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PERBACCO SONO FELICIONA.
Ecco, dovevo dirlo subito.
Ben giunte e ben giunti alla presentazione più o meno ufficiale di un’impresa folle e – almeno per noi – molto divertente. Anzi, credo non si tratti precisamente di un “progetto”, ma più che altro di un passettino ulteriore nella storia di un’amicizia nata su Instagram e in fase di gioiosa lievitazione. Siamo tre panettoni contenti, insomma, anche se con Elena e Francesca di République Fabrique non abbiamo ancora affrontato lo spinoso argomento. Magari a loro piace il pandoro – ragazze, vi piace il pandoro? A tutte e tre, comunque, piacciono indiscutibilmente le vestaglie. E abbiamo deciso di produrne un po’ per allietare il vostro Natale – e gli innumerevoli mesi a venire, perché di vestaglie c’è sempre bisogno.

Come?
Quando?
Perché?

Ho conosciuto Elena e Francesca grazie a uno dei numerosissimi DM che arrivano e che fanno all’incirca così: ciao Tegamini, possiamo mandarti uno dei nostri vestiti? Io non finisco sempre per accogliere tutti i vestiti (o inserisci qui oggetto casuale) che mi propongono, anzi. Nel caso di République Fabrique, però, è stato un po’ subito amore, forse anche per le somiglianze di percorso che son subito venute fuori. Anche Elena e Francesca hanno lavorato per tanti anni in “incognito”, coltivando nei ritagli di tempo quello che speravano di poter fare a tempo pieno. Cinque anni fa hanno aperto a Brescia il loro negozio/laboratorio/campo base per corsi di cucito, cercando di obbedire a una filosofia lodevole: inventare abiti unici – perché ogni pezzo è disegnato e cucito a mano con perizia e grande competenza da loro medesime –, portabili – perché cosa fai dei vestiti belli se poi possono stare bene a una tipologia umana molto ristretta – e poco inclini allo spreco – perché anche i ritagli più scalognati possono trovare una seconda vita. Oltre al negozio, si prendono indefessamente cura di uno shop online che ospita le loro collezioni stagionali e somiglia tantissimo a loro due – sono fan delle descrizioni di prodotto che sfornano. Conoscere il gatto Martino non è un’esperienza replicabile online, ma fidatevi. Sono andata a trovarle a Brescia e Martino è un aiutante prezioso.
Non mi ricordo bene come ci è venuta in mente la faccenda delle vestaglie. Forse scherzavamo. Forse abbiamo buttato lì un MA DAI SCUSA FACCIAMO LE VESTAGLIE. E poi ci siamo accorte che non era poi un’idea così bislacca – per i nostri standard, almeno. E me le sono ritrovate a Milano con una cartella di disegni e scampoli da selezionare. Abbiamo “stabilizzato” i due modelli, abbiamo fatto le necessarie prove a livello di tessuti e di vestibilità ed eccoci qua, con due vestaglie che spero possiate amare anche voi. Sì, sono bizzarre. Ma sono anche un’ottima sintesi di come siamo noi.

Le vestagline sono due.
La vestaglina di tartan.
E la vestaglina con le alucce.

Elena e Francesca raccoglieranno gli ordini sul sito e realizzeranno ogni vestaglia a mano – ricami compresi. Oltre al necessario “Team Vestaglia” – grido di battaglia d’elezione per la sottoscritta – si potrà aggiungere il ricamo che vi pare. Come potrete ben constatare dalle scemenze che ho scritto sul sito per presentare i due modelli, son vestaglie dotate di una spiccata personalità (anche se non prenderanno vita come il mantello del Dr Strange, non temete) e di materiali selezionati con attenzione. Facciamo sempre le pulci alle etichette di composizione dei maglioni… ecco, la vestaglia di tartan è di lana, per dire. Quella di tartan è un po’ più esuberante, mentre quella di felpa morbidosa è pronta ad assistervi con maggiore razionalità – dotandovi di aluccine per sostenervi durante la scalata delle menate quotidiane.

Vi risparmio i dettagli tecnici perché di quelli si sono già occupate egregiamente loro sul sito, ma spero di essere riuscita a convogliare davvero la fierezza che provo. La vestaglia è diventata la mia uniforme lavorativa e un po’ pure la mia bandiera, ma è anche il mio bozzolo contro le avversità. Il fatto che due ragazze così brave abbiano deciso di strutturare con me quest’impresa assurda e di “prestarmi” il loro talento, il loro tempo (ce n’è voluto e ce ne vorrà ancora di più) e il loro appoggio organizzativo è un regalo che potrebbe comodamente bastarmi per tutte le festività a venire. Insomma, spero amerete. E spero vi vestaglierete con foga.

