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Ottone

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Da Ottone ho appreso che è lecito ronfare sonoramente in orario d’ufficio e che si può continuare a giocare anche da “grandi”. Ho scoperto il grande conforto che deriva dalla presenza costante e che determinati apparati articolari permettono di leccarsi con agio il retro-ginocchio. Ho appreso che si può perdere pelo all’infinito senza subire visibili cambiamenti volumetrici e che l’età conferisce davvero una certa saggezza olimpica.
Per quanto gradirei poter trascorrere i pomeriggi infrasettimanali a sonnecchiare con Ottone, non tutte le prodezze strutturali che rendono l’esistenza di un felino più che degna di essere vissuta sono direttamente applicabili al mio tran tran umano, ma già il fatto che Ottone se la dorma mentre lavoro – per esempio – mi fa intravedere un universo di serenità meno inaccessibile. Lo invidio un casino, ma è una forma sana d’invidia. Sono contenta per lui, mettiamola così.

Un felino sempre pronto a schernire la produttività umana.

Ottone è arrivato un paio di mesi dopo l’insediamento nella nostra prima casa “da coppia”. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi è stato detto e ripetuto che prendere un gatto era qualcosa di assolutamente fuori discussione, un fardello inaffrontabile di cui era inconcepibile farsi carico. La mia famiglia originaria tende al pessimismo cosmico, lo so. Anche la più lieve alterazione allo status quo viene innanzitutto percepita come una rottura di scatole e un orrendo salto nell’ignoto. L’opzione “potrebbe anche andar bene” non è contemplata e io, a lungo andare, ho assimilato molti ostacoli che ci creavamo da soli come ostacoli reali, prodotti dal destino e piazzati qua e là sulla nostra strada per impedirci in toto di imboccare una certa direzione.

M’è parso molto appropriato ricevere una scatola a forma di casetta, devo dire.

Credo sia per questo, in modo particolare, che ho trovato così stupefacente quel “ma che dici, ci prendiamo un gatto?” di nove anni fa. Eravamo in mezzo alle sporte blu dell’Ikea, agli scatoloni ancora mezzi pieni e alle salviette spaiate ereditate dalle nostre rispettive nonne. Sopravvivevamo come entità autosufficienti in due città diverse già da un pezzo, ma andare a vivere insieme è per definizione un esperimento e un tentativo che presenta delle incognite, per quanto ponderata sia la decisione di provarci. A me pareva già di partire da certezze assai solide, ma tanto di quello che di bello è accaduto negli anni successivi nasce proprio da lì, dall’idea che le cose siano innanzitutto fattibili e che se ci sarà qualche difficoltà la si potrà affrontare.
Insomma, è arrivato un Ottone da coccolare e da veder correre su e giù per un soppalco – anche alle tre del mattino -, ma con lui è arrivata un’idea di possibilità per me del tutto nuova. È arrivato un Ottone, ma è come se fosse arrivato un “io e te, insieme, ce la caveremo sempre” a forma di gatto, è un arrivato “si può fare, non pensare mai il contrario”.

Ma lasciami cenare senza tutte queste smancerie, donna.

A me non pare che le zampe di Ottone si siano allungate molto, dal 2012 a oggi. È rimasto il felino ad assetto ribassato e pelame poderoso che abbiamo portato in metropolitana in un trasportino imbottito di salviettoni – pure quelli dismessi dalle rispettive case al mare. Con la biancheria domestica avevamo evidentemente dei problemi, ma un problema che non ci ha mai afflitti è l’incapacità di immaginarci pronti ad accogliere il nuovo e a sostenere i reciproci “proviamo”. Ottone è ancora qua e perseveriamo nel continuare ad accompagnarci alla sua augusta presenza – con un membro aggiuntivo della squadra, pure – e mi rendo conto di volergli bene perché è oggettivamente pacioso, adorabile e rassicurante, ma forse amiamo prenderci cura di lui anche perché ci ricorda quotidianamente uno slancio di fiducia e l’impegno reciproco che una decisione così importante comporta. Anche se mi russi sulla tastiera, Ottone. Anche se per diversi anni ci hai artigliato il cranio nel cuore della notte. Anche se mi hai demolito innumerevoli oggetti, compresa una boccetta di smalto verde bosco sulle piastrelle bianche. Sempre avrai il mio affetto, cuscino miagolante, perché quando più serviva mi hai fatto sentire capace di occuparmi del futuro.

 

***

Grazie a Royal Canin® per avermi fatto ritrovare un bel ricordo – e per avermi dato un ottimo motivo per raccontarlo qua. Non so bene quanti sensi siano materialmente coinvolti nella rievocazione di un ricordo, ma Ottone von Assaggiatore conferma che la nuova gamma Royal Canin® SENSORY™ stimola con successo l’olfatto – che è un po’ il superpotere dei gatti – grazie a un particolare profilo aromatico, il gusto – grazie all’umami ben percepibile dalle papille feline – e la piacevolezza alla masticazione – grazie alle consistenze diverse degli straccetti dal “taglio naturale” in salsa e in gelatina. Insomma, una gamma di alimenti umidi completi studiati per offrire un’esperienza sensoriale alle nostre creature foffolose e contribuire al loro benessere generale giorno dopo giorno. 

Per esplorare la gamma completa, date un occhio qua: Royal Canin® SENSORY™.

Post in collaborazione con Purina – con il valente supporto di Ottone von Collaudatore.

Orbene, Ottone von Influencer torna a colpire… occupandosi con adamantina coerenza della sua più grande specialità: il cibo per felini. A dirla tutta, bisogna precisare che il suo apporto all’impresa è finito lì, perché l’argomento di cui ci occuperemo oggi è un po’ più un servizio rivolto a semplificare la vita ai volenterosi padroni. Ma si sa, lui è un gatto-immagine. Mica posso pretendere una sua opinione critica riguardo al lancio dello shop online di Purina. Lui si limita a mangiare le crocchette Purina One e l’umido Gourmet da tutta la vita. E per il resto devo applicarmi io. Perché sono, come sempre, al suo servizio. Il compito, però, non si è rivelato impervio. Anzi. La ragionevolezza regna sovrana.

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Ottone von Influencer si abbandona al sogno di container di Gourmet Perle che ci vengono consegnati con marziale puntualità.

Che cosa succede, in soldoni?

Purina è un marchio storico che da decenni – in molteplici declinazioni, da Felix a Friskies  – nutre cani e gatti di ogni forma e dimensione. La gamma dei prodotti disponibili è decisamente vasta, così come vasta è l’offerta in base all’età, ai gusti e alle esigenze specifiche degli animali che zompettano vicino a noi. Da qualche settimana, Purina ha lanciato un servizio in più: il suo primo portale per la vendita online di pappe e crocchette, con una serie di “comodità” e vantaggi aggiuntivi per i padroni. E ci ha chiesto di collaudare lo shop e di raccontare agli altri gattari come funziona e com’è andata.

