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Allora, per essere una lista è effettivamente una lista, ma trattandosi di audiolibri dovrei forse osare di più? UNA COMPILATION. E siamo subito al Festivalbar.
Premesse superflue a parte, ecco qua un sintetico e funzionale ricapitolino degli ultimi ascolti su Storytel. C’è un po’ di tutto. Si ride, ci si ama in modo struggente, ci si spaventa perché c’è il gas aperto, si parla di donne notevoli e ci si fa prendere a pesci in faccia perché ci andrebbe di scrivere qualcosa.
Procediamo – e al fondo, come di consueto, trovate anche il link per il collaudo gratuito di un mese.

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Carmen Totaro
Un bacio dietro al ginocchio

Letto da Iaia Forte
Una madre, una figlia e un cataclisma che avanza silenzioso per anni, alimentato da una bugia che diventa troppo pesante da portare. Si comincia uscendo allegramente a cena per il compleanno di una ragazza che, in teoria, sta scrivendo la tesi, ma la serata termina con una porta chiusa e il vicinato intero radunato sul pianerottolo. Cos’è che Ada – la madre – si rifiuta di vedere? E perché sua figlia è così ferocemente intenzionata a fuggire da lei?
Un romanzo – quasi un noir psicologico, mi verrebbe da dire – fatto di donne imperfette, sorde, inadeguate e cocciute, che non sanno come stare insieme ma non sanno nemmeno come lasciarsi andare davvero.

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Francesco Muzzopappa
Figurine
Letto dall’autore
Pubblicitari insopportabili che mangiano pesce crudo, insetti temibili, teatro dell’assurdo, balere piene di anziani instancabili, tecniche di marketing autolesioniste e italico folklore: Muzzopappa è diventato uno dei miei punti di riferimento sul fronte dello svago. Quando ho bisogno di qualcosa di leggero, arguto e simpatico vado a bussare alla sua porta. Figurine è una raccolta di racconti quotidianissimi fra il buffo e il surreale, dieci episodi tragicomicamente vissuti che vi doneranno un paio d’ore di serena evasione.

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Vanni Santoni
La scrittura non si insegna
Letto da Gerry Gherardi
Vanni Santoni, per provare a presentarlo in maniera al tempo stesso riduttiva ma anche piuttosto accurata, è “uno di quelli che s’intende di editoria”. I libri li fa, li racconta e cerca anche di insegnare a scriverli, per quanto il compito sia arduo se non impossibile. La scrittura non si insegna non è un manuale di scrittura creativa e nemmeno un prodigioso decalogo dei passi fondamentali per scalare le classifiche e farvi tirar su monumenti davanti alle più blasonate biblioteche italiane. Più che altro è un libro che mira a non farvi perdere tempo, mettendo in fila quelle poche ma fondamentali domande che dovreste farvi prima ancora di coltivare ambizioni romanzesche. C’è un po’ di funzionamento del “mondo dell’editoria”, molto sull’importanza di leggere tanto per prendere meglio le misure, un pizzico di metodo di lavoro e, in generale, il cordiale ma fermo tentativo di scoraggiarvi.

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Igiaba Scego & Esther Elisha
Tell me mama
Come ormai ben sappiamo, Storytel ospita anche una vasta schiera di podcast originali. Tra le novità che ho accolto con più curiosità in questi mesi c’è Tell me mama di Igiaba Scego – ho iniziato a fare amicizia con lei partendo da La mia casa è dove sono, sempre su Storytel – e Esther Elisha, entrambe afroitaliane e molto attive nel testimoniare, scrivendo o recitando, che cosa significa davvero, oggi, in Italia, essere figlie di un mix culturale e promotrici di una visione del mondo più ricca, equa e sfaccettata. Tell me mama è allo stesso tempo una chiacchiera tra amiche e l’esplorazione, puntata per puntata, della storia di una donna afrodiscendente che, negli ambiti più disparati, si è fatta portavoce di novità e cambiamento. Ho cominciato dalla puntata dedicata a Bernardine Evaristo, perché Ragazza, donna, altro è uno dei libri che più ho amato quest’anno.

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André Aciman
Chiamami col tuo nome
Letto da Andrea Oldani
Non so dov’ero, quand’è uscito il film. Credo di essere rimasta l’unica al mondo a non averlo visto. Dato che al ritardo non si poteva più rimediare, ho deciso di ascoltare prima il libro e buonanotte. Arriveremo anche a Guadagnino, prima o poi, anche se dubito di riuscire a superare il sospetto che Armie Hammer voglia, in realtà, mangiare Timothée Chalamet. Tornando a noi, però, mi sentirei di incoraggiarvi a partecipare agli struggimenti di Elio e Oliver, perché è un libro che racconta l’amore come forma di riconoscimento, come evento totale che non sempre può durare nel tempo ma che al tempo ci restituisce irrimediabilmente modificati. È un romanzo che contiene sia la stella luminosa dell’amore corrisposto – e il percorso sempre miracoloso della scoperta di questa reciprocità – che la tragedia totale di un equilibrio irripetibile di circostanze perfette. Volete patire? A posto. Volete sperare? Benissimo anche in quel caso.

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Utilità pratiche.
Per altri consigli su cosa ascoltare su Storytel, vi rimando all’ormai nutrito archivio di COMPILATION a tema
Non avete mai collaudato Storytel? Ecco qua un bel mese di prova gratuita.

Buone nuove in tempi grami: gli audiolibri continuano a sostenermi. Dopo un doveroso classico – Le notti bianche di Dostoevskij, sentito per fortuna quando l’allegria ancora ci attorniava -, La corsara di Sandra Petrignani – che ha triggerato un approfondimento ginzburghiano di tutto rispetto – e Cos’è l’America del sempre gradito Francesco Costa, mi sto sollazzando con Questione di Costanza di Alessia Gazzola – che il cielo la preservi.
Ma ci troviamo qua riuniti, oggi, perché Storytel ha recentemente caricato una valanga di nuovi titoli (quasi DUECENTO, signora mia) del gruppo Mondadori, suscitando in me insopprimibili impulsi di aggiornamento della libreria dei futuri ascolti. Per chi fosse poco aggiornato sulla struttura molecolare del gruppo Mondadori, i copiosi editori coinvolti sono i seguenti: Mondadori (Capitan Ovvio, ti salutiamo), Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer e Rizzoli.
Per la vostra e la mia utilità, dunque, ecco una piccola panoramica di quello che potrete allegramente ascoltare d’ora in poi. La bislacca categorizzazione è opera mia, sollevo Storytel da ogni responsabilità.

Narrativona bestsellerona

Non so niente della Kinsella, ma sappiate che si può or ora andare a fare shopping con lei in tutte le salse, in ogni grande capitale del mondo e con i budget più disparati. Il più caloroso benvenuto anche al buon Ken Follett – che ho visto esibirsi a Pietrasanta con il suo gruppo musicale e mai lo dimenticherò, soprattutto perché indossava una camicia Versace tempestata di foglie dorate ed era visibilmente FELICISSIMO di stare al mondo – che approda sulla piattaforma con i suoi cavalli di battaglia, dai Pilastri della terra al Mondo senza fine. Su le mani anche per Zafón che appare con L’ombra del ventoIl labirinto degli spiriti. Spolverata disinvolta di ulteriori autori: Corrado Augias, Cecilia Ahern, Anna Todd – e i suoi innumerevoli After -, David Grossman con Qualcuno con cui correre, John Green con Colpa delle stelle e Sandrone Dazieri. Mi sento anche di citare Geronimo Stilton, perché sarà anche un ratto saputello col panciotto, ma i suoi libri sono indiscutibilmente dei bestseller.
Capolavoro definitivo: Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno.
Sincere ambizioni mie: Sveva Casati Modignani. Sento di dover colmare questa lacuna.

