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Gli unicorni sono tutto.
Gli unicorni sono la gioia.
Gli unicorni squarciano l’oscurità e generano miracoli.
Diffidate di chi li disprezza e onorate chi li ama – utilizzando, possibilmente, del glitter molto luccicante.
Nel tentativo di affrontare al meglio l’età adulta (senza soccombere all’impellente desiderio di nascondermi a piangere sotto a un piumone) ho deciso di attorniarmi di unicorni. Possiedo indumenti tempestati di unicorni, pantofole a forma di unicorno, una tuta intera che dovrebbe – in teoria – trasformarmi in un unicorno parecchio credibile, cranietti di unicorno che fungono da auricolari e un serissimo UNICORNER da scrivania. Perché gli unicorni illuminano il cammino, ispirano la mente e favoriscono la produttività.
L’immotivata collezione – assemblata in maniera assolutamente non sistematica – si sta espandendo, anche grazie ai contributi di estemporanei benefattori. Si va dalle colleghe di Amore del Cuore – che mi donano magliette con unicorni floreali – a rispettabilissimi portali di e-commerce, tipo Troppotogo – che è appena balzato in cima alla classifica di chi si è maestosamente guadagnato la mia imperitura gratitudine.

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Vivete sotto a un sasso e non sapete che cos’è Troppotogo? Male – ma non malissimo. L’incresciosa lacuna è facilmente colmabile.

Troppotogo, in buona sostanza, vende tutto quello che vi verrebbe in mente di chiedere a Babbo Natale ora che avete trent’anni buoni.
È un ottimo luogo per scegliere regali (volete continuare ad essere i noiosoni che arrivano con una sciarpa beige o con lo Smartbox degli APERICENA? Peggio per voi, verrete presto banditi dal regno) o per compilare floride wishlist, nella speranza che – prima o poi – qualche regalo arrivi pure a voi. In caso di necessità, potete sempre andare su Troppotogo e compratevi da soli quel che vi pare: il catalogo è vasto e ricco di meraviglie – tra cui mille soluzioni per chi, giustamente, non riesce a contemplare una vita priva di unicorni.

Grazie a Troppotogo, il mio UNICORNER ha appena accolto due nuovi e benvenutissimi esemplari di ronzino incantato.
La lampada da tavolo a forma di unicorno.
La boccia di gin glitterato – ricavata da purissime lacrime di unicorno.

Ma procediamo con calma… cercando di non iperventilare.

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La mia lampada è rosa, ma nell’universo ne esistono anche di bianche. La mia è la versione più piccola, ma c’è anche l’unicorno da pavimento. Da spenta è bella. Da accesa scaccia il male, gli incubi e le creature delle tenebre – continuando comunque ad essere bella. Va a pile e non serve nutrirla con della biada magica. Tutto quello che occorre è un posto carino dove appoggiarla.
Studiatevela bene qui.

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Date le mie attuali condizioni, non posso diffondermi sul sapore, ma posso comunque venerare questa bottiglia di gin come una reliquia. Per quanto riguarda i sentori d’arancia e sciroppo d’acero mi fido (volentieri) di Troppotogo, mentre posso rassicurarvi in merito alla vorticosa presenza di lacrime argentate di unicorno (a scaglie).
Il possibile utilizzo di questa prodigiosa bottigliona è duplice. A) Stappatela, scolatevela e affrontate l’esistenza con rinnovato ottimismo. B) Tenetela lì, ammiratela e agitatela nei momenti di difficoltà. Comunque vada, sarà un successo.

Basta, vi ho fatto perdere anche troppo tempo.
Andate. E unicornatevi.