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Tra le cose che più amo dei gatti c’è la capacità di fissare pareti completamente bianche (o una scatola) per ore, come se fossero al cinema.

A parte il “che bello mi portano le cose a casa” – faccenda universalmente bene accetta e ancor più saggia se vivete con una bestia che ha magari bisogno di mangiare pappe particolari -, c’è un programma fedeltà che vi farà accumulare punti (che poi diventano sconti), ma anche la possibilità di comprare dei kit già pronti, donare gift-card e, soprattutto, di costruire un piano-cibarie in abbonamento (c’è subito un -15% e si può scegliere con che frequenza farsi arrivare i prodotti). In generale, gli ordini vengono consegnati in 72 ore sul vostro zerbino (potete anche prendere appuntamento ed evitare di rimanere imprigionati in casa in attesa di un corriere che non apparirà mai) e lo shop è fruibile anche da mobile senza che vi venga la labirintite. Ora, non dico che Ottone von Shopping sarebbe in grado di ordinarsi da mangiare da solo, ma è un sito molto sensato. I prodotti si possono filtrare in base a qualsiasi cosa. Al vostro gatto piace l’anatra? Favola, nel filtro “Gusto” c’è ANATRA. Il vostro gatto vive in balia delle palle di pelo, rantolando senza sosta? Perfetto, nei “Bisogni specifici” c’è CONTROLLO BOLI DI PELO. Avete un gatto anziano che vive in casa, ha i reni messi male e apprezza particolarmente la trota? Tutto questo si può dichiarare serenamente nei filtri, in modo da far venire fuori i prodotti più adatti – o ritrovare quelli che vengono già consumati.

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Per fortuna non ho mai ceduto alla tentazione di comprare a Ottone uno di quei costosissimi giacigli-cuccia. Perché sì, i gatti preferiscono le scatole (e in ogni caso evitano di utilizzare qualsiasi articolo sia stato espressamente acquistato per loro).

Mi sarò dimenticata qualcosa? Penso di no. Ma per farvi un’idea ed esplorare bene tutto quello che il portale può allegramente offrirvi, vi consiglio di fare un giretto su PurinaShop. Qui stiamo valutando gli abbonamenti perché Ottone merita un menu più vario, in pratici container multigusto. E tante care cose.
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Post in collaborazione con Purina – con il valente supporto di Ottone von Collaudatore.

Ottone von Accidenti va per i cinque anni. È nato in agosto insieme a un mucchio di altri gattini che non abbiamo mai conosciuto perché erano stati tutti smistati prima che arrivassimo noi. La cosa, devo confessarlo, un po’ mi aveva dato da pensare. Questo qua è l’ultimo, avrà sicuramente qualche devastante turba comportamentale che ci renderà la vita impossibile. O qualche menomazione irreparabile – nascosta da qualche parte sotto a quei sei metri cubi di pelo che lo ricoprono – che non lo farà campare a lungo, condannandolo a sofferenze atroci. Un gatto omicida con un femore attaccato con il nastro adesivo, tipo. Un gatto distruttore di mondi, con tre occhi, il dono dell’invisibilità e il pancreas grosso come un melone. Insomma, ero sicura che stessero per appiopparci un Ottone von Fregatura. Dopo cinque minuti in compagnia della signora Gattara che l’ha allevato, però, ci siamo resi conto che Ottone era l’ultimo, certo, ma per un motivo molto semplice: la signora Gattara ADORAVA Ottone. E, potendo scegliere, non se ne sarebbe mai e poi mai separata. E, quasi cinque anni dopo, non c’è stato un momento in cui mi sia venuto in mente di pensarla diversamente.

Bé… magari qualche momento c’è stato.
Ma proprio un paio.

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Ottone che mi corre in faccia alle cinque del mattino, quando abitavamo in una casa a forma di cubo, del tutto sprovvista di porte.
Ottone che salta sulla macchina del caffè, ribaltandola in terra e crepando il parquet.
Ottone che ricopre di lanugine NERA tutto quello che possediamo.
Ottone che si fa le unghie sulla televisione.
Ottone che fa esplodere una boccetta di smalto, verniciandosi di verde.
Ottone che capovolge l’albero di Natale, dopo aver frantumato ventisei palline glitterate.
Ottone che salta in un vaso alto un metro e lo riduce a una montagna di taglientissime molecole di vetro.
Ottone che mi mastica i capelli.
Ottone che si avventa su sacchetti di ogni tipo nel cuore della notte, terrorizzandoci oltre ogni immaginazione.
Ottone che minaccia i pesci rossi entrando nella vaschetta con entrambe le zampe.
Ottone che trita ogni caricabatteria a sua disposizione.
Ottone che deposita un epico merdone nel bidet dopo essere stato redarguito per aver sgranocchiato una cotoletta che attendeva, incolpevole, di essere buttata in padella.
Eccetera.

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Mi sto di certo dimenticando qualcosa di fondamentale, ma non importa. Perché la sporadica distruzione dei nostri averi, i rumori improvvisi che ti atterriscono mentre cerchi di dormire, le grattate all’armadio quando la ciotola non viene prontamente riempita all’orario abituale (spaccando il minuto), i tappeti manomessi, l’obbligo di vivere con un roll antipelucchi appeso al collo e con il terrore perenne che i tuoi Supercoralli vengano azzannati fino all’irriconoscibilità, ecco, tutte queste (credo) inevitabili sciagure sono assolutamente trascurabili. Perché Ottone, nella sua sconfinata e vastissima idiozia, mi ha dato una mano a capire com’è che funziona una famiglia, che cosa significa prendersi cura – tutti insieme – gli uni degli altri, che cosa succede quando a casa c’è qualcuno che ami… e che ti aspetta. Mi ha aiutato a capirlo nel suo piccolo, da gatto – perché è un gatto, insomma, non un premio Nobel in grado di rivelarti il funzionamento dell’universo e del cuore umano -, ma anche le sue dannosissime zampe sono servite ad aggiungere un pezzettino importante all’idea di “noi” che stavamo cercando di creare. Ed è vero, qualche tenda ci ha smenato, mentre imparavamo a volerci ancora più bene, ma ne siamo usciti bene. Anzi, meglio. E mi piace pensare che un po’ sia anche merito suo.