Raccomandabili per direttissima (o quasi)

Rullo di tamburi: il primo Neil Gaiman in italiano! Ora, Neil Gaiman è anche un lettore splendido e moltissimi dei suoi lavori sono disponibili in lingua originale con la sua interpretazione (provateci, se il vostro inglese non è troppo zoppicante), ma non posso che rallegrarmi per la comparsa di Coraline nell’idioma che tutti quanti padroneggiamo. Speriamo sia il primo di una lunga serie. Io, nel frattempo, ne ho approfittato per aggiungere alla libreria anche Trigger Warning, una raccolta di racconti che bramo da tempo, e Smoke and  Mirrors, il suo debutto.
Gradita apparizione – per scalatori e non – è sicuramente Paolo Cognetti con Le otto montagne Senza mai arrivare in cima. Se, invece, vi va di addentrarvi in una maestosa saga familiare, procedete spediti con Stirpe di Marcello Fois (che legge anche), il primo capitolo della saga degli sventurati ma coriacei Chironi. Per affilare l’ironia e ridere amaramente del presente, invece, c’è Superficie di Diego De Silva – narrato dall’autore e da Luciana Littizzetto. Non se la prendano gli altri, ma la mia novità “preferita” è senza dubbio L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio, interpretato qui da Jasmine Trinca.
E un classico? Che problema c’è: La luna e i falò di Cesare Pavese.

Personalissime curiosità

Dopo molteplici e attente consultazioni, nella mia libreria sono arrivati Il tunnel di Abraham B. Yehoshua, La misura eroica di Andrea Marcolongo – gli Argonauti! Giasone! Medea! -, Hotel Silence dell’islandese Audur Ava Ólafsdóttir – che avevo già trovato godibilissima con Rosa candida – e Gli immortalisti di Benjamin Chole – quattro fratelli, nell’estate del 1969, decidono di farsi rivelare da una veggente l’anno in cui moriranno, imprimendo una deformazione definitiva sui rispettivi futuri. Poi, ho scoperto che Bird Box – che vorrei finire di vedere su Netflix, dato che al primo tentativo abbiamo interrotto per il sopraggiungere di un’eccessiva angoscia – nasce da un libro di Josh Malerman che potrò comodamente sentirmi senza l’ausilio di Sandra Bullock. Visto che siamo in tema serie tv, c’è anche Killing Eve di Luke Jennings – prima lo ascolto e poi me lo guardo, a questo punto. Per concludere, direi di gettarci a capofitto nella divulgazione con Le mie risposte alle grandi domande di Stephen Hawking.

Non vi siete ancora cimentati con gli audiolibri? È un’abitudine assai piacevole e opportuna. Se vi va, cliccando qui si può collaudare Storytel per un mese senza cacciare una lira. 
Vi siete già cimentati con gli audiolibri? Spero vivamente che questa ricognizione possa rimpinguare le vostre librerie e intrattenere le vostre voraci menti – più o meno recluse.

 

Spero che nessuno mi affidi mai un gregge di pecore. Sarei in grado di accudirne una manciata, lasciando sprofondare le altre in un crepaccio senza fondo. Ecco, con gli audiolibri è un po’ la stessa cosa. Ne finisco parecchi ma non per tutti imbastisco un discorso. E non perché non si tratti di ascolti meritevoli d’attenzione, ma perché le mie giornate stanno diventando un susseguirsi di treni metaforici che lasciano la stazione prima che io riesca a salirci sopra. Si rende dunque necessario, di tanto in tanto, un sano e confortante recap di quello che imparo, apprezzo e assimilo lungo la strada – perché poi vado a piedi, visto che perdo i treni.
Un altro fenomeno consolante? La “gente” ama le liste. E anch’io devo riconoscerne l’indubbia funzionalità.
Ecco qua, quindi, un piccolo gregge di ascolti recenti scovati su Storytel che mi sento di applaudire e di diffondere con gioia.

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Grazia Deledda – Canne al vento
Letto da Michela Murgia
(7h 9m)
Gli audiolibri stanno innescando un fenomeno curioso – almeno nel mio cervello. Ci sono classici che non ho letto da piccola o classici che non ho apprezzato/compreso quando me li hanno ficcati in gola durante la scuola dell’obbligo. Solo in rari casi ho trovato la spinta per prendere in mano il libro e recuperare il tempo perso, ma mi sto accorgendo che l’ascolto può essere una soluzione preziosa per colmare le vaste lacune che ancora mi affliggono. Ecco, Canne al vento appartiene all’insieme dei romanzi mai letti – e pure di quelli che in classe non sono mai entrati. Perché? Chi lo sa. Da quello che racconta Michela Murgia nella preziosa introduzione al romanzo (perché sì, legge Canne al vento e ha curato anche l’introduzione), la mia professoressa di italiano non è stata l’unica a dribblare con disinvoltura la Deledda e, da quanto ho scoperto, un intero mondo. Canne al vento – come ho ascoltato da un’altra parte, forse in una chiacchierata tra la Murgia e Chiara Valerio – è quasi un romanzo gotico, ma alla luce del sole. Il buio è popolato di fantasmi e spiriti catalogati con precisione dalla tradizione sarda, ma è il sole implacabile delle giornate caldissime d’estate che sconvolge le menti e fa tremare di febbre i corpi. È al sole che si smaltiscono le conseguenze dei gesti estremi notturni e che si cerca di trovare, invano, la pace.
Per approfondire – e capire perché vale la pena fare amicizia con la Deledda – ecco qua l’introduzione di Michela Murgia.

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Chimamanda Ngozi Adichie – The Arrangements
Letto da January LaVoy
(31m)
Un esperimento narrativo che tenta di rispondere alla seguente domanda: ma cosa succede nella testa di Melania Trump? Il New York Times ha commissionato alla Adichie, nel 2016, un pezzo sulla campagna presidenziale. Il risultato è questo racconto di taglio “domestico”, che attinge dai ben noti manierismi di Donald e da quello che possiamo concretamente “vedere” (anche se preferiremmo farne a meno) per ipotizzare quello che si nasconde sotto la superficie e per provare a dare una voce a una donna che ci viene solitamente presentata come un’entità da osservare e non una persona da ascoltare.
[L’inglese di January LaVoy è altamente comprensibile e la sua “resa” delle battute di Trump è terrificante nella sua accuratezza].

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Philip Roth – La macchia umana
Letto da Paolo Pierobon
(15h 35m)

Non c’è di sicuro bisogno che lo faccia notare io, ma Roth è stato un impareggiabile esploratore della mente umana. I suoi personaggi sono sconfinati, si propagano in tutte le direzioni temporali e diventano a ogni riga più ricchi, veri, complicati e memorabili. La macchia umana è la storia di un fardello portato per una vita intera, di un segreto così ben nascosto da trasformarsi (accidentalmente) in un’accusa paradossale. Coleman Silk, stimato e temuto professore di Lettere Classiche all’Athena College, viene allontanato dall’università in seguito a un’accusa pretestuosa di razzismo. La cacciata (con disonore) e la sua relazione con una donna analfabeta molto più giovane di lui (e “socialmente” inadatta per un personaggio del suo calibro) sono due emblematici punti di ingresso che ci permetteranno di esplorare il “continente Silk” e l’architettura di una menzogna così vasta da fagocitare un’esistenza intera, senza risparmiare chi si incontra lungo in cammino. Ogni personaggio è una digressione nella digressione, un ingranaggio vivo che contribuisce a reggere (o a sgretolare) le tante maschere che portiamo.
[Non me ne voglia Luca Marinelli, mirabile lettore del Lamento di Portnoy… ma Paolo Pierobon è un Roth perfetto].

