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Ebbene, l’eterno ritorno della settimana del Salone sta per investirci con tutta la sua dirompente potenza. Il sindaco ha profetizzato ingorghi e traffico, ma ce la caveremo egregiamente: a Rho Fiera ci si arriva meglio prendendo la metropolitana. E dov’è che vogliamo andare (anche)? Proprio lì. Che cosa succederà di bello quest’anno? Ci sono novità? Appuntamenti peculiari da segnalare? Imprese creative spigliatissime? Mobilio francamente incredibile da ammirare? Temi? Correnti? Idee? La risposta generale è SÌ MOLTO. La risposta precisa è ecco qua una guida sintetica e funzionale all’edizione 2024 del Salone del Mobile. Spero vi tornerà utile per razionalizzare visite, scovare tesori inattesi e orientarvi meglio nella miriade di proposte a disposizione.
Procedo?
Procedo.

LOGISTICA DI BASE

Dal 16 al 21 aprile il Salone del Mobile vi attende a Rho Fiera con i suoi 1900 e passa espositori internazionali.
Qui trovate le informazioni principali per spostamenti, biglietti e orientamento.
Qui si può scaricare l’app ufficiale che vi aiuterà a pianificare i giretti e a navigare i padiglioni grazie a una mappa interattiva. Potrete anche contrassegnare gli stand da visitare – e l’app vi consiglierà il percorso più efficace per arrivarci – e creare un archivio/promemoria dei pezzi che più hanno catturato il vostro interesse, fra i numerosi che troverete dotati di QR code d’approfondimento. Inoltre, mostrando il vostro biglietto (disponibile in app) agli ingressi dei vari stand, a fine fiera riceverete un video showreel che ricapitolerà tutti gli espositori a cui avete fatto visita.

 

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Un post condiviso da Salone del Mobile.Milano (@isaloniofficial)

La novità grande di quest’edizione? Gli spazi sono stati completamente riprogettati, razionalizzati e “umanizzati” – è il caso di dirlo. Gli espositori saranno raggruppati per aree tematiche ben discernibili, i percorsi sono stati allargati e troverete qua e là anche oasi di quiete e installazioni che vi aiuteranno a “decomprimere”.
Per iniziare a discernere i raggruppamenti tematici, ecco qua un ricapitolone concettuale dei padiglioni.


LE INSTALLAZIONI

Il Salone può diventare in maniera ancora più incisiva un punto d’incontro tra design, cultura e arte? Altroché. Ecco qua le tre grandi installazioni che troverete nell’edizione di quest’anno.

“Interiors by David Lynch. A Thinking Room”
[Padiglioni 5-7]

David Lynch ha saputo immaginare stanze al confine tra realtà e simbolo, dentro e fuori, sogno e materia. Le due stanze “del pensiero” che ha progettato per il Salone – e che sono state materialmente realizzate dal Piccolo Teatro – continueranno ad abitare questo confine affascinante. Cosa ci troveremo, a parte quiete e vuoto? Una poltrona di legno, degli strumenti per scrivere o disegnare, delle nicchie che ospitano immagini enigmatiche, uno specchio, un orologio, dei cilindri di ottone e del doveroso velluto blu. Che ci combineremo? È il mistero che Lynch ci affida.
Vi va di approfondire? Ecco un’intervista ad Antonio Monda, che ha curato l’installazione e può giurarci che Lynch si diverte a piallare il legno.

“Under the surface” – Emiliano Ponzi
[Padiglione 10]

Date un occhio alla vostra libreria e troverete di sicuro qualche copertina disegnata da Emiliano Ponzi. Artista della sintesi e mago dei microcosmi, Ponzi ci invita a visitare un paesaggio sommerso – realizzato con Accurat e Design Group Italia – e a riflettere sull’importanza dell’acqua come risorsa vitale. Stupore scenico ma anche dati sul consumo idrico da lasciar filtrare lungo il percorso, perché unendo meraviglia “immersiva” e data visualization diventa più semplice affrontare anche grandi questioni del nostro tempo.
Per sviscerare meglio l’approccio, ecco qua un’intervista alla squadra creativa.

