto che al mondo esisteva la saga di Harry Potter.

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Qualche parruccone potrebbe dire che Harry Potter è un libro che non ha bisogno di illustrazioni. Racconta un mondo così ricco, ramificato e vivo che, chiedendo a qualcuno di rappresentarlo, si finirebbe quasi per rovinarlo. Con i film, tutto sommato, ci è andata bene, ma mettere dei disegni di fianco a una storia – e ritrovarsi tutto quanto in mano, in un libro vero – è un’altra faccenda. La lettura, un po’ come la fantasia ben coltivata, è un lavoro solitario. La puzza di una pozione, il baccano sulle tribune di un campo da Quidditch e l’aspetto di un Dissennatore sono, in fin dei conti, una questione molto privata. Ho visto i Dissennatori al cinema, ma continuo a immaginarmeli a modo mio… e niente, temo, potrà farmi cambiare idea. Quello che posso dire, dopo aver sfogliato La pietra filosofale è che questa nuova edizione è incredibilmente affascinante, ma anche molto “rispettosa” del nostro amore per la saga. Perché quelle di Jim Kay sono illustrazioni da lettore. Sono di una precisione maniacale, ma sono anche diverse da tutto quello che ci è capitato di vedere prima. Non si mangiano la storia, le crescono attorno – come un commento saggio o un approfondimento interessante. Sono i disegni di una persona che, in un modo o nell’altro, adora questa storia quanto la adoriamo noi. E ce ne sono un milione, di questi disegni. Le pagine sono piene di macchioline d’inchiostro, i capitoli cominciano sempre con una cornice “tematica”, ci sono paesaggi a pagina piena, castelli e personaggi che spuntano all’improvviso e, in ogni angolino, si nascondono dettagli inaspettati. Ho trent’anni e un brutto carattere, ma se mi accorgo che un artista si è preso la briga di incidere un microscopico “T RIDDLE” sul portone che fa da sfondo a un ritratto di Hermione, un po’ mi emoziono. E gli sono istintivamente grata.
Adoriamo tutti insieme:

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Saltellini.
Cricetini festanti.
Vulcani che eruttano fenicotteri!
LACRIME GLITTERATE.
Per concludere il tour, parlerei anche del prezzo. Questo libro bellissimo costa 29 euro. Ora, 29 euro possono essere molti o pochi. Il molto o il poco dipendono dalla vostra disponibilità economica, dalla vostra propensione all’investimento o al risparmio e dalle vostre priorità di consumo in un dato momento storico. Qui, però, non stiamo parlando di 29 euro in senso generale. Stiamo parlando del prezzo di questo specifico libro. Bene? Bene. Cortesemente, non venitemi a dire che 29 euro per questo libro sono tanti, perché vi denunzierò ai centauri. E vi consiglierò anche un corso accelerato dal titolo “Come si fa un’edizione illustrata fighissima”, seguito dall’approfondimento “Se non capite perché questo strabiliante volume non costa 5 euro e 90, vi meritate Newton Compton. E pure Geronimo Stilton”. L’affermazione “Mi piacerebbe un casino, ma in questo momento non me lo posso permettere perché ho appena sganciato 160 euro di gas –  ma conto sulla benevolenza di Babbo Natale” è del tutto accettabile e legittima. L’affermazione “Minchia, zia! Costa troppo! Ma che è, d’oro?” scatenerà l’orda di centauri.
Non credo di dover aggiungere altro.
Visto che non posso fotografarvi maldestramente l’intero TOMO – e che, in tutta franchezza, auguro a chiunque di portarsene a casa una copia da spulciare con infinita attenzione -, mi fermo qui. Sfogliatelo quando siete tristi, convertite i miscredenti, allevate basilischi e preparate una carbonara con Peppa Pig.