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Annie Ernaux – Il posto
Letto da Sonia Bergamasco
(2h
13m)
Una figlia “lontana” torna a casa per seppellire il padre. Quel che dissotterra, nel mentre, è il microcosmo della provincia francese dopo la Seconda Guerra Mondiale, il percorso di una famiglia che arranca per affrancarsi dal mondo operaio in un piccolo paese fatto di spacci e botteghe, di linguaggi condivisi e di goffi tentativi di avvicinamento a un benessere borghese che non potrà mai essere compreso e assimilato del tutto. È un racconto a metà tra l’autobiografia e l’indagine sociologica, una collezione di scorci di storia materiale e di gesti emblematici, tra il fiero e il patetico, tra franchezza e nostalgia per le distanze mai colmate. Splendido.
[All’inizio il tono di Sonia Bergamasco potrebbe sembrarvi un po’ troppo dolente, ma non ci metterete molto a rendervi conto che ha ragione lei].

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Andrea Camilleri – Ora dimmi di te. Lettera a Matilda
Letto da Rosario Lisma
(2h 18m)
Cosa si può lasciare in eredità a un’amatissima pronipote, quando la scrittura fa parte del tuo essere e sai anche che non avrai il tempo di vederla crescere? Ora dimmi di te è una lettera affettuosa e limpida che ripercorre le tappe fondamentali della vita di un autore amatissimo e di un uomo poco incline al compromesso. Si apre quasi con una lezione di storia – per aiutare i futuri adulti a riconoscere il male, mi è venuto da pensare – e prosegue con una carrellata di avventure professionali e personali narrate con ben poca autoindulgenza e una schietta autoironia. È davvero il tempo e la volontà di riflettere su quello che ci capita a renderci più saggi? Dopo aver ascoltato Camilleri tenderei a propendere per il sì.
[Sono passata da Storytel quando Rosario Lisma stava registrando questo libro… e l’ho pure disturbato. Ascoltando percepirete quello che ho visto io, sbirciando in cabina: una persona che legge sorridendo].

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Ilaria Bernardini – Faremo foresta
Letto da Ilaria Bernardini
(5h 2m)
La prima parte del libro è un susseguirsi di catastrofi ospedaliere, ma tenete duro. Il fatto che il corpo possa tradirci e poi tornare pian piano a funzionare è uno dei tanti fattori che contribuiscono a far crescere una foresta rigogliosa. La metafora vegetale sostiene l’intero romanzo che, di fatto, è la storia di una famiglia che si disgrega e che impara gradualmente a riconfigurarsi per ospitare identità nuove, case nuove, amori nuovi, ricordi nuovi. C’è una mamma che scrive e c’è un figlio che assimila il cambiamento e c’è, in generale, una coppia che affronta la fine naturale di un sentimento – che forse è anche la più difficile, perché non implica eventi catastrofici contro cui accanirsi o nemici da detestare, ma il terribile orizzonte piatto di un amore che si spegne. Ma la siccità finisce e i terrazzi tornano a fiorire. Ci vuole aiuto, ci vuole del tempo, ci vuole fiducia. Ma si fa – e si racconta anche.
[A meno di eclatanti eccezioni, gli autori sono i lettori che apprezzo di più. Perché è roba loro. Conoscono il ritmo, sanno quel che volevano dire, non devono ipotizzare intonazioni o acrobazie. Ecco, Ilaria Bernardini è piacevolissima da leggere e anche da sentire].

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Utili postille di servizio. Se vi va di collaudare Storytel, ecco qua il link per i 30 giorni di prova gratuita.

Le liste estive sono una tradizione ormai intramontabile. L’ottimismo con cui affrontiamo le settimane vacanziere non smette mai di commuovermi: finalmente potrò dedicarmi a tutti i libri che ho trascurato quest’anno! Nessuno mi fermerà! Sto a pancia per aria e guai a chi mi importuna! Serenità! Letteratura!
Non sarò di certo io a farvi smettere di sognare. Anzi, sono qui per fomentarvi all’ascolto multiplo dei più disparati prodotti narrativi (e saggistici) partoriti dall’ingegno umano.

Ecco qua un po’ di titoli che ho amato in questi mesi, più un paio di candidati che vorrei ospitare nella mia nutrita playlist.

Caro Michele di Natalia Ginzburg
Letto da Nanni Moretti

Natalia Ginzburg fa parte del mio programma di riascolto di testi letti in gioventù. Nanni Moretti – così come Margherita Buy per Lessico famigliare – è un interprete che si adatta alla perfezione al ritmo della Ginzburg, alle sue osservazioni minute, alla sua prosa schietta e “pratica” che spalanca finestre su orizzonti sconosciuti o, più spesso, sulle profondità ignote che chi è più vicino a noi custodisce con cura, per i motivi più disparati. Il Michele del titolo è un figlio randagio, il centro di gravità di un turbine di personaggi (più o meno vicini alla sua orbita) che si struggono per lui o si arrabattano per conto proprio. Michele, con il suo destino nefasto che pian piano va delineandosi, si trascina dietro un mondo di case, incontri, lotta politica, rancori, vecchie ruggini, amori storti ed esseri umani testardi e veri, che si impegnano per far combaciare i propri spigoli, fallendo splendidamente.

Heidi di Francesco Muzzopappa
Letto da Tamara Fagnocchi

Un impiego surreale e massacrante come direttrice dei casting per un’azienda che sforna format televisivi demenziali, un’insonnia invalidante, un curriculum sentimentale disastrato e un anziano padre (convinto di vivere sulle Alpi svizzere in compagnia del cane Nebbia e della nipotina Heidi) espulso per direttissima dalla casa di riposo. La protagonista di questa commedia di Muzzopappa – punto di riferimento ormai granitico quando si tratta di scegliere qualcosa di spensierato da ascoltare – ha abbondantemente oltrepassato la soglia dell’esaurimento nervoso, ma le cose possono sempre peggiorare…

Momenti di trascurabile felicità e Momenti di trascurabile infelicità di Francesco Piccolo
Letti dall’autore

Ho consigliato e riconsigliato questi libri e sono contenta, ora, di ritrovarli anche qui – letti da Piccolo, poi. Entrambi i Momenti sono un gioco serissimo e una riflessione arguta sulle nostre nevrosi, sulla curiosità umana e sulla preoccupazione continua di risultare all’altezza della situazione. No, non siamo all’altezza della situazione. E rendercene conto è liberatorio, di tanto in tanto. Può regalarci attimi luminosissimi di gioia e può anche permetterci, per una volta, di contemplare con franchezza la possibilità di fallire. In santa pace.

Mancarsi di Diego De Silva
Letto dall’autore

Ho conosciuto De Silva, come molti, grazie all’avvocato Malinconico e alle sue sconclusionate ma illuminanti divagazioni filosofiche. Poi ho esplorato quello che era arrivato prima e ormai tendo a non volermi più perdere niente di suo. Mancarsi è una sorta di intermezzo, un romanzo fulmineo che contiene un piccolo universo amoroso. Anzi, due universi paralleli che, involontariamente, fanno di tutto per non incontrarsi mai. È un’analisi toccante (ma ben ancorata a terra) sui primi passi di un sentimento che nasce e sugli ostacoli, più o meno fortuiti, che ci troviamo a superare.