“All You Have Ever Wanted to Know About Food Design in Six Performances”
[Spazio centrale EuroCucina – Padiglioni 2-4]
Come si fa a riflettere sul cibo? Bisogna disporre di uno spazio per maneggiarlo/prepararlo ma anche di un posto in cui rifletterci su, ascoltando o leggendo chi sta indagando quel che mangiamo in senso storico, economico, spirituale, filosofico, emotivo, materiale. Questa, insomma, più che un’installazione visitabile è una sorta di festival fatto di una “grande” performance giornaliera (dalle 9.30 alle 17.30) e di un palinsesto di talk e interventi collegati che animeranno la Food Design Arena (ogni giorno alle 14.30). L’intero “impianto” è affidato a sei magazine internazionali indipendenti che hanno fatto della cucina e del cibo il loro punto focale. Ve li elenco agilmente qui, lasciandovi anche il link per esplorare la proposta di ogni magazine per questo spazio: Family Style (USA), Linseed Journal (UK), The Preserve Journal (Austria), Magazine F (Sud Corea), Farta (Portogallo), L’Integrale (Italia).

I tre “pilastri” della proposta culturale allargata del Salone, insieme al calendario completo delle tavole rotonde e degli eventi è consultabile qui.


CORRAINI (in fiera e in centro)

Dopo l’ottimo debutto del 2023, il bookshop del Salone sarà affidato nuovamente alle edizioni Corraini (padiglione 14). E sì, un bookshop così io lo considero una meta, un’esperienza suggestiva, un ANDATECI. Lo spirito eclettico, autorevole e giocoso è quello delle librerie che Corraini ha presidiato per anni felicissimi qui in città: in vendita troverete volumi di ogni genere e provenienza dedicati a illustrazione, arte e design – sia per “grandi” che per piccoli -, ma anche riviste, oggettistica, pezzi unici, curiosità, rari reperti, cartoleria e grafiche.

C’è altro? Chiaro. In Piazza della Scala troverete il Design Kiosk, uno spazio-libreria (con assortimento sempre a cura di Corraini) che fungerà anche da campo base del Salone in centro città. Oltre agli stupefacenti prodotti editoriali, infatti, il Design Kiosk ospiterà anche un palinsesto di incontri e conversazioni – gli appuntamenti si possono consultare qui.

Ho finito? Inevitabilmente no. Ma il tantissimo che vi lascio da scoprire ci aspetta allegramente in fiera. Un cuore e felice Salone a noi!

“Regala un libro che non sbagli mai”: MADORNALE ERRORE, TRAGEDIA, MENZOGNA!
Donare un libro è potenzialmente meraviglioso, ma bisogna metterci del doveroso impegno e lasciarsi pervadere dalla nobile necessità di assecondare – o almeno di intuire – gli interessi altrui. È anche un po’ per favorire questa sana ricerca di argomenti e aree di curiosità che, specialmente a Natale, tendo a procedere per temi ben riconoscibili. Quando si può, provo anche a individuare delle edizioni “importanti”, perché mi preme farvi fare doppiamente bella figura. Ma guarda, questo libro è perfetto per me ed è pure MAGNIFICO a vedersi! Ecco, non sempre si arriverà a quest’intersezione eccellente tra contenuto e involucro – che poi è anche un po’ la definizione condivisa di “strenna” – ma vale la pena tentare.
Altre note metodologiche? Non necessariamente troverete solo novità freschissime – perché i libri, per nostra fortuna, non scadono. Sì, i link puntano ad Amazon – ma se non vi va di comprare lì e di convogliare ESORBITANTI % di affiliazione nella mia direzione potete felicemente segnare tutto e rivolgervi alla vostra libreria preferita.

Procediamo?
Procediamo, che queste premesse non ha mai voglia nessuno di leggerle.


Giampaolo Barosso
Dizionarietto illustrato della lingua italiana lussuosa

Elliot

Gramolazzo! Caccugnare! Lampasco! E suppergiù altre 2000 voci qui collezionate, spiegate e commentate con sagace ironia e un autentico gusto per la stravaganza linguistica.
Per chi coltiva una vivace passione per la lingua italiana ma – grazie al cielo – è immune da pretenziosità e parrucconerie.


