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Andy Weir | Project Hail Mary

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Allora, facciamo che dell’adattamento cinematografico di Project Hail Mary ne parliamo quando vado a vederlo – nonostante Ryan Gosling campeggi sulla copertina – e qua pensiamo al libro, che è gustoso e matto, oltre che ben inseribile nel recente filone dell’affettuoso rinascimento spazial-umano. Ciao, Artemis 2.

Andy Weir è un narratore che s’intende di gente sola (e più o meno alla deriva) nello spazio o su pianeti non ancora contaminati da una nostra presenza “strutturata”. Il problema scatenante, qui, è la scoperta di un microrganismo che pare nutrirsi dell’energia delle stelle. Fantastico, c’è vita nel cosmo! E invece no, perché se questi “astrofagi” ci mangiano il sole e ne attenuano la luminosità vuol dire che gli ecosistemi terrestri finiranno a gambe all’aria e noi, in sintesi, moriremo di fame e/o torneremo all’età della pietra (dopo esserci vicendevolmente sterminati per contenderci delle risorse ormai esigue). La catastrofe incombe! MA LA SCIENZA PUÒ SALVARCI – anche se intende affidarsi a eroi improvvisati!

Un professore di scienze delle medie, per fortuiti incastri e un audace passato da ricercatore – carriera finita nel cesso perché ha litigato con tutti e gli han dato dello squinternato – si trova a studiare questi astrofagi e guadagna una posizione privilegiata nella task-force globale che sta faticosamente provado a mettere in piedi una missione per salvare la Terra. Noi lo apprendiamo dalla quarta di copertina e man mano anche da quello che si ricorda e riesce a ricostruire il professor Grace, che all’inizio del romanzo è effettivamente a bordo di una navicella sofisticatissima ma non sa neanche più come si chiama – le gioie del coma indotto, a quanto pare. Quel che intuisce con chiarezza è che lui nello spazio non ci voleva andare, non è di certo un astronauta e la missione ha tutta l’aria di essere stata concepita come un eroico suicidio senza biglietto di ritorno. Mal comune mezzo gaudio, però, perché nei pressi dell’unica stella che è stata contagiata dagli astrofagi ma non si sta miracolosamente spegnendo c’e un altro vascello che galleggia nel vuoto del cosmo….. AMAZE AMAZE AMAZE. Sì, è un’adorabile CIT.

In uno scenario utopico – in generale e ancor di più nel momento presente – l’umanità si coalizza e diventa intelligentissima per salvarsi la pelle. La ricerca e le sue applicazioni spalancano un orizzonte di sfolgorante speranza, ma sarà un legame d’amicizia che trascende le distanze galattiche a rendere concretamente possibile l’impensabile. Weir, che ci tiene tantissimo a farci sapere che se l’è studiata bene, non ci risparmia formule, biologia molecolare, esperimenti minuziosi e nozioni termodinamiche che io, son sincera, non ho la struttura neurologica per comprendere e che ho subito con la paziente rassegnazione che ha caratterizzato gli anni del liceo. Nonostante l’ordalia, il romanzo prevede anche spiegazioni spicciole che permettono pure a noi minorati fisico-matematici di afferrare i passaggi fondamentali e, soprattutto, non tralascia gli aspetti relazionali, lasciando pure baluginare la curiosità autentica che credo accompagni la ricerca scientifica.

Insomma, Project Hail Mary è un’avventura con catastrofe incombente, dilemmi, crisi d’identità e un buon senso dell’umorismo. E può contare su un lavoro più che dignitoso in termini di struttura. C’è da sospendere tutta l’incredulità che vi resta, ma personalmente trovo più plausibile conversare con un sasso alieno che risolvere un integrale, quindi pochi problemi. E il finale è MOLTO TENERO. Fantascienza scaldacuore? Ebbene sì.  

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Altre informazioni che potrebbero rallegrarvi:
– esiste un pupazzo di Rocky
– esiste la maglietta con scritto AMAZE AMAZE AMAZE
LEGO vuol farvi costruire la Hail Mary

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