Addio fantasmi di Nadia Terranova
Letto da Elena Radonicich

Possiamo capire il dolore altrui, quando il danno che ci ha arrecato è troppo vasto per essere misurato? Ida torna a Messina nella casa “infestata” della sua infanzia e della sua adolescenza per aiutare la madre con i lavori. Ventitré anni prima, il padre – dopo una lunga depressione – era scomparso nel nulla, lasciandole sole con un rompicapo che non concede riposo. Addio fantasmi è stato uno dei libri in cinquina al Premio Strega di quest’anno e, in versione audiolibresca, acquista una dimensione ancora più preziosa. I luoghi, in questo romanzo, sono fondamentali. Ed è suggestivo ritrovarli anche nella voce di chi narra.

Non mi diffonderò troppo perché ne ho già parlato spesso, ma non posso astenermi dal ricordarvi dell’esistenza di Luca Marinelli che legge Lamento di Portnoy di Philip Roth, di Toni Servillo che legge Hanno tutti ragione di Sorrentino (e sempre letto da Servillo c’è anche Il gattopardo, festa grande!) e di Margherita Buy che legge Mal di pietre della Agus. 

E i podcast? Team Francesco Costa. In catalogo possiamo trovare il suo ormai “storico” reportage sull’attualità americana (Da costa a costa), ma anche Milano, Europa, indagine recentissima sull’evoluzione urbanistica, sociale ed economica della città.

Aspirazioni personali per il futuro?
Vorrei ascoltare Manuale per ragazze rivoluzionarie di Giulia Blasi (letto da lei medesima), Canne al vento di Grazia Deledda (letto da Michela Murgia), La straniera di Claudia Durastanti (letto da Tamara Fagnocchi) e Mythos di Stephen Fry (letto da lui medesimo).
Come ambiziosa nota finale, una saga che prima o poi gradirei affrontare: I Melrose di Edward St. Aubyn. 
Prendo ferie fino a Natale? 
Non sarebbe male.

Per il momento, però, buona estate… e felicissimi ascolti!

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Utili collegamenti ipertestuali
Recatevi baldanzosamente qua per provare Storytel AGGRATIS per ben 30 giorni.

All’inizio dei miei esperimenti con gli audiolibri, riflettevo sull’inevitabile ruolo di “mediazione” del narratore rispetto alla nostra esperienza di fruizione di un testo. Perché sì, ascoltare qualcuno che ci legge un libro implica che la voce che sentiamo non sia più quella che c’è nella nostra testa, ma quella di un’altra persona, che si inserisce fra noi e il materiale di partenza. È un bel cambiamento, che aggiunge un livello ulteriore di complessità e finisce inevitabilmente per lasciare un’impronta nel nostro rapporto con il libro.

Lamento di Portnoy mi è piaciuto così tanto perché me l’ha letto Luca Marinelli? Margherita Buy ha letto Lessico famigliare o Mal di pietre meglio di come me lo sarei letto da sola? Quella canaglia di Tony Pagoda ci guadagna, affidandosi alla voce di Tony Servillo?

Sono tre esempi estremamente virtuosi, secondo me. Ma può anche capitare che il “casting” non sia così stratosferico e che lo spazio che il narratore ci lascia per immaginare o per metabolizzare quello che sentiamo sia più risicato. Perché mica è facile leggere bene. E leggere bene per gli altri è ancora più complicato.

Per sbrogliare la matassa e capire cosa succede quando un lettore professionista si trova in cabina di registrazione con un testo, ho deciso di farmi raccontare un po’ di “backstage” da Renata Bertolas, che ho ascoltato con immenso divertimento su Storytel in Affari di famiglia di Francesco Muzzopappa. Perché Renata, diciamocelo serenamente, si è dimostrata una perfetta contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna. E sono a più riprese schiattata dal ridere, meravigliandomi per la corrispondenza riuscitissima tra protagonista romanzesca e lettrice in carne, ossa e corde vocali.
Ecco qua le nostre chiacchiere su audiolibri, interpretazioni, lettori ed emozioni. Con molte ghignate da parte mia.

Per farvi un’idea di cosa succede davvero, Storytel ci ha elargito un periodo di prova potenziato. 30 giorni gratuiti invece di 14. Trovate tutto qua.
E grazie ancora a Renata per l’intervista – e per il suo magistrale snobismo nobiliare. 🙂

Ambivo a una maggiore tempestività, ma poi ho pensato all’antica massima che ci vuole tutti presissimi a leggere, vedere cose, frequentare mostre ed esibirci in grandiosi avvicinamenti al mondo della cultura durante i più disparati periodi di relax vacanziero, quindi eccoci qua con un piccolo riassuntone delle novità di dicembre ascoltabili su Storytel – più qualche pensiero su quello che mi sono sparata io ultimamente e, visto che il Natale incombe, pure un paio di spunti per fare regali saggi affannandovi molto poco.

Premessa
Ho fatto amicizia con Storytel in via del tutto sperimentale. E proviamoli, questi audiolibri… vediamo cosa succede. Ecco, è successo che uso l’app quotidianamente e sono davvero fiera e feliciona di aver sviluppato questa nuova abitudine. Se vi siete persi le mie riflessioni iniziali sull’audiolibro come oggetto narrativo e come potente antidoto al tedio che ti pervade quando devi stendere e ti senti un vegetale, ecco qua il post.
Visto che anche i caroni di Storytel si sono trovati bene con me, qui sul blog e su Instagram – principalmente – continueremo a volerci bene e a monitorare progressi, novità e iniziative degne di nota. E un gigantesco EVVIVA solcò il cielo.
Ma veniamo al dunque. Anzi, ai vari dunque.

Le aggiunte al catalogo sono sempre numerose. Tra le novità più ciccione segnalerei La verità sul caso Harry Quebert di Dicker (letto dal prode Gioele Dix) e Ora dimmi di te. Lettera a Matilda di Camilleri, letto da Rosario Lisma (che avevo anche importunato in fase di registrazione, rompendogli l’anima mentre stava religiosamente chiuso in cabina).
Altre sugose NIU ENTRIS di dicembre che credo ascolterò assai presto: La vita davanti a sé di Romain Gary – letto da Marco D’Amore -, Caro Michele di Natalia Ginzburg – letto da Nanni Moretti -, le Fiabe islandesi lette da Marco Pezza e, udite udite, il Kamasutra letto dall’onnipotente Paolo Poli – che solitamente associo alle Fiabe Sonore, quindi non so bene se sentirmi turbata o molto divertita.
Tra i titoli già aggiunti con baldanza alla libreria, invece, mi pare saggio menzionare Becoming di Michelle Obama (letto da lei medesima), The Arrangements di Chimamanda Ngozi Adichie (letto da January LaVoy, che è di una chiarezza cristallina) e La chiave di Tanizaki (letto da Claudio Moneta).

C’è anche dell’innovazione sul fronte dell’app. Ora è disponibile anche un Kids Mode, che filtra il catalogo facendo saltar fuori solo le letture per bambini e abilita pure l’ascolto in contemporanea da due DEVAIS diversi.

Se poi siete ancora a piedi con i regali di Natale, Storytel ha ovviamente previsto svariate soluzioni sul fronte della munifica donazione di abbonamenti al servizio. Ci sono numerosi periodi temporali regalabili (1, 3, 6 e 12 mesi) e le gift card si possono comprare direttamente sul sito. Se volete foraggiare chi già utilizza Storytel, il vostro dono sovrascriverà l’abbonamento in corso. Insomma, il fortunato destinatario smetterà di pagare quel che paga e ricomincerà alla scadenza del vostro gradito regalo.

Se invece siete ancora in fase di collaudo, il “mio” periodo di prova di 30 giorni è sempre disponibile qui. Sarà possibile usufruirne allegramente fino al 6/1.