 

Buongiorno, colleghini! Anche questa mattina sono riuscita a presentarmi in ufficio! Non sono particolarmente in orario, ma sono sicura che la giornata ci riserverà soddisfazioni incalcolabili. Sarà bellissimo ed emozionante. Impareremo tante cose e diventeremo dei professionisti ancora più straordinari!
Ecco.
Quando arrivo, sono così:

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Quando me ne vado, invece, sono così:

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Cioè, c’è una bella differenza.
Nel tentativo di razionalizzare quello che succede tra Hermione super-felice-di-vivere e la gelida salma putrescente di Cedric Diggory, ho provato a schematizzare il flusso di eventi che – tipicamente – sconvolge la mia serenità durante l’orario lavorativo.
Bene?
Bene.

Il primo caffè mi mette sempre di discreto umore. Anche se fa schifo. Arzilla come un mocio intriso di vodka-lemon, apro il computer e mi preparo a leggere le trentadue mail che, non si sa perché, i personaggi più disparati hanno deciso di mandarmi nel cuore della notte. È come se i miei clienti non dormissero mai, ma non importa. Perché io, a quell’ora del mattino, sono ancora una roccia. E nulla potrà scalfirmi.

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Visto che i miei clienti sono numerosi, bellicosissimi e anche un po’ allergici alla punteggiatura, capire che cosa vogliono – IMMEDIATAMENTE – da me è sempre piuttosto impervio. Uno può anche provare a decifrare una mail, ma se è scritta in urdu c’è poco da fare.

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Molto spesso, rendendomi conto della pochezza delle mie capacità esegetiche – di fronte all’enormità delle altrui esigenze -, chiedo aiuto ai miei Account Manager… complicandomi immediatamente l’esistenza – e gettando anche loro in un mortale guazzabuglio di perplessità.

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Per non scivolare immediatamente nello spleen più devastante, decido di cominciare da quello che posso sicuramente capire: il mio calendar.

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L’idea, in linea teorica, è di apparire dove la mia presenza è richiesta (possibilmente in orario, di buon umore e piena di idee rivoluzionarie). Sembra facile, ma non è vero niente. Verso le 15, infatti, dovrò materializzarmi in tre posti contemporaneamente.

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Decido che il calendar è ROTTO e che, se proprio non si potrà fare a meno di me, qualcuno si prenderà la briga di chiamarmi con un megafono.

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A questo punto, non mi resta che afferrare la lavagna formato A3 – dove appunto la lista delle cose da fare – e dedicarmi alla richiesta più urgente. Visto che è tutto importantissimo e che ho solo due mani, procedo in ordine casuale.

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In compenso, però, i grafici hanno finito la post-produzione su un trilione di foto. E sono fichissime.

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Mentre tento di mangiare una merendina, il Cliente Y chiede imperiosamente di organizzare una CALL per ALLINEARCI sui NEXT STEPS del progetto, facendo riferimento al piano d’azione condiviso via mail il giorno prima. E tu, da brava formichina, fissi la CALL… anche se il tuo consiglio professionale sarebbe un altro: leggi la mail. È tutto scritto lì.

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Per rimettermi in pace col mondo, decido di parlare un po’ con la mia community preferita. Ho una pagina di gente felice. Qualsiasi cosa accada, loro sono contenti. Posti un ratto imbalsamato? AMORE. Posti la Pietà di Michelangelo? AMORONE. Adorano tutto, rispondono con gioia a qualsiasi CALL-TO-ACTION, non scrivono parolacce e continuano a dirmi che sono Gianni Morandi. VI AMO ANCH’IO, MALEDIZIONE. VI AMO ANCH’IO!

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Otto minuti dopo, mi ritrovo al supermercato con un pezzo di carta in mano. Devo acquistare un vasetto di senape di Digione, due etti e mezzo di mortadella, sei vaschette di lamponi, un ananas, alcuni branzini, del pepe nero in grani, un termosifone, un vaso mostarda mantovana e una quantità imponderabile di chicchi di caffè. Visto che è roba da fotografare per un cliente FOOD, tutto quello che compro deve necessariamente essere di una bellezza sconvolgente. Passo quindici minuti ad esaminare ogni singola zucchina del supermercato. E mi sembrano tutte mostruose.

