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Bernardine Evaristo

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Allora, per essere una lista è effettivamente una lista, ma trattandosi di audiolibri dovrei forse osare di più? UNA COMPILATION. E siamo subito al Festivalbar.
Premesse superflue a parte, ecco qua un sintetico e funzionale ricapitolino degli ultimi ascolti su Storytel. C’è un po’ di tutto. Si ride, ci si ama in modo struggente, ci si spaventa perché c’è il gas aperto, si parla di donne notevoli e ci si fa prendere a pesci in faccia perché ci andrebbe di scrivere qualcosa.
Procediamo – e al fondo, come di consueto, trovate anche il link per il collaudo gratuito di un mese.

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Carmen Totaro
Un bacio dietro al ginocchio

Letto da Iaia Forte
Una madre, una figlia e un cataclisma che avanza silenzioso per anni, alimentato da una bugia che diventa troppo pesante da portare. Si comincia uscendo allegramente a cena per il compleanno di una ragazza che, in teoria, sta scrivendo la tesi, ma la serata termina con una porta chiusa e il vicinato intero radunato sul pianerottolo. Cos’è che Ada – la madre – si rifiuta di vedere? E perché sua figlia è così ferocemente intenzionata a fuggire da lei?
Un romanzo – quasi un noir psicologico, mi verrebbe da dire – fatto di donne imperfette, sorde, inadeguate e cocciute, che non sanno come stare insieme ma non sanno nemmeno come lasciarsi andare davvero.

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Francesco Muzzopappa
Figurine
Letto dall’autore
Pubblicitari insopportabili che mangiano pesce crudo, insetti temibili, teatro dell’assurdo, balere piene di anziani instancabili, tecniche di marketing autolesioniste e italico folklore: Muzzopappa è diventato uno dei miei punti di riferimento sul fronte dello svago. Quando ho bisogno di qualcosa di leggero, arguto e simpatico vado a bussare alla sua porta. Figurine è una raccolta di racconti quotidianissimi fra il buffo e il surreale, dieci episodi tragicomicamente vissuti che vi doneranno un paio d’ore di serena evasione.

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Vanni Santoni
La scrittura non si insegna
Letto da Gerry Gherardi
Vanni Santoni, per provare a presentarlo in maniera al tempo stesso riduttiva ma anche piuttosto accurata, è “uno di quelli che s’intende di editoria”. I libri li fa, li racconta e cerca anche di insegnare a scriverli, per quanto il compito sia arduo se non impossibile. La scrittura non si insegna non è un manuale di scrittura creativa e nemmeno un prodigioso decalogo dei passi fondamentali per scalare le classifiche e farvi tirar su monumenti davanti alle più blasonate biblioteche italiane. Più che altro è un libro che mira a non farvi perdere tempo, mettendo in fila quelle poche ma fondamentali domande che dovreste farvi prima ancora di coltivare ambizioni romanzesche. C’è un po’ di funzionamento del “mondo dell’editoria”, molto sull’importanza di leggere tanto per prendere meglio le misure, un pizzico di metodo di lavoro e, in generale, il cordiale ma fermo tentativo di scoraggiarvi.

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Igiaba Scego & Esther Elisha
Tell me mama
Come ormai ben sappiamo, Storytel ospita anche una vasta schiera di podcast originali. Tra le novità che ho accolto con più curiosità in questi mesi c’è Tell me mama di Igiaba Scego – ho iniziato a fare amicizia con lei partendo da La mia casa è dove sono, sempre su Storytel – e Esther Elisha, entrambe afroitaliane e molto attive nel testimoniare, scrivendo o recitando, che cosa significa davvero, oggi, in Italia, essere figlie di un mix culturale e promotrici di una visione del mondo più ricca, equa e sfaccettata. Tell me mama è allo stesso tempo una chiacchiera tra amiche e l’esplorazione, puntata per puntata, della storia di una donna afrodiscendente che, negli ambiti più disparati, si è fatta portavoce di novità e cambiamento. Ho cominciato dalla puntata dedicata a Bernardine Evaristo, perché Ragazza, donna, altro è uno dei libri che più ho amato quest’anno.

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André Aciman
Chiamami col tuo nome
Letto da Andrea Oldani
Non so dov’ero, quand’è uscito il film. Credo di essere rimasta l’unica al mondo a non averlo visto. Dato che al ritardo non si poteva più rimediare, ho deciso di ascoltare prima il libro e buonanotte. Arriveremo anche a Guadagnino, prima o poi, anche se dubito di riuscire a superare il sospetto che Armie Hammer voglia, in realtà, mangiare Timothée Chalamet. Tornando a noi, però, mi sentirei di incoraggiarvi a partecipare agli struggimenti di Elio e Oliver, perché è un libro che racconta l’amore come forma di riconoscimento, come evento totale che non sempre può durare nel tempo ma che al tempo ci restituisce irrimediabilmente modificati. È un romanzo che contiene sia la stella luminosa dell’amore corrisposto – e il percorso sempre miracoloso della scoperta di questa reciprocità – che la tragedia totale di un equilibrio irripetibile di circostanze perfette. Volete patire? A posto. Volete sperare? Benissimo anche in quel caso.

