Cinema & TV

Grazie, Peppa Pig

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Nella vita è inevitabile raccontarsi un po’ di menzogne.

No, davvero – non ho più fame.
Vuoi andare a farti un weekend a Cracovia coi tuoi amici? Ma certo, non c’è problema.
Guarda, cinque minuti e sono lì.
I baffi? Non li ho mica, figuriamoci.
Non ti alzare, faccio io.

Alle palle che sfoderiamo nel quotidiano (e che ci aiutano a risultare meno insopportabili al resto del mondo) si accompagnano anche le baggianate programmatiche che sforniamo per le faccende più importanti – tipo l’educazione e la crescita di una prole garbata, vergognosamente intelligente e profondamente empatica.
E la cosa interessante è che finiamo per crederci veramente.

Ah, io a Cesare farò vedere solo i documentari della BBC, Rai Storia, Ian McKellen che recita Shakespeare e film polacchi d’autore. E per non più di dodici minuti al giorno – che si sa, la tv è il male e Mozart mica ce l’aveva… e non si può certo dire che fosse un bambino imbecille.
Ecco.

Il problema, però, è vasto e ramificato. E ad un certo punto, mentre intrattieni tuo figlio sul tappeto con giocattoli in legno dal dirompente potere pedagogico, ti accorgi che devi fare la cacca. O che hai il bucato da stendere. Il lavandino pieno di piatti da scagliare in lavastoviglie. Il gatto da nutrire. Il letto da rifare. Dei panni da piegare. Ventisette mail a cui rispondere. I capelli da lavare. Delle verdure da bollire.
Potresti sbrigare tutte queste utilissime faccende ancorandoti addosso un infante di undici chili per mezzo di un marsupio o di una fascia (magari la doccia no, ecco), va bene, ma ormai hai la schiena rotta e le clavicole incrinate e, in tutta sincerità, non ti va. E il tuo infante neanche ci vuole stare addosso a te mentre carichi una lavastoviglie.
Che fare, dunque?

Box. Giochi. Planet Earth su Netflix – nello specifico, la puntata con il giovane guerriero della Mongolia meridionale che si arrampica su uno sperone roccioso per procurarsi un pulcino d’aquila reale direttamente da nido, sfuggendo ai ripetuti attacchi (assolutamente legittimi) di aquile adulte con artigli lunghi una spanna e gli occhi animati da un furore omicida.
E per dieci minuti sono a posto, pensi.
Posso precipitarmi a fare la lavatrice.
Posso pelare tre carote e buttarle in una pentola.
Posso, perché è li che gioca in un luogo sicuro, con uno speaker assai rassicurante che, in un italiano forbito e correttissimo, narra le eroiche gesta di un giovane guerriero martoriato dalle aquile. Se proprio vorrà guardare, poi, non vedrà altro che favolose carrellate di steppe innevate, nuvole che si rincorrono e possenti ali che fendono il vento.

Favola.

E invece un cazzo.

Perché tuo figlio se ne frega delle aquile della Mongolia. Così come dei tuoi nobili progetti educativi e/o delle goffe strategie d’intrattenimento intermittente che metti in campo quando devi andargli a tagliare la frutta per la merenda.
Tuo figlio non li vuole i documentari, i monologhi teatrali e la musica sinfonica.
Tuo figlio vuole una cosa sola.

PEPPA PIG.

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Peppa Pig è un mistero, per me.
Come la trinità di nostro Signore.
Come il teorema di Ruffini.
Come la Cappella Sistina.
Peppa Pig può tutto. Ed è in grado di placare ALL’ISTANTE ogni malumore. Non ci ho mai provato, ma sono sicura che se lasciassi Minicuore per sedici ore davanti a Peppa Pig potrei anche uscire per andare dal parrucchiere e, una volta rincasata con la piega fatta, lo ritroverei nella stessa posizione, come un monaco che medita su un cocuzzolo innevato.
È incredibile.
Ed è un fenomeno assolutamente inspiegabile.