Jenny Uglow
Il libro di Quentin Blake
L’ippocampo
(Traduzione di Paolo Bassotti)

Uno splendido compendio per immagini della carriera e della vita professionale (e non) di uno degli illustratori più amati della galassia tutta, dagli esordi al sodalizio leggendario con Roald Dahl.
Per chi ha voglia di curiosare nell’archivio di un artista che ha profondamente popolato il nostro immaginario, accompagnando le storie della nostra infanzia con estro e accuratissima crudeltà. 🙂


James Mottram
Jurassic Park – The Ultimate Visual History
Insight

Inaugurata nel 1993 da Spielberg – su materiale romanzesco di Michael Crichton – la saga di Jurassic Park ci ha accompagnato in varie vesti fino a pochi mesi fa, con il terzo e ultimo capitolo dell’inevitabile reboot che tocca a tutti i prodotti di successo delle nostre infanzie. Questo volume – che fa parte del catalogo favolosamente pop di Insight – è una gloriosa cronaca del backstage del primo film e chiude simbolicamente il cerchio ospitando anche i contributi di Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum, oltre a una valanga di fotografie inedite e “documenti” di lavorazione.
Per chi ama i libroni dedicati al cinema e continua a non accettare i dinosauri con le piume. Sì, vi sto specificamente segnalando l’edizione originale in inglese.


Omero
Odissea
Blackie Edizioni
(Traduzione di Daniel Russo)

Blackie inaugura con questa prima illustrissima uscita il suo filone dei “Classici Liberati” AKA un progetto che ambisce a conciliare rigore filologico e accessibilità, riconsegnandoci i testi fondanti della nostra cultura in una chiave ad alto tasso di godibilità, senza sminuirne la profondità o semplificarne la portata. Come si fa? Ottima domanda. Blackie si affida qui alla traduzione di Daniel Russo, basata sulla versione in prosa di Samuel Butler – celeberrima per la sua eleganza e leggibilità – e a un impianto iconografico giocoso e puntuale, senza tralasciare annotazioni e commento.
Per chi a scuola ha sofferto ma vuole rifarsi, per chi già ama i classici e vuole continuare coltivarli.

Bonus track: Daniel Russo che parla del lavoro sull’Odissea chez Tienimi Bordone.
Bonus track inevitabile, visto che parliamo di Blackie: il famigerato (e regalabilissimo) quaderno dei compiti delle vacanze per adulti c’è anche quest’inverno.
Bonus track correlato, visto che abbiamo tirato in ballo un libro “interattivo”: era uscito quest’estate per accompagnarci sotto l’ombrellone, ma i casi da risolvere di Scena del crimine continuano ad essere una valida idea per chi apprezza gialli e rompicapo.


Janina Ramirez
Divine – 50 storie meravigliose di dee, spiriti e streghe
Nord Sud Edizioni

Dalle valchirie a Medusa, da Rangda a Venere, un’indagine splendidamente illustrata sul rapporto tra femminilità e trascendenza. Il libro cataloga le sue cinquanta “dee” per aree tematiche – Guida e governo, Nuova vita, Morte e distruzione, Amore e conoscenza, Natura e animali -, passando in rassegna le mitologie e la storia di un ampio ventaglio di popoli e culture.
Per chi sta costruendo una biblioteca femminista, per le fattucchiere del vostro cuore e per chi apprezza leggende e folklore.


Barbara Sandri & Francesco Giubbilini
Progetto grafico di Camilla Pintonato

Il gallinario
Quinto Quarto

Dunque, vorrei in realtà segnalarvi Quinto Quarto in blocco, ma uso questa esaustiva enciclopedia delle galline come testa di ponte. Non so cosa ci sia nelle scelte grafico-visuali di Camilla Pintonato, ma questo libro mi mette addosso una serenità indescrivibile – e il serraglio è in via d’espansione, pure. Volete dedicarvi agli ovini? Perfetto, c’è Il pecorario. Vi piacciono i maiali? Ottimo, c’è Il porcellario.
Per chi sogna di governare una fattoria ma sta in 34mq a Milano e per chi ama la saggistica zoologica ben illustrata (in tutti i sensi).


