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Questo è il post che linkerò senza sosta per rispondere ai frequentissimi “ma da dove vengono quegli orecchini?”, “e l’anello che hai sul medio della mano destra?”, “mi ricordo che avevi fatto incidere una roba su un bracciale, mi ricordi che brand era?”. Ecco. Perché, in alcuni casi assai virtuosi, gli innumerevoli ME L’AVETE CHIESTO IN TANTE che popolano Instagram corrispondono a verità. Questo è il post per chi non ha screenshottato in tempo, per chi vuole chiedere ma ha paura di disturbare, per chi non frequenta gli agili circoletti coi contenuti in evidenza e per chi vuole ricoprirsi di monili come una statua della Madonna portata a spalla da un manipolo di nerboruti seminaristi.
Insomma, compagne gazze ladre, questo è per voi.

Ho raccolto qua di seguito un po’ di suggerimenti gioielliferi abbondantemente collaudati negli ultimi mesi. Sono quasi tutti brand artigianali che ho conosciuto su Instagram e di cui continuo a parlare molto volentieri, ben conscia di avere ancora parecchio di cui sdebitarmi. Spero che anche voi troverete il modo di supportarli.

Cominciamo?
Cominciamo.

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Emmevi

Ecco da dove ha origine la mia presente ossessione per gli earcuff, per i catenami vari e per gli orecchini a cerchietto con pendaglietti pazzi. Mi sono già regalata, tra le altre cose, questa collana a maglie rettangolari e le mie intenzioni sono sempre più bellicose.

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Halite

Un dinamico duo mamma-figlia, dalla Puglia con fulgido furore. Se amate le pietre, le perle, i materiali “importanti” e non vi siete ancora rassegnate al minimalismo, lanciatevi con trasporto. Se vi garba il genere, date anche un’occhiata alle borse-sacchettino.

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Ossi di seppia

Tecnica antica (anzi, archeologica) per pezzi unici. Ogni gioiello viene realizzato con la fusione in osso di seppia – si piglia un osso di seppia, lo si “scolpisce” per creare uno stampo in cui poi viene colato il metallo. E si ricomincia da capo, perché l’osso resiste per un po’, ma non si può riutilizzare per fare un altro gioiello. A parte il fascino generato dalla tecnica produttiva, fonte infinita di meraviglia è regolarmente il tema delle collezioni. Perché sono anelli spaziali, astronomici, mitologici e “alieni”, quasi, nella loro bellezza.

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Iccio

Beatrice mi ha donato, qualche tempo fa, uno di quegli anelli che decidi di non toglierti mai più. È sottile sottile, con una letterina punzonata su ogni medaglietta. Dice CESARE, mi è molto caro ed è un ottimo portabandiera per lo splendido lavoro di Iccio. Anche in questo caso, materiali pregiati e oreficeria degna di una fucina elfica.

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Eilish

COME POSSIAMO NON AMARE DELLE OTTANTENNI COI CAPELLI FLUO CHE INDOSSANO COLLANE PIENE DI DINOSAURI DICO IO. Alice è il mio riferimento folle nell’universo dei monili. L’ultima collezione – Jurassic Girl – è un ibrido tra il mondo dei giocattoli e la bigiotteria fotonica da SCIURA di qualche decennio fa. Il risultato finale è una combo assurda di vintage giocoso e un momento di autentica gioia penzolante.

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Giulia Lentini

Orafa dalle mani sante, Giulia si ispira alla natura per farci abbondantemente splendere… riabilitando pure le alghe e le spugne. Io sono la fiera proprietaria di una vasca da bagno in cui sguazza serafica una bellissima perla.

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Le Bandite

“Piccoli amuleti per donne magiche”, dichiarano loro. E hanno ragione. Che voglia di appendermi 600 cose al collo per emergere maestosa dalla spuma del mare.

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Malvina

Gli orecchini voluminosi sono pesanti? Non necessariamente. Il cavallo di battaglia di Malvina sono gli Airone, in ottone e ventaglietti di gomma crepla – un materiale leggerissimo, resistente e potenzialmente assai colorato.

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Laura Bassan

Forme minerali, vegetali, spugnose e cristalline.

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Officine Gualandi

Pazzissime ceramiche multicolori che potete utilizzare per adornarvi, ma anche per arredare le vostre deliziose abitazioni.

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Grandmother Lab

Sfavillanti collezioni pop. Ci sono anche accessori per capelli e pezzi degni di Wonderwoman… o di Jem con tanto di Holograms al seguito.

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Benbar

Forme geometriche in bronzo, ottone e argento – con un ottimo occhio per le pietre. Tutti fatti a mano.

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L’Atlante dei Bottoni

Vecchi dizionari o libri di scuola destinati al macero vengono recuperati per creare dei monilini parola-centrici. Ogni pezzo è unico ed è il risultato di un’esplorazione iconografica e testuale. Vastissimo fascino: io ho CHIMERA.

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Papaveri e Rondini

Che pace, che linee pulite, che gioia minimalista da ninfa dei boschi. Ogni tanto ci vuole.

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Gian Paolo Fantoni

Le collezioni sono numerose, ma io ho un debole per i giocosissimi gioielli personalizzabili con le letterine cubiche.

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Lindanera

Piccoli piccoli e Pitagora-approved. In più, materiali che di sicuro non mancano di originalità: cemento e corteccia.

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Tità Bijoux

Organizzazione matriarcale e pizzo come materia prima d’elezione – ma il pizzo si accartoccia? Macché. Viene trattato in modo da renderlo “solido” ma leggero. Bellissime anche le ultime collezioni a base di maglie e catene.

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Aspettaevedrai

Sara recupera vecchi piatti, tazze e teiere e con i cocci di ceramica più belli e strambi crea gioielli irripetibili. Ultimamente sta anche esplorando le vaste potenzialità dei fiori.

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Demodé Jewels

Volete appendervi una monstera alle orecchie? Ora si può. Silvia disegna tutte le grafiche dei suoi gioielli, stampa su una miscela di legno di recupero e taglia al laser. Si va dai pattern alle invenzioni più strambe.

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Rubinia

Per donini decisamente preziosi o per far personalizzare con punzonatura fatta a mano un bracciale o un anello – io ho fatto martellare un paragrafo intero di Borges su una fascetta d’argento, per dire.

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Mi sarò sicuramente dimenticata qualcosa, ma mi pare che ci sia materiale.
Concluderei con un’ulteriore indicazione pratica. Dove li ficchiamo tutti questi gioielli? Dopo molte peregrinazioni, mi sono comprata un armadietto portagioie che continuo a trovare molto comodo e funzionale. Eccolo qui.

Ho battuto così tanto la fiacca con la Weekly Wishlist che alcune cose che desideravo hanno addirittura avuto il tempo di trasformarsi in un acquisto concreto. Incredibile! Prodigioso! Un processo decisionale che giunge a compimento! Non si era mai visto! Ma non crogioliamoci nell’autocompiacimento e proseguiamo con baldanza. Ecco un po’ di vari ed eventuali aggeggi (ed esperienze) che sto bramando in questo periodo o che ho già incamerato con soddisfazione.

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Sono riuscita ad andare al cinema a vedere Captain Marvel. E ora voglio il maglioncino di cotone di Carol Danvers. Questo è di Musterbrand, che sforna con grande efficienza indumenti “portabili” ispirati ai costumi dei nostri personaggi cinematografici e videoludici preferiti, da Star Wars a Zelda. Tempo fa mi sono regalata il cardigan lungo di Kylo Ren e ho felicemente constatato che i materiali sono buoni e anche la lavorazione. Insomma, l’obiettivo finale è andare in giro con un intero guardaroba da supereroe quasi in borghese. E non potendo disporre di un flerken, inizio dal maglioncino.

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A Ferrara, fino al 2 giugno a Palazzo dei Diamanti, c’è una mostra che credo potrebbe rimettermi al mondo: “Boldini e la moda”. Tra dipinti, abiti d’epoca e oggetti emblematici, la mostra esplora il rapporto tra Boldini, l’alta moda parigina e la Belle Époque. Perché il ritratto di una signora chic è anche il ritratto di un preciso e vasto mondo di riferimento.