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Un Ottone lo augurerei a tutti, e il più a lungo possibile. Il che, senza bisogno di ricorrere a collegamenti mentali super contorti, è anche un po’ la mission di Hill’s Pet Nutrition… e il motivo per cui mi sembra bello dare una mano.


Da ottant’anni, Hill’s si impegna ad architettare alimenti sani, sicuri e controllati per rendere migliore – e più lunga – la vita delle bestie che coccoliamo ogni giorno, senza dimenticare i cani e i gatti che attendono ancora di essere adottati. E, fino al 22 maggio, anche noi possiamo contribuire a riempire di pappe gli animali dei rifugi, facendo una cosa che credo possa riuscirci del tutto naturale: CONDIVIDERE LA FOTO DI UN CANINO O DI UN GATTINO!
Come si fa?
Fate un giro sulla pagina Facebook di Hill’s, postate una foto del vostro animalino e raccontate in allegria com’è la vita con lui. Per ogni testimonianza raccolta, Hill’s donerà un pasto a un rifugio. L’obiettivo è raccoglierne 10.000, per migliorare l’esistenza delle creaturone che non hanno ancora la fortuna di avere un padrone sollecito come voi. O come la signora Gattara che ha deciso di consegnarci un Ottone – qui impegnato ad osservare un carico di crocchette con lo sguardo dell’amore infinito.

 

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Ce la faremo?
Penso proprio di sì.
In alto le ciotole!

*

[Qui trovate tutte le informazioni per partecipare e il regolamento della campagna].

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Il mio San Valentino con Ottone von Testimonial doveva andare diversamente. Purina, con grande dispiegamento di mezzi e di ottime intenzioni, ci aveva addirittura fornito un magico kit pieno di romanticherie. Avevamo un mazzo di fiori, gente. Era dal mio matrimonio che in casa nostra non entravano dei fiori. E, col senno di poi, non è difficile capire il perché.
Ottone von Edward Scissorhands adora i fiori.
Ma non per le ragioni giuste.

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Dopo aver prontamente divorato una porzione di Gourmet MonPetit ed essersi prestato a un brevissimo – ma intenso – SHOOTING fotografico all’insegna dell’abbracciosità e della felice interazione con un mucchio di nastrini colorati – nastrini che, come tutti potrete ben immaginare, contribuivano all’integrità del compianto omaggio floreale -, Ottone von Kratos si è avventato sui margheritoni, riducendoli a un ammasso informe e piangente di fogliame sminuzzato.
Erano belli, i nostri fiori. E vogliamo ricordarli così, all’apice della loro fugace avvenenza.

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I fiori, teoricamente, dovevano aiutarci a celebrare la festa degli innamorati con grande trasporto e coreografica dignità. E invece niente. Ottone non è sensibile. Ottone non comprende le smancerie. Se fosse un uomo, Ottone mi verrebbe a dire che non ho bisogno di un regalo di San Valentino. Per noi, amore, San Valentino è tutti i giorni. Che bisogno c’è di riempirsi la casa di cioccolatini? Neanche li mangi, i cioccolatini!
Ecco.
Ottone funziona così. Ma può permetterselo.
La prima cosa che mi sono domandata, quando Gourmet mi ha chiesto di festeggiare San Valentino col mio gatto – anzi, la seconda cosa che mi sono domandata. La prima-prima era “mi hanno forse presa per una gattara pazza?” – è stata la seguente: ma Ottone, alla fin fine, mi vorrà un po’ di bene? Cioè, ci sono almeno novemila cose al mondo che Ottone sembra apprezzare più di me. Ottone adora i sacchetti di carta, si diverte a grattare gli armadi alle 2 del mattino, ama follemente le falene, rompe con gusto bicchieri, vasi e piccoli soprammobili e, in generale, si venderebbe l’anima per una ciotola di carnina e pescetti in umido. Io, così a spanne, sono solo una comparsa nel vasto universo delle passioni ottonifere. Divento rilevante quando mi avvicino allo sportello dei mangiarini ma, per il resto, sono quasi completamente d’intralcio.
Dopo un attimo di discreto scoramento, però, mi è venuta in mente una cosa bellissima che succede tutte le mattine. 
Ho la fortuna di abitare molto vicino all’ufficio e, in pratica, quando Amore del Cuore è pronto per uscire di casa, io devo ancora trovare le forze di risorgere dalle coperte. Amore del Cuore, un po’ per incoraggiarmi ad alzarmi ad affrontare la vita e anche e un po’ perché gli sembra disdicevole andarsene senza salutarmi, viene sempre a sedersi sul bordo del letto. Mi abbraccia, mi saluta, mi coccola e mi dice una quantità di cose incredibilmente rassicuranti. Dopo quindici secondi, chissà poi perché, arriva anche Ottone. E ci ritroviamo lì tutti insieme ad augurarci buona giornata, gatti e umani, gente vestita e gente in pigiama, felini vispi e tizie addormentate, uomini grossi e gatti poffosi. Allegramente aggrovigliati in un angolo di letto.
E niente.
Non so perché Ottone lo faccia. E non credo che nessun gatto si azzarderebbe a chiamarlo “amore”. Ma a me, ogni mattina, la sensazione che arriva è proprio quella. Insieme all’idea che, da quando c’è Ottone, la mia “nuova” famiglia sia un po’ più grande e un po’ più bella.

Troppa tenerezza? Non preoccupatevi, c’è sempre un video – che Gourmet, nella sua infinita gentilezza, di sicuro non si merita.

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Portate pazienza. Siamo un po’ tutti degli Ottone.
Non regalateci dei fiori. Non li sappiamo gestire.
<3

Il mio gatto, come ormai ben saprete, è ufficialmente molto più importante di me. Per questa ragione, ogni cinque minuti arriva qualcuno che mi consiglia caldamente di aprirgli un profilo Instagram tutto suo. O una pagina Facebook. O un hotel di design con relativa linea di topi giocattolo. Forse dovrei dare retta a queste persone intelligenti e piene di saggezza (anche se un po’ sadiche), ma temo di non essere ancora pronta. Perché Ottone von Zoolander, se proprio vogliamo metterla sul numerico, piglia più cuori di me e di ogni altro contenuto che mai deciderò di condividere. Mai al mondo, dunque, gli darò la soddisfazione di superarmi, sbeffeggiandomi dalla sua pagina ufficiale – e sfruttando per altro la mia qualificatissima manodopera. Non ho la minima intenzione di diventare la sua Valentina Ferragni.
Oltre a ragioni di natura puramente filosofica, però, bisogna anche considerare faccende pratiche di primaria rilevanza. Perché, diciamocelo francamente, Ottone von Accidenti è un gatto siberiano di 7 chili, nero come la pece.
E fotografare un gigantesco gatto nero è molto difficile.