Note conclusive all’insegna della praticità.

Per ogni quesito stilistico/logistico (es. Voglio donare una vestaglia alla mia amica Mariuccia per Natale, ma riusciamo a farla arrivare in tempo e a ricamarci anche su MARIUCCIA e magari a prevedere già una confezione da mettere sotto l’albero?) vi consiglio di leggere bene quel che c’è sul sito – vestaglina di tartan e vestaglina con le alucce. e di chiacchierare con Elena e Francesca, anche su Instagram.

Ho affidato alle cuorone un po’ di regalini cartaceo-libreschi che verranno infilati randomicamente nei pacchetti in partenza. Insomma, diversi ordini avranno anche un pensierino molto tangibile da parte mia.

Se volete usufruire di République Fabrique nel suo complesso, ecco qua un codice da utilizzare sullo shop.
Con TEGAMINIPARTY ci sarà il -15% su tutto lo shop – tranne le vestagline. In più: spedizioni gratuite con ordine di minimo di 100€.

Tutte le immagini che trovate in questo post (e troverete sul sito di Fabrique e sui nostri social) sono state scattate dalla sempre meravigliosa Eleonora Proietti, che mi tollera anche se sono infotografabile perché a) continuo a muovermi e b) non sto mai zitta – e non sto mai zitta perché le devo dire che secondo me in foto vengo male, creando una specie di circolo vizioso dell’assurdità.

Che altro aggiungere.
Spero di vedervi aderire con entusiasmo al Team Vestaglia.
Per me è un’avventura nuova. E sono vergognosamente felice di aver trovato due compagne di viaggio (più il gatto Martino) con cui condividerla.
E c’è posto anche per voi. 🙂

Sebbene io sia consapevole delle mie oggettive difficoltà nella gestione dello shopping, ecco qua una nuova carrellata di desideri e brame più o meno insensate.

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BlackMilk è una bottega creativa che sforna accessori di stoffa fatti a mano, super personalizzabili. Si può scegliere un modello di borsa, ad esempio, e richiederlo in una particolare fantasia, pescando tra quelle a disposizione. L’assortimento di stampe è saggio – ce ne sono tante “classiche”, ma si trovano anche quelle pazze. Ho adocchiato due cose: i segnalibri di stoffa da mettere sugli angolini dei libri e la borsa Pancia – che ha una forma intelligente e adattabile e si può portare anche a tracolla.

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Per il sessantesimo anniversario di Biancaneve, Disney e Asics hanno unito le forze per sfornare una microcollezione di scarpe da ginnastica Gel-LYTE dedicate alla fioccosa principessa mangiatrice di mele avvelenate e alla Regina Cattiva. Nonostante la mia tradizionale propensione a parteggiare per i malvagi, devo arrendermi alla meraviglia vellutata del modello di Biancaneve.

[La fotina viene da qui].

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“I Maverick”. Perbacco, non mi ero minimamente accorta dell’esistenza di questa nuova collana einaudiana. Probabilmente stavo perdendo tempo su internet – pratica che Kenneth Goldsmith sembra però riabilitare. In questo breve saggio, Goldsmith analizza il comportamento del navigatore medio, evidenziando le esternalità positive e i risvolti socio-esperienziali che derivano da una fruizione e produzione di contenuti che potrebbe apparire superficiale, disordinata e puramente ludica. Troppo ottimismo – in un libro che parla di umani che USANO L’INTERNET? Forse sì. Ecco perché sono curiosa.

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Francesi folli che creano cancelleria surreal-rétro e una vasta gamma di oggettistica per la scrivania (e la casa) degna di un manicomio vittoriano. Ci sono distinti signori con la bombetta e le orecchie colme di orate, fermacarte di vetro con insetti variopinti, pecore con gli stivali, pugili con dei carciofi al posto delle mani e duchesse dotate di tentacoli. Io mi sono affezionata al pollo-lampione, ma sono certa che Gangzai sarà in grado di assecondare brillantemente anche alle vostre più insolite fissazioni. I quaderni sono INCREDIBILI.

