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Ragazza donna altro

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Che cos’è Ragazza, donna, altro? Voto per farcelo spiegare direttamente da Bernardine Evaristo:

Ho deciso di scrivere il romanzo per rappresentare una moltitudine di donne nere britanniche. Per me era importante includere tante storie: ci sono dodici protagoniste, ma le persone rappresentate sono molte di più. Lo scopo del libro è espandere la rappresentazione di chi siamo noi donne nere britanniche. Per fare ciò avevo bisogno di una gran varietà di alterità. Il desiderio di scrivere queste storie nasce dal mio percorso di attivista e dalla carenza, nella letteratura britannica, di storie non stereotipate sulle donne nere.

[La citazioncina arriva da un’intervista che potete leggere tutta intera chez Il Libraio].

Uscito in Italia per Sur con la traduzione di Martina Testa – dopo aver vinto il Man Booker Prize a parimerito con I testamenti di Margaret Atwood – Ragazza, donna, altro è un oggetto letterario di forma insolita e splendida complessità. Nasce come contenitore e amplificatore di voci strutturalmente poco ascoltate, come una macchina da presa elastica e mobilissima che si sofferma sulle innumerevoli sfaccettature che può assumere l’identità. Le dodici portavoce di questo esperimento di rappresentazione collettiva sono altrettante donne che prendono a turno la parola per costruire una vasta e ramificatissima vicenda corale. Le loro rispettive traiettorie si intersecano in più punti, così come intersezionale è la commistione delle loro vicende biografiche e il più ampio colpo d’occhio che se ne ricava.

Tutto parte da Amma, bastian contraria della scena teatrale londinese – femminista militante, nera, lesbica – che si prepara a debuttare con il primo spettacolo della sua carriera che sia mai davvero riuscito ad approdare al mainstream. Attorno a lei, più o meno direttamente, si aggrovigliano e si srotolano nel tempo le esperienze delle altre undici staffettiste. Ciascun personaggio corre la sua frazione del percorso tenendo ben alta una fiaccola che illuminerà per noi una fetta diversa di quell'”alterità” che Evaristo vuole finalmente portare al centro del discorso. Per quanto questo obiettivo strutturale ci risulti evidente – e per quanto qualche passaggio sia più didascalico di altri -, sono donne che galoppano veloci e sicure, lasciandosi alle spalle il rischio di risultare artificiose. Metafore podistiche a parte, il cuore del libro è proprio in quest’alternanza di contesti, prese di posizione, sfumature, epoche e provenienze. È un romanzo ricco perché ricco è lo spettro di possibilità che ospita.
Sono dodici donne nere britanniche che, tutte insieme, costruiscono un racconto che parla di radici, immigrazione e sesso, di colore della pelle e di fluidità del genere, di lavoro, violenza e privilegio, di estrazione, eredità, e riscatto, di indipendenza, relazioni e amore, di amicizia, femminismo e tempo, di età, maternità e società, di evoluzione e cambiamento. Sono cinquecento pagine, ma si fa prima a leggerlo che a tentare di restituirne le stratificazioni elencando tutto quello che ci si trova dentro. È un libro che non tralascia gli ingarbugli del presente ma che riesce anche, saltando di generazione in generazione, di madre in figlia o da matriarca che regna sul suo pezzo di terra a social-attivista contemporanea, a restituirci quella stratificazione storica che colloca ogni donna di questo romanzo in una dimensione rotonda e ancorata al più vasto orizzonte del mondo.

Altro aspetto rilevante: la lingua. E la struttura.
Le donne di Evaristo prendono la parola a turno, in flussi in bilico tra ricordo, rievocazione e narrazione orale. Sembrano pezzi scritti per il teatro, monologhi creati per associazione di idee, assonanze tematiche e sentimento. Non ci sono punti, non ci sono maiuscole all’inizio delle frasi o dei paragrafi. Sono storie che di fluido hanno anche la forma e la libertà di scorrere in tutte le direzioni. È insolito? Di sicuro. È fastidioso? Lì per lì spiazza, ma dopo poche pagine si ingrana e si diventa parte integrante del ritmo. È una scrittura che avvolge e trasporta.

Insomma, Ragazza, donna, altro è un esperimento che rende pienamente onore alle sue ambiziose premesse. Ci si lamenta sempre di quanto difficile sia orientarsi nella complessità relazionale, sociale e “sentimentale” del nostro presente… e anche di quanto sia impervio rappresentarla senza risultare stucchevoli e/o parrucconi e/o eccessivamente semplicistici o condiscendenti. Ecco, Evaristo assembla per noi un coro di esperienze che non solo risultano “vere” e vive – ed estremamente coinvolgenti da leggere -, ma che si inseriscono con la loro ricchezza in un dibattito globale indispensabile a cui, in un modo o nell’altro, stiamo contribuendo tutte. In conclusione, se vi va di inaugurare il 2021 con una lettura importante, leggetevi Bernardine Evaristo.