Parliamone.
– Ottone von Narcolessia ha l’abitudine di appisolarsi ogni volta che tento di immortalare la sua pingue beltà. Si è maestosamente raggomitolato sul divano? Molto bene. Potrebbe essere il momento giusto per lanciare il prezioso hashtag #COCCOLINE. Non appena vi avvicinerete, però, Ottone sprofonderà inesorabilmente nel sonno. Come un informe sacco di patate.
– Fotografare i gatti che dormono non è mica un reato, sia chiaro. A me, però, serve che Ottone stia sveglio… perché, se chiude gli occhi, si trasforma automaticamente in una specie di foca nera pelosissima e non si capisce più niente. Che cos’è? Dovrebbe essere un gatto. Ma dov’è la testa? Come dovrei interpretare questa celestiale distesa di morbida oscurità? Dove comincia? Dove finisce? Se Ottone non apre gli occhi, dare risposta a tutte queste sacrosante domande diventa impossibile. E tutto quello che resterà sarà un soffice mega-kebab color carbone.
– Ottone von Saturazione sballa la messa a fuoco di qualsiasi DEVAIS si utilizzi per fotografarlo. Quel che è peggio, però, è il problema della luce. Ottone non può essere ritratto su fondo scuro o, in generale, su un fondo cupo… perché scompare, molto semplicemente. Riesci a malapena a intuirlo, con uno sfondo del genere. Ottone su sfondo scuro è la perfetta trasposizione fotografica della maledizione di The Ring. Che fare, dunque? Fotografiamolo sul chiaro! Fantastico. Andrà tutto bene. E invece no, manco col chiaro. Non puoi metterlo a fuoco e ambire ad ottenere un effetto naturale e realistico, perché se ti concentri sul muso – NERO – o su una qualsiasi delle sue parti del corpo – NERA -, lo sfondo diventerà di una luminescenza ultraterrena, volatilizzandosi d’un tratto. Ottone su sfondo chiaro è una specie di barile di petrolio che galleggia – CON GLI OCCHI CHIUSI – in un mare di latte d’asina. E non sono ancora sufficientemente onirica per far funzionare una baggianata del genere.
– Ottone von Gigantezza non è interessato al formato quadrato. Ambire a fotografarlo per intero, dunque, è pura utopia. Perché non ci sta. Se vuoi che si veda tutto, devi allontanarti di dieci metri, correndo scientemente il rischio di ritrovarti con una macchia indistinta di nera poffosità – e nulla più. Il che è un peccato, visto che Ottone ama moltissimo trascorrere lunghi periodi disteso a pancia in su sul pavimento, come una boa. Tu ci provi, a farlo entrare in un’inquadratura ragionevole, ma ti perderai sempre la punta delle orecchie e un pezzo di coda. Quando non è a pancia in su, invece, è assolutamente improbabile che stia fermo, moltiplicando all’ennesima potenza le innumerevoli difficoltà già diffusamente raccontate.

Dovete tenere conto di questi problemi di capitale importanza, quindi, quando osservate Ottone von Testimonial in compagnia dell’ennesimo carico di mangiarini prelibati che Gourmet decide di spedirgli al sorgere di ogni luna piena.

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Ottone, in questo proverbiale scatto, rotola stupito in mezzo alla gamma completa dei nuovi Gourmet Mon Petit. I Mon Petit suscitano nel mio gatto lo stesso entusiasmo che ogni sera allo scoccare della mezzanotte riusciamo a scatenare aprendo i Gourmet Perle – i suoi preferiti di ogni tempo.

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Ottone è sfocato, ma il trasporto con cui ha affrontato la merenda è palpabile.
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Ottone von Maiale reagisce finalmente alle mie implorazioni – “CUCHINO, ALZA IL CRANIO DALLA CIOTOLA PER UN MOMENTO! FALLO PER ME!” – e mi rivolge un’occhiata estremamente eloquente – “NON ROMPERE L’ANIMA. STO MANGIANDO I MON PETIT. I MON PETIT SONO LA COSA PIU’ IMPORTANTE DEL MONDO”.

 

Ma che sono, i Mon Petit? I Mon Petit sono sempre dei pezzettini di cicciotta sugosina – pardon, “raffinati filettini con carni o pesce cotti in una deliziosa salsa” -, ma in un formato più piccolo. Ottone ne ingurgiterebbe un tir, ma là fuori ci sono anche gatti più compassati che viaggiano serenamente sulle porzioni da 50g. Voi non dovrete buttare via niente e il vostro gatto apprezzerà la pappa che non si secca. Con Ottone – che vive in un universo in cui la roba da mangiare non può seccarsi, visto che trasloca nello stomaco dopo due minuti dall’apertura della confezione -, l’esperimento è stato più sulla felicità, che sul formato. Siamo gente disorganizzata e poco pratica, ma vogliamo che il gatto sia felice. E il gatto, in effetti, ha sprizzato gioia – ed è più che mai pronto a diventare un cat-foodblogger che venderebbe l’anima e la sua prima cucciolata a Gourmet. 
Cuori e tortine trionfanti.
E che qualcuno trovi un tutor capace d’insegnarmi a fotografare sensatamente il mio meraviglioso gatto nero di successo. Ve ne prego.

 

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Ottone von Testimonial, lo Zoolander del mondo felino.

 

Il sogno di una vita.
Un’utopia che diventa realtà.
Un miracolo.
Un evento di portata interplanetaria.
Giuro, sono commossa. E vorrei anche un po’ piangere. Vorrei piangere tantissimo perché il mio gatto – lo stesso felino che mi ha squartato innumerevoli carichini del telefono, che ha devastato ogni pianta mai entrata in casa, che ha abbattuto alberi di Natale e sfondato vasi di vetro giganti, sconvolgendo la mia esistenza con potentissimi tifoni a base di palle di pelo -, il mio gatto – Ottone von Accidenti, flagello poffoso delle costellazioni – è diventato testimonial Gourmet.

MA VI RENDETE CONTO.