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Già qualche tempo fa mi interrogavo sull’offerta standard dei corsi in palestra – corsi che, in nessun modo, sembrano in grado di soddisfare la mia esigenza di diventare la Vedova Nera. Ma poco male, perché ho scoperto l’accademia di spada laser. Anzi, di LIGHTSABER COMBAT SPORTIVO. E sto impazzendo. Ludosport, si chiama. L’idea è venuta nel 2006 a tre amici milanesi ed è poi stata esportata con crescente successo in tutto il mondo. Si va, si piglia una spada laser – gli attrezzi sono stati studiati e progettati appositamente da una specie di fucina di premi Nobel per un utilizzo “reale”, senza tralasciare lucine ed effettoni a noi tanto cari – e si imparano i rudimenti della tecnica e del duello. Seriamente, io DEVO iscrivermi. Sarei magnifica. Compio gli anni a marzo, Amore del Cuore. Questo è un appello ufficiale.

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Il mercato delle magliette con delle cose disegnate ad altezza tette – anzi, con un disegnino per ogni tetta – è ormai saturo. Per la prima volta, però, sento il bisogno di comprarmene una. Perché ho scoperto che sulle tette possono starci felicemente anche dei triceratopi disegnati da Happycupstudio.

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Downton Abbey è finito – e ok, stanno girando il film, ma che dobbiamo fare nel frattempo? Possiamo guardare The Crown, ma nemmeno la nuova stagione è in grado di accompagnarci in eterno. Ma Julian Fellowes è comunque qui per soccorrerci, perché ha anche scritto dei libri all’apparenza gradevolissimi. Belgravia – polpettone romantico-storico di rara piacevolezza – mi aveva tenuto compagnia due estati fa sotto l’ombrellone, facendomi venire voglia di scovare i suoi altri romanzi. Il primo che vorrei leggere è Snob, arguta cronaca delle peripezie della nobiltà inglese contemporanea alle prese con l’orda rampante dei nouveaux-riches. Il cuore della contesa, in questo caso – anzi, OVVIAMENTE -, sarà il matrimonio tra la fascinosa ma relativamente “umile” Edith e un ultra-nobilissimo conte con madre ingombrante. Somiglia a Downton Abbey? Certo. Ed è questo il bello.

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Casa mia è un inferno, a livello Instagram-fotografico. Non ci sono superfici ben illuminate e, quando sono ben illuminate, sono troppo cupe. Legni scurissimi. Tappeti cupissimi. Roba che riflette. Ora, non sono una foodblogger che deve ritrarre fette di torta perfettissime e nemmeno una di quelle che va a compare i fiori freschi all’alba per fare la foto con la tazza di caffè e una pletora di deliziosi biscottini incredibilmente simmetrici, ma un fondo chiaro mi farebbe comodo – soprattutto per i libri o per le foto di cose “piccole”. Ebbene, l’universo ha elaborato una soluzione. C’è un sito, ad esempio, che smercia una vasta gamma di fondi “finti” – di vinile – da utilizzare per le foto più disparate. Ci sono quelli colorati, quelli coi pattern e pure quelli che riproducono materiali di ogni genere, dal legno al marmo. Si chiama MiniBackdrops… ed è tutto qui.

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E per questa settimana abbiamo desiderato a sufficienza, direi.
Felice sperpero!

Dunque, come funziona il Natale. Il Natale è pieno di regali, panettoni, lucine, renne, elfi sottopagati che fanno gli straordinari, calendari dell’Avvento, addobbi, maglioni brutti che in realtà sono bellissimi, fiocchi di neve, “se non ci vediamo più ti faccio gli auguri”, alberi più o meno arroganti e sciarpone. E di mercatini. I mercatini natalizi sono FONDAMENTALI. Quando poi sono anche mercatini belli il trionfo è assoluto. Qualche giorno fa sono andata a fare un giro al mercatino natalizio organizzato dalle super bravissime di Cotton Friday e, visto che non ho trovato un banchetto dove non avrei lasciato volentieri parecchi soldi, ho deciso di mettere insieme un’agile carrellata delle espositrici. Perché magari avete ancora dei regali da fare o, in generale, condividete la mia fissazione per l’handmade super creativo e di qualità eccelsa.
Ecco qua chi c’era, dunque.
Divertitevi, fate amicizia, compilate wishlist, comprate cose e sprigionate entusiasmo. Se lo meritano.
E grazie a Petit Pois Rose, Juice For Breakfast, Nigutindor e Tamago Craft per avermi invitata a iperventilare insieme a loro. Conoscervi è stato stupendo.