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Mentre torno in agenzia – trascinando sul pavimento dodici chili di derrate alimentari e oggetti assurdi (pardon, PROPS) -, l’OFFICE MANAGER mi informa che la fattura della spesa – insieme allo SPLIT dettagliato dei costi sostenuti – dovrà arrivare sulla sua scrivania entro fine giornata, pena la decurtazione dallo stipendio.

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Mi risiedo. Perché è arrivato il momento di rispondere ai messaggi privati dei “blogger” bisognosi di cibo. “CIAO, SONO GIRELLONI ANNAMARIA. SONO MAMMA, BLOGGER E APPASIONATA DI CUCINA. HO UNA PAGINA DI RECENZIONI SU CUI PUBBLICO I PRODOTTI DELLE MARCHE CHE ME LI MANDANO. SONO TANTO SEGUITA. HO 470 FAN. PER ME SAREBBE BELLISSIMO SCRIVERE DEL VOSTRO PRODOTTO, CHE A MIO FIGLIO PIACE TANTO E ANCHE A MIO MARITO SAVERIO. ANCHE PER VOI È UNA GRANDE OCASIONE DI FARVI CONOSCERE E COMPRARE DA TUTTI I MIEI FAN. NELLA SPERANZA DI INSTAURARE CON VOI UNA PROFICUA COLLABORAZIONE, PORGO DISTINTI SALUTI. PS. PER L’INVIO DEI PRODOTTI IL MIO INDIRIZZO È GIRELLONI ANNAMARIA, VIA DELLA POMPA 34, 20879 CAPOCOLLO DI SOPRA. SE NON CI SIAMO, CITOFONARE BETTY”.

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Passa una persona a caso e mi rifila centosei cose da scrivere. Prendo forsennatamente appunti su pezzi di carta molto stropicciati, sapendo benissimo che fra un quarto d’ora avrò comunque dimenticato tutti i dettagli importanti.

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Dobbiamo correre in CONFERENCE ROOM. C’è un TRAINING!

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Molto bene, molto bene. È stato spassoso. Ho anche appreso delle SKILL preziosissime. E c’erano delle gif adorabili! …ma che ore sono? L’UNA E MEZZA? Ma come diavolo è potuto succedere! È tardi! E i dodici piani editoriali che dovevo mandare in approvazione stamattina? E i testi pazzi per la piattaforma? E la bozza di lettera per i vincitori del CONTEST? E il CHECK sui REWORK del Cliente W?

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Mentre scendo a comprare tre focaccine dal panettiere – per ridurre il grado di incertezza e aletorietà della giornata, compro sempre le stesse maledette focaccine: focaccina con zucchine, focaccina con le olive verdi e focaccina con le olive impastate -, dicevamo… mentre scendo a comprare le SANTO DIO di focaccine, telefono a mia madre, nella speranza che invada la città e annienti chi ci vuole male.

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Mentre attendo che MADRE maledica chi se lo merita, torno a sedermi alla mia coccolosissima scrivania – presidiata da un gruppo di peluche incredibilmente incoraggianti – per ingurgitare le focaccette e, FINALMENTE, leggere quattro pagine di libro senza prendere in considerazione quello che sta accadendo nella mia casella di posta. O intorno a me. O nell’universo.

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Seppur lontana, MADRE riesce effettivamente a farmi del bene. Il Cliente W ci informa che la proposta editoriale va bene e che possiamo felicemente passare alla fase di realizzazione dei VISUAL. L’intero TEAM festeggia e si commuove.

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KEYNOTE SI È CHIUSO INASPETTATAMENTE.

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La CARD non è sponsorizzabile: il testo supera il limite del 20%.

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Ragazzi! È arrivato il cliente! Mi raccomando, non facciamo figure del cazzo!

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I clienti, non si perché, cambiano personalità a seconda di dove li metti. Mentre li accompagni in sala riunioni – o in qualsiasi momento che richieda la posizione eretta -, i clienti sono simpatici e affabili. Ma appena si siedono finisce tutto.