Dopo aver passato quasi tre anni a nutrirlo con considerevoli quantità di Gourmet Perle – avvincente ammasso di proteiniche ciccionate tritate, che lui ama con tutta l’anima (anche più di quanto mai amerà noialtri) -, la Gourmet si è accorta di Ottone von Accidenti. Proprio loro. Quelli che fanno le pubblicità con questi gatti bianchi pettinatissimi, gonfi come nuvole, eleganti ed estremamente garbati. Gatti leggiadri, che non si trascinano i pezzi di tonno in soggiorno e che hanno capito come si usa la porticina per uscire sul balcone. Gatti che sanno leggere in latino e attraversano con la massima serenità immense distese – minate – ricoperte di soprammobili in fine porcellana dipinta a mano. Gatti che suonano l’arpa e declamano versi di Catullo al sorgere del sole. Ottone, al sorgere del sole, ci corre fortissimo sulla pancia, svegliandoci di soprassalto in preda ai terrori più imprevedibili. E pesa sette chili.
Nonostante questi inconvenienti comportamentali – in fondo è ancora un felino adolescente… e temiamo che presto ci chiederà il motorino, oltre al permesso di tatuarsi le gattine nude sul petto -, Ottone è una creatura quasi celestiale. E proprio perché è un irrecuperabile e tenerissimo imbecille. Date le premesse, ho affrontato l’unboxing dello scatolozzo di Gourmet Soup – il nuovo cibino per gatti che ci hanno adorabilmente chiesto di collaudare – con una certa apprensione. E se gli fa schifo? Se si ritrae terrorizzato? E se non dimostra un sufficiente entusiasmo?
Mille paranoie. Per niente.

 

Un luminoso successo. Una voracità senza pari. Mille linguine rosa che guizzano felici. Fortissime miagolate di apprezzamento – volevo trovare il modo di aggiungere dell’audio (una di quelle musichette felici tutte trillose), ma un po’ non sono in grado e un po’ mi spiaceva coprire i versi di Ottone. È come vivere con uno di quei giocattoli che fanno SQUIK quando li schiacci. Solo che lui si schiaccia da solo. Ogni tre minuti. Insomma, Gourmet Soup è Ottone-approved. E, a quanto pare, è in ottima compagnia. Gourmet – ho scoperto – ha una sezione sul sito piena zeppa di gatti che si abbioccano felici dopo aver assaltato una ciotola dei loro mangiarini. Noi, ho già deciso, contribuiremo con questo impagabile ritratto. Ottone von Testimonial, in modalità FOCA MONACA.

 

Ottone von Testimonial paciosamente adagiato – come una foca monaca – in mezzo agli amatissimi #GourmetSoup. Una foto pubblicata da Francesca Crescentini (@tegamini) in data:

 

Perché un gatto a pancia all’aria vale più di mille parole.

Grazie, valorosi produttori di cibo felino. Ci siamo divertiti un sacco, abbiamo imparato come si montano i video – Steven Spielberg, stiamo arrivando – e abbiamo anche scoperto che, quando si tratta di buttarla sulla telegenia, Ottone è molto più efficace di me. Ottone è nato per essere scandalosamente avvenente, adorabile e tondeggiante. Beato lui. E anche buon per me. Con tutti i brodini-mangiarini che c’erano nella scatola, non dovrò più frequentare la corsia del cibo per animali per almeno un mese. Dopo, però, sarò per sempre condannata a tornare a casa con tonnellate di Gourmet Soup. Tonnellate. Montagne. Cordigliere. Continenti.
Per sempre.

 

Ora ho capito perché le pubblicità le fanno coi gatti bianchi. #GourmetSoup

Un video pubblicato da Francesca Crescentini (@tegamini) in data:

 

 

Abbiamo passato le ferie a russare. Non siamo andati da nessuna parte, abbiamo visto solo gente simpatica e, in generale, si è mangiato moltissimo. Queste ferie, lasciatemelo dire, sono state un successo. Il trionfo delle coccoline sul divano. La pace interiore. Lavatrici fatte con criterio. Leggiadre passeggiatone. Tra una pigronata e l’altra, però, ci siamo anche dedicati a un nobile progetto. Anzi, al più necessario dei progetti: la dominazione del mondo. Perché abbiamo un gatto. Si chiama Ottone von Accidenti ed è palesemente molto carino. E, visto che anche la più maestosa delle imprese parte da una microscopica e trascurabile puttanata – non so bene se questa mia affermazione abbia un fondamento statistico chiaro e verificabile, ma facciamo finta che sia proprio così -, abbiamo deciso che un gatto-Zoolander è l’asset più importante e significativo di cui disponiamo. Le nostre lauree, la nostra solida esperienza lavorativa, le nostre conquiste nel campo del sapere, della creatività e della cultura. La gioventù. Il talento. Ciao. Abbiamo sette chili di gatto. E il mondo lo amerà come lo amiamo noi. Per questa validissima ragione – e anche un po’ per presentare l’imminente candidatura di Ottone von Accidenti alla Presidenza della Repubblica -, la famiglia Tegamini del Cuore si è coalizzata per produrre il gadget definitivo: il glorioso calendario 2015 del gatto Ottone. E il mondo è già un po’ migliorato.
Serietà, per cortesia. Il momento è solenne.

Ta-daaaa. Il calendario 2015 di Ottone von Accidenti. Starring: Ottone von Accidenti – in perenne posa LE TIGRE. Foto: Tegamini feat Canon Powershot G7X. Progetto grafico: Amore del Cuore – già uomo più paziente dell’anno.

 

Siamo solo al 6 di gennaio e abbiamo già raggiunto la più alta vetta d’improbabilità del 2015.
Il calendario, in tutta la sua gloria, lo potete scaricare qui – o cliccando sulla maestosa copertina. E’ un PDF… e Amore del Cuore ve l’ha impaginato in A4, così riuscirete a stamparvelo senza difficoltà e patemi d’animo (e senza dovervi avvalere dei potenti macchinari dei vostri uffici. Che cosa sta combinando, signorina? …ah, Megadirettore Galattico! Niente, sto semplicemente stampando un calendario… Ma questo è un felino, signorina! E la nostra azienda, come dovrebbe ben sapere, non tollera le carinerie, le bestiole pelose e le coccolosità! Megadirettore, lei è un tiranno. E lei è senza lavoro, signorina!).

Spero vi garbi.
Spero vi diverta.
Spero vi ispiri ogni genere di tenerezza.
E spero di aver cominciato a rispondere con sufficiente veemenza ai vostri suggerimenti. Più Ottone! Più Ottone! Ecco, adesso Ottone potrà farvi compagnia per un anno intero. Fissandovi perplesso. Perché è un po’ quello che fa. Ci fissa perplesso.

P.S. Mi raccomando, se davvero utilizzerete e amerete l’Ottone-calendario, mandateci vibranti prove fotografiche. Più che altro perché non riusciamo a immaginare questo potente manufatto del nostro ingegno in casa di persone che esistono veramente.