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Momò & Cose

Riciclo creativo e intere cittadine fatte di casette minuscole e colorate. Monica è anche assai brava a inventare delle scatoline personalizzate – che somigliano un po’ a dei diorama (o diorami? Chi può dirlo) – per raccontare una storia o celebrare degnamente un vostro ricordo speciale.

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Gummy Illustrations

Elena è un’illustratrice di rara inventiva e versatilità. Per Natale ha deciso di donare al mondo una serie di animalini paffuti che vi aiuteranno ad addobbare l’albero – fornendovi anche numerosi messaggi motivazionali -, ma produce anche oggetti spettacolari con Luna Lovegood ed Eleven – più parecchi altri personaggi che non possiamo fare a meno di amare – e stampe fascinosissime.

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Babel

Ecco, io vorrei tutto e basta. Serigrafie anatomico-scientifiche in ogni angolo di casa. Cuscini con le nappine e occhioni spalancati. Ci sono quadri, aggeggi bizzarri, spille che ti dicono le cose e vari ornamenti che sembrano usciti da Penny Dreadful o dallo studio di uno scorticatore dotato di un eccellente senso estetico.

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Idee Country

Sabrina crea accessori tessili per piccoli e grandi. Ci sono i set da asilo – sacchettini super comodi per il cambio con asciugamanini coordinati -, le custodie imbottite per i vostri preziosi device, le borse, le pochette e gli astucci. La scelta delle stampe è molto coccosa e i materiali sono superbi.

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Fab for a Jellyfish

Una sartoria creativa fatta di pattern insoliti, tessuti scelti con cura e materiali ricercati che diventano camicine per bimbi, abiti per grandi e accessori per capelli. Insomma, cucire con creatività, usando stampe uniche e molto speciali, spesso scovate in viaggio o rinvenute in vasti giacimenti di tessili vintage. Il laboratorio organizza anche corsi di cucito, pittura, fotografia e teatro – sia per adulti che per piccoli.

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Ohioja

Ylenia aveva un registratore di cassa giocattolo, un muro con un tricheco dai baffoni di lana e una cassetta di verdure fatte all’uncinetto – tutte felicissime, tranne il limone… che i limoni sono tipi acidi, si sa. Stavo già impazzendo, ma poi ho visto delle fette di pizza e un bricco di Estathé e ho completamente perso il senno. La nobile arte della riproduzione uncinettistica di roba da mangiare e oggettini vari si chiama amigurumi. Ed è all’incirca la cosa più bella del mondo.

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Fotini di LauVmade

LauVmade

Accessori geometrico-grafici (sia per addobbare le persone che le case) stampati su legno e tagliati a mano. Ci sono orecchini, spilline e spillone (ma anche le coppie di spillette per il colletto della camicia), ciondoli e coaster per i vostri pretenziosi cocktail domestici. Sembrano minimal, ma se guardi bene ti accorgi che sono pieni di minuscole renne, galline e motivi fiabeschissimi.

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Fotini di MouMee 🙂

MouMee

Un intero zoo di creaturine e bestiole in pasta di amidi, modellate e dipinte a mano.

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La Nana

A livello di stampe, il giro al mercatino di Cotton Friday è stato una felicità vera. Dalla Nana ho visto maglie con maniche tempestate di tigri e tucani, pois di tulle e velluto, tessuto tecnico ricoperto di lecca lecca a forma di cuore e tantissime cose assai originali ma anche di taglio portabilissimo. EVVIVA – anche per i gattoni neri!

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Laura Cortinovis

 Laura è un’illustratrice e un’autrice di libri per bambini. Lavora ad acquerello ed è specializzata in fiabeschissime rappresentazioni della natura. Tutte le sue creature (immensamente tondeggianti e coccose) e le sue bellissime infiorescenze hanno dato vita a una gamma di oggetti di cartoleria di grande delicatezza e pastellosità.

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Fotini di Crazy Cat Café 🙂

Crazy Cat Café

Il fatto che io non ci sia ancora stata è gravissimo, ma anche Milano – come ogni metropoli che si rispetti – ha il suo cat café. Oltre a nutrirvi e abbeverarvi, il Crazy Cat Café ha inventato una linea di merchandising musical-gattoso (i felini immortalati sono quelli del locale) e vende anche una collezione di accessori miciosi per la casa (LE TAZZINE CON LE ORECCHIE) e per le vostre personalissime esigenze d’addobbo.