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Quando sono in riunione con un cliente, dunque, devo impegnarmi molto. Faccio sempre del mio meglio per apparire normale, educata, innocua, saggia, composta e per nulla permalosa. Invano.

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I clienti, in presentazione, perdono anche la capacità di produrre espressioni facciali. Nel vano tentativo di decifrare il loro stato d’animo – e, di conseguenza, anche il grado di apprezzamento nei confronti del progetto su cui sudate da una settimana -, li osserverete chirurgicamente per l’intera durata del MEETING, annotandovi su un blocco robe di questo tipo: impercettibile sorriso alla slide 45 (in concomitanza con l’intervento aggiuntivo di Bruno. Bruno piace al cliente. INVITARE SEMPRE BRUNO ALLE PROSSIME RIUNIONI), naso arricciato alla slide 57 (è colpa del VISUAL? Non va bene il COPY? Non siamo stati abbastanza chiari? Qual è il colore preferito del cliente? MORIREMO TUTTI), starnuto alla slide 75 (organizzare la prossima riunione in una camera iperbarica. Il cliente è allergico alla polvere). Vi angustierete e li guarderete fisso. Ma riuscirete ad elaborare solo vaghe congetture.

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L’analisi approfondita delle reazioni del cliente vi farà perdere completamente il filo del discorso. Quando toccherà a voi presentare, dunque, il vostro Account Manager sarà costretto a sfondarvi una costola a gomitate. O a lanciarvi brutalmente nella mischia gridando una roba tipo E ORA FRANCESCA – RIPETO, FRANCESCA! – CI PARLERÀ DEL PIANO EDITORIALE. Sarà come risvegliarsi dal coma, sul fondo di una trincea.

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Sopravvissuta alla riunione, mi chiudo in uno stanzino e trascorro mezz’ora della mia vita a parlare con il Cliente Y. Cioè, il Cliente Y tace e io gli declamo – con tutte l’espressività di cui sono capace -, la famosa mail che potevano leggersi da soli.

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Sarà che il mio stile di lettura è particolarmente rassicurante, sarà che il piano d’azione minuziosamente illustrato dalla mail andava già bene, sarà che non lo so, ma il Cliente Y conclude finalmente la CALL con un pacioso “Thank you, Francesca. We can proceed”.

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Il Cliente Z, dopo un’interminabile serie di REWORK, ci manda finalmente il suo FEEDBACK sui NAMING che ci siamo inventati per il CONTEST che lanceremo in un futuro eccessivamente prossimo. Il FEEDBACK è il seguente: “Non sono in linea con il brand”.

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Il capo dice che, per il momento, non possiamo avere uno stagista.

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Per recuperare un po’ di fiducia nel karma, vado a chiacchierare un po’ con la mia seconda community preferita. Incredibile ma vero, sono presi bene – anche se è una pagina di roba da mangiare. Il cibo è sempre una gran rottura di palle. E c’è il burro. E c’è l’olio di palma. E ci sono i fan di Report che insultano qualsiasi genere d’ingrediente. E ci sono quelli con le intolleranze che postano la loro intera cartella clinica.

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La migliore, comunque, è la frangia vegana militante: giornate trascorse a bestemmiare sotto ai post di ogni singola pagina FOOD d’Italia – senza aver ancora capito che, scrivendo “SMETTETELA DI MUNGERE LE PORCO D** DI MUCCHE!”, il loro commento viene automaticamente nascosto. Per tutto il resto, tocca a me.

Ma questo, sulla mia seconda pagina preferita, non accade. Perché anche loro sono animati da un entusiasmo assolutamente incomprensibile. La più semplice delle CTA è in grado di scatenare migliaia di commenti… gente che scrive temi, in pratica. Con emoji cuoricine e dichiarazioni sperticate d’eterna fedeltà. SCRIVETE, DIAMINE! SCRIVETE! SCONFIGGIAMO GLI SBATTIMENTI CON LE PROTEINE NOBILI DELL’AMORE PURO!