Lunga vita ai gatti-paraspifferi!
Potere alla panciotte!
In alto le zampine pelose!
Viva il Gourmet Diamond!
…e buon anno a voi 🙂

 

E’ un periodo di grande fermento per il mio cranietto!
O almeno credo.
Qualche tempo fa, in un momento minimalista, mi sono messa a buttare via un po’ di cose scassate. In mezzo alle scarpe rotte e alle canottiere con un buco di lato – capita, quando si è imballati: vuoi tagliare l’etichetta che punge ma sei una pirlona e ti squarti gli indumenti – c’era anche l’adorato cerchietto turchese-piumato acquistato su un bel marciapiede di Soho da un’allegra artigiana spennatrice di volatili. Il prezioso manufatto, indossato con orgoglio in ben due continenti – nonostante l’intrinseca delicatezza della sua conformazione -, era ormai sbilenchissimo e visibilmente triturato. E niente, l’ho buttato via con immensa mestizia, c’era poco da aggiustare o rattoppare. Come minimo c’era su un archeopteryx. Come fare, però? Come fare, senza un cerchietto bizzarro? Presto, i soccorsi! Ho suonato l’allarme ed è apparso Lorenzo Bises, con il bandierone di Un petit truc sur la tête. E ora posso tornare al Plastic con onore, perché Lorenzo mi ha fabbricato un cerchietto poffoso di tulle-minipony, tutto per me e unico nell’universo.
E ora funziona così.
Ci sono un po’ di foto buffe e poi c’è una chiacchierina con Lorenzo, che ci spiega chi è e che combina, tra un trono inglese e l’altro.
Orsù, cominciamo.

truc tegamini my little ponyIl mio TRUC, perbacco! Tre strati di morbidezza tullosa.

tegamini trucIn tenuta ufficiale Tegamini-autunno/inverno – la vestaglietta! In occasione del mirabile cerchietto, però, è necessario salutare come una principessa in carrozza. 

Ma presentiamoci alle persone, maestro di TRUC! Chi sei e che combini?

Mi presento, sono Lorenzo Bises, vivo nella paludosa e nebulosa Lombardia, alle porte di Milano ma sono nato e cresciuto a Roma, patria dei supplì e della panna montata gratis sul gelato. Ho studiato storia dell’arte, lavoro come istruttore di nuoto, ho un blog dal titolo Pezzenti con il papillon e mi diverto creando cappelli e fascinators.

Com’è che a uno viene in mente di fabbricare cappellini e cerchietti?

A dir la verità ho sempre avuto un debole per i cappelli, io ne ho tantissimi e la passione si è poi tramutata in una sorta di tentativo. Una prova. “Chissà che tu non possa metterti a fare i cappelli” mi sono detto, poi ho lavorato da una modista in Francia e lì ho captato alcune regole su colori, abbinamenti e gusti.

Ma si impara, da qualche parte?

Io non ho imparato, nella boutique in Francia osservavo i cappelli fatti e i vari accostamenti tra la base e la decorazione. Mi sono evoluto da solo, ho cercato di imitare i cappelli inglesi dei matrimoni reali per capire l’equilibrio di un copricapo. Inutile dire che ho ancora un sacco di strada per arrivare a confezionare un vero fascinator alla Kate Middleton.

Illustraci con dovizia di particolari i TRUC che ti possiamo venire a chiedere. E soffermati molto sulla cuffia con la veletta, che a Natale ne voglio una.

I miei truc partono dal presupposto che nessuno conduce la vita della Duchessa di Cambridge ma che tutti vorrebbero averla. Quindi ce n’è per tutti i gusti, dai più sobri fiocchetti colorati portabili tutti i giorni fino agli estrosi cappellini piumati per un matrimonio o una festa importante. La veletta è il dettaglio che preferisco, è sensuale ed elegantissima. Cucita su un berretto è spiritosa ma MOLTO fashion style.

Il primo TRUC che hai fabbricato?

I miei primi truc erano cerchietti con enormi fiori. Il primo è stato la Ninfea gigante, uno dei miei preferiti in assoluto.

Il TRUC più folle che ti hanno chiesto di produrre. Sconvolgici.

Il truc più estroso è quello che mi ha commissionato una sposa che ha voluto un grosso batuffolo di tulle bianco con una dozzina di piume rosse. Io pensavo fosse esagerato ma è incantevole e lei sarà la sposa piumata del secolo.

Icone assolute di FESCIONISMO?

Non amo le icone, credo di più nelle ispirazioni. Creando dei cappellini/fascinators, non si può non pensare a Kate Middleton (nessuna li porta come lei), ad Anna Piaggi, Isabella Blow e a Beatrice di York che è brutta ma ha un ottimo gusto.

Una sincera opinione su Miley Cyrus. Che di questi tempi è necessario averne una.

Miley Cirus? Non seguo molto le sue peripezie ma il berretto con la veletta le stava molto bene.

L’ultima cosa molto bella che ti è accaduta.

Mi hanno reso felici le ragazze che venendomi a trovare all’ultimo mercatino fatto si sono provate tutte le creazioni ed erano sinceramente entusiaste. Per me è un onore.

Dov’è che ti possiamo leggere/trovare e importunare?

Mi potete stalkerare, e ne sono felice, sulla pagina Facebook petittrucsurlatete, su twitter @Lorenzobises oppure sul blog Pezzenti con il papillon. Mentre le mie creazioni le potete trovare presso il negozio “Cavalli & Nastri” in via Brera 2, Milano.

Saluta con regalità.

Grazie mille a tutti e alla simpaticissima Francesca.
Un abbraccio.

 

Dov’è il mio regno!
Portatemi un regno!

 

Succede, a volte, che si avverta l’inderogabile necessità di rischiarare con una stupidaggine l’oscuro deserto di disperazione e patimento che ci troviamo ad abitare. Questo karmico meccanismo di auto-conservazione si innesca con frequenza variabile da individuo a individuo. A me, tipo, succede spessissimo. È successo tempo fa, quando decisi di mettermi al collo una sciarpa a forma di volpe e succede anche adesso che posso avvolgermi in un golfino tempestato di folli gattini con gli occhi pallati.
Funziona così: c’è un residente dello stato del Rhode Island che va a cercare golfetti di ogni forma e colore per trasferirci su delle cataste di gatti. Quando li trova, ci stampa sopra queste sagome di gatti e poi dona loro la vista, applicando sui loro musetti – ancora orbi e informi – dei bulbi oculari di singolare fissità (anche per dei felini).
Il risultato finale è questo:

 

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Risultati ancora più sublimi – e concrete possibilità di aprire un portale verso una dimensione sconosciuta e avvincentissima – possono essere raggiunti indossando uno dei maglioni di Pretty Snake mentre si tiene in braccio Ottone von Asgard, Ironcat Supremo, Implacabile Minaccia Fantasma.
Eccomi, nel pieno di una combo maglione-Ottone,  all’interno di una fotografia più ampia (che non mi aspettavo sarebbe mai stata scattata) che ho però deciso di ritagliare per consentire a vittime incolpevoli di raggiungere la salvezza.