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Mi sto riconvertendo gradualmente – e con successo – alle borse più piccole, da portare possibilmente a tracolla. La rivoluzione è partita dalla necessità di rincorrere un bambino senza ritrovarmi impicciata dai valigioni che di solito mi portavo in giro. Ebbene, le bottiglie d’acqua “classiche” ci stanno, nelle mie nuove borse? A volte no. E a volte sì, ma con immane fatica. Visto che la geometria solida non è un’opinione, ho dato retta alla mia amica Gabriella e mi sono presa una bottiglia piatta. Me la riempio prima di uscire e la caccio praticamente ovunque. Sì, somiglia a una fiaschetta da maestro di sci con una pesante dipendenza da grappa, ma è comodissima. Questa qua è la Memobottle formato A6 (375 ml), ma ce ne sono anche di più/meno capienti.

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La compagine europea di Hello Kitty mi ha donato, un po’ di tempo fa, una spazzola Tangle Teezer. Prima usavo le spazzole di legno e mi trovavo anche bene. Sapevo dell’esistenza delle Tangle Teezer, ma temevo fossero dei plasticoni inutili. Ebbene, facevo piuttosto male a partire prevenuta e, in tutta onestà, ho scoperto che con la Tangle Teezer faccio la metà della fatica, mi strappo meno capelli, sono assai più rapida e me li pettino pure meglio. Ho scoperto che esiste una Tangle Teezer con i denti più lunghi e solidi per i ricci e le chiome assai folte come la mia. E credo che procederò presto con l’investimento.

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Lavidriola è un brand spagnolo che sforna mirabolanti gioielli “artistici” dall’estremo potenziale pop. Sono robe giganti, stravagantissime e super dettagliate. Ci sono spille, collane che fanno provincia, orecchini e assurdità di ogni tipo. Si va dalla zoologia all’esplorazione spaziale, senza tralasciare Luna Lovegood con il copricapo da leone. Mi sento capita come poche volte al mondo.

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Visto che siamo già in ambito “sobrietà”, credo valga la pena soffermarci su Krukrustudio e sul suo catalogo di borse che somigliano a oggetti e creature vicine al sentire comune (dalle taniche di benzina alle sogliole). In più, c’è una gamma assai nutrita di pochette – con tracollina inclusa – a forma di libro. I titoli disponibili sono numerosi (dai grandi classici ai libri di testo di Hogwarts) e c’è una vasta scelta anche in termini di dimensioni. Diciamo che si può scegliere una borsa-libro paperback o una borsa-libro Treccani.

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Bene, mi fermo qua. La lista potrebbe proseguire fino all’orizzonte, ma teniamoci qualcosa anche per le prossime puntate. Nel frattempo, felici scoperte a tutti.

La mia ammirazione per le artigiane che si lanciano in progetti creativi, strambi e coraggiosi è ormai risaputa. Instagram è un luogo dalle dinamiche talvolta tortuose, ma sono felice di essermi costruita un feed di cose belle da guardare e di storie interessanti da veder crescere. Capita spesso che mi arrivino “cose” – da leggere, da mangiare, da indossare. Sono una creatura curiosa e amo sperimentare, ma quello che poi effettivamente arriva a casa è scelto con cura – rispettando quello che sono e anche il lavoro degli altri. Di tanto in tanto, poi, mi imbatto in meraviglie autentiche. E mi viene voglia di approfondire e di fare un tifo sfegatato per le ragazze (perché sono quasi sempre ragazze) che si impegnano ogni giorno in imprese un po’ magiche e immancabilmente “diverse”.

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Un post condiviso da Fil Rouge Jewelry (@filrougej) in data:

Quest’intervista è nata da una collana da bibliotecaria, ad esempio. E da un mio commento particolarmente euforico, dopo qualche settimana di cuori silenziosi da parte mia. Antonia mi ha scritto all’istante, ci siamo scambiate dei video – in cui cercavamo di dirci qualcosa mentre i nostri figli ci saltavano sulla schiena – ed eccoci qua ad approfondire la sua avventura di gioielliera-narratrice. Ho sempre pensato che gli oggetti, anche i più minuscoli, racchiudano un grande potere. Ci fanno ricordare, conservano insieme a noi la memoria, diventano simboli, raccontano storie. E Antonia, con Fil Rouge, amministra con cura le storie degli altri. Qui c’è la nostra chiacchierata. E, anche se cominciamo da Max Pezzali – re della ninna nanna, come vedrete -, ci troverete dentro un’idea preziosa. E una persona ancora più luminosa.

Esordirei con un aneddoto che non c’entra niente con il tuo lavoro, ma che mi ha fatto molto ridere, quando l’ho scovato sul tuo blog. Tu non lo sai ancora, ma anch’io ho passato diversi mesi a far addormentare Cesare cantandogli Come mai degli 883. Uno stratagemma infallibile. Che cosa mai farà Max Pezzali ai bambini?

Quando ho scoperto di aspettare un bambino avevo 21 anni, poca cultura sulle tecniche di crescita di un infante e sul mondo “mammesco” in genere. Questo, per assurdo, mi ha portato ad essere una brava mamma di Luce in quanto ho avuto un bambino quando non ero pronta e non avevo alba di quel che avrei dovuto fare ed è stato l’unico modo per fare le cose giuste. La mia relazione con Max nasce in una di quelle tipiche notti in cui tua figlia pensa di essere uscita da un utero lirico, di essere il primo soprano della Scala e di essere quindi totalmente giustificata ad urlare come una faina in amore. Alle 3 del mattino ho dovuto tirare fuori l’artiglieria pesante e contrattaccare: dal basso della mia preparazione sui metodi naïf e non per calmare un bambino, ho pensato semplicemente di riproporle quel che lei mi stava propinando da ore, così decisi di cantare a squarciagola l’unica canzone che conoscessi a memoria (grazie a qualche amica delle elementari un po’ già inconsapevolmente hipster), ossia “Come mai” degli 883. Il risultato è stato che Luce smise di piangere, io continuo ad usare il mio metodo MammaPsyco – distendendomi ad esempio in mezzo al negozio di giocattoli e battendo i pugni a terra quando fa i capricci (lo uso solo in situazioni estreme, non sono pazza) – e “Come Mai” è diventata la nostra ninna nanna.

Sono andata subito fuori tema. Rimedierò, dunque, con una classica domanda alla David Copperfield. Da dove vieni. Dove vivi. Cosa combinavi prima di creare Fil Rouge.
Ho sempre invidiato quelli che nascono e sanno esattamente chi sono e cosa vorranno diventare. Io provengo da una famiglia di creativi, grazie ai quali ho imparato l’arte della curiosità. Quando sei curioso finisci per conoscere le cose e quando conosci davvero le cose riesci sempre a trovarci del bello e se trovi del bello non puoi far altro che amarlo. Per questo motivo ho spaziato in lungo e in largo attraverso una serie infinita di progetti e lavori di diversa forma e genere; se poi abbini la creatività all’impegno finisci per fare un ventaglio di esperienze enorme, riuscendo bene in tutte e non sapendo poi alla fine dei conti quale fosse la cosa che ti sarebbe piaciuto continuare a fare.
Io sono nata a Trieste e cresciuta a Udine, ho avuto una vita spericolata e piena di colpi di scena, un’opera teatrale della quale non so se mi sono mai sentita spettatrice o attrice protagonista. Prima di iniziare questo progetto lavoravo da anni per una multinazionale dalla quale ho deciso di separarmi per il grigiore che regalava alla mia vita, facevo la mamma single di Luce, procedevo con gli studi in Moda e Design e mi assicuravo un esaurimento nervoso. Ad oggi ho aggiunto Fil Rouge che per quanto possa sembrar sottrarre tempo, momenti ed energia a una vita già moderatamente incasinata come la mia, in realtà ha solo aggiunto. Un mese fa mia figlia mi ha portato un ciondolo a forma di cuore trovato nell’uovo di Pasqua esordendo con una delle frasi più semplici per cui io abbia mai pianto: “Tieni mamma, usalo per le tue collane!”.