Ma cos’ho ascoltato negli ultimi tempi?
Sto iniziando a cimentarmi con ascolti un po’ più “lunghi”. E la mia tenuta è sempre ottima, devo dire. Ho amato follemente Lamento di Portnoy di Philip Roth narrato da Luca Marinelli – un compendio delle perversioni umane, ma anche uno dei libri più paradossali e divertenti mai incontrati dalla sottoscritta. E sì, Luca Marinelli è BRAVISSIMO -, mi sono fatta demoralizzare da Jack London con Pronto soccorso per scrittori esordienti, letto da Roberto Recchia – è una raccolta di lettere e articoli di Jack London sul tema della scrittura come “mestiere”, corredata da spietatezze di vario tipo – e Come fermare il tempo di Matt Haig, letto con garbo da Neri Marcorè. Da un protagonista di 400 anni e passa mi aspettavo una maggiore profondità di vedute, ma è un’avventura piacevole tra storia, sentimenti e rimpianti potenzialmente millenari.

Cosa sto ascoltando ora? Bad Feminist di Roxane Gay, una raccolta di saggi sui temi più disparati, dai tornei di Scarabeo agonistico alla disamina di Girls, dalla rappresentazione delle persone di colore nel cinema alle modalità profondamente ingiuste con cui un tema come lo stupro viene trattato dai mezzi di informazione – o integrato nei prodotti di intrattenimento.

Ho finito?
Credo di sì.
Felici ascolti a tutti. E se scovate qualcosa di fantastico fatemelo sapere. La mia audio-libreria ha SEMPRE bisogno di nuova linfa. :3

 

Sono convintissima che da qualche parte dentro di noi – a gradi variabili di profondità – esista la propensione ad ascoltare storie. A me, come a moltissimi di noi, da piccola ne hanno lette tante. E, quando mia madre o mio padre non potevano star lì mezz’ora con un libro sulle ginocchia, c’erano comunque le Fiabe Sonore. Il mangianastri Fisher-Price mi ha seguita in tutte le case che ho abitato da grande. Ed è ancora qui con me. Vetusto e marroncino – un colore che giammai ritroveremmo in un “giocattolo” a noi contemporaneo – aveva dei bottoni giganti e una pratica maniglia, più varie personalizzazioni a base di trasferelli di Paperino che mi sono preoccupata di aggiungere, deturpandolo quasi irrimediabilmente.

Ricordi a parte, le voci che leggono storie fanno parte di quello che siamo, credo. E l’esperienza è ovviamente diversa, rispetto alla lettura.

Quando leggiamo un libro la voce che ascoltiamo è la nostra. Il ritmo è il nostro. Le inflessioni che ci saltellano nella testa sono le nostre. E un libro da leggere con gli occhi – che si tratti di un volume “vero” o di un e-book – ci offre anche una serie di punti di riferimento visivi e materiali che l’ascolto, per forza di cose, non può garantirci. Ascoltare un libro inserisce altre variabili nell’equazione del racconto. La nostra voce si riposa e dobbiamo affidarci a quella di un altro interprete, che inevitabilmente aggiunge una stratificazione nuova al materiale letterario di partenza. E, di fatto, costruisce per noi una dimensione molto differente da quella che esploreremmo da soli.

Un altro aspetto importante, a livello generale, è la creazione di spazi “di lettura” nuovi. Ed è l’aspetto che per me, fra tutti, si è dimostrato decisivo. All’interno delle nostre giornate esistono tempi attivi e tempi passivi, se così possiamo definirli. Ci sono spazi morti in cui tendiamo quasi a metterci in stand-by in vista del compito successivo che assorbirà la nostra attenzione. Non mi riferisco a grandiose parentesi di decompressione in cui ci concediamo il lusso di fissare l’orizzonte riflettendo sulla condizione umana, ma a quella serie di incombenze sceme che ci obbligano a tenere impegnate le mani, a quei gesti ormai automatici che svolgiamo senza pensare, col cervello che potrebbe tranquillamente galleggiare in un vaso su una mensola polverosa. Stendere. Riempire la lavastoviglie. Svuotare la lavastoviglie. Piegare i panni. Spalmarsi in faccia i tredici prodotti previsti dalla beauty-routine coreana. Pettinarsi i capelli dopo la doccia. Rifare il letto. Raccattare venti chili di giocattoli sparsi per il tappeto. Camminare dal punto A al punto B. Farsi centordici fermate di metropolitana. Guidare nel traffico. Roba così.
Ecco, mi sembra di averli rianimati, quei tempi lì. Non dico che non vedo l’ora di fare il bucato per potermi ascoltare un libro, ma di sicuro mi pare di aver reso meno imbecilli i momenti che devo dedicare a quel tipo di attività. È un tempo che ha smesso di essere neutro e, anzi, è diventato produttivo. Un tempo felice. Perché il tempo occupato dalle narrazioni – indipendentemente dalla loro natura e dal supporto di fruizione – per me è sempre stato un tempo felice.

Ora, si potrebbero fare innumerevoli altre considerazioni strutturali sul consumo di audiolibri – e, a tal proposito, vi invito anche a leggere le riflessioni di Massimo Mantellini – ma penso sia sensato spendere due parole sulla “fonte” di tali considerazioni.
Era anche ora, dopo un mese di collaudo.
Chi già mi tollera su Instagram saprà bene che il mio campo-base per gli audiolibri è Storytel e che sono molto felice sia del servizio che del gioioso sodalizio con l’ufficio italiano.

Per riassumere il funzionamento del congegno: Storytel è una gigantesca libreria audiolibresca. Il catalogo è vasto – sia in italiano che in inglese – e non si risparmia sul fronte delle novità. I libri si possono ascoltare “in streaming” o scaricare per la fruizione offline. Si può creare la propria playlist per non perdere per strada gli ascolti che ci interessano e i lettori sono, di base, personaggi di considerevole bravura. Ci sono attori cinematografico-teatrali e, spesso e volentieri, anche gli autori. Il servizio funziona in abbonamento – come Netflix – e, a fronte di una quotina mensile di manco 10€, consente l’ascolto illimitato di tutto quello che vi pare. Ci sono libri, ma anche podcast (come quello di Francesco Costa, ad esempio) e produzioni originali – ovvero, contenuti narrativi che Storytel ha realizzato appositamente per la piattaforma o tradotto per il pubblico italiano a partire da un materiale creato per la fruizione audio. Il servizio si può provare gratuitamente per 14 giorni – che diventano 30 utilizzando questo link, attivo fino al 9 dicembre – e, se siete contenti, l’abbonamento parte in automatico. Quindi sì, in fase di registrazione vi chiedono i dati della carta, ma nessuno sta cercando di derubarvi o di farvi pagare cose in anticipo.

Lei è senza ombra di dubbio il mio nuovo punto di riferimento nella vita.

Ora, gestire – da utente – un catalogo così vasto è uno dei problemi principali di questo tipo di piattaforme. Visto, soprattutto, che l’accesso è da mobile e che la navigazione, per forza di cose, è soggetta ai vincoli del DEVAIS. A questo proposito, Storytel cerca di soccorrerci con una newsletter che segnala chicche e novità e, sull’app, propone periodicamente delle selezioni tematiche da esplorare per aggiungere ciccia alle nostre playlist – se può servire, c’è anche un piccolo box che contiene i frutti dei miei valorosi carotaggi e le mie future ambizioni di ascolto. Vi esorto ad andare a frugarci dentro… e mi prendo un po’ di spazio qui per una breve carrellata di quello che ho già ascoltato.
Come si “recensisce” un audiolibro?
Non ne ho idea, ma proviamo.

Chimamanda Ngozi Adichie
We Should All Be Feminists
(Letto dall’autrice)
Chimamanda – la chiamo per nome come se fosse amica mia, cosa che mi piacerebbe molto – è una perla rara. Legge con la stessa limpida chiarezza che ritroviamo nelle sue argomentazioni. Ed è un ascolto che può funzionare bene anche per chi non è proprio un fulmine con l’inglese. Il libro è una riflessione schietta ed elegantemente battagliera sul concetto di femminismo e sul superamento dei costrutti fittizi – legati al genere – che determinano ruoli, aspettative, gerarchie e gestioni arbitrarie del “potere”.