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Per i fan di Ottone von Asgard, gli ultimi avvenimenti che lo riguardano sono i seguenti:

– il veterinario ha predetto che si tufferà dal soppalco al divano fra circa un mese.

– il manzo ci fa ORRORE. Orrore e paura invincibile.

– l’unico oggetto che Ottone ama sinceramente e cerca senza requie è il rotolino di scotch che tento invano di nascondere nel portamatite. Ottone sale sul tavolo e, con perizia chirurgica, se ne impossessa tutti i giorni per farlo ruzzolare in giro. Ogni tentativo di rimetterlo a posto e farlo desistere si è rivelato vano.

– Ottone è riuscito a correre sotto al lavandino e a scardinare il tubo di plastica dello scarico. Vero, il tubo partiva già da una condizione di scarsa solidità, ma il contributo di Ottone alla silenziosa alluvione verificatasi in cucina è significativo. Dopo questa performance, ai titoli onorifici di Ottone von Asgard, Ironcat Supremo, è stato aggiunto anche quello di Implacabile Minaccia Fantasma.

– Amore del Cuore lo sogna di notte. Nei sogni di Amore del Cuore, Ottone ha il dono della parola e afferma cose sconvolgenti: “guarda che capisco tutto quello che vi dite”. Siamo fottuti.

 

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TEGAMINI – Mamma mamma mamma possiamo avere un gatto?
MADRE – …a me piacerebbe molto, lo sai, ma devi chiedere a tuo padre.
TEGAMINI – Papà papà papà possiamo avere un gatto?
PAPA’ – No.
TEGAMINI – Ma perché!
PAPA’ – Perché no.
TEGAMINI – Ma la mamma…
PAPA’ – No.

Una ventina d’anni dopo:

AMORE DEL CUORE – Per Natale non ci facciamo i regali.
TEGAMINI – …ma come non ci facciamo i regali. Il cazzo! Io lo voglio il regalo di Natale, che cosa vuol dire che non ci facciamo i regali, dobbiamo anche fare il primo albero di Natale insieme, vuoi non metterci sotto niente, io non…
AMORE DEL CUORE – Non ci facciamo i regali perché adesso ci mettiamo qua e cerchiamo un gattino. E visto che sei allergica dobbiamo prendere il siberiano. Quindi no, niente regali, ci regaliamo il gatto. Volevo farti la sorpresa, ma poi ho pensato che era meglio se lo sceglievamo insieme… Ecco.

Ora, prima che qualche paladino dei deboli s’indigni perché “con tutti i gatti abbandonati e pieni di croste che ci sono in giro io non capisco che bisogno ci sia di prendere un siberiano con genitori provvisti di pedigree e di questo passo dove andremo a finire e piovegovernoladro e tutti i giovani sono dei drogati”, ci terrei molto a precisare che, per ragioni d’allergia, il siberiano è un po’ l’unica alternativa (CHE DISGRAZIA!). Questo nobile gatto nasce (senza bisogno d’interventi di scienziati pazzi) con una minor concentrazione nella saliva della proteina responsabile delle allergie. Che non è il pelo che fa starnutire, è la proteina distribuita sul pelo a vigorose leccate che gli conferisce questo potere di far lacrimare gli occhi e ponfare le cavità nasali. Va così.

E così sono partite le audizioni per trovare il Gattini del Cuore.

La prima concorrente provinata è stata una gattini tutta nera. Per arrivare alla sua dimora abbiamo cambiato in tutto tre tram, finendo poi in un complesso residenziale simile al labirinto del Minotauro, un posto circondato dal nulla, coi palazzi con le porte impossibili da trovare, i lampioni fiochissimi e la nebbiolina umida ad altezza polpaccio, tipo b-movie dell’orrore. Comunque, nella casa della gattini nera vivevano circa altri milleduecento gatti siberiani. Coricati ovunque, dai pensili della cucina alla cima dei lampadari, in un vorticare di pelo, polvere e crocchette masticate. La nostra potenziale gatta era un po’ secca e di pelo non molto poffoso. E pure iettatrice, forse. Ora, non ho mai avuto particolari pregiudizi verso i gatti neri, prima d’incontrare questa gattini. È anche vero che mai nella vita avevo preso una multa per non aver timbrato il biglietto su un mezzo pubblico. Poi niente, scendiamo dal millesimo tram e incappiamo in una falange armata di controllori ATM che, dovendo scegliere chi fermare tra me, un ciclope, una coppia di troll di caverna, un sosia di Kratos lo spartano, un borseggiatore con tanto di terzo braccio finto a tracolla, scelgono me. E al “signorina posso vedere il suo biglietto?” mi accorgo di aver dimenticato di timbrare. Ventisei euro di multa e l’insindacabile decisione che no, la gattini nera se la potevano pure tenere.

Il giorno successivo, animati da una fiducia quasi profetica, veniamo ricevuti dal gatto più bello e affabile mai vissuto – nero pure lui. E sulla via di casa decidiamo che si dovrà chiamare Ottone von Asgard, Ironcat Supremo.

Al secondo giorno dal suo insediamento sul trono, Ottone contempla il suo regno, coccolando i cuscini-frollini.

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Il venerdì, giorno designato per il ritiro di Ottone, Amore del Cuore – già nel mood padre-modello – si reca al negozio di animali e acquista:

– cassettina pipìpupù con filtro antiodore, setaccio e porticina basculante
– lettiera magica (in pratica funziona che se un gatto fa una cacca o una pisciatina, la deiezione attira verso di sè tutta la sabbia che, formando una palla, si auto-isola dal resto della sabbietta pulita e può essere così agevolmente eliminata. Son questi i momenti in cui adoro la scienza)
– tiragraffi a due piani con topino penzolante incorporato
– due chili di crocchette
– venti scatolette al tonno e al pollo
– spazzola
– pupazzetto di topino frinfrillante
– trasportino…

AMORE DEL CUORE – Eh, avrei anche bisogno del trasportino.
ANIMALAIO – Ne ho di tre misure. Piccolo, medio e grande.
AMORE DEL CUORE – Quello piccolo potrebbe andare? È un gattino di quasi quattro mesi…
ANIMALAIO – Ma di che razza è?
AMORE DEL CUORE – Siberiano.
ANIMALAIO – HAHAHAHAHAHA, quello piccolo, HAHAHAHAHA! Ti dovrei già dare la misura grande!
AMORE DEL CUORE – …vabè, facciamo il medio.

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The cat is on the table.