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Piutì by èvita

Erica è una fabbricatrice di pupazzi inconfondibili che possono anche trasformarsi in gioielli o oggetti di supporto quotidiano. Ci sono le sardine-braccialetto, i pesciolini da portare al collo, le balene da compagnia e i molari felici che vi custodiscono le chiavi del portone. Tutto è cucito, imbottito e dipinto a mano.

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Fotini di Frrink 🙂

Frrink

Stampe, incisioni e linocut da appendere nelle vostre fortunate case o da godervi sotto forma di lampada o di accessori su tela e tessuto. L’ordine, l’armonia, la pace.

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Fotini di Beads and Tricks 🙂

Beads and Tricks

Gioielli artigianali in metallo e pietre dure che sembrano usciti da un tesoro vichingo. Anche qui, se volete imparare a fabbricarvi un anello o un monile tutto vostro ci sono corsi e laboratori. E io amerei molto cimentarmi. Per poi partire alla conquista di un’isola remota.

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Leo Feliz

Vorrei essere una ragazza-minimal, ma la verità è che sono molto più incline a mettermi addosso centosei cose parecchio complicate. I gioielli di Leomi sono stupendi. Anima caraibica e nappine a profusione – create a mano a partire da innumerevoli matassine di cotone variopinto. Gli orecchini sono tutti unici e spesso sono un incontro tra materiali di diverse provenienze. Ci sono i bottoni vintage rivestiti di tessuto e le perline, ma anche spille bizzarre che hanno cambiato destinazione d’uso. Datemi un pareo e tanti saluti.

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Le Petit Rabbit

Cartoleria! CARTOLERIA COCCOSA! Giulia è una graphic designer che sforna ripetutamente cose di carta di mille tipi diversi – ci sono i quaderni, le agende, i biglietti d’auguri, i posterini e i kit da festa con piatti e bicchieri – ma anche articoli tessili di varia utilità. Ci sono le sacchine stampate con la coulisse, gli zainetti, le tote e anche i cilindroni di carta spessa dove riporre i giocattoli (o quel che vi pare). Tutti i suoi pattern sono adorabili e pastellosi e la scelta dei colori regalerebbe la serenità anche a un troll con l’orticaria.

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Bene. Direi che un rapido recap l’abbiamo fatto.
Vi lascio frugare pacificamente fra i profili e gli shop.
Wishlistate con calma.
O regalatevi subito qualcosa di fatto con il cuore.
:3

Allora, ho saltato una settimana perché avevo una traduzione da consegnare… ma ora nulla può più separarci dallo shopping aspirazionale.
In alto i danari – che non possediamo!

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Il freddone sta per assalirci, me lo sento – anche se non sono Ned Stark. E il mio guardaroba invernale è composto per il 94% da maglioni neri che, nonostante una lunga militanza nel mio armadio, persino io stento a distinguere. Basta, non se ne può più. Quest’anno affronterò la morse del gelo tramutandomi in una specie di gigantesca montagna di zucchero filato. Mi comprerò roba allegra, indumenti fendinebbia e giuggiolonerie totali. Tipo i maglioni poffosi e morbidoni di Wonderpull: mohair, seta e parecchia gioia.

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Grazie alla sempre preziosa Clara, punto di riferimento luminosissimo nel mondo delle crafter più o meno nostrane, ho scoperto i Ritratti Stoffosi di Angelina, che vive a Palermo e assembla – tra le altre cose – mirabili riproduzioni tridimensionali e sofficissime di persone, bestie, famiglie e nonne con le perle. I Ritratti Stoffosi sono strambi, tenerissimi, realizzati ovviamente su commissione e, da quel che ho potuto vedere, anche molto azzeccati. Nel mio, ovviamente, ci vorrei pure Ottone. Con tutto il pelo che perde potrei addirittura fornire della materia prima, ma proprio in nome del realismo più spinto… o forse no. Anzi, meglio di no. Sono certa che Angelina se la caverebbe fantasticamente anche senza.