Nel mondo di Peppa Pig sono tutti animali. Ma questi animali hanno anche degli animali domestici. E la veterinaria è la Dottoressa Criceto – che, nell’universo che abitiamo, è a sua volta un animale da compagnia. E gli animali domestici non parlano, mentre tutti gli altri sì. Non parlano i rettili e non parlano i volatili, ma i maiali, i cani, le volpi, i conigli e le zebre dicono moltissime cose. Gli adulti, salvo rare eccezioni, sono definiti unicamente dal loro grado di parentela con Peppa o con i compagni d’asilo di Peppa. Nessuno sa come si chiami davvero Mamma Pecora, mentre Susy Pecora è una Susy, ha un nome suo. Come diavolo si chiamava Mamma Pecora da ragazza? Nella versione originale, poi, l’intero serraglio ha nomi e cognomi con la medesima iniziale. Freddy Fox. Danny Dog. Zoe Zebra. Rebecca Rabbit. In italiano diventano, inevitabilmente, Freddy Volpe, Danny Cane, Zoe Zebra (che culo!) e Rebecca Coniglio. L’unico animale non tradotto è il maiale. Quindi Peppa Pig rimane Peppa Pig. E questa discrepanza mi tormenta. Va bene perdere l’assonanza tra le iniziali, ma che Pig non diventi almeno Maiale mi distrugge. Ma mi rendo anche conto che PEPPA PORCA fosse un po’ troppo, per il traduttore. E George? Già lo odiano, è palese, ma chiamarlo pure con un nome che inizia per G invece che per P è una palese dichiarazione di guerra.

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Ma parliamo anche delle abitazioni. Perché tutti vivono sulla cima di ripidissime colline? E perché sono così felici di fare la raccolta differenziata? Perché non riescono a ridere in posizione eretta, ma finiscono regolarmente a gambe all’aria, sbellicandosi sul pavimento come dei piccioni stecchiti dal freddo? E com’è possibile che l’intrattenitore televisivo più celebre sia una gigantesca patata senziente? Perché il Signor Patata cammina e parla mentre le patate che compongono il 1000% della dieta della famiglia Pig sono inesorabilmente inanimate? Da dove viene il Signor Patata? E perché TUTTI i nonni hanno una barca? Quali droghe assume l’intera comunità degli animali per accogliere una coda infinita dovuta ai lavori stradali del Signor Toro con una tale esuberanza? Ma soprattutto, che cos’è quest’ossessione collettiva per le pozzanghere di fango? Adulti, bambini. Tutti adorano saltare nelle pozzanghere di fango – una roba che, se la vedessi fare a Minicuore, mi verrebbe un infarto. Che lavatrice hai, Mamma Pig? E come fai, Papà Pig, ad andare a ripescare dei preziosi documenti di lavoro che Peppa ti ha tirato nel laghetto delle papere – devastandoli irrimediabilmente – con quell’incredibile serenità? Perché Susy Pecora va sempre in giro vestita da infermiera? Com’è possibile che l’intera economia del luogo si regga sulle capacità di multitasking della Signorina Coniglio? Non può fare tutto lei. Gli altri non hanno bisogno di lavorare? QUANTI ANNI HA ESATTAMENTE MADAME GAZZELLA? Papà Pig non ha dei genitori? Perché dobbiamo sucarci solo i nonni materni? I nonni paterni sono diventati prosciutti? Come si fa ad appassionarsi così tanto al compostaggio? Fa schifo. Puzza. I vermi. Ma perché! Con che coraggio si decide di affidare un gruppo di dodici bambini a Nonno Pig, che si addormenta regolarmente al timone della sua bagnarola? Perché l’asilo cade continuamente a pezzi ed è necessario organizzare raccolte di beneficienza ogni quindici minuti? Di che cos’è fatto quell’asilo, di mollica di pane? Perché il Signor Toro è scapolo? Affiancargli una Signora Vacca sarebbe stato contrario alla pubblica decenza? E potrei continuare, ve lo giuro. Le domande sono potenzialmente infinite.

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Ma, per quanto io non capisca e abbia passato anni a prendermi gioco di Peppa Pig, c’è evidentemente qualcosa che non riesco a captare… ma che per Minicuore è palese. Ed è in questo mistero che si annida l’amore degli infanti per Peppa. Saranno le musichine allegre? Saranno le forme tondeggianti, gli improvvisi versi che ogni animale fa tra una battuta e l’altra? Oggi è una splendida giornata *GRUGNITO*! Oh, adoro carro attrezzi di Nonno Cane, *BAU BAU*! Saranno i colorini? La chitarrina ipnotica di Madame Gazzella? L’irresistibile bikini di Mamma Pig? L’esasperante cortesia di tutti quanti? Buongiorno di qua. Buonanotte di là. Non ho mai visto un cartone animato con così tanti convenevoli, santo il cielo.
Ma forse tutto questo non è importante. 
Perché c’è una sola cosa che conta: Peppa Pig FUNZIONA.
Grazie, dunque, Peppa. Sei una maialina di una saccenza insopportabile – e tratti sempre malissimo tuo fratello -, ma grazie a te posso fare la cacca per conto mio, senza dovermi imbragare addosso un bambino assolutamente incontenibile. E, per quanto mi ripugni ammetterlo, ti sarò per sempre debitrice.
Maledizione.

P.S. Egregio Netflix, ma un po’ di episodi nuovi non li vogliamo caricare, PERBACCO?