Jean Giono (con le illustrazioni di Tullio Pericoli)
L’uomo che piantava gli alberi
Salani

Una caparbia impresa solitaria – portata avanti con l’unico intento di far tornare a vivere un territorio disgraziato – che non smette di scaldare il cuore e di generare edizioni stupende. Qui il testo di Giono è accompagnato dalle illustrazioni di Pericoli, che si trasformano in una sorta di narrazione parallela – con tanto di musica da ascoltare grazie a un QR.
Per chi non abbandona la speranza e crede ancora nel potere della generosità disinteressata.


Cecily Wong & Dylan Thuras
Food Obscura – Guida alle meraviglie gastronomiche del mondo
Mondadori
(Traduzione di Manuela Faimali e Teresa Albanese)

La versione gastronomica del beneamato Atlas Obscura promette di condurvi ai quattro angoli del globo alla scoperta dei cibi e delle specialità più intriganti.
Per chi ama viaggiare, sperimentare mangiando ed esplorare luoghi insoliti.


Craig A. Monson 
Suore che si comportano male
Il saggiatore

(Traduzione di Luisa Agnese Della Fontana)

Geniale copertina che rende omaggio a Cronaca Vera e contenuto di raro rigore storico, per quanto si parta da premesse indocili e riottose. Scandagliando registri e una vasta documentazione d’archivio, Monson costruisce qui una hall of fame delle monache italiane che fra il XVI e il XVIII secolo cercarono di ribellarsi – talvolta violentemente – alle imposizioni di una vita che non avevano scelto.
Per gli spiriti liberi di ogni tempo, per chi mal tollera soprusi e costrizioni, per chi ama la saggistica storica più spigliata.


Comics & Science – Vol. 1 e 2
A cura di Roberto Natalini e Andrea Plazzi
Feltrinelli

I due volumoni di Comics & Science raccolgono l’immenso lavoro divulgativo portato avanti dal 2012 dal CNR in collaborazione con una folta schiera di straordinari fumettisti italiani. Le storie sono in precedenza uscite in fascicoli tematici ma trovano qui per la prima volta una dimora “complessiva”… e il risultato è davvero magnifico. Dalla matematica all’esplorazione spaziale, dalle scoperte informatiche al collasso delle stelle, il disegno incontra la ricerca per farsi accessibile, divertente, chiaro e limpido.
Per chi impara meglio quando se la spassa, per chi studia volentieri e per chi vuole capire meglio il presente per riuscire a intravedere il futuro.


Michael Leader & Jake Cunningham
Ghiblioteca – La storia dei capolavori dello Studio Ghibli
Magazzini Salani

Tornerei volentieri a rimpolpare il filone “backstage del cinema” con questa enciclopedia (necessariamente) illustrata della filmografia pluridecennale dello Studio Ghibli. Un eccellente tour guidato che approfondisce prodezze tecniche, significati e fonti d’ispirazione, da Totoro alla Città incantata.
Per chi ama Hayao Miyazaki, l’arte e l’animazione giapponese.


Francesco Costa
California
Mondadori

Che cosa sta succedendo alla California? Come è possibile che uno stato che produce così tanta ricchezza e sul quale abbiamo riversato così tanti sogni stia diventando un posto in cui si campa fondamentalmente male? Costa torna alla sua specialità – gli Stati Uniti del nostro presente – per cercare di districare una matassa di non facile interpretazione.
Per chi ascolta Morning con trasporto, per chi si interessa di macro-fenomeni “esteri” che riguardano pure noi (più del previsto) e per chi sta combattendo col mercato immobiliare delle nostre grandi città.

Bonus track a tema Costa-Il Post: la collana delle Cose spiegate bene co-prodotta con Iperborea è arrivata ormai al quarto volume. Se fra i destinatari dei vostri doni c’è chi vorrebbe approfondire il funzionamento della filiera editoriale o le droghe, la giustizia e le questioni di genere, dateci un occhio.