Raramente – ma anche forse mai – mi è capitato di imbattermi in un progetto così favolosamente stravagante come il tuo. Come hai cominciato?
Sembra un cliché ma le cose belle succedono quando meno te le aspetti e dalle persone che non immagineresti mai. Ho sempre trovato affascinanti gli oggetti recuperati, la loro anima piena di momenti vissuti da qualcun altro e che in un momento diventano tuoi, li trovo amuleti carichi di magia. L’idea di dargli una seconda possibilità, una sorta di riscatto, mi faceva credere di dare un’opportunità anche a me stessa.
Ho creato alcune collane secondo il mio gusto e le ho caricate su Instagram, raccontavano storie che avevo inventato, senza riferirmi a nessuno, ispirandomi semplicemente alla vita. Senza accorgermene però avevo parlato una lingua che nemmeno io conoscevo, quella di una ragazza che una notte mi disse di volerne tre, perché raccontavano di lei. Non ho mai creduto in me stessa e ho sempre lasciato grandi progetti a metà per codardia, quella notte invece c’è stata una ragazza che pensava di aver ricevuto qualcosa da me, senza rendersi conto di avermi regalato l’inizio della mia storia. Da lì ho iniziato a credere di star facendo la cosa giusta e da quella sera ho raccontato storie di madri, di figlie, di famiglie, di dolori, di ricordi, di attimi, di vite intere, di passioni, di amicizie, di sentimenti, di inizi e mentre nei miei precedenti progetti non concludevo mai perché avevo paura di portarli a termine, questa volta non concluderò questo progetto perché non c’è nulla da concludere, non c’è nulla da finire, la conclusione arriva ogni mattina quando devo rendere reale e tangibile una nuova storia.

Qual è il primo gioiello che hai deciso di inventare?
Il primo gioiello che ho inconsapevolmente creato è stato 4 anni fa, molto prima dell’effettivo inizio del mio attuale progetto. Avevo quattro ciondoli molto importanti in quattro diverse collane: un 13 portafortuna, uno scarabeo turchese, uno scorpione (sì, sono dello scorpione, ero indecisa se dirlo per non creare validissimi pregiudizi) e un ferro di cavallo. Ho pensato fosse davvero stupido tenere cose per me così importanti lontane le une dalle altre quando avrei potuto averle sempre in mezzo al petto; così le ho riunite in un unico filo che non ho mai più tolto e che racconta la mia storia – e con il tempo sono sicura ci sarà ancora molto da aggiungere. Il progetto è nato da lì, dall’esigenza di racchiudere in un unico luogo i momenti migliori della propria vita, perché è vero che sono perfettamente ancorati alla memoria, ma ho pensato che se ci sono libri, poesie, quadri, spartiti che parlano così bene dei ricordi, non vedo perché non possa farlo anche un gioiello.

E dove diamine vai a prendere tutte le micro-antichità e i ciondolini vintage che vanno a finire nelle tue collane? Ti immagino mentre setacci luoghi inesplorati, soffitte, bauli e mercatini di ogni parte del globo alla ricerca del pezzettino perfetto.
La ricerca delle tessere del mosaico nasce da una storia d’amore tra un’abitudine e un’attitudine che da quando suonano insieme hanno dato un nuovo senso alle difficoltà che avevano se prese singolarmente. Quando parlo di abitudine intendo quella dell’assidua e quasi compulsiva frequentazione dei mercatini dell’antiquariato, ossia il posto dove trovo quasi ogni pezzetto. Nasce dai miei genitori, appassionati di modernariato, che mi trascinavano a peso morto ogni domenica mattina lungo le stradine ghiaiose dei vari parchi infestati dalle bancarelle. Quando sei una bambina di 8 anni e finisci a trattare il prezzo per un corrimano del ‘700 a forma di artiglio d’aquila hai due alternative: o coltivi la passione e diventi grande prima del tempo, o scappi ai gommosi e resti bambina. Io per fortuna non ho mai amato gli out out e ho sfidato il tempo continuando ancora oggi a farle entrambe. L’attitudine invece riguarda l’ascolto. Sono sempre stata una buona ascoltatrice, ho ascoltato moltissime storie forse anche un po’ per alleggerire la difficoltà della mia. Col tempo e la consapevolezza ho scoperto anche una spiccata empatia, grazie alla quale non immagazzinavo più solo le parole, ma anche l’impercettibile. È una meravigliosa dote per una persona come me, che la vita aveva reso troppo dura. Mi ha insegnato la delicatezza, nella gioia, nel dolore, mio e degli altri.
Custodisci tutto quello che trovi in una specie di forziere e poi fai una selezione al momento del bisogno o ti lanci anche in ricerche personalizzate?
Devo essere sincera, da accumulatrice seriale quale sono ho raccolto un bel bottino di battaglia nel corso del tempo, al quale difficilmente attingo senza trovare soluzioni. Generalmente, però, per le “Creazioni su Storia”, avendo comunque un limite di tempo per la loro produzione e dovendo andare a colpo sicuro non mi fermo ad una ricerca limitata ai mercati, ma immagino un mio progetto e cerco di soddisfarlo tramite quel che ho, o compiendo una ricerca tramite internet e le varie piattaforme che offrono oggetti d’antiquariato.

Forse è solo una mia impressione, ma mi pare che i tuoi gioielli abbiano una spiccatissima componente narrativa. Che cosa vuoi raccontare, quando metti insieme qualcosa?
Hai presente i bambini che hanno il fatidico periodo del perché? Ecco, io da quel periodo non sono mai uscita. Sono una persona che ricerca sempre le motivazioni per cui una cosa esiste e che cosa l’ha portata ad essere quel che è. Questo accade su tutto: dal voler capire il procedimento che rende l’uva vino, alle motivazioni che stanno dietro il colore della pelliccia di uno scoiattolo, alle leggende che per secoli hanno motivato il colore dell’aurora boreale fino al perché certe persone sono quel che sono e, ad essere sincera, ho una grandissima passione per le cose che non sono quel che sembrano. Ad esempio, recentemente, ho trovato qualcosa che spiega perfettamente chi sono io. Le conchiglie hanno il loro colore grazie all’ambiente in cui vivono, il mollusco costruisce pian piano la sua casetta rubando al mare i granelli di sabbia che lo circondano, e va da se che più si sposta nell’arco della sua vita e più diversi saranno i colori della sua casa. Io sono una persona che non si è mai sentita al posto giusto e questo mi ha portato a viaggiare molto, lavorare in molti settori, appassionarmi alle culture e alle personalità più diverse. Ho preso tutti i granelli che ho trovato e li ho fatti diventare la mia corazza colorata, e senza rendermene conto, grazie a tutti quei colori quel mollusco è diventato una perla. Questa è la mia storia e mi piacerebbe avere una collana che parlasse esattamente così ed è quel che cerco di fare attraverso le mie creazioni, raccontare la vita delle persone attraverso le metafore più delicate che conosco.
La collana più bizzarra che ti è capitato di produrre.
Forse questa collana di bizzarro ha ben poco, ma indubbiamente è differente da tutte le altre. Una meravigliosa ragazza toscana qualche mese fa mi ha commissionato un gioiello da indossare nel giorno del suo matrimonio. Ha pensato che fosse più indicato qualcosa che seguisse il filo della sua storia d’amore, piuttosto che il classico girocollo di punti luce.
Un’altra situazione bizzarra mi è capitata quando una ragazza mi ha commissionato una collana che parlasse della sua nonna, mancata qualche tempo prima. Il giorno seguente in un mercatino ho trovato un bracciale con due ciondoli a forma di cuore con incise le loro iniziali, erano talmente aggrovigliate che sembrava che non volessero separarsi, mi ha commosso questo segno e mi è sembrato giusto far in modo che in qualche modo rimanessero insieme nello stesso posto, e il posto giusto era al suo collo.