23 Comments

  1. Ahahah ma io ti amo!!
    Ammettiamolo che i cartoni ci salvano la vita, basta con quelle mamme che vogliono fare le perfette “no mio figlio non sta davanti agli schermi” ma vahhhh.. A casa nostra è Topolino il protagonista e lo ringrazio ogni giorno.

    • Ma per forza. Non raccontiamoci balle. Poi c’è sempre il senso della misura. Venti ore di Peppa Pig vanno bene? No, ovvio. Ma nessuno dovrebbe vergognarsi di accendere la tv per riempire uno spazio vuoto mentre sbrighi qualche attività indispensabile al benessere collettivo, che cavolo.

    • Sarebbe di una virulenza inaudita. DETESTO Masha & Orso. Non ce la faccio.

  2. E devi ancora ad arrivare ai Super Pigiamini. A Ladybug. E a quei cartoni che a mio parere non hanno una logica. Insomma, sei ancora all’inizio. Buona fortuna. 🙂
    Ma ammettiamo. Grazie Peppa Pig, per darci il tempo necessario per andare in bagno.!!!!

    • Peppa Pig, santa patrona delle madri che fanno la cacca in pace.

  3. Infrango il mio voto di non commentare i post perchè in realtà tutto quello che penso lo dice meglio qualcun altro per segnalare questa versione di Peppa di incredibile bellezza
    https://www.youtube.com/watch?v=2kcJC1MFbwE

    Spero tu abbia confidenza con l’accento di Glasgow.
    Enjoy

    • Ti prego, infrangi più spesso il voto di non commentare.

  4. Se non sbaglio in Dodici Zerocalcare si riferisce al cartone come a quello che sarebbe potuto sembrare, in italiano, un film porno di serie B, Peppa ‘a maiala. E in effetti… forse è meglio Pig.

  5. Tutte le domande che hai scritto me le sono poste anche io! Quello che so per certo è che il potere rilassante e ipnotico di Peppa Pig funziona anche su di me.

  6. Peppa Porca in realtà esiste! È la versione di Peppa doppiata in dialetto catanese, la trovi su youtube

  7. Oddio,
    hai dato voce ai miei pensieri. Giuro.
    Ma ti aspetto al varco di qundo minicuore scoprirà Daniel Tiger (che Zoe chiama Kaigher Kaigher…un pp’ cme Bora Bora, o Baden Baden).
    Lì oltre ad esserci animali antropomorfi e umani che coabitano lo stesso assurdo mondo fatto di tram che si muovono a comando vocale, rispondo a scamanellate e soprattutto privi di conducente…ecco lì c’è Caterina, gatta bianca bipede che veste sempre di verde e piazza nelle frasi un “miao” qua e là alla cazzo che mi manda davvero in bestia.

  8. Lurkerella Reply

    Mi sono ribaltata dal ridere! I miei picciuini guardavano i teletubbies, i Fimbles (“mamma, ho una strana sensazione da fimble” “spingi, tesoro”) poi i gormiti, poi i little pony, frenetiche creaturine ebbre di matriarcato… ora siamo arrivati all’attacco dei giganti (cito a memoria: un capolavoro di orrore e distruzione) e animacce varie. Però quando mia figlia si è messa a spiegarmi death note ho potuto dirle che lo guardavo già quando lei potava il pannolone. Eh, son soddisfazioni. E peppa pig ce la sparavamo con la loro cuginetta. Tiè.

    • UN CAPOLAVORO DI ORRORE E DISTRUZIONE diventerà il mio sottotitolo preferito della vita.

  9. “Tutti adorano saltare nelle pozzanghere di fango” -> L’ho letta con la voce del narratore di Peppa Pig, ti dico solo questo.

    Detto ciò, non sono una mamma, ma una zia a tempo pieno (quasi) e capisco benissimo quello che dici! Soprattutto concordo tantissimo su tutte le domande, lecite, che suscita in un adulto quel cartone. Ci sono troppe assurdità! (Ma forse ai bambini piace per questo…?)
    (Una nota bizzarra: Nell’episodio in cui vanno dalla regina…La regina non è un animale, ma un essere umano! Ma nonostante tutto -spoiler- salta anche lei nelle pozzanghere di fango. Questo pone ulteriori quesiti a riguardo).
    Ho letto questo articolo con molto piacere, come altri che ho letto per ora (ahimè ho scoperto questo blog solo ora…Sto recuperando!) 🙂

    Non so come concludere questo commento per cui…

    “Il treno del nonno fa CIUFF CIUFF, fa CIUFF CIUFF, fa CIUFF CIUFF, il treno del nonno fa CIUFF CIUFF tuuuutto il dììììì!”
    (Una delle altissime citazioni di Peppa, che ti rimane in testa per mesi).

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