Amélie Nothomb
Stupore e tremori
(Letto da Laura Morante)
È il secondo libro della Nothomb che affronto – lo so, sono indietro rispetto al resto del pianeta. E, in tutta sincerità, la Morante un po’ mi preoccupava. Perché nei film è sempre alle prese con esaurimenti nervosi, porte che sbattono e piatti che volano… e temevo di non avere molta voglia di sentirla sclerare per un paio d’ore buone. Ebbene, che bellezza. Il libro racconta la discesa agli inferi di una neo-impiegata europea in una megaditta giapponese. I suoi tentativi di comprenderne il funzionamento, gli equilibri, le gerarchie. È una specie di ode alla catarsi che solo i fallimenti più monumentali possono regalarci, ma anche il resoconto quasi tragicomico della lotta contro un sistema che sfugge alla nostra comprensione e che, soprattutto, non ci vuole. La Morante è ipnotica. E ci incalza senza aggravare l’ansia.

Michela Murgia
L’incontro
(Letto dall’autrice)

Autrici sarde che leggono una storia ambientata in un paesino sardo. Mi pare assai appropriato. Ed è un buon esempio di come la versione audio di un testo possa arricchire la narrazione di partenza, perché il parlato rafforza il contesto e lo rende ancora più vivo. Al centro di questo libro c’è una guerra tra parrocchie, paesani e statue di santi. Ma ci sono anche i legami di amicizia che possono nascere (e sopravvivere alle avversità circostanti) giocando per strada, da bambini. È un’avventura comica, ma anche uno spaccato di mondo in cui si agitano ricordi, miti truculenti, ginocchia sbucciate e incenso che appesta l’aria. Cosa non trascurabile, contiene anche preziosi stratagemmi per liberarsi dalle pantegane.

Miriam Toews
Un complicato atto d’amore
(Letto da Linda Caridi)

Questo ascolto mi ha fatto capire che anche la produzione di audiolibri risponde a precise regole di casting. Nomi, la protagonista, ha sedici anni e vive in una comunità mennonita dalle molteplici contraddizioni e dalle ragguardevoli rigidità – almeno formali. È un racconto spezzacuorissimo di abbandoni seriali e un viaggio nella testa di chi rimane, cercando di venire a patti con un paesaggio dove i punti di riferimento non esistono più e quelli che ci sono – la chiesa con le sue regole – non fanno altro che esacerbare la distanza tra noi e gli altri. Linda Caridi è una giovane attrice italiana e, anche se questa è in assoluto la lettura più “calcata” che ho sentito, ha restituito bene la violenza emotiva dell’adolescenza, con le sue grandi disperazioni, i suoi vuoti, i suoi stordimenti e le sue gioie profondamente istintive.

Carlo Rovelli
Sette brevi lezioni di fisica
(Letto dall’autore)

Ho scoperto che Carlo Rovelli ha una bellissima rrr che penso si collochi all’intersezione tra un piacentino – lo so bene, fidatevi – e un nobile cortigiano dell’assolutismo francese. Inflessioni a parte, io di fisica non ho mai capito NIENTE, ma mi sono appassionata. Non posso dire di aver assimilato alla perfezione le sette lezioni qui proposte, ma il nobile scopo di fondo mi è chiaro: renderci partecipi della complessità delle forze che governano la struttura del nostro universo e spiegarci che, in fondo, la scienza è alla base di ogni avventura umana.
Povero Rovelli, ha letto per un’ora abbondante e quello che ne ricavo io è LO SO CHE NON CI ARRIVO MA LA SCIENZA È FANTASTICA.

Chimamanda Ngozi Adichie
Dear Ijeawele, or a Feminist Manifesto
(Letto da January LaVoy)

Perdonatemi, ma ogni dieci giorni ho bisogno di farmi dire dalla Adichie che cucinare non è un’incombenza che la biologia ha specificamente destinato alle donne. O che i papà che cambiano un pannolino non andrebbero applauditi come eroi conquistatori perché i figli sono anche i loro… e che il fatto che se ne prendano cura dovrebbe essere la normalità, mica un miracolo. Con i quindici suggerimenti contenuti in questo libro Chimamanda risponde a un’amica che le aveva chiesto consiglio su come crescere “bene” sua figlia e, nel farlo, porta ancora una volta allo scoperto le colossali stupidaggini con cui, nostro malgrado, siamo ancora costrette a confrontarci quotidianamente.

Neil Gaiman
Norse Mythology
(Letto dall’autore)

Qui sarò molto professionale: CHE BENESSERE. NEIL GAIMAN PATRIMONIO DELL’UMANITÀ.
L’epica norrena rielaborata da un maestro assoluto del fantastico: Norse Mythology è una sorta di antologia che raccoglie i miti più significativi della tradizione “scandinava”. Divinità, mostri, regni lontani, alberi del mondo, ponti arcobaleno, idromele, cavalli a otto zampe, giganti, malefatte, eroismo, poeti, trasformazioni e valchirie si alternano sul palcoscenico, ripercorrendo il grande arco temporale che congiunge le origini del mondo all’inevitabile crepuscolo della creazione – il Ragnarök. Gaiman non solo rende i miti assolutamente godibili – riproducendone l’impronta epica senza però privarli della sua impalpabile ironia – ma li legge anche con la passione e il piglio divertito di chi sa, sopra ogni altra cosa, quanto una storia ben raccontata possa toccarci nel profondo, e rimanere con noi ben oltre la fine dei tempi.

Ecco, ho finito.
Se vi interessa fare un esperimento con Storytel, vi ricordo il link per usufruire bellamente del periodo di prova “potenziato”: correte qui.
Se vi siete già invasati, invece, abbracciamoci forte mentre pieghiamo le lenzuola o sbattiamo padelle unte in lavastoviglie. Da parte mia, per quel che vale, continuerò a raccogliere i miei ascolti qui sul blog e, ovviamente, anche nelle beneamate Stories.
Per il resto, buon ascolto.
O si dirà “buona lettura”?
Chi lo sa.
Facciamo così: buone storie, come e quando vi pare. 

 

Dunque, sono sempre molto avvinta dai libri che usano la struttura come un elemento “strategico” che contribuisce a costruire la narrazione. In Tre piani di Eshkol Nevo, il gioco di prestigio si esplicita su diversi livelli. La base “architettonica” è una palazzina di tre piani in un quartiere residenziale di Tel Aviv. Il romanzo dedica una sezione a ogni piano, addentrandosi nelle vite, nei tormenti e nelle ripartenze di chi abita lì.

La suddivisione materiale del palazzo diventa anche la base per una metafora ulteriore: ogni piano rappresenta una componente freudiana della personalità e mette in scena, con le storie delle famiglie che occupano quei piani, l’idea di Es, Io e Super-io.
I piani, proprio come accade tra vicini di casa in un contesto non particolarmente vasto, presentano punti di frattura e di permeabilità: le persone si incontrano, si sfiorano ed esercitano un’influenza più o meno marcata sulle esistenze degli altri condomini, così come gli “scomparti” della nostra personalità non esistono nel vuoto, ma contribuiscono a un “chi siamo” complessivo.