 

1930 milano

Scusatemi moltissimo, ma devo proprio principessare un po’. Avremo anche un Liberty al posto di una carrozza trainata da pavoni e unicorni, ma quando ci invitano a corte cerchiamo di fare del nostro meglio. In questo caso, poi, ero proprio l’ospite ideale. Mi raccomando, amici, niente riferimenti geografici o indicazioni stradali. Cioè, come se avessi il senso dell’orientamento. Ma magari. Sono ancora lì a fidarmi del sussidiario di terza elementare: il nord è dove c’è il muschio sulle piante. Comunque, in compagnia di un raggiante Amore del Cuore – che in queste occasioni si rallegra immensamente di questo mio hobby del blog -, siamo andati in visita guidata al 1930, secret bar dal fascino tendente a +infinito.

tegamini 1930

Il 1930 è un’invenzione strana, almeno per noi che siamo abituati a bere benzina in mezzo alla strada. Ispirato agli anni ruggenti del proibizionismo, il 1930 è uno speakeasy regolamentare. Per entrare ti devono conoscere, ci vuole la tessera, ci vuole la prenotazione e serve pure la parola d’ordine. Proprio come in quei mirabili posti clandestini dove la gente IEA si andava a bere qualcosa – agitando abiti con le frange e, in caso dei maschietti, calcandosi ben bene il cappello sulle sopracciglia – senza preoccuparsi di essere arrestata con malgrazia. La cosa mirabile è che è tutto super nascosto. C’è un negozio di facciata, in pratica. FBI protezione testimoni milanesi. Voi entrate in questa specie di minuscola rosticceria tristissima e scalognata e, magimagia, dietro a una porticina c’è il 1930. Pure il sito vi butta un casino di fumo negli occhi… và, www.1930.sh. SHHHH, capito? Involtini primavera e omertà. Voi aggeggiateci un po’ però, con quel sito lì, perché ci sono dei barbatrucchi. Non posso dire di più, se no mi gettano nel fiume con una pietra al collo e gli stivali di cemento. Sappiate comunque che, soprattutto se avete l’amante, dovete trovare il modo di farvi ricevere, perché lì non vi trova neanche la Signora in Giallo. Ma neanche se morite al bancone.

Una volta dentro, vi sembrerà un po’ una piccola macchina del tempo. Ci sono i tavoli tondi da poker, gentiluomini che suonano strumenti musicali, luci soffuse, macchine da scrivere romanticamente arrugginite e poltroncine imbottite. Un frac, datemi un frac. Mi hanno anche detto che nel sotterraneo vive un fantasma che si diverte a scompigliare le fiammelle delle candele, ma forse accade solo dopo qualche bicchiere. Dietro al bar, poi, ci sono due alchimisti. Arrostiscono cose. SCECHERANO liquidi con movenze ignote ai più. Si rimproverano a vicenda perché c’è da fare la crema pasticciera fresca, che quella già pronta è lì da ben due inaccettabili minuti. Mescolano liquori inestimabili con sciroppi fatti in casa. Maneggiano tuorli d’uovo. Ad un certo punto hanno affumicato un cocktail. Non so che cocktail era, ma hanno preso una specie di cupola di vetro, l’hanno messa sopra al bicchiere e l’hanno riempita di un fumo aromatico che più coreografico non si poteva. Ciao, allora. Ciao.
La lista dei cocktail è stagionale e funziona a romanzo a puntate. Vi portano proprio un libricino. All’inizio ci sono le cose che potete bere – anzi, le cose che potete bere oltre all’universo di drink che potete chiedere – e poi c’è un racconto da leggere. Spie con l’impermeabile, signore col rossetto che non sbava mai e compagnia cantante. Qualsiasi cosa accada, quello che vi arriverà sarà prelibato e di un’avvenenza imbarazzante.

lista 1930 tegamini

Niente.
Vi ci porterei tutti in braccio per fare una bella partita a canasta, vi vorrei salvare dalle orrende bettole che tutti quanti frequentiamo, ma non aprono manco a me, se ci torno. Quindi niente. Per il momento vivo del felice ricordo dei due meravigliosi drink che mi sono bevuta alla salute di chi ci vuole male. E mantengo il segreto, come mi è stato ordinato. Se un giorno, finalmente, le mie nobili origini verranno riconosciute, luciderò le perle e prenoterò un tavolo – piccolo – anche per voi. Nel frattempo, ringrazio il 1930 per la bella serata. Amore del Cuore è ancora oltremodo commosso. E io continuo ad essere felicissima per tutte queste strane avventure.
A presto, spero.