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Eventi salienti e casistica casuale delle prime due settimane di convivenza con Ottone von Asgard.

– A Lotto Fiera, in un bel vagone affollato della metropolitana, Ottone von Asgard – ben avvolto in una copertina di PAIL rosso e inserito nel trasportino medio – decide di fare la pipì.

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Ottone, il gatto più preso male della Lombardia, appena giunto nella magione dei Tegamini del Cuore.

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– La prima sera, atterrito dall’ambiente sconosciuto, Ottone von Asgard respira velocissimo e sfiora più e più volte l’infarto. La mattina successiva lo troviamo incastrato nella nicchia delle scope e dell’aspirapolvere, luogo ritenuto molto più comodo e salubre del cestino imbottito predisposto per il suo sonno. E comunque, quando l’ho visto incagliato tra spazzole e palette, immobile e addormentato, ho gridato la seguente cosa ad Amore del Cuore: “È MORTO! ODDEEEEEO, È MORTOOOOOOOOOOH”. Poi ho pianto, perché era vivo.

– Ottone von Asgard elegge gli scaffali rasoterra della scala-libreria come nascondiglio strategico e dimostra di avere molto giudizio in fatto di letteratura: tra tutto quel che c’è, sceglie di masticare solo il Supercorallo di Accabadora di Michela Murgia.

La letteratura offre un salvifico riparo a Ottone von Asgard. E un po’ a tutti quanti, valà.

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– Ottone von Asgard non miagola, emette dei pigolii. Ogni volta che salta giù da qualcosa, i pigolii diventano molto simili agli SQUIK che fanno quei giocattoli gommosi schiacciabili e trombettanti . A ogni atterraggio corrisponde uno SQUIK. I suoni mutano nuovamente quando Ottone von Asgard deve imprimere una certa accelerazione al suo incedere: se inizia a correre o deve fare la scala in salita, Ottone von Asgard farà FRRRUIUIUIUI.
Tutta questa collezione d’espressioni sonore risulta più vicina ai versi di un qualsiasi Pokemon rispetto a quanto ci si potrebbe ragionevolmente aspettare da un gatto.

– Ogni volta che ti giri e vedi che c’è Ottone von Asgard, lo ami un po’ di più.

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Giorno 2: Ottone non riesce più a nascondere il suo buon carattere e passa la mattina a farsi avvolgere nell’amica vestaglietta.


Sempre nel glorioso giorno 2, Ottone si rovescia senza ritegno sui miei ospitali arti inferiori.
Và, non c’è nemmeno bisogno di usare Instagram, per far venire bene questo sublime felino.

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– Ottone von Asgard produce fusa istantanee appena lo tocchi e, in generale, si comporta come un pupazzo vivo. Sta in braccio, si ribalta in terra per farsi strafugnare la pancia ed è intimamente convinto di essere una pagnotta di pane.

– I film più graditi da Ottone von Asgard, in questo periodo, sono stati Zodiac e The Hurt Locker.

– Ottone von Asgard è riuscito nel miracolo di suscitare telefonate spontanee da parte di MADRE. Lei, che mai al mondo si sogna di chiamare per prima ma anzi, si lamenta sonoramente se non mi faccio sentire due volte al giorno, ebbene, da quando c’è Ottone, MADRE mi telefona. Per sapere come sta il gatto, ovviamente. Non paga, ha intimato a mio padre di utilizzare più spesso Face Time e ora, a giorni alterni, passiamo le serate e giocare con Ottone in videoconferenza.

– Ottone von Asgard, a seguito di un regolare consumo di scatolette inestimabili, è in grado di produrre flatulenze portentose. E sempre nelle immediate vicinanze del cranio di Amore del Cuore. O in presenza di amici e ospiti.

– Se una palla (da tennis, di carta o d’alluminio… basta che rotoli) finisce incastrata in qualche disagevole pertugio, Ottone non si sforza di tirarla fuori ma, semplicemente, la osserva con risentimento, attendendo che qualche servitore accorra per restituirgliela. Se ciò non accade, Ottone ne piange brevemente la scomparsa e torna a farsi le unghie nel tappeto.

– Quando è arrivato, Ottone pesava 2.1 chilogrammi. Ora siamo ingrassati di un etto. Da grande dovrebbe arrivare a pesare otto o nove chili (di cicciotte, pelo e fulgido amore).

– Nessun omino di Fifa12 può sfuggire agli artigli di Ottone von Asgard.

– Siamo tutti quanti percepiti come giganteschi giocattoli. Soprattutto io, in tenuta domestica con mocassino indiano fiocchettato e vestaglietta con cintura penzolante. La vestaglietta, anche se non mi contiene, è comunque amatissima.

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Ottone, sempre pronto ad aiutare nei lavori domestici.

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– Ottone von Asgard è l’unico che sa quel che deve fare quando suona la mia sveglia, alle 7. Quando suona, Ottone si presenta e salta sul letto, dando ufficialmente il via al festival delle coccolerie. Da una parte, Amore del Cuore ruzzola nella mia direzione e, oltre a dispensare abbracci e incoraggiamenti, tenta di gettarmi giù dal letto – importantissimo servizio – e, dall’altra, il gatto calpesta il telefono, mastica il filo della lampada, si capotta, mi assesta piccole craniate e unghia la trapunta.

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Ti svegli, e vicino alle pantofole c’è questa situazione.

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– Tutta la bellezza del mondo, per Ottone von Asgard, si può trovare nel polistirolo espanso.


Il gatto Maru dovrebbe iniziare a temerci.

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– Data la particolare conformazione delle zampe – cuscinettate e foderate a ciuffoni di pelo anche sotto -, Ottone von Asgard non ha molta aderenza sul legno. Dopo alcune derapate poco dignitose, però, sembra aver compreso come sconfiggere la forza centrifuga e calibrare il proprio impeto per rimanere in carreggiata. MADRE, preoccupata per gli sbandamenti del nipote, si è comunque offerta di confezionare per Ottone dei guantini col gommino antiscivolo e lo spazio per cacciare comunque fuori le unghie.
Ve lo giuro.

– La prima volta che mi è salito sulla pancia e ha iniziato a fare la pasta con le zampe davanti ho gridato ad Amore del Cuore: “GUARDAAAAAAAAAA STA FACENDO LA PASTAAAAAA È TUTTA LA VITA CHE ASPETTO QUESTO MOMENTO!”.

– Se sei un umano e non sai che cosa fare, spazzola il gatto.

– Se sei un gatto e non sai cosa fare, mettiti comodo e contempla il declino della civiltà occidentale.

***

Insomma.
Amiamo follemente Ottoncino.
Lui crediamo ci tolleri.