Se una volenterosa lettrice (o un volenteroso lettore) volessero una collana Fil Rouge qual è il procedimento che dovrebbero seguire?
Le creazioni sono presenti sui social – Facebook e Instagram – e sul sito web.
Nel caso in cui invece qualcuno fosse interessato a una “Creazione su Storia”, basta che mi contatti tramite uno di questi canali e mi racconti di che storia vuole che la collana sia il filo conduttore. Una volta ascoltato il progetto io cerco i “capitoli” giusti per ricomporre la storia e, nell’arco di massimo 15 giorni, propongo la creazione finita. Una persona che mi contatta per avere uno dei miei lavori difficilmente lo fa se non è totalmente consapevole di avere qualcosa di importante da cercare o da dire e quando si ha qualcosa di importante da dire si cercano sempre le parole giuste per farlo. Io, dal canto mio, col tempo e sviluppando una certa sensibilità, ho imparato i vari alfabeti delle persone e ad oggi riesco a capirle anche se parlano di cose che non conosco. Si tratta di una una relazione, brevissima ma pur sempre una relazione: loro si aprono e si confidano con me e io ho il dovere di capirli perché di fronte all’intimo l’ascolto è fondamentale. E non si ascolta solo con le orecchie.
Grazie, cuora. E buon lavoro! 

Dunque, come funziona il Natale. Il Natale è pieno di regali, panettoni, lucine, renne, elfi sottopagati che fanno gli straordinari, calendari dell’Avvento, addobbi, maglioni brutti che in realtà sono bellissimi, fiocchi di neve, “se non ci vediamo più ti faccio gli auguri”, alberi più o meno arroganti e sciarpone. E di mercatini. I mercatini natalizi sono FONDAMENTALI. Quando poi sono anche mercatini belli il trionfo è assoluto. Qualche giorno fa sono andata a fare un giro al mercatino natalizio organizzato dalle super bravissime di Cotton Friday e, visto che non ho trovato un banchetto dove non avrei lasciato volentieri parecchi soldi, ho deciso di mettere insieme un’agile carrellata delle espositrici. Perché magari avete ancora dei regali da fare o, in generale, condividete la mia fissazione per l’handmade super creativo e di qualità eccelsa.
Ecco qua chi c’era, dunque.
Divertitevi, fate amicizia, compilate wishlist, comprate cose e sprigionate entusiasmo. Se lo meritano.
E grazie a Petit Pois Rose, Juice For Breakfast, Nigutindor e Tamago Craft per avermi invitata a iperventilare insieme a loro. Conoscervi è stato stupendo.

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Momò & Cose

Riciclo creativo e intere cittadine fatte di casette minuscole e colorate. Monica è anche assai brava a inventare delle scatoline personalizzate – che somigliano un po’ a dei diorama (o diorami? Chi può dirlo) – per raccontare una storia o celebrare degnamente un vostro ricordo speciale.

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Gummy Illustrations

Elena è un’illustratrice di rara inventiva e versatilità. Per Natale ha deciso di donare al mondo una serie di animalini paffuti che vi aiuteranno ad addobbare l’albero – fornendovi anche numerosi messaggi motivazionali -, ma produce anche oggetti spettacolari con Luna Lovegood ed Eleven – più parecchi altri personaggi che non possiamo fare a meno di amare – e stampe fascinosissime.

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Babel

Ecco, io vorrei tutto e basta. Serigrafie anatomico-scientifiche in ogni angolo di casa. Cuscini con le nappine e occhioni spalancati. Ci sono quadri, aggeggi bizzarri, spille che ti dicono le cose e vari ornamenti che sembrano usciti da Penny Dreadful o dallo studio di uno scorticatore dotato di un eccellente senso estetico.

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Idee Country

Sabrina crea accessori tessili per piccoli e grandi. Ci sono i set da asilo – sacchettini super comodi per il cambio con asciugamanini coordinati -, le custodie imbottite per i vostri preziosi device, le borse, le pochette e gli astucci. La scelta delle stampe è molto coccosa e i materiali sono superbi.

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Fab for a Jellyfish

Una sartoria creativa fatta di pattern insoliti, tessuti scelti con cura e materiali ricercati che diventano camicine per bimbi, abiti per grandi e accessori per capelli. Insomma, cucire con creatività, usando stampe uniche e molto speciali, spesso scovate in viaggio o rinvenute in vasti giacimenti di tessili vintage. Il laboratorio organizza anche corsi di cucito, pittura, fotografia e teatro – sia per adulti che per piccoli.

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Ohioja

Ylenia aveva un registratore di cassa giocattolo, un muro con un tricheco dai baffoni di lana e una cassetta di verdure fatte all’uncinetto – tutte felicissime, tranne il limone… che i limoni sono tipi acidi, si sa. Stavo già impazzendo, ma poi ho visto delle fette di pizza e un bricco di Estathé e ho completamente perso il senno. La nobile arte della riproduzione uncinettistica di roba da mangiare e oggettini vari si chiama amigurumi. Ed è all’incirca la cosa più bella del mondo.

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Fotini di LauVmade

LauVmade

Accessori geometrico-grafici (sia per addobbare le persone che le case) stampati su legno e tagliati a mano. Ci sono orecchini, spilline e spillone (ma anche le coppie di spillette per il colletto della camicia), ciondoli e coaster per i vostri pretenziosi cocktail domestici. Sembrano minimal, ma se guardi bene ti accorgi che sono pieni di minuscole renne, galline e motivi fiabeschissimi.

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Fotini di MouMee 🙂

MouMee

Un intero zoo di creaturine e bestiole in pasta di amidi, modellate e dipinte a mano.

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La Nana

A livello di stampe, il giro al mercatino di Cotton Friday è stato una felicità vera. Dalla Nana ho visto maglie con maniche tempestate di tigri e tucani, pois di tulle e velluto, tessuto tecnico ricoperto di lecca lecca a forma di cuore e tantissime cose assai originali ma anche di taglio portabilissimo. EVVIVA – anche per i gattoni neri!

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Laura Cortinovis

 Laura è un’illustratrice e un’autrice di libri per bambini. Lavora ad acquerello ed è specializzata in fiabeschissime rappresentazioni della natura. Tutte le sue creature (immensamente tondeggianti e coccose) e le sue bellissime infiorescenze hanno dato vita a una gamma di oggetti di cartoleria di grande delicatezza e pastellosità.

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Fotini di Crazy Cat Café 🙂

Crazy Cat Café

Il fatto che io non ci sia ancora stata è gravissimo, ma anche Milano – come ogni metropoli che si rispetti – ha il suo cat café. Oltre a nutrirvi e abbeverarvi, il Crazy Cat Café ha inventato una linea di merchandising musical-gattoso (i felini immortalati sono quelli del locale) e vende anche una collezione di accessori miciosi per la casa (LE TAZZINE CON LE ORECCHIE) e per le vostre personalissime esigenze d’addobbo.

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Piutì by èvita

Erica è una fabbricatrice di pupazzi inconfondibili che possono anche trasformarsi in gioielli o oggetti di supporto quotidiano. Ci sono le sardine-braccialetto, i pesciolini da portare al collo, le balene da compagnia e i molari felici che vi custodiscono le chiavi del portone. Tutto è cucito, imbottito e dipinto a mano.

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Fotini di Frrink 🙂

Frrink

Stampe, incisioni e linocut da appendere nelle vostre fortunate case o da godervi sotto forma di lampada o di accessori su tela e tessuto. L’ordine, l’armonia, la pace.

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Fotini di Beads and Tricks 🙂

Beads and Tricks

Gioielli artigianali in metallo e pietre dure che sembrano usciti da un tesoro vichingo. Anche qui, se volete imparare a fabbricarvi un anello o un monile tutto vostro ci sono corsi e laboratori. E io amerei molto cimentarmi. Per poi partire alla conquista di un’isola remota.

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Leo Feliz

Vorrei essere una ragazza-minimal, ma la verità è che sono molto più incline a mettermi addosso centosei cose parecchio complicate. I gioielli di Leomi sono stupendi. Anima caraibica e nappine a profusione – create a mano a partire da innumerevoli matassine di cotone variopinto. Gli orecchini sono tutti unici e spesso sono un incontro tra materiali di diverse provenienze. Ci sono i bottoni vintage rivestiti di tessuto e le perline, ma anche spille bizzarre che hanno cambiato destinazione d’uso. Datemi un pareo e tanti saluti.