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bombay sapphire ultimate gin e tonic experience

Ho deciso che sulle meraviglie di Venezia farò ben due post due. Uno sulla mirabile avventura a bordo di una bottiglia di Bombay Sapphire (con tanto di lezione di gin-tonic e performance artistiche a due centimetri dai miei alluci), e l’altro su Venezia come posto fascinoso e terrificante. Perché quando non hai il senso dell’orientamento, Venezia può anche ucciderti. Soprattutto quando c’è il Carnevale.
Inizierei dall’argomento gin-tonic, se non vi dispiace… che si sa, ne parlo già tantissimo di mio (intanto che ci siamo: grazie a tutti i prodi che, periodicamente, mi ricordano di mettere i ghiaccetti in freezer), figurati cosa posso tirare fuori quando mi capita una roba che si chiama The ULTIMATE Gin&Tonic Experience. ULTIMATE, come il mostro definitivo di fine livello.
Come reagire, dunque?

A. Prendere un valigino. Riempire il valigino di lustrini.

B. Balzare su un treno in direzione Venezia S. Lucia.

Sul treno ero un po’ intimorita perché tutti gli altri che venivano a fare festa al Bombay Sapphire erano giornalisti. E io, no. Io ho un blog che si chiama Tegamini. Ah-ah-ah, no, non parla di cucina, tutto tranne quello. Piacere, piacere. Tranquilli, non fate caso a me. Sto qui nel mio cantuccio. Però scusate, perché avete tutti dei valigini più piccoli del mio?
I giornalisti liofilizzano gli abiti e le scarpe. Non so come facciano, ma è così.
Poi, però, abbiamo fatto amicizia. Ci siamo anche scambiati delle maschere piene di piume. Non sono affatto minacciosi, i giornalisti, dopo un paio di bicchieri. O dopo che un taxista veneziano super spiccio ti ingiunge di salire sulla sua barchetta, te e tutti i tuoi valigini. Nessuno è salito con grazia, perché la laguna incute rispetto.

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Comunque. Mi sono messa tutta bella composta vicino a un bancone pieno zeppo di bottiglie color zaffiro (pietra amatissima dalla regina Vittoria che, meraviglia delle meraviglie, appare in tutto il suo arcigno e corpulento splendore anche sull’etichetta del benamato Bombay) e ho degustato, ascoltato e gioito dell’altrui capacità di produrre robe buone da bere.
Ho imparato moltissime cose. E la mia naturale predisposizione al gin-tonic ha finalmente trovato una valvola di sfogo piena di immaginazione. Perché uno pensa che il gin sia una roba relativamente poco complicata, ma non è vero niente. I bicchieracci dei posti dove andiamo noi mica si chiamano bicchieri-Swimming-Pool. E non c’è da inorridire, quando ti mettono tanto ghiaccio, anzi. Non è perché sono tirchi, taccagni, braccini corti e spilorcioni: un cocktail fatto bene ha bisogno di un sacco di ghiaccio, perché se ce n’è parecchio non si verificano squagliamenti e quello che ti bevi rimane uguale dall’inizio alla fine. E segnatevelo, se dovete fare una festa chic: in una serata con della gente allegra che si beve 2-3 cocktail a testa, serve un chilo di ghiaccio a persona. E noi lì, coi sacchettini di plastica. Prendete un piccone e trascinatevi in casa un iceberg.