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Cosa sono i milioni… quando in cambio ti danno le scarpe.
Nonostante stiano sopraggiungendo ere climatiche più consone allo stivalone imbottito, là fuori c’è comunque della grazia che sopravvive. Ho scoperto le Polly Plume per merito di Elena – che ne sfoggia una collezione invidiabile – e ho deciso che le amo tutte. Le mie preferite sono le Bonnie Bow, le ballerine con il fiocco gigante. Sto constatando con trasporto che il glitter sopravviverà anche nell’autunno-inverno, ma in fatto di materiali e pattern non possiamo lamentarci. Ci sono i vellutini pastellosi, la lana pelosina, la vernice e anche il tartan. Amerei accoglierne un nutrito manipolo nella mia tragica scarpiera – perché ai cento maglioni neri si abbinano altrettanti biker di equivalente cupezza e assoluta uniformità morfologica. Due balle, insomma.

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Scott Campbell è un illustratore assai magico. Ho adorato i suoi Great Showdowns (tanto per citare la semplice punta dell’iceberg) e mi piacerebbe approfondire meglio anche quello che scarabocchia sui post-it durante una telefonata particolarmente noiosa. Vista però la mia fissazione ormai millenaria per la cancelleria e per il quadername assortito, vorrei anche il taccuino con i suoi mostrini musicanti della foresta – l’ennesimo taccuino bellissimo su cui non scriverei mai niente perché se no si rovina. E sarebbe un vero peccato.

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Ricamate dei gattini sui vostri taschini.
Così, senza una ragione precisa.

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Gemma Correll è un genio. Non condivido la sua dilagante passione per i carlini – cani che mi mettono un’ansia senza pari, visto che non sembrano pienamente in grado di respirare -, ma non è un gravissimo problema. Nel suo shop c’è più o meno qualsiasi cosa, ma mi sono recentemente appassionata ai cuscini vagamente self-helpistici, specialmente alla graffetta di Office che vuole darti una mano o a quello coi reggiseni che ti supportano energicamente. Anche in senso lato.

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Di base, le sorprese non mi piacciono. Nulla mi terrorizza più della possibilità che qualcuno, armato di ottime intenzioni, decida di organizzarmi una festa di compleanno a sorpresa. Mi viene l’ansia anche quando partecipo alle feste a sorpresa degli altri, per dire. Mi nascondo dove mi dicono di nascondermi e fisso il vuoto, pensando al peggio. E se poi non ci vuole vedere. E se entra in casa e rutta. E se aveva altri programmi. Detesto anche che la gente mi dica una cosa e poi, per farmi una sorpresa – e rallegrarmi, ipoteticamente – si comporti in un’altra maniera. Panico.
Mi agito, non so che dirvi.
Non sono predisposta ad accogliere serenamente le sorprese.
Le uniche sorprese che riescono a infondermi felicità sono le sorprese postali.
Adoro aprire i pacchetti. Stravedo per il portinaio che ogni tanto mi ferma per informarmi che è arrivata della roba per me. Percepisco come meravigliose sorprese anche le cose che mi compro da sola, ma è quando in giacenza ci sono dei pacchetti sconosciuti e imprevisti che perdo completamente il senno. E, date le premesse, non potevo che invasarmi con le subscription-box – che in pratica sono delle sorprese, ma riesco a gestirle perché si può scegliere il concept (= quello che più o meno ci troverai dentro) e perché arrivano sempre e comunque al signor Amabile, il portinaio di cui si parlava poco fa.
Si può avere un nome più bello di quello del signor Amabile? Secondo me no, anche se Hoppípolla ci prova.
Hoppípolla è una parola islandese di certificata intraducibilità che significa, più o meno, “saltare nelle pozzanghere”. Mi sono brevemente chiesta come faccia un islandese a saltare allegramente in una pozzanghera gelata, ma poi ho deciso di dedicarmi a quesiti più importanti. Tipo, che diavolo c’è in una subscription-box di nome Hoppípolla.

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Il progetto è appena partito e l’idea, che già amo, è quella di recapitarci “cultura indipendente per corrispondenza”. La scatola dovrebbe raccogliere, ogni mese, progetti creativi e bizzarri, per farci scoprire qualcosa che ancora non conosciamo. I mattoncini promessi sono i seguenti: un oggetto di design, un prodotto editoriale, un suggerimento musicale, un qualcosa di illustrato e un aggeggino “jolly”.

