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“Che succede?” domandai alla ragazza davanti a noi, una piccoletta coi capelli rossi tinti.
“Eh” replicò quella “hanno messo la selezione all’ingresso del centro”.

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Domenico Ardemagni fa il parrucchiere a Rivarolo Torinese. E’ completamente cieco, ma i suoi tagli di capelli hanno qualcosa di prodigioso. Nessuno capisce come sia possibile, ma i video cominciano a girare su YouTube e in dodici secondi netti “Il popolo del web si commuove per il parrucchiere disabile”. Dopo un altro paio di sforbiciate, Ardemagni finisce in tv, comincia a farsi chiamare Dominic e diventa l’hair-stylist più corteggiato da politici, imprenditori, inutili ricconi e calciatori. Ardemagni molla Rivarolo, va a Roma e apre una scuola per parrucchieri e un megacentro di bellezza. Poi uno su Facebook butta in piedi, per pura goliardia, il gruppo “Dominic Ardemagni Forpresiden”, che Ardemagni – dal basso della sua cultura generale – scriverebbe proprio Forpresiden. E tre milioni e mezzo di persone fanno MIPIACE. E Ardemagni, che probabilmente ci pensava già da un po’, decide di candidarsi alle elezioni. Arriva terzo e, pochi giorni dopo la formazione del nuovo governo, gli assegnano un ministero, quello della Bellezza.

Dominic Ardemagni non lo si incontra spesso, in questo libro, ma a lui dobbiamo invenzioni strabilianti e riforme senza precedenti, tutte fondate su canoni estetici. Ed è straordinario, dal momento che Ardemagni non ci vede. Non ci vede, ma nessuno ha abbastanza faccia di tolla da alzarsi e gridargli un bel “ma che ne sa lei di cosa è bello e cosa è brutto, è cieco come un verme delle sabbie!”. Ecco, non succede. E l’Italia diventa una Callistocrazia, una dittatura dei belli. Le gerarchie si ribaltano, dalle più alte cariche dello stato alle norme della viabilità stradale. Al semaforo non passa più chi ha il verde, passa chi è più bello – macchina inclusa. Gli organigrammi di uffici e aziende vengono investiti dalle ispezioni del Ministero della Bellezza: i brutti finiscono in fondo e i belli invadono i consigli di amministrazione, indipendentemente da quello che sanno fare. I centri storici si trasformano in fortezze per belli, con la selezione all’ingresso e le periferie piene zeppe di mostri. Se non sei abbastanza bello ma vuoi comunque andare a farti un giro in piazza, non solo dovrai pagare un salato pedaggio orario, ma dovrai anche cacciarti in testa un sacchetto di tela con due buchi per gli occhi e uno per la bocca. E quello che succede ai libri è ancora più devastante… ma a raccontarcelo moltissimo c’è già Matteo Labrozzo, il giovane e promettente autore di Regalo di compleanno. Il Labrozzo ha delle belle mani, ma per il Ministero della Bellezza è un po’ poco. Dovrebbe buttare nel fuoco tutte le magliette che ama di più, farsi dare una concimata ai capelli – che si diradano a ritmo vertiginoso -, spianare le maniglie dell’amore e indossare gagliardi completi gessati. Che essere brutti nel bel mezzo di una Callistocrazia già è complicato, ma per un brutto scrittore è addirittura peggio. Si sa, leggere devasta la vista, rovina la postura, squaglia la muscolatura e fa seccare la pelle. Nessuna Callistocrazia seria potrebbe mai incoraggiare una pratica così disdicevole, figuriamoci poi se quelli che scrivono sono pure d’aspetto sgradevole.
Insomma.
Non starò qua a raccontarvi tutte le peripezie del valoroso Labrozzo e le sue sempre più surreali vicende editoriali. Non vi dirò che cosa succederà ai libri di tutti quanti né accennerò alle disgrazie sentimentali del nostro protagonista, non vi parlerò di avatar, specchi giganti e test di pre-gravidanza per stabilire la probabilità di bellezza dell’erede. Vi dirò che Dominic Ardemagni predilige le capigliature bionde, ricciolute e lunghissime e che a leggere questo libro mi sono divertita e spaventata anche un po’. Perché va bene, è roba strana e remota, ma la gente che accetta di mettersi un sacchetto del pane in testa, senza protestare – o protestando al massimo con un timido lancio di hamburger – ha qualcosa di sinistrissimo. E piuttosto familiare.

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Se volete parlare col ministro Dominic, lo trovate anche su Twitter :3

Accecata e sbilanciata nelle mie più profonde convinzioni dallo strabiliante successo di Dillo con una bestiola, ho capito di aver fatto – finalmente – qualcosa di utile per la collettività. Un post d’impegno civile, un post capace di migliorare davvero la vita lavorativa e umana – distinguiamo, perché per chi ha bisogno di dire cose con le bestiole la vita lavorativa e quella di essere umano sono faccende molto diverse – dell’utente medio di Tegamini. Utente che, meraviglia delle meraviglie, è anche alle prese con il magnifico periodo post-elettorale, rammentiamolo accuratamente. Insomma, vi servono degli altri animalini, ora più che mai.
Ed ecco perché ho deciso di produrre questo nuovissimo e indispensabile EXPANSION-PACK pieno di altre bestiole che vi capiscono. Anzi, vi capiscono così bene che vogliono andare a dire al mondo come vi sentite.
Ma prima di tuffarci in questo vortice di zoologia e sentimento, riappiccico la necessaria premessa, il cuore pulsante del Dillo con una bestiola.