A parte i rudimenti dell’arte COCTEILISTICA, ho anche appreso innumerevoli utili nozioni sulla composizione del vivace Bombay Sapphire, che è il gin che ti vai a comprare quando non vuoi fare la figura dei cavapietre e che ti fa anche un po’ gridare perché io valgo! quando te lo passano alla cassa. Perché è più buono, ma anche da prima che mi facessero sedere al bar del Bauer di Venezia. Tutta la bontà accade – con nostra grande soddisfazione – perché nel Bombay prosperano aromi e ingredienti di impareggiabile stranezza. Io ho i miei colleghi tra loro maritati, in ufficio, che ogni tanto saltano su con affermazioni tipo “Cielo, è finito il sale rosa dell’Himalaya! Periremo!” oppure “L’altra sera abbiamo messo sulla pasta questa varietà di cardamomo biforcuto che cresce solo tra gli zoccoli pelosi di un particolare ruminante sputacchione della cordigliera andina, il fafnirpal”. Ecco, ora so come vendicarmi. Perché il Bombay Sapphire, senti un po’, contiene i seguenti dieci aromi (gli aromi, in Bombayese, si chiamano botanicals… e io li ho visti con questi occhi, dopo aver controllato sull’atlante illustrato dove li vanno a prendere): mandorle amare e limoni dalla Spagna, liquirizia dalla remota Cina, bacche di ginepro e radice di iris dall’Italia, radici di angelica dalla Sassonia, coriandolo dal Marocco, corteccia di cassia indocinese, grani di pepe Cubebe dell’isola di Giava e Grandi del Paradiso dell’Africa Occidentale.
Cheers e tanti saluti al fafnirpal.

tegamini bombay sapphire bancone

Visto che ho la faccia di tolla tipica dei bambini molto piccoli, poi, mi sono offerta volontaria per un esperimento da vera barlady. Con la supervisione del pazientissimo mastro-Bombay, ho preparato il gin-tonic preferito della regina Vittoria con una perizia da neurochirurgo. Faccio un gin-tonic, ma sembro una che si sta laureando in ingegneria biomedica. Ridete pure, ma bisogna mescolarlo da sotto in su, con un bel movimento rotondo, vigoroso ma delicato. C’è anche un video, che esiste solo perché ho assaggiato tutti e venti i cocktail della degustazione…

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Per chi volesse farsi una cultura e per i vostri amici che ancora ritengono che il gin-tonic sia noioso e del tutto privo di IMAGINATION – tema della goduriosa serata – qua ci sono i cocktail che si sono inventati per noi con gli ingredientini e i nomi belli, così potete prepararveli anche per i fatti vostri e innalzare di una tacca la felicità media del mondo. E’ un agile PDF, che fa anche un casino arredamento. E non ci crederete mai, ma il gin-tonic alla camomilla ha un suo perché.

E poi?
No, perché mica è finita.
Dopo aver presidiato il bancone in dorata solitudine e tranquillità, il bar si è riempito di variopinti personaggi che volevano vedere della seria live-arte. C’era un pianoforte con Giovanni Guidi – che è un giovane prodigio galattico del nu-jazz – che suonava, improvvisando per delle mezz’ore… il cielo solo sa come. Giovanni Guidi deve avere un cervello grosso il doppio del nostro, o ce l’ha uguale a noi ma la densità dei suoi neuroni è dieci volte maggiore. E c’era una grossa lavagnona nera con Letman – che è un calligrafo olandese che mi ha pure tollerata per tutta la cena mentre mi facevo i fatti suoi, tipo “ma i muri di casa tua, poi, hai deciso di dipingerli da solo o li lasci così?” – che disegnava, scriveva e artistava a ritmo di piano. Tre sonate improvvisate e tre lavagnate, son venute fuori. E io ero molto emozionata, perché dev’essere di una difficoltà estrema farsi venire in mente il modo di riempire una roba di tre metri per due con della gente piena di piume di carnevale che ti fissa con immensa curiosità.

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Una gioia.
Alla fine, ancora discretamente salda sulle gambe, sono tornata nella mia stanza e ho preso una gran paura perché c’era la televisione che andava e le lampade accese in una maniera molto coreografica. E mi avevano anche scostato l’angolo del lenzuolo e risistemato tutti i vestiti. E avevo le pantofole messe su un tappetino vicino al letto. LA CAMERIERA PETRA ESISTE VERAMENTE. E chi lo sospettava. Visto che Amore del Cuore non aveva mie notizie dalle ore 17, poi, mi sono baldanzosamente diretta nello spazioso bagno marmoreo per inviargli una testimonianza della mia buona salute, maschera da giullare e tutto.