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Nel frattempo, persone che non si sono prese la briga di leggere le istruzioni del gioco-aperitivo sulla pagina del Cliente Y, protestano a gran voce denunciando presunti brogli nel conteggio dei voti. Voti che, per la cronaca, io e la mia volenterosa collega abbiamo spulciato per intere mattinate, registrandoli in un infallibile foglio Excel di 5000 righe. Voti che, per la cronaca II, non comportano in alcun modo l’assegnazione di un premio. In poche parole, che ti frega. È una roba in amicizia, per divertirsi. Non v’agitate. Cosa sono queste manie di persecuzione? Perché qualsiasi cosa deve diventare un’orrida cospirazione?

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Arriva una mail. Non è per me, ma sono in copia. Visto che la mia adorata account è imbottigliata in un’altra riunione – e non si sa bene quando ne uscirà -, mi prendo la libertà di rispondere al cliente ipotizzando una soluzione al problema insormontabile che li affligge. Nonostante sia un’idea del tutto sensata, plausibile, ragionevole e realizzabile, cinque secondi dopo aver schiacciato INVIA mi viene il dubbio di aver devastato mesi e mesi di delicatissimi rapporti diplomatici.

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Mentre cerco di dissimulare la preoccupazione, il nostro Account Director mi informa che, la prossima settimana, ci arriverà un BRIEF di gara per un cliente potenzialmente divertente, carino e spassoso. Gli piacerebbe che ci lavorassi io, visto che gli sembra nelle mie corde. Tanto non sei messa malissimo, no?

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Ah, il BRIEF arriva lunedì. Ma si presenta mercoledì. Saranno tre giorni molto intensi, ma so che ce la farete. Comincia a fissare le riunioni.

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Il Cliente Y avrà anche una community adorabile, ma il “thank you Francesca, you may proceed” copre solo una parte infinitesimale delle menate che abbiamo in ballo. Dove sono i miei FEEDBACK sul restante 95% delle attività? …dopo un breve conciliabolo con la mia biondissima account – al solo scopo di stabilire chi ha inviato il sollecito l’ultima volta – scopriamo che tocca a me rompere i coglioni. “Dear Y, would you be so kind to let us know if the editorial proposal is approved? We really need to brief Lady Gaga and Jon Bon Jovi, if we wish to meet the deadline and go online as planned. Many thanks, Francesca”. E spicciatevi, santo il cielo.

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Un collega viene trasformato in un meme. L’agenzia attraversa sette minuti di travolgente euforia.

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Ci sono un sacco di messaggi privati. Ma sono tutti complimenti ed emojine sorridentine.

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Passa una persona a caso e, con una certa preoccupazione, ci domanda se conosciamo qualche piatto tipico islandese.

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Mi rendo drammaticamente conto di aver dimenticato di comprare le radici di tapioca. Niente radici di tapioca, niente SHOOTING. Visto che ho già restituito i soldi – e le diamine di fatture -, sono costretta a chiedere un nuovo anticipo in contanti per la tapioca di stocazzo. Non so nemmeno che aspetto abbia, la tapioca.

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Sono le 18.30. Dovrei procurarmi del cibo (non del cibo da fotografare. Proprio cibo da mangiare. A casa mia), fare il bucato, annaffiare le piante, coccolare il gatto e depilarmi le gambe. In sintesi, vorrei andarmene. Ma non posso.

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Ah! Sai la gara di cui ti parlavo poco fa? Ecco, è un problema se mercoledì presenti tu? L’editor ha già un altro MEETING, quel giorno lì.

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Non si sa come, ma riesco a finire il piano editoriale mensile del Cliente W. I grafici hanno consegnato tutte le CARD, ho scritto tutti i COPY, la mia efficientissima account è pronta a programmare e sponsorizzare forsennatamente ogni post dell’universo. Siamo in orario. Siamo fantastiche. Siamo le regine dell’ENGAGEMENT. Possiamo mandare in approvazione al cliente.

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BASTA SFRUTTARE LE API DIO C***!