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Le Petit Rabbit

Cartoleria! CARTOLERIA COCCOSA! Giulia è una graphic designer che sforna ripetutamente cose di carta di mille tipi diversi – ci sono i quaderni, le agende, i biglietti d’auguri, i posterini e i kit da festa con piatti e bicchieri – ma anche articoli tessili di varia utilità. Ci sono le sacchine stampate con la coulisse, gli zainetti, le tote e anche i cilindroni di carta spessa dove riporre i giocattoli (o quel che vi pare). Tutti i suoi pattern sono adorabili e pastellosi e la scelta dei colori regalerebbe la serenità anche a un troll con l’orticaria.

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Bene. Direi che un rapido recap l’abbiamo fatto.
Vi lascio frugare pacificamente fra i profili e gli shop.
Wishlistate con calma.
O regalatevi subito qualcosa di fatto con il cuore.
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Visto che sono bravissima a desiderare delle cose, ho deciso di mettere questo fondamentale talento a disposizione della collettività. Una volta alla settimana, dunque, condividerò qui sul blog un mini elenco delle cose che ho scoperto di bramare nei giorni precedenti. Ci sarà un po’ di tutto, temo, ma spero che anche voi riuscirete a trovarci dentro qualcosa da amare. Amici e parenti, inoltre, potranno utilizzare questi preziosi post per azzeccare sempre i regali. AVETE SENTITO AMICI E PARENTI. ECCO.
Bene, cominciamo allegramente a bramare.

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Una (o tutte) le spilline letterarie di Ideal Bookshelf, uno shop adorabile dedicato agli amanti dei libri che vende un po’ di tutto, dalle stampe di “scaffali ideali” di ogni genere – si può anche richiedere un quadro personalizzato, con i nostri titoli preferiti – alle immarcescibili borsine di tela.

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Uno (o più) cuorini smaltati di Iccio, creati a mano da una ragazza milanese – Beatrice Pagani – che ha deciso di aprire un laboratorio orafo dopo una laurea in economia e un po’ di sogni che si erano stufati di rimanere nel cassetto. I gioielli sono tanti (collane, bracciali, ciondoli, anelli), ma la costante sono le linee sottili e i dettagli colorati. Amo fortissimo anche i Fiammiferi.

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Non smetterò mai di comprare quaderni, blocchi, cancelleria, carta assortita, penne, matite, pastelli e via così. MAI. Non importa se poi è roba troppo carina per scriverci sopra, io voglio tutto. E ogni volta che compro una cosa nuova, mi ripeto immancabilmente “ma no, questa volta la usi. Poi si crepa, che senso ha non usare le cose belle?”. Ecco, vorrei esclamarlo con fragore anche adesso, dopo aver adocchiato un pregevole blocchetto che dovrebbe esortarmi a fare quello che devo fare senza mettere la testa sotto la sabbia.

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I tre capisaldi della mia infanzia cinematografica sono stati La storia infinita – ARTAX STUPIDO CAVALLO NON MORIRE ARTAX ESCI DA LÌ -, La storia fantastica Labyrinth. Con buona pace dell’Imperatrice Bambina e della Principessa Bottondoro, però, il vincitore indiscusso è David Bowie con i suoi goblin rompicoglioni. E, visto che ho sempre nove anni, mi piacerebbe parecchio sfogliare l’artbook definitivo di Labyrinth. È pieno di schizzi, foto inedite dal backstage e interviste al vasto staff di creativi che ha contribuito a inventare il mondo del film. E pure la pettinatura di Jareth, immagino.

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Sono molto curiosa di vedere l’intera collezione autunnal-invernale di Lazzari, ma ho già deciso di affezionarmi molto alle felpette e ai maglioncini con i volant.

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Concluderei con qualcosa di assolutamente insensato, visto che mi pare di essere stata molto ragionevole. Tié, allora, beccatevi un nobile pennello per il trucco a forma di scettro lunare. Perché sì, va bene? Comodissimo, poi. Soprattutto in viaggio.

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Per la rubrica “là fuori c’è tutto un mondo di meraviglie inesplorate” – ma anche “l’universo conosciuto non termina nello stanzino degli accessori di H&M” – e con la complicità di numerose giovani donne piene d’entusiasmo che hanno deciso di scegliere per me dei regali molto belli, ho deciso di compilare (FINALMENTE) una lista incredibilmente esaustiva di splendori-handmade scoperti in questi mesi, mesi pieni di gioia ma quasi del tutto privi di salutari e terapeutici momenti dedicati allo shopping.
Ecco dunque, in ordine assolutamente casuale, un prezioso elenchino di talentuose artigiane, artiste e creative che dovreste immediatamente ricoprire di miliardi. Perché se lo meritano.

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Character-designer di rara coccosità, Giulia sviluppa VISUAL AIDENTITIES per chi ne ha bisogno (dai piccoli business a chi, semplicemente, deve spedire le stramaledette partecipazioni di matrimonio) e sforna una vasta gamma di teneri prodotti pieni di pattern adorabili.

Una foto pubblicata da Francesca Crescentini (@tegamini) in data:

 

Gioielli e Conigli

Esplorando ogni possibile sfumatura cromatica inventata dalla natura (e ogni tecnica esistente di combinazione delle perline) da Gioielli e Conigli troverete collane, orecchini, anelli, braccialetti e carinerie a profusione a base di pietruzze luccicanti, fiocchi e nappine. Belle, luminose, comode e solide – e per solide intendo resistenti alle manine infernali di un bambino di quattro mesi.

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Tamago Craft

Pupazzi grassi, giacche dalle fodere imprevedibili, pois minuscoli e animali coloratissimi (e glitterati, nel mio caso) che fanno capolino su ogni genere di micro-capo d’abbigliamento. Vestiti allegri per bambini ancora più allegri.

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Some Wood Ideas

Arredamento, design e accessori pazzi, completamente in legno. Tra le ultime invenzioni, una collezione di animaletti-spilletta che rasenta la perfezione zoologica.

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Cicilla Handmade

Abbigliamento per minuscoli umani, con una magnifica selezione di stampe (CIAO NOI ABBIAMO I DINOSAURI), una grande cura nella scelta dei materiali e un saggissimo orientamento alla praticità. Troverete vestitini, pantaloncini, bavaglini, copertine e bustine (da riempire con i generi di prima necessità più disparati). Sto seriamente pensando di fregare il bavaglino a Minicuore e usarlo come FÙLAR.

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Nigutindor

Oggetti per la casa in ceramica e argilla, rigorosamente dipinti a mano – o decorati in bella calligrafia, come avrebbe detto la mia maestra delle elementari. Ciao, maestra Silvana. Si va dalle tazze piene di gatti agli scatolini portagioie che si fingono musicassette.

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Petit Pois Rose

Grafica, crafter e illustratrice, Clara cuce cuscini a forma di fette di pizza e ha la capacità di trasformare qualsiasi cosa in un unicorno. Il tutto, ovviamente, avvalendosi dei colori più pastellosi di sempre. Che qualcuno le affidi il restyling dell’intera civiltà occidentale.  

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Prettyinmad

Fatto a mano, con amore. Erika non ha praticamente più bisogno di presentazioni, ma una tote, una bustina o una fascia per i capelli con una stampa bellissima (in solido ed estroso cotone americano) è sempre una buona notizia. La gamma viene continuamente aggiornata con nuovi modelli e invenzioni… quindi andate e frugate. Io viaggio con fenicotteri e costellazioni nella borsa e sono una ragazza felice.

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Bene. Rompete i porcellini e sbizzarritevi.
E cuorosità handmade a tutti.