 

Indipendentemente dalla maschera, mi sento sempre Batman. #bombayandtonic

Una foto pubblicata da Francesca Crescentini (@tegamini) in data:

 

La risposta di Amore del Cuore è stata “METTI VIA QUELLE TETTE”.
E io le ho messe nel pigiama.
E ho messo il resto di me nel letto, sempre dentro al pigiama.
Buonanotte a Venezia. Buonanotte e molte grazie a Bombay Sapphire, che ha assecondato con impareggiabile gentilezza la grossa principessa curiosa che e in me. Buonanotte anche a Giovanni Guidi e a Letman, che spero abbiano fatto sognoni d’oro, dopo tutta quella performance complicata. E buonanotte ai giornalisti, che prendevano tutto con estrema naturalezza e tranquillità… mentre io sembravo un’orfanella di Dickens entusiasta dell’acqua calda che esce dal rubinetto.

E’ stato avventurosissimo, allegro e immensamente spassoso.
Grazie per l’accoglienza, le materne premure, le sorprese e le scoperte.
Se mi abituo è un casino, anche questa volta.

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Per chi si forse perso l’imprevedibile antefatto, c’è addirittura un post di pura esultanza che si chiama Charlie e la fabbrica del Martini. Per gli altri che magari non hanno voglia di risalire alle origini del mondo, sarà sufficiente sapere che il 19 settembre avevo una cena al circolo bocciofilo Caccialanza, ma poi non ci sono andata perché Vanity Fair ha deciso di donarmi un invito per il festone totale dei 150 anni della Martini, a Villa Erba sul lago di Como. Cenerentola può lucidarmi le scarpette quando le pare.

Ebbene, che diamine sarà mai accaduto?
Com’era, chi c’era, cos’è successo?
Che cosa ci abbiamo capito?
Ma soprattutto, saremo riusciti a mimetizzarci con dignità?

Benvenuti alle avventure dei Tegamini del Cuore al SUPREMO party-Martini. Ci tenevo a dirlo subito, che è stato supremo.

***

Il tutto è cominciato con noi che trascinavamo i valigini fino all’albergo. Con nostra grande sorpresa, all’albergo c’era della gente che festeggiava un matrimonio. Alle cinque di un giovedì pomeriggio. Con uno scaldapubblico chiaramente prelevato di peso da un villaggio turistico e portato lì sulle maestose pendici del lago di Como a gridare a squarciagola OLLELLE’-OLLALLA’, FACCELA VEDE’-FACCELA TOCCA’. Io ero là, col mio lapin nella custodia-sacco-da-morto e i riccioli appena fatti che non sapevo bene che cosa dire. Per fortuna, una madamigella ci ha accolti calorosamente, sospingendoci nell’ascensore fino alla nostra cameretta. E nella cameretta c’erano dei doni. E già ti senti spaventosamente figo, se non fai in tempo a levarti le scarpe che già ti hanno regalato qualcosa.

Che poi è incredibile, quanto poco tempo ci vuole a prepararsi se non abiti insieme a un gatto. Alle sette e dieci precise precise eravamo giù, tutti pieni di brillantini (io) e di farfallini (Amore del Cuore). Sulla sbodenfia terrazza dell’albergo faceva già un freddo povero, ma ero troppo contenta per ammetterlo. O meglio, contavo con tutte le mie forze sull’effetto-Capodanno: due bicchieri e tutti fuori in canottiera, anche se infuria la tormenta.
Ora, vorrei ribadire all’universo che non sono una persona fotogenica. Non solo non sono fotogenica, ma non dispongo nemmeno di un fidanzato particolarmente interessato a fotografarmi con un po’ di sensibilità e accortezza. Amore del Cuore ha moltissime ottime qualità, ma di farmi le foto non gliene frega una beata mazza. E quando me le fa è perché lo obbligo, quindi ne sforna sei di fila a caso (piedi tagliati, sfocamenti, luci che inghiottono teste e arti) e ciao. Quindi, insomma, faremo con quello che c’è e con la limitata fotogenicità che la natura mi ha concesso. A me e basta, ovviamente, perché lui è bello anche quando sbatte il mignolino in uno spigolo.


