Collaborazioni

Di gatti, case e futuri possibili

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Da Ottone ho appreso che è lecito ronfare sonoramente in orario d’ufficio e che si può continuare a giocare anche da “grandi”. Ho scoperto il grande conforto che deriva dalla presenza costante e che determinati apparati articolari permettono di leccarsi con agio il retro-ginocchio. Ho appreso che si può perdere pelo all’infinito senza subire visibili cambiamenti volumetrici e che l’età conferisce davvero una certa saggezza olimpica.
Per quanto gradirei poter trascorrere i pomeriggi infrasettimanali a sonnecchiare con Ottone, non tutte le prodezze strutturali che rendono l’esistenza di un felino più che degna di essere vissuta sono direttamente applicabili al mio tran tran umano, ma già il fatto che Ottone se la dorma mentre lavoro – per esempio – mi fa intravedere un universo di serenità meno inaccessibile. Lo invidio un casino, ma è una forma sana d’invidia. Sono contenta per lui, mettiamola così.

Un felino sempre pronto a schernire la produttività umana.

Ottone è arrivato un paio di mesi dopo l’insediamento nella nostra prima casa “da coppia”. Per tutta l’infanzia e l’adolescenza mi è stato detto e ripetuto che prendere un gatto era qualcosa di assolutamente fuori discussione, un fardello inaffrontabile di cui era inconcepibile farsi carico. La mia famiglia originaria tende al pessimismo cosmico, lo so. Anche la più lieve alterazione allo status quo viene innanzitutto percepita come una rottura di scatole e un orrendo salto nell’ignoto. L’opzione “potrebbe anche andar bene” non è contemplata e io, a lungo andare, ho assimilato molti ostacoli che ci creavamo da soli come ostacoli reali, prodotti dal destino e piazzati qua e là sulla nostra strada per impedirci in toto di imboccare una certa direzione.

M’è parso molto appropriato ricevere una scatola a forma di casetta, devo dire.

Credo sia per questo, in modo particolare, che ho trovato così stupefacente quel “ma che dici, ci prendiamo un gatto?” di nove anni fa. Eravamo in mezzo alle sporte blu dell’Ikea, agli scatoloni ancora mezzi pieni e alle salviette spaiate ereditate dalle nostre rispettive nonne. Sopravvivevamo come entità autosufficienti in due città diverse già da un pezzo, ma andare a vivere insieme è per definizione un esperimento e un tentativo che presenta delle incognite, per quanto ponderata sia la decisione di provarci. A me pareva già di partire da certezze assai solide, ma tanto di quello che di bello è accaduto negli anni successivi nasce proprio da lì, dall’idea che le cose siano innanzitutto fattibili e che se ci sarà qualche difficoltà la si potrà affrontare.
Insomma, è arrivato un Ottone da coccolare e da veder correre su e giù per un soppalco – anche alle tre del mattino -, ma con lui è arrivata un’idea di possibilità per me del tutto nuova. È arrivato un Ottone, ma è come se fosse arrivato un “io e te, insieme, ce la caveremo sempre” a forma di gatto, è un arrivato “si può fare, non pensare mai il contrario”.

Ma lasciami cenare senza tutte queste smancerie, donna.

A me non pare che le zampe di Ottone si siano allungate molto, dal 2012 a oggi. È rimasto il felino ad assetto ribassato e pelame poderoso che abbiamo portato in metropolitana in un trasportino imbottito di salviettoni – pure quelli dismessi dalle rispettive case al mare. Con la biancheria domestica avevamo evidentemente dei problemi, ma un problema che non ci ha mai afflitti è l’incapacità di immaginarci pronti ad accogliere il nuovo e a sostenere i reciproci “proviamo”. Ottone è ancora qua e perseveriamo nel continuare ad accompagnarci alla sua augusta presenza – con un membro aggiuntivo della squadra, pure – e mi rendo conto di volergli bene perché è oggettivamente pacioso, adorabile e rassicurante, ma forse amiamo prenderci cura di lui anche perché ci ricorda quotidianamente uno slancio di fiducia e l’impegno reciproco che una decisione così importante comporta. Anche se mi russi sulla tastiera, Ottone. Anche se per diversi anni ci hai artigliato il cranio nel cuore della notte. Anche se mi hai demolito innumerevoli oggetti, compresa una boccetta di smalto verde bosco sulle piastrelle bianche. Sempre avrai il mio affetto, cuscino miagolante, perché quando più serviva mi hai fatto sentire capace di occuparmi del futuro.

 

***

Grazie a Royal Canin® per avermi fatto ritrovare un bel ricordo – e per avermi dato un ottimo motivo per raccontarlo qua. Non so bene quanti sensi siano materialmente coinvolti nella rievocazione di un ricordo, ma Ottone von Assaggiatore conferma che la nuova gamma Royal Canin® SENSORY™ stimola con successo l’olfatto – che è un po’ il superpotere dei gatti – grazie a un particolare profilo aromatico, il gusto – grazie all’umami ben percepibile dalle papille feline – e la piacevolezza alla masticazione – grazie alle consistenze diverse degli straccetti dal “taglio naturale” in salsa e in gelatina. Insomma, una gamma di alimenti umidi completi studiati per offrire un’esperienza sensoriale alle nostre creature foffolose e contribuire al loro benessere generale giorno dopo giorno. 

Per esplorare la gamma completa, date un occhio qua: Royal Canin® SENSORY™.

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