Incredibile ma vero, il Tegaminario dell’Avvento non è ancora naufragato! Commozione massima! Nell’attesissima e imperdibile puntata di oggi, faremo finta di essere molto nobili, molto inglesi e molto educate. Perché solo una signora con queste determinanti caratteristiche – e una vasta collezione di copricapi con la veletta – può legittimamente trovare il tempo e la volontà di sedersi in salotto alle cinque spaccate per prendere il tè – dopo aver dato istruzioni alla servitù.
Non ce la vedete dentro?
Poco male. L’occorrente per il tè potete sempre mettervelo addosso.
Nel nome del cielo, come?
In un momento di acuto fanatismo per Downton Abbey, ho scoperto su Etsy un negozio decisamente bizzarroAbigail MaryRose Clark, designer megabritish di accessori, ha improvvisamente deciso di resuscitare le porcellane sbeccate destinandole a un nuovo utilizzo. Perché – se sai dove mettere le mani – le tazze rotte, le teiere frantumate, i piattini scassati e le ciotole incrinate possono diventare dei gioielli di raro romanticismo. Il risultato, in tutta franchezza, mi commuove più di Mr Darcy.

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Viva il riciclo creativo!
Cuorosità infinite per i motivi floreali!
Amore imperituro per le stoviglie vintage finemente decorate!
God save the Queen!
E anche Lady Violet!
…andate e porcellanatevi!

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Per seguire al meglio il glorioso Tegaminario dell’Avvento – e continuare a soccombere sotto il peso della bellezza delle altrui case di design -, ora c’è anche un versatile e funzionalissimo board Pinterest

Sto per imbarcarmi in un’impresa a dir poco titanica. Un’impresa che, con ogni probabilità, non riuscirò mai a portare a termine. Perché, di base, sono una creatura imprevedibile, scorbutica, incostante e pigra. E mai, prima di questo momento, ho avuto l’ardire di imbarcarmi in un progetto del genere. Sfornare un post al giorno. Ma quando mai. Insomma, mi conosco, chi voglio prendere in giro. Mi dimentico il bucato nella lavatrice per settimane. Dormo per pomeriggi interi. Ho uno scarso autocontrollo e sono due mesi che devo restituire a Tennis Warehouse una gonna troppo grossa per il mio sedere. Incredibile, amici. Ho ordinato una gonna e mi va larga. Chi l’avrebbe mai detto. Comunque. Quello che cercherò di fare – invocando il vostro sostegno e il vostro incoraggiamento – è un calendario dell’avvento pieno di meravigliose assurdità da comprare. Un Tegaminario, pieno di aggeggi improbabili, inutili, futilissimi e socialmente inaccettabili. Perché la vera libertà dell’essere grandi non ha niente a che vedere col non dover più chiamare la mamma alle tre del mattino dal fondo di un fosso limaccioso per avvisarla che farete tardi. La vera libertà sta nel poter spendere ogni vostro centesimo in collane a forma di scettro di Sailor Moon. Perché sì. Nessuno vi darà un mutuo, ma la collana di Sailor Moon ve la potete permettere. La collana di Sailor Moon è un vostro diritto. E questo Natale, se qualcuno vi verrà a dire dove trovarla, ve la comprerete.
Porca puttana.
Le voglio tutte.

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Il primo miracolo del consumismo moderno che il Tegaminario dell’Avvento intende propinarvi è l’incomparabile catalogo di Kuma Crafts. Questa gente, di cui ignoro la provenienza e anche un po’ le motivazioni, ha deciso di donare al mondo uno sterminato assortimento di spettacolari patacconi ispirati al multiforme e indimenticabile universo di Sailor Moon. Roba che dovrebbe far impallidire Anna Sui e le sue scalognate limited-edition di borsette coi loghini dei pianeti delle Inner Senshi. Vergognati, Anna Sui. Queste cose qua, dovevi fare. Diademi! Glitter! Braccialetti-gattino! FIOCCHI.

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Sailor Moon, ovviamente, è la guerriera più rappresentata. Ci sono anche le mollettine bianche da mettervi sul cranio. Con mia grande felicità, però, ho scoperto che l’adorabile e tormentatissima Sailor Saturn – che il cielo ci preservi dalla sua devastante collera – è una delle poche ad avere una gamma quasi completa di aggeggi da appendervi addosso. Mentre noialtri siamo qui a poltrire in vestaglia, là fuori c’è chi produce il corredino di monili di Sailor Saturn. Non so se mi spiego. Mai nella vita avrei pensato di trovarmi di fronte a una tale magnificenza. Grazie al cielo ho trent’anni e una tredicesima imminente.

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Ormai decisa a lasciarmi travolgere da quest’ondata di entusiasmo senza precedenti, saluto calorosamente le vostre carte di credito con un perentorio SILENCE GLAIVE, SURPRISE!
Ci vediamo domani con le prossime cretinate da aggiungere alla vostra letterina di Babbo Natale – e no, anche se mi piacerebbe, non saranno le cuffie di Sailor Moon. Insomma, perché accontentarsi di un iPhone, quando potete chiedere una falce galattica?

TEGAMINI – Amore del Cuore, finalmente andiamo in qualche capitale europea col bel tempo! A Berlino era dicembre. Ad Amsterdam era dicembre. A Oslo era dicembre. Adesso è giugno, capisci? Il caldino!
AMORE DEL CUORE – A Praga c’è l’alluvione.
TEGAMINI – Ah. Ma io ho già fatto i cerchietti sulla guida a tutte queste birrerie all’aperto in riva alla Moldava…
AMORE DEL CUORE – Facciamo così. Se esistono ancora ci andiamo.

Glu-glu. Ma non il glu-glu dei gargarozzi che inghiottono birra. Un glu-glu più di natura che sommerge.

Ma sto già facendo del disordine. Diamo una parvenza di senso a questa Praga-cronaca, informiamo e intratteniamo come si deve, diamine.

Il taxi dall’aeroporto all’albergo non lo volevamo prendere perché non ci sentivamo abbastanza autorevoli. Noi siamo giovani turisti, non abbiamo un soldo, il taxi è una cosa che non si considera e basta. Il taxi diventerà un’opzione quando guadagneremo il nostro primo milione. Ma poi, però, ti accorgi che a Praga i taxi costano quanto un giro sul Malpensa Express e allora ciao. Il nostro guida-guida ha insistito nel farsi chiamare Francesco e nel venirci a prendere sotto casa al ritorno, facendoci pure 15 euro di sconto. Quindi insomma, pigliate il taxi, uno degli AAA. E, in generale, mettetevi d’accordo prima su quello che vi faranno pagare, che il tassametro non esiste. Un po’ come la metropolitana. Ma dov’era, la metropolitana?
Comunque.
Come ogni volta che prenota qualcosa Amore del Cuore, siamo finiti in una camera d’albergo a forma di appartamento – ben più grande di casa nostra. E, a parte gli spettrali corridoi a mattonelle grigiobianche, la totale assenza di altri esseri umani e l’acqua che non diventava mai calda, noi ai Pushkin Aparments ci siamo stati anche bene – pagando (a testa) tre patate, una cipolla e due cavoli verza. Se volete emozionarvi tantissimo, ecco l’alcova dell’appartamento 12, dove io e Amore del Cuore abbiamo russato, asciugamani a forma di Mothman compresi.

Poi ci si svegliava e c’erano tutti dei tetti.


Che mangiare, se si arriva in città alle undici e passa di sera? Ma che sarà mai, ci siamo detti, andiamo a Praga, mica a Santiago de Compostela, che a quell’ora lì son già tutti a casa a dire dei rosari! E invece no, si mangia presto e pure i bar e i pub del centro ti cacciano verso mezzanotte. Grande Giove, l’inedia ci stroncherà! Ma poi, dietro casa, c’era un albergone – u Zlateho Stromu – coi tavolotti fuori e la cucina volenterosamente aperta 24 ore su 24. E ci siamo arenati lì, sbloccando il birra-counter della vacanza e dando delle sbirciatone al Ponte Carlo. In un momento di particolare euforia, temo anche di aver gridato un BELLA CARLO.


E finirei di parlare della serata fingendomi una guida Lonely Planet: “Concludete la giornata su una panchina priva di schienale a domandarvi come facciano tutti quanti a sopportare la Becherovka”.

***


Ciao, siamo le pastarellone del buongiorno.

Allora. Le previsioni del tempo davano pioggia torrenziale e 15 gradi di massima. E invece no, giungiamo in cima al castello scansando cinesi col parasole che si accasciano in preda alla calura. Io, bardata con pantalonazzo autunnale, stivale e golfino, simulo noncuranza… bestemmiando però gli dei del sudore nel profondo dell’anima.