Tegamini in Vivienne Westwood Anglomania (Halton dress + Melissa pumps) and vintage MADRE clutch.
Credits: Amore del Cuore for Getty Images.
E questa, tanto per farvi capire, è la foto dell’AUTFIT più chiara che ho.

Poi è arrivato un pullman gigante e siamo partiti. Memori delle gite delle superiori, ci siamo messi in fondo. Anche perché eravamo molto imbarazzati e non ci è venuto da fraternizzare con l’altra gente che era tutta affiatatissima e batti un cinque, ciao grandissimo e col cavolo che alle 9 e mezza domani mattina vado a vedere Blumarine. Ecco, spaventati ma baldanzosi (e con mezzo colletto fuori), abbiamo deciso di immortalare il momento con un video inutile ma dolce. O almeno credo.

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Villa Erba è un luogo favolosamente meraviglioso. C’era tutta questa super passerella scarlatta con le macchine da corsa, le luci, dei rampicanti ordinatissimi, la gente che ti rincorreva lateralmente sul lato per capire se eri famoso per davvero o se ti eri soltanto vestito abbastanza bene da suscitare il sospetto, ghiaietta perfettamente calpestabile, il tramonto rosa-pesca, insomma, arrivavi ed eri già contento di stare al mondo.

All’ingresso, sotto a un milione di bolle di cristallo che penzolavano dal soffitto, dei gentili signori ci hanno graziosamente cacciato in mano un bicchiere di RUAIAL e niente, l’abbiamo considerato come un “bene, giovani, andate con Dio. Qui davanti c’è la sala con il pianoforte e le luci interessanti, laggiù c’è il salotto con gli specchi, ai lati ci sono i bar. A destra c’è il bar simil-metropoli-sfarzosa, mentre a sinistra c’è il bar da Don Draper con le poltrone di pelle e il caminetto. Uscite in terrazza, mi raccomando. Vedrete bene il palcoscenico galleggiante, l’orchestra e i giardini. Abbiamo fatto in modo che, da qualunque punto della villa, la distanza tra voi e un barman campione del mondo nella categoria Cocktail Spettacolari sia al massimo di sei metri. Buon divertimento”.
Cheers, buon uomo.

Se volete vedervi delle foto serie della LOCHESCION, c’è anche l’album di Martini, visto che è praticamente impossibile maneggiare un attrezzo in grado di immortalare l’ambiente con una maledetta POSCETT in una mano e un bicchiere nell’altra. Ad un certo punto abbiamo scoperto un sontuoso buffet e non mi sono potuta alimentare degnamente perché avevo finito gli arti. Escludendo categoricamente di potermi privare del bicchiere, avrei anche gettato la borsa nel lago, se solo non fosse stata una borsa appartenuta a MADRE, in un lontano passato di cui poco so e ancor meno voglio sapere. “Amore del Cuore, prendi un po’ di grana, te ne prego, mi farei un piattino, ma con che cosa lo tengo! Il barman di Don Draper ci ha messo dieci minuti a prepararmi questa divina bevanda, non posso mica piantarla lì, sarebbe offensivo, non siamo mica in Colonne!”

 

Grazie al cielo, però, qualche genio del party-planning ha pensato anche alla gente come me. Gente non mangia in piedi, gente che s’impiccia ai buffet e che ha l’atavico bisogno di appoggiare i propri oggetti su altri oggetti. Così, felici come pasticcini, ci siamo seduti sotto a questi alberi giganteschi sopra a dei cubi rossi fosforescenti – che secondo me volevano essere grossi ghiaccetti – e abbiamo atteso fiduciosamente l’arrivo di un gentile signore con dei regali garganelli ai gamberi, noi e il nostro piattino.