Anche nei piccoli/giganteschi problemi che scaturiscono dalla posta dell’ufficio, gli animali possono accorrere in nostro aiuto, come fanno abitualmente con le principesse Disney. Basta avere a disposizione le bestiole giuste. E di sicuro, là fuori c’è almeno una bestiola che può ergersi a splendida metafora dei sentimenti che v’ingorgano l’anima, ma che non potete mettere per iscritto.

In questo post, che tutti i capitani d’industria dovrebbero inoltrare ai propri dipendenti, verrà messo a disposizione del mondo un coraggioso manipolo di creaturine da utilizzare in una basilare gamma di situazioni elettropostali. Smettiamola di reprimere i nostri sentimenti: diciamolo con una bestiola!

Ci siamo? Tutti pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo?
Bene.

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BESTIOLE INTIMIDATORIE

Ah sì? Ah sì? Per quando ci sarebbe bisogno di sfondare la porta e spaccare nasi a colpa di padella, arrivano gli animalini trucidi, aggressivi e antipatici.

più arrabbiati che mai!

Il cervo-ragno, credo.
Piccolo, preciso, discreto e maneggevole: divorerà le anime dei vostri nemici, come il migliore dei cecchini. E poi consuma poco.

Il granchione peloso dell’abisso.
Allegatelo alle vostre mail come se fosse una preziosa testa di Gorgone.

Lo starfish, una delle prove più solide della non-esistenza di Dio.

La sula dai piedi azzurri.
Da creatura ridicola e dissennata ad autorevole portavoce di tutto il vostro funestissimo sdegno.

Per chi è costretto a fronteggiare un’intera armata delle tenebre – e non un unico e isolato individuo nefasto – si può sempre contare sul banco di pesci-troll e sul loro pronunciato cipiglio.

Un rapace come si deve riesce a sollevare un vitello… che insomma, non è poi tanto più leggero di una persona. Fatelo presente, quando deciderete di allegare questo giovinotto qua.

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BESTIOLE DELL’INDIFFERENZA

Perché di tanto in tanto, l’agghiacciante processo dello scaricabarile va arginato.
And not a single fuck was given that day.

ora con l’upgrade-sfottò!

 

Mi appello a voi, programmatori che tutto possono. Mi appello a voi affinché il deretano gigante di questa scimmia nasuta possa essere allegato in automatico al SI’ che siamo costretti a schiacciare ogni volta che ci arriva qualcosa con l’odiosa notifica di ricezione del messaggio. E come ben saprete, la notifica di ricezione ve la piazzano sempre sulla roba più inutile.
Già, ho letto la tua mail, l’ho letta, va bene? E l’ho fatta leggere anche al sedere del macaco.

Guarda, aggiungerei proprio qualche bella clipart.

Serve per domani? E me lo dici alle 18.23? No, no, tranquillo, ce la facciamo.

Si è inceppata di nuovo la stampante? Ma è assurdo, dovrebbe funzionare anche con la tua carta riciclata. Insomma, che cos’hanno che non va quei fogli lì? Va bene, sono un po’ stropicciati, sono in terra da quattro mesi e ogni tanto ci finisce in mezzo anche un sacchetto del pane, ma che cavolo, la tecnologia dovrebbe facilitarci la vita!

Guardi, non le posso passare l’altro interno. Sa, ho il telefono vecchio.

 

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BESTIOLE DELLO SCONFORTO

Basta. Siete demoralizzati come un copertone sgonfio. E in ufficio non si può neanche bere.

sono ancora più tristi!

Se fosse uno struzzo cercherebbe di mettere la testa sotto la sabbia. Ma è uno sconclusionatissimo piccione. E vuole annegarsi.


Innocenti cuccioli abbandonati. Come voi.


Il gatto della routine impiegatizia.


Investiteci. Vi supplichiamo, investiteci.

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BESTIOLE PER TEMPOREGGIARE

Ti assillano, ma non hai ancora tutte le necessarie informazioni per rispondere con quel minimo di razionalità che il tuo amor proprio pretende? Ti assillano, ma magari sei te – capra – che hai perso dei pezzi per strada? In entrambi i casi, serve tempo, tempo per finire di fare un buon lavoro o tempo per rimediare.
Che bestiola mandare, dunque?
Bestiole assurde. Meno si capisce che diavolo sta succedendo, meglio è: il destinatario avrà qualcosa su cui arrovellarsi mentre aspetta voi.

ancora più incomprensibili!


E il problema non è il gatto, ma l’improponibile accostamento tra la borsetta rosa e l’accoppiata cappellino-occhiali.

La brughiera. Ci hanno sempre detto che la brughiera è desolata e sconfortante. E invece.

Buona musica per uova più tonde.

Carino! Adorabile! Awww! Tenerello! Nicolas Cage. Poffosone! Pallottina!

Va bene, è un mostro inesistente. Ma non potranno smettere di guardarlo.

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NEW! – BESTIOLE DELLA FUGA

E’ troppo. Anche per voi. Dovete scappare, dovete salvarvi. E vi servono animalini coraggiosi pronti a dare il buon esempio, alla faccia di ogni legge naturale.

 

Il gatto palombaro. Ha esplorato gli abissi, ha nuotato con le sirene. E se solo i suoni si propagassero bene sott’acqua, vi miagolerebbe di tuffarvi.

In un mondo dominato dai cani-astronauti, la gallina-spaziale – caparbia e anticonformista – vi saluta dalla sua maestosa orbita geostazionaria. E vi ordina di bardarvi per bene e salire su un razzo, per accompagnarla alla scoperta del cosmo. Che poi è sempre meglio che lavorare.