Alle spalle di Tegamini, notiamo un gruppo di turisti sicuramente non soggetti alle restrizioni bagaglifere imposte da EasyJet. E magari anche dotati di una miglior fonte di informazioni in quanto a previsioni del tempo.


Monumento commemorativo. Quello accasciato con le stelle in testa è il turista che fa i gradini. Da qualche parte c’era una specie di skilift, ma siamo naturalmente votati al masochismo e ce ne siamo disinteressati.


Santi che trucidano draghi di fronte a splendide cattedralone dedicate ad altri santi che però di draghi non ne hanno mai visti. Propongo un “celebrity deathmatch” tra san Vito e san Giorgio. Il drago fa il mostro finale.


Se volete far finta di saper fare le foto, cercate dei gargoyle.

Il castello di Praga è una specie di città. C’è la cattedrale di san Vito, l’antico palazzo reale, la Torre delle Polveri, il Vicolo d’Oro, la basilica di san Giorgio. E tutto è bene e tutto è bello ed istruttivo, soprattutto se decidete di affrontare la grandiosità della storia e della cultura dopo un’immeritata pausa di riflessione sulla terrazza del Lobkowicz Palace Cafe. Non vi meritate di mangiare e bere ancora, ma infischiatevene. E se volete preservare l’integrità della vostra calotta cranica, sedetevi di fuori, ma ben appiccicati al muro. Noi si voleva splendideggiare nei pressi della balaustra ma dopo otto minuti eravamo squagliati. Più che altro, se proprio non vi preme star bene voi, fatelo almeno per la vostra birra.


Date retta alle scrittine FAVORITE. Sono FAVORITE perché se lo meritano.

Orbene. Dopo esservi opportunamente ristorati, visitate tutto il visitabile. Soffittoni! Vetrate! Papere nelle fontane! Imponenti baldacchini pieni di polvere! Santi! Martiri! Stemmazzi nobiliari! Armature stipate in ambienti claustrofobici! Armature con gagliardi parapalle! Mattonelle calpestate da Kafka! Cripte! Altari! Troni! Camere di tortura!

Gli intriganti e petaluti soffitti del salone principale del vecchio palazzo reale. Un salone di rara immensità dove, con tutta evidenza, si tenevano anche i campionati mondiali di pallacorda praghese, con tanto di tribune per il pubblico.

Un papero praghese, residente nel castello, con la papera sua moglie. Fermatevi almeno dieci minuti a osservare i due ciuffetti arricciati sulla coda del signor papero.


Ritrova anche tu la fede in mezzo alla cattedrale di San Vito. È l’effetto “Pilastri della terra”, poche storie.


Cuori per GESOO. E cacca a Satana.

Ciao, Alphonse Mucha. Non è che hai tempo di venirmi a disegnare una vetrata, sai, per la cattedrale. Ti assicuro, è un compito degnissimo e patriottico. E poi ci sono delle sante che sono anche meglio di Sarah Bernhardt, altroché Parigi. Ti ringrazio anticipatamente. Tuo, San Vito.

RRRROOOOOOOOOH! La formella del secolo.

Fingendosi devotissimo, Amore del Cuore si prostra al cospetto di un santo luccicante e sbadiglia a ripetizione per una dozzina di minuti.


San Vito è diventato San Vito perché è riuscito a far crescere le fette di pizza sugli alberi.


Ciao, cattedrale. Adesso andiamo a vagare nel Vicolo d’Oro.


Il magico artista-vetraio-intagliatore del Golden Vicolo. L’uomo che ci vede meglio da vicino di tutta la Repubblica Ceca.


Ve lo dirò. Non provando un particolare impulso feticistico nei confronti delle dimore di Franz Kafka, il Vicolo d’Oro mi ha messo una discreta ansia. È una via di mezzo tra Gardaland e la casa di Polly Pocket, ma con più bambini che corrono da tutte le parti e scale molto molto più strette. All’armeria, incagliati in un passaggio segreto insieme a una scolaresca tutta spintoni e cappellini rossi, pensavamo di darci la morte gettandoci su un’alabarda. Per fortuna, però, c’erano anche ovetti e pulcini.

Tanto per fuffare, vorrei anche raccontarvi che il castello di Praga è un must assoluto per farsi le foto dopo il matrimonio. Abbiamo incontrato ben tre coppie di assurdi sposoni novelli.
COPPIA UNO – sposo issa sposa sul parapetto dei giardini del castello (senza ringhiera né niente, così, freestyle) e la osserva mentre un corpulento fotografo le ordina di fare avanti e indietro sul benedetto muretto. Poi l’han fatta fermare, intimandole di dominare il panorama. All’inizio mi spiaceva per lei, ma poi le ho visto le scarpe. Aveva su quelle infami Mary Jane di GOMMA che van di moda tra la gente che vuole sudare tra un dito del piede e l’altro. Viola. Di plastica. AL TUO MATRIMONIO. Volevo caricare a testa bassa e gettarla giù dal muretto, ma Amore del Cuore mi ha fermata. In compenso, c’è questa foto che documenta tutto il mio funesto sdegno.


Zia, io avrò anche il bracciotto cicciardo da tennista-manovale, ma te ti sei sposata con delle scarpe di gomma viola. Chi sei, la cognata di Walter White? La gomma viola non è un’adorabile stravaganza, è un crimine contro l’umanità tutta. Che Anubi ti ghermisca!

COPPIA DUE – sposo e sposa danzano in mezzo a un altro giardino. C’è il fotografo che filma e delle buffe damigelle che si nascondono in mezzo ai cespugli. E sono pure bravi. L’unica roba inquietantissima è che gli sposi danzano serenamente senza musica.
COPPIA TRE – sposo e sposa, tutti bardati e senza manco un capello in disordine, si stravaccano su una gradinata a fare picci picci. Intorno a loro, il deserto. Niente paparazzi, niente invitati, un cavolo di nessuno. Fotografo invisibile? Momento di anarchia? Fuga romantica e tanti saluti ad amici e congiunti? Non lo sapremo mai, ma non c’era un’anima che se li filava.

Bene.
Esauriti i doveri culturali, siamo ruzzolati giù per la collina. Strada facendo, abbiamo visitato una farmacia e ci siamo aggiudicati una tonnellata di pastiglie per il mal di testa a due euro e dieci. Da grande importerò analgesici dalla Repubblica Ceca, si sappia. Stanchi come asini grigi e in piena crisi d’identità – numi, sono quattro ore che non ci sediamo al bar! – ci siamo accasciati in una piazzetta vicino alla nostra augusta dimora per riposare le stanche e dolentissime membra. Poi niente, dopo dieci minuti che eravamo lì è arrivato un giovane e paffuto tedescone vestito da coniglio rosa e mi ha chiesto se gli potevo smaltare le unghie.

Epic win, pingue tedescone. Mi ha detto che stava bevendo dalle 5 e mezza del mattino, ma l’ho comunque cazziato perché quello smalto lì non si stendeva bene per niente.
Per dovere di cronaca, devo anche dire che il primo addio al celibato degno di nota in cui ci siamo imbattuti poeva quasi quasi competere con quello del corpulento roditore germanico. A Malpensa c’era uno con l’aderentissimo costume (casco incluso) di Kimberly, la Power Ranger rosa… quella che tira con l’arco e grida PTERODATTILO! ogni cinque minuti. Kimberly e Coniglione Germanico, sposatevi tra di voi, il mondo già vi acclama.

E mentre noi ce la ridevamo, Noè continuava a lavorare all’arca.