E mentre lottavamo con la borsetta e ci divertivamo sotto agli alberi tutti illuminati, c’era l’Orchestra Italiana del Cinema che suonava le colonnone sonore arroganti e, dentro la villa, c’era anche un uomo dietro a una tenda (contrassegnata da un cartello con un grosso “?”) che preparava bastoncioni di zucchero filato ai coraggiosi che osavano avventurarsi nell’ignoto. Il perché fosse dietro a una tenda non mi è chiaro, ma credo si sia fatto delle gran risate.

TEGAMINI – Zucchero Filato Man, are you ok? Here, all alone…
ZFM – I’m good, I’m good. Don’t worry.
TEGAMINI – Ok, then. We’ll be back, so you don’t get lonely.
ZFM – Thanks guys, see you later!

Ma il dialogo definitivo l’ha prodotto Amore del Cuore. Prima, però, c’è stato l’adorabile LAIV di Lily Allen, che ha fatto qualche canzone fluttuando su un assurdo palco galleggiante delle meraviglie scusandosi moltissimo perché “I’ve got a chest infection and tonight my voice is horrible”. Mica vero, madamigella Lily, io ero contentissima. E nei pressi del divanone-terrazzato dove avevo preso la residenza cantavo solo io. O forse non bisogna cantare, quando si è ricchi e famosi e si va a una festa? Temo non lo scopriremo mai. Comunque, poi è successo tutto un brindisi generale con Federico Russo che incitava ad agitare per aria i calici insieme ad amministratori delegati e fondatori della Bacardi. Voi non lo sapete, ma Mr Bacardi esiste davvero. E’ un pacioso signore di nome Facundo Bacardi, uno che al lavoro credo abbia la seguente mail: MRBACARDI@BACARDI.WORLD.
Ma cosa stavamo dicendo… il dialogo vincitore della serata è stato quello tra Amore del Cuore e Joseph Fiennes.

TEGAMINI – Amore del Cuore! Guarda che quello lì che hai davanti, seduto sul tavolino, quello lì secondo me è Joseph Fiennes.
AMORE DEL CUORE – Ma va là.
TEGAMINI – E’ lui, è lui! Quello del Nemico alle porte! Quello mega geloso di Vasilij Zajcev perché Zajcev si trombava Rachel Weisz, quella della Mummia, e lui no. Ha fatto anche Shakespeare in Love! E’ più bello adesso, però… sì, sì, è lui.
AMORE DEL CUORE – E chiediglielo, no?
TEGAMINI – L’ultima volta che ho parlato con una celebrity è stato terribile. Ho chiesto a Jonathan Franzen se gli potevo fare una foto, così la twittavamo con l’account della casa editrice. Ho parlato di Twitter. A Franzen.
AMORE DEL CUORE – Cristo!
(Tegamini si volta un secondo per soffiarsi rumorosamente il naso in un volgare fazzoletto di carta. Quando si ricompone, la scena è la seguente):
AMORE DEL CUORE – Excuse me, are you an actor?
JOSEPH FIENNES – Yes.
AMORE DEL CUORE – You played against Jude Law in The Enemy At the Gates, right?
JOSEPH FIENNES – Yes.
AMORE DEL CUORE – Because I didn’t think it was you, but my girlfriend was sure.
JOSEPH FIENNES – She won.
TEGAMINI – Awesome! …sorry if we bothered you, have a good night.
AMORE DEL CUORE – Sono stato bravissimo!
TEGAMINI – Grazie al cielo. Ora possiamo dire di non aver visto soltanto Melissa Satta, di famosi.

Ecco, questo qui vestito come un pistacchio gigante è Mark Ronson. Che io scusate molto ma non sapevo chi era (e anche adesso non ho proprio le idee chiarissime). Comunque, Mark Ronson ci ha fatto ballare. E noi abbiamo danzato al meglio delle nostre capacità, in mezzo a gioconi di luce super strabilianti e lampeggiosi. Per la contentezza mi sono scelleratamente tolta le mollette dai capelli trasformandomi in un incrocio tra Jem e Chewbacca.