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La prima scatola mi è felicemente arrivata qualche giorno fa. Che ci ho trovato dentro? Un porta riviste di cuoio da inchiodare al muro (di La Marchegiana), un numero delle rivista Effe (un’antologia di racconti e illustrazione), una canzone da ascoltare su Hoodooh, 16 cartoline di Donne con le palle (nostra vecchia e gradita conoscenza) e dei tatuaggetti temporanei da sfoggiare per le vie della moda in SABÒ.
Sono intrigata? Molto.
Ho voglia di vedere che cosa si inventeranno al prossimo giro? Assolutamente.
Quanto amo tifare per i progetti nuovi pieni di roba insolitissima e intrigante? TROPPO.
In bocca al lupo a Hoppípolla e buona conquista del mondo. Per chi volesse informarsi bene e donarsi/farsi donare un abbonamento, qui ci sono tutte le informazioni utili.
E pozzaghere (sgelate) a voi.

Quante parole servono per raccontare un grande classico della letteratura? Solo dodici, se ti impegni tantissimo. Un po’ come gli inventori dei Cozy Classics, i libri più morbidini di sempre. Prima di abbandonarmi senza ritegno alla tenerezza devastante che questo progetto mi ispira, conviene però fare un passettino indietro. Da dove vengono i Cozy Classics? A Vancouver ci sono due fratelli gemelli – Jack e Holman Wang – che da qualche anno si industriano per trasformare i romanzi più letti di ogni tempo in mini opere d’arte (e di sintesi) a beneficio di bambini grossi e piccoli.

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Gli indefessi gemelli Wang hanno cominciato “da soli” e sono da poco entrati nel catalogo di Chronicle Books, che ha anche deciso di rilanciare la serie con nuove copertine e nuova grafica e si sta impegnando – con molta calma, purtroppo – a ristampare tutti i volumini già usciti. Fortunatamente per noi, però, nessuno si è azzardato a toccare i pupazzetti, che sono un po’ l’aspetto più commovente e speciale dell’intera faccenda.

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I coraggiosi Wang si sono cimentati, tra gli altri, con Guerra e paceMoby DickEmma, I miserabiliJane Eyre e Oliver Twist e, per la primavera del 2017, è già in programma Il mago di Oz – storia che, non lo nascondo, mi ha sempre fatto una paura boia.
Comunque.
Ogni pupazzetto è realizzato a mano con il needle felting, una tecnica complicatissima ed esasperante ma assolutamente FAVOLA. I pupazzetti – vestiti, pettinati e opportunamente agghindati – vengono poi fotografati all’interno di set lillipuziani che riproducono una scena o uno snodo fondamentale del capolavoro prescelto. Ogni libricino, si diceva, contiene dodici immagini e dodici parole a prova di bambino. Perché, in teoria, i Cozy Classics sarebbero destinati a minuscoli esseri umani che, tramite parole semplici, possono avvicinarsi ai concetti fondamentali dello stare al mondo (che ne so, l’amore, l’amicizia, le balene bianche, la sconfinata speranza nel genere maschile che Mr Darcy può restituirti), facendosi dare una mano da storie grandiose e figure belle.

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Sono fermamente intenzionata a collezionare tutti i Cozy Classics e a sfogliarli senza pietà con Minicuore. Anzi, diciamo pure che la faccenda dei bambini è una palese scusa. Ovvio, Peppa Pig va combattuta con ogni mezzo… e non che sedersi lì con il vostro erede a raccontargli i raccordi narrativi tra le dodici paroline non sia nobile e saggio, MA VOLETE METTERE CIOÈ UNO SCAFFALE INTERO DI COCCOLOSI LIBRINI FELTRINI CON I VOSTRI CLASSICI DEL CUORE LEVATEVI BAMBINI.
Quest’anno, poi, in occasione di un inequivocabile risveglio della Forza, gli instancabili Wang si sono cimentati anche con la saga di Star Wars, dedicando un volume a ogni episodio della trilogia “originale”. La mini-collana di Star Wars si chiama EPIC YARNS e si calcola che, solo per Chewbacca, siano stati utilizzati circa dodici chili di lanina.

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E basta, credo di aver finito. Avete una wishlist? Fantastico. È il momento di riempirla. Per quanto mi riguarda, organizzerò una manifestazione di piazza per chiedere a gran voce la trasposizione-Cozy di Anna Karenina. Perché meritiamo di imbatterci in una cavalla Frou-Frou di lana che soccombe di fronte alla meglio nobiltà pietroburghese.
E tanti feltrini a tutti.