Ma è ora di cena, è ora di cena!
In realtà volevamo andare in un altro posto, ma poi ci siamo arrivati davanti ed era un po’ lugubre. Un tragico sotterraneo con le sbarre alle finestre e l’intonaco vecchio di secoli. Ansia e sconforto. Che non so voi, ma quando vado in giro e sbaglio posto per mangiare mi indispettisco come mai al mondo. Per fortuna a sette metri c’era Lal Qila, un ristorante indiano che l’autorevole Trip Advisor riempie di complimenti. E basta, ci siamo fidati… facendo un gran bene. Ma buono. Buonissimo. E super didattico – e menomale, il menu era praticamente un Meridiano. Mi hanno pure fatto un pesce nel magico forno tandoori che non c’era scritto da nessuna parte, tanto per farmi sentire importante. E avevano un pianoforte disegnato sul soffitto, con le gambe e lo sgabellino che uscivano di sotto. Altroché Viktor&Rölf.


Vedi? Vedi? C’è un pianoforte incastrato nel soffitto!

Amore del Cuore, colmo di naan al formaggio e altre amenità, ha poi richiesto specificamente di visitare il Bukowski’s, meraviglioso baraccio nel quartiere più palloso di Praga. O noi non abbiamo capito la guida, o la guida dice delle tonanti corbellerie. “Il quartiere con la più alta densità di pub al mondo, accorrete!” Ma dove sono i pub? Non c’era un’anima in giro, tutti palazzoni belli e distinti. Uno aveva addirittura parcheggiato la Ferrari in strada, così, come se fosse una biciclettina. Il Bukowski ci ha salvato. Gente incastrata anche nei davanzali, fumo da tutte le parti, oscurità. Una meraviglia. Il barista – inquietante incrocio tra Sean Penn, uno scheletro di plastica da laboratorio e Braccio di Ferro (ma solo per il mento) – ha scodellato un OLDFESCION per Amore del Cuore senza battere ciglio. Purtroppo, eravamo seduti al bancone e non si poteva fare draping.

Amore del Cuore, quando è costretto a produrre un autoscatto, non riesce a generare anche un’espressione.  Insomma, è il Nicolas Cage degli autoscatti, ma amiamolo fortissimo lo stesso.

***

Cielo.
Questo post non finirà mai, ma qualcuno deve pur parlare dell’orologio astronomico! A un certo punto, mentre stramaledicevo MADRE al telefono non mi ricordo più neanche per cosa, ci siamo trovati in piazza sotto al venerabile segnatempo. E niente, mancava poco allo scoccare dell’ora successiva e ci siamo messi lì sotto insieme alle genti del mondo per vedere che diamine sarebbe accaduto in tutte quelle finestrelle.

Ecco. Per una volta vorrei mettere da parte il cinismo, perché con l’orologio astronomico di Praga sarebbe troppo facile. È un prodigio e basta. Si aprono le porticine e passano dei piccoli santi, lo scheletrino lì attaccato a destra muove la mascella e agita gli ossicini, i guerrierini si dimenano con le loro mini-spade e ci sono una miriade di acuti rintocchi. Poi c’è un tizio in cima alla torre che suona la trombetta, la folla lo applaude, lui saluta come una vera star e tante care cose, si va via contenti che neanche a Eurodisney dopo il mondo in miniatura. Fingiamo di essere onesti cittadini dell’antichità, immaginiamo per un attimo di essere dei bei campagnoli col un mulo al guinzaglio… ecco, l’orologio, lo scheletrino e il trombettiere ci scalderanno il cuore. Agita quegli ossicini, vispo scheletrino!

Rinfrancati dalla splendida esperienza – e sicurissimi di che ora fosse – ci siamo poi infilati nel negozio più bello del mondo, l’Art Decoratif. Riproduzioni di gioielli art-nouveau a destra e a sinistra. Ma strabilianti. Volute, foglie, ghirigori, pietre, LIANE, libellule, mosconi e lucertole. Facendo fare una fatica invereconda all’anzianerrima proprietaria, mi sono regalata l’Orchidea di Lalique. Insomma, pigliamoci una roba sola ma bella bella, invece di seimila baggianate e bottiglioni di assenzio farlocco.

Poi volevamo andare al museo ebraico, ma ci siamo spaventati quando abbiamo visto come si chiamava l’audioguida in tedesco.


Le magliette del golem però meritavano un casino.

In compenso, Amore del Cuore si è regalato un orologio russo degli anni Cinquanta. C’era questo mini-negozio – Old Clocks, Maiselova 16 – pieno di ciarpame e ticchettii e cucù a sorpresa. L’orologio di Amore del Cuore, in realtà, non abbiamo ancora capito molto bene se funziona o se siamo noi che continuiamo a fraintendere i meccanismi che ne governano il movimento. Nel dubbio, chiederemo l’aiuto dello scheletrino dell’orologio astronomico. Agita quegli ossicini, agitali!

Poi abbiamo visto passare un brezel gigante e non siamo più riusciti ad avanzare. Tavoloni di legno su un bel marciapiede di ciottolini e viva il Kolkolvna, che sarà pure una catena – il che ti fa subito sentire meno sofisticato -, ma ha tutto il mio ruspante rispetto. Cotolettazza, goulash, birrotti e pingue felicità.


Postura da gioioso insaccato e visibile sollievo da vecchia signora che finalmente trova un posto dove sedersi.

Nel tentativo di darci un contegno, abbiamo poi deciso di visitare il museo dell’eccelso Alphonse Mucha, strabiliante maestro dell’art-nouveau e disegnatore dei poster più memorabili di inizio Novecento. A vedere come la disegnava lui, la Sarah Bernhardt mi è sembrata divina sul serio. Il museo è piccolino ma fascinoso. Ci sono le riproduzioni dei lavori più famosi di Mucha – dai cartelloni per gli spettacoli teatrali di Parigi ai dipinti a olio -, le prove di stampa dei manifesti e i bozzetti a carboncino, mille studi per oggetti e arredamento LIBERTI e un tripudio di decorazioni. Ci sono i libri di favole che ha illustrato, allegorie delle stagioni e donne con capelli bellissimi da tutte le parti. E c’è pure un cinemino che proietta un documentario molto istruttivo sulla vita di Mucha – le seggiole scricchiolano, state immobili. E insomma, uscirete gridando VAFFANCULO MINIMALISMO e sarete molto contenti.

TEGAMINI – Amore del Cuore, ci manca Piazza Venceslao. Vorrai mica lasciar perdere piazza Venceslao.
AMORE DEL CUORE – Eccola, tò. È lassù, alla fine del vialone. Lungo lungo. In salita. Vuoi che andiamo?
TEGAMINI – Ah, è fin là. Allora no, anzi, col cazzo!
AMORE DEL CUORE – …fiume?
TEGAMINI – Fiume. E poi?
AMORE DEL CUORE – Eh. Vaghiamo.

E poi si è sparsa la voce che avevo portato stivali e collant grevi e si è messo a piovere tantissimo. Ma l’ultima sera è stata lo stesso molto frufru. E credo proprio che il Bar and Books, rifugio dal legno asciuttissimo, possa finire di diritto nella top-qualcosa dei miei posti preferiti al mondo. Se vi garba l’idea di andarvi a bere delle robe perfette in una biblioteca, piazzatevi lì e stateci. Ero così contenta che mi sono persino seduta con la schiena dritta. Non avevamo il monocolo, ma se lo chiedevamo alla super cameriera in inestimabile tubino rosso secondo me ce lo portava. Anzi, un monocolo ad Amore del Cuore e una tiara a me. Olivette, cosini croccanti, cristallo e gioia.


***

Ecco.
Avrei anche finito.
Resta il grande rammarico di non aver potuto mettere piede sul benedetto Ponte Carlo, presidiato giorno e notte da arcigni poliziotti che volevano salvarci dalla piena, e di non aver comprato il GAGGET definitivo: la felpona con su scritto PRAGUE DRINKING TEAM, accessorio che invidio da decenni a chiunque sia stato portato in gita a Praga al liceo, mentre io scarpinavo per l’ottava volta per Parigi e osservavo con costernazione il mio professore di scienze in lacrime di fronte alla ricostruzione del laboratorio di Lavoisier. Facciamo che il prossimo che va a Praga me la piglia, la sacra felpa. Ho la M. E mi va bene anche il colore più pacchiano. Tranne il giallo, dai. Il giallo no.

***

Per chi volesse andare in giro dentro a un Tegamini, adesso c’è anche la pregiata sezione Posti.