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Persone che non sento da circa dieci anni – e che, anche dieci anni fa, non è che mi stessero granché simpatiche – mi scrivono messaggi privati su Facebook, ricordandomi i bei tempi andati e appellandosi al valore della nostra antichissima e corroborante amicizia. Dopo papiri interminabili in cui mi descrivono le loro ambizioni e i loro sogni, mi girano il loro CV (in formato europeo) – pregandomi di inoltrarlo immediatamente alle risorse umane.

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Matteo mette le Spice Girls a bomba.

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La mia colleghina è costretta a risistemare per la quattordicesima volta un piano MEDIA.

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Il Cliente Z telefona (senza prima aver fissato una CALL) per informarci che tutta l’attività pianificata per il mese di ottobre – e già approvata – va ripensata. “Ci dispiace. Abbiamo cambiato idea”.

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…anzi, no.

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E arrivederci a domani.

Quest’anno c’è disorganizzazione.
Devo ancora occuparmi di doni e impacchettamenti, non abbiamo fatto l’albero (OTTONE VON ACCIDENTI), non ho in casa manco una lucetta sbarluccicosa e c’è, in generale, una certa carenza di spirito festivo. Nel tentativo di tenere alla larga il Fantasma del Natale Futuro – quello con la falce, per intenderci -, ho però deciso di occuparmi di voi. Perché è stato un anno molto felice per Tegamini. Sono riuscita a fare una quantità di cose davvero splendide, mi sono divertita a raccontare un mucchio di stupidaggini e a condividere anche parecchie novità cambiavita, roba di cui – di solito – si chiacchiera con autentica gioia soltanto con gli amici più cari. E tutto questo succede perché, sparsi qua e là, ci sono esseri umani adorabili che continuano a venire a vedere che cosa combino, che leggono, commentano, condividono e incoraggiano. E io sono contentissima. E che fa una persona contenta a Natale? Fa dei donini.

Ora.
Volevo fare una di quelle belle foto coccose con i colorini caldi e amichevoli, da pubblicità dell’Ikea con Babbo Natale che viene a casa tua perché gli hai offerto la cioccolata. E invece no. È uscita una roba degna di quel pezzo di Nightmare Before Christmas con tutti i mostri che fabbricano i giocattoli coi ratti decomposti.

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È proprio tremenda, non sto scherzando:

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Immagini lugubri a parte, però, tutte quelle cose lì finiranno in una capiente busta che sarà recapitata a un fortunato lettore di Tegamini. Vi spiego i donini che ho amorevolmente raccolto per voi e poi vi spiego anche come si vincono (al solito, servirà un PhD).

***

I Tegamini-regalini

  • Un disegno prodotto da me medesima quando ancora disegnavo. È la nuvoletta-lampadario. Se non ci fosse lei, col cavolo che vedremmo le stelle.
  • Un prezioso DVD: Il gatto che veniva dallo spazio. Un film di disarmante ingenuità che ho adorato da piccola e che l’universo tutto dovrebbe vedere a rullo. In pratica, c’è un gatto alieno con un collare di strass che fa dei prodigi.
  • Gli adesivi dei Barbapapà che fanno finta di essere delle bestiole dello zoo.
  • L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono, una storia di rara grazia che vi spappolerà il cuore.
  • Harry Potter e la pietra filosofale. Non l’avete letto? Eresia! Cominciate subito. L’avete già letto? Regalatelo a qualcuno che ancora brancola nelle tenebre.
  • Un indispensabile pulisci-schermo a forma di pesce palla.

***

Se queste cosine vi piacciono e volete provare a farvele regalare, lasciate un commento pieno d’ispirazione a questo post. Scriveteci possibilmente due cose: UNO) perché sentite di meritarvi moltissimo i Tegamini-regalini, DUE) consigli per migliorare Tegamini (cosa vi piace, cosa non vi piace, cosa manca, cosa ha stufato grandemente… insomma, tutto è utile). Visto che sorteggio sempre, questa volta non si sorteggia. Con l’aiuto di Ottone von Accidenti – nell’inedita veste di presidente di giuria – sceglierò un commentatore del cuore e gli catapulterò a casa tutto quanto. Non arriverà mai per Natale, ma magari per l’anno nuovo sì. La raccolta-commentini finisce domenica 22 dicembre allo scoccare della mezzanotte.