Serve una laurea in psicologia per approcciarsi a questo romanzo? Direi di no. Anzi, la suddivisione dei piani scandisce il ritmo delle storie, che restano umanissime, vive e complesse, senza il rischio di farci scivolare nel pippone indigeribile. Nevo ha un indiscutibile talento per il dettaglio rivelatore e per la narrazione del quotidiano – tanti minuscoli accidenti dell’ordinario, tanti sfondoni istintivi e tradimenti silenziosi diventano, insieme a quanto di positivo possiamo ricavare dalla vicinanza, un ritratto formidabile di come ci relazioniamo con gli altri e di come proteggiamo noi stessi dal male e dal disastro, non sempre vincendo.

Nota di fruizione: ho ascoltato Tre piani su Storytel. L’audiolibro affida ogni piano a un lettore diverso – come mi pare anche appropriato, dato che tre sono le diverse prospettive e i tre mondi in cui Nevo ci trascina. La scelta del terzetto è quantomai felice: Adriano Giannini, Alba Rohrwacher e Margherita Buy.
Se vi va di ascoltarlo, rammento sempre che a questo link c’è un mese di prova gratuita per collaudare Storytel.

Bentornate e bentornati a questo tentativo – con solo vaghi fini di periodicità – che ambisce a riordinare i vari stimoli che sparpaglio in giro e che vorrei cercare di conservare con un po’ più di raziocinio.

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LEGGERE

Incredibile ma vero, ci sono numerose segnalazioni da raggruppare… alcune delle quali sono addirittura articolate! Gennaio, hai fatto schifo per tante ragioni, ma sul fronte libri ci è andata bene.
Dunque, potete recuperare i seguenti post su due libri meritevolissimi:

Bernardine Evaristo – Ragazza, donna, altro (SUR)
Michele Masneri – Steve Jobs non abita più qui (Adelphi)

Visto che abbiamo nominato Adelphi, gli sconti durano ancora per qualche tempo. Qua c’è un antico listone che avevo preparato con qualche consiglio per una campagna precedente. Si sono aggiunti di sicuro altri titoli degnissimi, ma quello che c’è qua è sempre vero. Mi cimenterò in un aggiornamento, ma ormai aspettiamo il prossimo giro.

Anche Mirella, la nostra fida topa di biblioteca, si è prodigata in suggerimenti e spiegoni. Ecco qua gli ultimi, recuperati a imperitura memoria dalle fugaci Instagram Stories.

Il ritorno della famigerata e schiettissima Olive Kitteridge in Olive, ancora lei di Elizabeth Strout (uscito per Einaudi con la traduzione di Susanna Basso).

Poi, visto che sono evidentemente in un periodo “anziane signore che riflettono sull’esistenza”, ecco anche Anne-Marie la beltà di Yasmina Reza, scoperta da queste parti con Felici i felici. 

Per completare l’opera, su Storytel sto finendo di ascoltare Disobbedienza di Naomi Alderman – sì, è l’autrice di Ragazze elettriche e questo è il suo romanzo d’esordio – e mi sembra di essere piombata in uno spin-off di Unorthodox.
Se siete in vena di collaudi, qua ci sono sempre 30 giorni di prova gratuita per cimentarvi con gli audiolibri.

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GUARDARE

Ho sviluppato una sincera partecipazione per le vicissitudini di Kipo e dei suoi multiformi amici. Ma proprio che alzo le braccia al cielo ogni tre minuti e di tanto in tanto piango pure.
Dunque, è difficile da riassumere, ma comincia più o meno così. Kipo è una ragazzina con i capelli rosa che cerca di ricongiungersi a suo padre in un mondo popolato da corgi alti cinquanta metri, megascimmie, gatti boscaioli, vipere rocker, puzzole motocicliste, lontre da avanspettacolo e pesci parlanti. La superficie è dominata da animali mutanti – alcuni dotati di favella e altri no – e solo parzialmente organizzata sotto la monarchia assoluta e terrorizzante di Scarlomagno, mandrillo megalomane (con mandrillo intendo proprio la specie scimmiesca e non alludo ad alcuna disinvoltura nella sfera sessuale) che va in giro a bordo di un fenicottero gigante a due teste (coi denti) e suona il pianoforte. Gli esseri umani si nascondono in società sotterranee e frammentate e cercano, di base, di tirare avanti… anche se tramano nel buio per levare di mezzo i mutanti che rendono inabitabile la superficie. Non vi spoilero niente, ma è una storia super ramificata, viva, più realistica di quel che sembra e piena di cuorosità, saggi propositi, amicizia e STRUGGLE adolescenziale variamente metaforizzato. Io e Cesare siamo super fan. È una produzione Dreamworks e si può vedere su Netflix.

Kipo e l'Era delle Creature Straordinarie, la recensione della serie animata Netflix

Kipo and the Age of Wonderbeasts: Contro un mondo in guerra - SpaceNerd.it

Sempre su Netflix – e senza l’ambizione di fornirvi suggerimenti particolarmente originali, dato che l’avrete già finito tutti un mese fa – abbiamo cominciato a guardare SanPa. Bisognerebbe scriverci trecento tesi di laurea, credo.

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SPERPERARE

Mi sono comprata la versione scura e un po’ più pesantina dei jeans che ho messo di più quest’estate. Per la rubrica “se trovi una roba con cui ti senti a tuo agio prendila in molteplice copia e in diverse gradazioni di colore”. Sono di Benetton e li trovate qua (in ambo le alternative).

Ho ordinato uno spruzzino fighetto per nebulizzare l’acqua sui vegetali di casa.

Anche se poi non me li so asciugare come si dovrebbero asciugare i ricci, questo shampoo sta funzionando super bene.

Mi arrivano sempre più spesso materiali promozionali stampati su carta piantabile. Sono fogli “normali” che contengono dei semini. Voi li spezzettate, li sotterrate in un vaso, li innaffiate e vi vengono su germogli e foglioline. Sento che la situazione del verde domestico sta per sfuggirmi di mano. Non so dove i miei svariati mittenti si siano procurati la loro carta piantabile, ma a giudicare dalle iconcine vengono da qua.

Non si pianta, ma ho comunque trovato un quaderno che ben si adatta alla mia calligrafia ingombrante e che mi aiuta ad arginare il disordine. È un po’ rétro.

 

 

Visto che mi sembra di non leggere mai abbastanza, ho deciso di rivoltare la frittata: ti pare di aver letto poco? Rallegratene! Vuol dire che là fuori ti attendono ancora innumerevoli scoperte! Gioia! Avventura! Felicità!
Nel 2020 non è andata malissimo, date le circostanze. Ho superato un momento di stallo totale durante il primo lockdown e mi sono pian piano ripresa. Qua ci sono i titoli che ho più amato quest’anno o che mi hanno fatto intravedere qualcosa di nuovo, facendomi talvolta riemergere dalle paludi del mio cervello. Non sono necessariamente novità del 2020 – anzi, praticamente mai – ma solo libri che, personalmente, ho letto nel 2020.
Eccoli qua.

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Rachel Cusk
A Life’s Work

Dopo la trilogia di Resoconto ho deciso di cominciare a esplorare “il resto” dell’universo di Cusk. Ho cominciato da questo memoir sulla maternità. Per una riflessione un po’ meno sintetica, ecco qua quello che avevo scritto.

