Dopo una redditizia campagna di birthday-fundraising – culminata nell’effervescente TegaminiTelethon, una maratona televisiva magistralmente condotta dalla sempre splendida Lorella Cuccarini – e attente valutazioni economico-psicologiche (riassumibili con un “tanto poi si muore” e un “capirai”), ho deciso che potevo comprarmi qualcosa. Come da tradizione, l’assurdità ha prevalso. *** *** Lo scatolone, arrivato per direttissima da un qualche non-luogo degli sterminati
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Dopo un lungo periodo di latitanza, dovuto prevalentemente agli impegni intergalattici di MADRE, distruttrice di mondi, torna su Tegamini la rubrica che un po’ ogni giornale con l’angolo della posta dovrebbe invidiarci: Chiedilo a MADRE. Già diversi coraggiosi si sono rivolti alla mia implacabile genitrice per ricevere consiglio in un qualche generico momento di dubbio e scompiglio interiore. MADRE ha
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*** SettePerUno continua a voler bene a Tegamini e ad ospitare la rubrica delle Miticherie. Roba seria, mica sirenette rauche. Dopo il cavallo Sleipnir, possente destriero del dio Odino, si parla della mesta e schizofrenica Chimera della Licia, figlia di Echidna e Tifone, barbaramente trucidata da un bellimbusto in sella a un cavallo volante. Per leggere la storia (e tifare
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È con grande gioia e orgoglio che arrivo fin qui a strombazzare la nuovissima collaborazione di Tegamini con SettePerUno, che ha avuto l’ardire di affidarmi una rubrica. Di che si parlerà? Di creature fantastiche, perbacco. E visto che ho diligentemente prodotto una descrizione delle Miticherie, non vedo perchè non dovrei rifilarvela: «La manticora soffia dalle narici lo spavento delle solitudini. Il
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Basta col Natale. Siamo grassi, esasperati dai parenti, tutti appiccicati d’uvetta ed esattamente stronzi quanto l’eravamo prima. Anzi, di più, che magari ci siamo sbattuti ad andare a cercare i regalini belli e a noi sono toccate cotenne di maiale e zolle di terra con su un fiocco. Basta con le musichette nei negozi e l’angoscia da pacchetto venuto male,
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Come il borametz, la mandragora confina col regno animale, perchè grida quando la svellono; questo grido può far impazzire chi lo sente (Romeo e Giulietta, IV, 3). Pitagora la chiamò antropomorfa; l’agronomo latino Lucio Columella, semiuomo; e Alberto Magno potè scrivere che le mandragore figurano l’umanità, con la distinzione dei sessi. Prima, Plinio aveva detto che la mandragora bianca è
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