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Utilità pratiche.
Per altri consigli su cosa ascoltare su Storytel, vi rimando all’ormai nutrito archivio di COMPILATION a tema
Non avete mai collaudato Storytel? Ecco qua un bel mese di prova gratuita.

Che cos’è Ragazza, donna, altro? Voto per farcelo spiegare direttamente da Bernardine Evaristo:

Ho deciso di scrivere il romanzo per rappresentare una moltitudine di donne nere britanniche. Per me era importante includere tante storie: ci sono dodici protagoniste, ma le persone rappresentate sono molte di più. Lo scopo del libro è espandere la rappresentazione di chi siamo noi donne nere britanniche. Per fare ciò avevo bisogno di una gran varietà di alterità. Il desiderio di scrivere queste storie nasce dal mio percorso di attivista e dalla carenza, nella letteratura britannica, di storie non stereotipate sulle donne nere.

[La citazioncina arriva da un’intervista che potete leggere tutta intera chez Il Libraio].

Uscito in Italia per Sur con la traduzione di Martina Testa – dopo aver vinto il Man Booker Prize a parimerito con I testamenti di Margaret Atwood – Ragazza, donna, altro è un oggetto letterario di forma insolita e splendida complessità. Nasce come contenitore e amplificatore di voci strutturalmente poco ascoltate, come una macchina da presa elastica e mobilissima che si sofferma sulle innumerevoli sfaccettature che può assumere l’identità. Le dodici portavoce di questo esperimento di rappresentazione collettiva sono altrettante donne che prendono a turno la parola per costruire una vasta e ramificatissima vicenda corale. Le loro rispettive traiettorie si intersecano in più punti, così come intersezionale è la commistione delle loro vicende biografiche e il più ampio colpo d’occhio che se ne ricava.

Tutto parte da Amma, bastian contraria della scena teatrale londinese – femminista militante, nera, lesbica – che si prepara a debuttare con il primo spettacolo della sua carriera che sia mai davvero riuscito ad approdare al mainstream. Attorno a lei, più o meno direttamente, si aggrovigliano e si srotolano nel tempo le esperienze delle altre undici staffettiste. Ciascun personaggio corre la sua frazione del percorso tenendo ben alta una fiaccola che illuminerà per noi una fetta diversa di quell'”alterità” che Evaristo vuole finalmente portare al centro del discorso. Per quanto questo obiettivo strutturale ci risulti evidente – e per quanto qualche passaggio sia più didascalico di altri -, sono donne che galoppano veloci e sicure, lasciandosi alle spalle il rischio di risultare artificiose. Metafore podistiche a parte, il cuore del libro è proprio in quest’alternanza di contesti, prese di posizione, sfumature, epoche e provenienze. È un romanzo ricco perché ricco è lo spettro di possibilità che ospita.
Sono dodici donne nere britanniche che, tutte insieme, costruiscono un racconto che parla di radici, immigrazione e sesso, di colore della pelle e di fluidità del genere, di lavoro, violenza e privilegio, di estrazione, eredità, e riscatto, di indipendenza, relazioni e amore, di amicizia, femminismo e tempo, di età, maternità e società, di evoluzione e cambiamento. Sono cinquecento pagine, ma si fa prima a leggerlo che a tentare di restituirne le stratificazioni elencando tutto quello che ci si trova dentro. È un libro che non tralascia gli ingarbugli del presente ma che riesce anche, saltando di generazione in generazione, di madre in figlia o da matriarca che regna sul suo pezzo di terra a social-attivista contemporanea, a restituirci quella stratificazione storica che colloca ogni donna di questo romanzo in una dimensione rotonda e ancorata al più vasto orizzonte del mondo.

Altro aspetto rilevante: la lingua. E la struttura.
Le donne di Evaristo prendono la parola a turno, in flussi in bilico tra ricordo, rievocazione e narrazione orale. Sembrano pezzi scritti per il teatro, monologhi creati per associazione di idee, assonanze tematiche e sentimento. Non ci sono punti, non ci sono maiuscole all’inizio delle frasi o dei paragrafi. Sono storie che di fluido hanno anche la forma e la libertà di scorrere in tutte le direzioni. È insolito? Di sicuro. È fastidioso? Lì per lì spiazza, ma dopo poche pagine si ingrana e si diventa parte integrante del ritmo. È una scrittura che avvolge e trasporta.

Insomma, Ragazza, donna, altro è un esperimento che rende pienamente onore alle sue ambiziose premesse. Ci si lamenta sempre di quanto difficile sia orientarsi nella complessità relazionale, sociale e “sentimentale” del nostro presente… e anche di quanto sia impervio rappresentarla senza risultare stucchevoli e/o parrucconi e/o eccessivamente semplicistici o condiscendenti. Ecco, Evaristo assembla per noi un coro di esperienze che non solo risultano “vere” e vive – ed estremamente coinvolgenti da leggere -, ma che si inseriscono con la loro ricchezza in un dibattito globale indispensabile a cui, in un modo o nell’altro, stiamo contribuendo tutte. In conclusione, se vi va di inaugurare il 2021 con una lettura importante, leggetevi Bernardine Evaristo.