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Città sola (La cultura Vol. 1152) di [Olivia Laing, Francesca Mastruzzo]

Olivia Laing
Città sola
(Traduzione di Francesca Mastruzzo)

Arte! Solitudine! Metropoli!
Ecco il pensierino che avevo scritto per Instagram:

Olivia Laing è diventata una delle portabandiera di un genere letterario ibrido, che riesce a trascinarci in uno specifico spicchio del pensiero/delle tribolazioni umane ma anche a procedere per deviazioni e ramificazioni, finendo per somigliare a una versione più limpida e più “a fuoco” del disordine stratificato del nostro modo di informarci. INSOMMA, uno spunto autobiografico (un periodo di acuta solitudine attraversato da Laing a New York, in seguito a un amore naufragato) non diventa solo un’indagine universale, ma anche il centro di una ragnatela fatta di arte, storia, urbanistica, antropologia, cronaca, tecnologia e performance. Laing risale alle radici della solitudine riportandoci nella Manhattan degli anni ’70 e ’80, quando Times Square non era ancora un parco giochi per turisti, l’AIDS cominciava a mietere vittime e la Factory era a pieno regime. Ripercorrendo la storia personale e artistica di Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger e David Wojnarowicz – tra gli altri – Laing utilizza l’arte, il “visivo” e gli oggetti che ci lasciamo alle spalle per esplorare, molecola per molecola, la struttura dell’isolamento, dello stigma, dell’invisibilità e del vuoto pneumatico in cui, in modo più o meno irreversibile, possiamo scivolare… ritrovandoci in un posto insospettabilmente affollato. In tutta sincerità, Olivia Laing mi ha fatto venire una gran voglia di convertirmi eternamente alla narrative non-fiction. E di comprare tende più spesse da mettere alle finestre.

Sempre di Laing, quest’anno ho letto anche Viaggio a Echo Spring. Storie di scrittori e alcolismo. Pur avendolo apprezzato, è un libro che sarebbe stato meglio affrontare dopo aver accumulato più “bagaglio” su un paio degli scrittori citati. Ora, comunque, vorrei cimentarmi pure con Gita al fiume.

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Sandra Petrignani
La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

Tra gli illustri candidati allo Strega di un paio d’anni fa, La corsara è una splendida biografia di Natalia Ginzburg che intreccia opera letteraria a “vita vera”… sempre che, in questo caso, i due ambiti si possano scindere più di tanto. Temevo di trovarlo pesantone, ma si è dimostrato un saggio prezioso e una guida illuminante al lavoro di Natalia, oltre che una chiave per tornare a spalancare le porte su un ambiente “intellettual-editoriale” assolutamente irripetibile.

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Ted Chiang
Exhalation

Sì, c’è anche in italiano – si chiama Respiro ed è uscito per Frassinelli.
Partendo dal presupposto che è stato il primo ma non l’ultimo Chiang che leggerò, ecco qua i pensierini precedentemente apparsi su Instagram:

Ted Chiang è una specie di antropologo della fantascienza, un architetto di paradossi e un acuto studioso delle relazioni tra tecnologia, linguaggio e umanità. In questa raccolta – sostenuta da idee brillantissime ma anche da una scrittura super fascinosa, eclettica e camaleontica – troviamo pappagalli che parlano, strutture tribali (e cognitive) modificate dall’avvento della scrittura, dispositivi che immagazzinano i nostri ricordi (TUTTI), prismi che possono metterci in comunicazione con i nostri equivalenti in realtà alternative, tate meccaniche, antichi alchimisti che viaggiano nel tempo, software allevati per anni come bambini, aggeggi che annullano il libero arbitrio, scienziati robot che si dissezionano da soli per capire come funziona l’universo. Ogni scenario è ricco di vaste conseguenze ed è ancoratissimo a una realtà che ci appartiene, perché popolata da personaggi che decifrano il mondo, si domandano chi sono, cercano di prendere decisioni e mettono in discussione quello che sanno. È un tuffo nelle profondità della nostra potenziale relazione con la tecnologia, del legame tra vita e pensiero, tra mente e limiti imposti dal tempo e dal corpo. Vorrei aver letto Chiang prima di Black Mirror. Mi hai rovinato Black Mirror, Chiang. Sei molto più bravo te.

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Nova
Stelle o sparo

Nova l’avevo vista e ascoltata al Salone, nel super panel che Bao organizza sempre con i suoi autori ma è passato un bel po’ di tempo prima che mi decidessi a leggere Stelle o sparo, il suo esordio. È la storia di una tizia che va su un’isoletta poco battuta dal turismo “industrializzato” per ritrovare se stessa. L’isola è minuscola. “La gente va a ritrovare se stessa nei posti più assurdi. Tipo l’India, il Tibet. Posti enormi. Cioè secondo me se ti cerchi in un posto molto piccolo magari trovi”. Tutto il fumetto è così. Disegno elettrico e vivissimo e una scrittura imprevedibile. Per ragioni anagrafiche, partiamo da un immaginario pop condiviso, il che di sicuro ha aiutato, ma è tutto una folle meraviglia. Pure la bio in bandella è favolosa. Finisce così: “Grazie al suo stile incredibilmente approssimativo, vorrebbe un giorno essere ricordata come l’Eurospin del fumetto italiano”.

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Marta Barone
Città sommersa

Ma perché questo libro non ha vinto lo Strega? Mai smetterò di domandarmelo. A parte i miei giganteschi interrogativi, Città sommersa è una specie di “ritratto geologico” di un genitore da poco scomparso. Il padre, una volta diventato personaggio e non più solo il genitore conosciuto – per quanto si possa dire di conoscere davvero i propri genitori -, diventa L.B., medico operaio processato per banda armata. Nel ricostruire la storia di L.B., Barone ripercorre un pezzo di storia recente italiana, cercando il padre nei filmati d’archivio, ascoltando le voci di chi quell’L.B. l’ha conosciuto, l’ha visto cambiare, l’ha incrociato nelle carte processuali e ne ha condiviso il contesto contraddittorio, l’infrangersi violento dell’utopia sulla crosta della realtà.

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Mattia Torre
In mezzo al mare

Per me, Mattia Torre è stato essenzialmente uno sceneggiatore di Boris. E dici poco? Affatto. Dico solo che a In mezzo al mare non ci sono arrivata con grande tempestività. Ma quando mai son stata tempestiva, d’altro canto. Torre è scomparso nel 2019 e anche grazie a questa raccolta di sette monologhi teatrali comincio davvero a percepire la portata della perdita. Dai figli all’ossessione collettiva per il cibo, dall’invasività del ciclo mestruale alla megalomania dell’uomo comune, non c’è monologo che non riesca a inquadrare con arguzia, grasse risate e una punta di corroborante cinismo l’assurdità del quotidiano.
Se potete, vi consiglio di ascoltarlo – io l’ho fatto su Storytel – perché gli attori che hanno portato in scena questi pezzi sono anche quelli che leggeranno per voi.

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Tamsyn Muir
Gideon la Nona

Dei tanti libri che ho tradotto, questo forse è quello che più mi ha coinvolta anche da lettrice. Mi ha ricordato com’era leggere da più piccola, quando attraversavo lunghi periodi di approfonditissimo invasamento per le opere d’ingegno più disparate. E mi ha anche fatto ripensare a quanto sia importante, di tanto in tanto, imbattersi in qualcosa che ci spiazza per originalità e per la potenza dei MA CHE MI FREGA LASCIATEMI DIVERTIRE che emana. In parole poverissime, Gideon è una space-opera che ci trasporta in una galassia governata da un Divino Resurrettore e da Nove Case, ciascuna specializzata in una particolare disciplina necromantesca. C’è chi aggeggia le anime, c’è chi manovra la carne, c’è chi parla con gli spiriti. Le nostre amiche della Nona sono brave con le ossa. Il dinamico duo che seguiremo in una specie di Giochi Senza Frontiere splatter è formato da Harrowhark – la Reverenda Figlia della Nona Casa – e Gideon, sua riluttante paladina. Tra descrizioni mega barocche e gente che si manda a quel paese con un linguaggio a dir poco colorito, Gideon è una gioia d’invenzione, mitologie intricate e intrattenimento enigmatico. Ho amato. Tantissimo.

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In caso di ulteriori curiosità, qua c’è anche la lista dei preferiti del 2019.