Ci piace?
Spero tanto di sì.

Grazie ancora per tutto l’affetto che sprigionate, in bocca al lupo e tanta biada per le renne.

Agili e scattanti consigli di lettura. Perché è così che siamo: agili e scattanti. E anche non proprio super tempestivi, ma comunque molto volenterosi.
Bene, procederò senza indugi a dire bene del Seggio vacante (Salani editore, viva Salani).

Non ci saranno maghi con gli occhiali tondi, dissennatori e licantropi, non ci faranno un parco a tema né un esercito di pupazzetti con le sciarpette a righe, ma Il seggio vacante è un bel libro.
Nessun protagonista vi starà simpatico: l’unico essere umano degno di stima è Barry Fairbrother che, crepando a pagina tre nel parcheggio di un ristorante, darà involontariamente il via a una catena di catastrofici sconvolgimenti amministrativi, etici e sentimentali che devasteranno la quiete di Pagford, cittadina inglese di finto marzapane. Al centro della contesa ci sono i Fields, quartiere periferico e degradato di cui Pagford tenta di liberarsi da anni, appioppandone la giurisdizione alla vicina Yarvil. Il consiglio comunale – col seggio lasciato vuoto da Barry – è spaccato a metà e la dipartita del più strenuo sostenitore dei Fields non farà che peggiorare le cose. Bisogna decidere sui Fields, e alla svelta, non se ne può più di quei drogati che disturbano la pubblica quiete, corrompono i nostri figli e gettano le cartacce in terra. Chi prenderà il posto di Barry? Tutti quelli che si candidano per rimpiazzare il povero Fairbrother hanno molto da nascondere… e determinatissimi nemici pronti al sabotaggio.
Tutto questo per dire che la trama è ben costruita, piacevolmente intricata e va dove deve andare, concitazione finale compresa (Voldemort non arriva mai, ma l’idea è quella)… insomma, la Rowling ci aveva abituato bene e non si è dimenticata come si fa, anche se ogni tanto inciampa in qualche piccola noioseria e situazione stereotipata. C’è anche un mezzo martirio con annessa simbologia salvifica per la collettività pagfordiana, ma se la prendete come dei veri sportivi vi sembrerà un buon finale, coerente con quello che è capitato prima e adatto a chiudere la faccenda.
I personaggi sono dei gran bastardi e, ancora meglio, sono dei bastardi che sembrano veri. Aggrappati a patetiche ambizioni, pregiudizi ed egoismi, andrebbero tutti buttati in un pentolone pieno di lava. Pagina dopo pagina, Rowling ci fa fare un tour guidato nelle loro teste: paure, scheletri nell’armadio, invidie, gelosia… è il festival del “lo penso ma non lo dico”.  Ed è bellissimo, perché il lettore che sa come stanno davvero le cose si sentirà un po’ come una portinaia onnipotente. Il lettore si troverà anche a fare il tifo (giustamente) per i ragazzini che, più che parteggiare per un generale senso di giustizia e rettitudine, scateneranno agghiaccianti vendette sul capo di chi se lo merita… o quasi sempre. Insomma, vi verrà da schierarvi e da partecipare alle elezioni, vi preoccuperete per i personaggi di cui nessuno si preoccupa e cercherete di non sputare sul libro ogni volta che i vostri più acerrimi nemici apriranno bocca.

In conclusione, Rowling approvata e consigliata ad amici e parenti. Ci ritroverete tutto quello che sa fare meglio (gestire moltitudini di personaggi – con identità, vite interiori e obiettivi perfettamente delineati – dentro a una cornice/trama con tutte le necessarie complicazioni) e, anche se Pagford somiglia molto di più a Privet Drive che a Hogwarts, constaterete con piacere che gli orfani di Barry Fairbrother non hanno bisogno di una scopa volante per farvi saltare dentro alle loro storie.