Quando Miss Lonelyhearts staccò dal lavoro, si accorse che l’aria era leggermente intiepidita e odorava come se fosse stata riscaldata artificialmente. Decise allora di andarsene allo speakeasy di Delehanty a bersi un bicchierino. Per arrivarci, doveva attraversare un piccolo parco. Vi entrò dall’ingresso nord e inghiottì boccate intere della pesante cortina di tenebre in cui era avvolto l’arco del cancello.
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*** Vorrei dire subito che non ho ancora letto Infinite Jest e Il re pallido. Di Infinite Jest ho sia l’edizione Fandango che quella Einaudi. Il re pallido sul mio scaffale è un Pale King, ma non giace intonso e sonnacchioso perchè ho paura di lottare con le tasse in inglese. La verità è che sono equipaggiatissima e che sarei
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And La Doll had a vision: broad, translucent trays of oil and water suspended beneath small brightly colored spotlights whose heat would make the opposing liquids twist and bubble and swirl. She’d imagined people craning their necks to look up, spellbound by the shifting liquid shapes. And they did look up. They marveled at the lit trays; La Doll saw
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È scioccante, invero, il modo in cui circostanze terribili nella vita di una persona col tempo arrivino a dare l’impressione di essere, solo perchè la persona in questione le conosce, perfettamente normali. Partite perse, giocattoli rubati, vestiti ereditati che non sono mai della tua misura. Io amo i miei fratelli, e li detesto con tutto me stesso. Io! Io!, sembrano
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Cioè, se quello che ho in testa riuscissi a dirlo chiaro e tondo, non avrei nessun bisogno di inventare delle storie per parlarne, no? E penso sempre che… prima che una persona venga a intervistarmi – e quando arriva puntualmente la trovo simpatica – voglio sempre fare una bella impressione, e allora cerco di spiegarmi nel migliori dei modi. Ma
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