E poi?
E poi è arrivata la carrozza per portarci a nanna, prima che ci trasformassimo in zucche lì davanti a tutti. Io il red carpet l’ho fatto alla fine, con le luci un po’ spente e manco più un cane a dirmi dove dovevo andare. Mi sembrava più appropriato. Avessi avuto un panino con la coppa l’avrei incluso nello storico ritratto. E’ stato mirabile, e anche davvero surreale. Gente che ti apre la porta quando vai in bagno e rimane lì fuori per sincerarsi che nulla di male ti stia capitando. Cubetti di ghiaccio che non sono cubetti di ghiaccio, sono ICEBERG picconati via da blocchi di ghiaccio ancora più grossi, tutti accatastati in giro. Bicchieri che, ve lo giuro, pesano sette etti. Gente con lo strascico. Gente che si scusa perché il UISCHI che sta per versare nel tuo cocktail è invecchiato solo 14 anni e non 18 perché quello da 18 è finito. Persone incapaci di avere male ai piedi. Io non ci sono mica abituata, ai comitati di benvenuto che mi salutano con calore ogni volta che entro in una stanza. E quando chiedevo un ROYALE mi veniva voglia di dire “un RUAIAL CON FROMASG, grazie”. Però, dalla faccia fluttuante e felicemente smarrita che sono riuscita a fare qua sotto (un’altra grande prova fotografica per Amore del Cuore), secondo me mi sono divertita sul serio.

Grazie, allora.
Grazie a Martini per l’ospitalità e per il corso accelerato di sfarzo. E grazie a Vanity Fair per avermici mandato senza un perché.
Ma soprattutto, gloria e onore allo Zucchero Filato Man! Solitario e indomito! Brinderemo a te coi bicchierazzi che ci hanno regalato… e non ti dimenticheremo mai.

***

Bonus-track
Tegamini feat.MADRE

TEGAMINI – Eh, stasera vado alla festa.
MADRE – Mi raccomando, NON BERE!
TEGAMINI – MADRE, ma di cosa stiamo parlando. Vado alla festa del Martini, non vado mica a un compleanno di quinta elementare! Mi cacciano fuori, se non bevo niente.
MADRE – NON BERE!
TEGAMINI – Berrò responsabilmente. Per onorare l’ospitalità che mi verrà dimostrata. Perché sono educata. Perché sei tu che mi hai cresciuta così, posata e a modo.
MADRE – …smettila di prendermi per il culo. E stai attenta, con la mia borsetta.

 

***

Quel che è chiaro a molti è che non conviene offrirmi da bere. Offrirmi da bere è un investimento – ovviamente ripagato da momenti di straordinario spasso -, ma è pur sempre una mossa coraggiosa e intrepida. Non tutti possono ambire a un tale impegno di risorse e tempo, giorni feriali inclusi, non tutti scelgono consapevolmente di rompere il porcellino coi risparmi di una vita e invitarmi all’aperitivo. Ma poi, magicamente, succede che qualcuno tenti l’impresa. Ieri, per dire, i prodi di Fernandito hanno deciso che se la sentivano… e mi hanno mandato un pacco-dono per collaudare una bevanda festosa. E, visto che MADRE mi ha ben educata, non posso di certo non ringraziare, anche perchè abbiamo allegramente gradito.
Valà, che paccozzo:

Non so bene che cosa sia, la benedetta mezcla, ma non ci siamo formalizzati. Anzi, Amore del Cuore – altro noto astemio -, ha quasi rovinato la coreografia.

AMORE DEL CUORE – …ma l’hai già fatta la foto? No, perchè, insomma, l’ho bevuto praticamente tutto… lascia un bel freschino in gola.

***

Ecco, grazie del regalo, cari Fernanditi. E cin-cin-pepperepé. E la bottiglina, attenzione, l’abbiamo messa nel vaso dei tappi che ci piace ricordare con affetto. Le mignon sono tanto carine.