Mervyn Peake
Gormenghast – La trilogia
Adelphi

(Traduzione di Anna Ravano e Roberto Serrai)

Descrivere Gormenghast è un problema. Ci ho provato qui, partendo dal primo libro della trilogia. È un’opera folle, labirintica, terrificante e superba che non somiglia a niente e reinventa molto di quello che può risultarci noto. Adelphi, con uno slancio di notevole coraggio, ha deciso di far convergere i tre atti di Gormenghast in un unico volume che immagino possa tornarvi utile anche come elemento architettonico per edificare il vostro personalissimo torrione maledetto.
Per chi non teme nulla – e fa male -, per chi vuole revisionare completamente la sua idea di gotico, per chi ama i gatti bianchi in grandi quantità.


Alex Johnson & James Oses
Una stanza tutta per sé – Dove scrivono i grandi scrittori
L’ippocampo

Da Jane Austen a Paolo Cognetti, un’indagine illustrata sugli spazi creativi di chi amiamo leggere da tempi più o meno recenti. Ogni stanza è raccontata da Johnson e illustrata sapientemente da Oses, per dar vita a una grande residenza collettiva abitata da penne illustri.
Per chi legge volentieri storie e romanzi ma vuole anche sapere meglio da dove arrivano.

Corollario: se il titolo vi suscita moti d’amore per Virginia Woolf, c’è anche Stanze tutte per sé, che si concentra sulle dimore più significative per il gruppo Bloomsbury degli anni Venti (Edward e Vita Sackville-West in testa).


Valentina Divitini
Leggere i tarocchi – Una guida e molte idee per esperti e principianti
Magazzini Salani

Una guida lontana dal nozionismo per scacciare le diffidenze e padroneggiare uno strumento di ragionamento alternativo, tra immaginazione e simboli condivisi. Ne avevo parlato anche qua e vi incoraggio ad approfondire, se serve. 🙂
Per chi intuisce il fascino delle storie e vuole provare a farsi le domande giuste.

Bonus track illustre: Dizionario dei simboli di Juan-Eduardo Cirlot.


Gribaudo
La collana Straordinariamente

Vi fornisco un link approssimativo, ma sappiate che la collana Straordinariamente – popolata da questi volumi di grande formato dalla grafica di copertina assai riconoscibile – contiene suppergiù ogni branca dello scibile umano. Che vi interessiate di Black History o di medicina, di economia o di Sherlock Holmes, è assai probabile che ci sia un tomo per voi. L’idea di base è quella di rispondere ai quesiti fondamentali di una determinata “materia”, sviscerandone i casi esemplari e sintetizzando in maniera accessibile e graficamente vispa le curiosità e i fenomeni più rilevanti.
Per chi ama gli approfondimenti “verticali” e vuole umiliarci a Trivial Pursuit.


Nicolas Guillerat & John Scheid
Infografica della Roma antica
L’ippocampo

Tutte le volte che compilo questi listoni mi trovo a esclamare “diamine, stai mettendo troppi libri dell’Ippocampo!”. Ma come si fa? Sono perfetti per queste circostanze. Beccatevi dunque anche la storia di Roma raccontata per prodezze a base di data-visualization – dagli eventi bellici all’organizzazione della res publica, dall’economia ai divertimenti popolari. Se l’approccio vi affascina, i medesimi curatori hanno sfornato anche l’Infografica della Seconda Guerra Mondiale.
Per chi apprezza un approccio innovativo alla ricostruzione storica e per chi già vuol bene ad Alberto Angela.


Seymour Chwast & Steven Heller
Hell – Guida illustrata agli inferi
Corraini

Va’ all’inferno! …sì, ma quale? Ogni cultura ha il suo, ogni cosmogonia ne ha immaginato uno, per non parlare dell’arte, della letteratura e delle religioni. Questa agile guida illustrata ci accompagna alla scoperta delle dimensioni infernali più emblematiche, tra ustioni e supplizio eterno.
Per chi ci finirebbe volentieri, perché si vocifera che la compagnia sia interessante.

Bonus track: per un approccio meno pop ma di sconfinato fascino e abissale terrore, ecco il catalogo di Inferno, la ragguardevole mostra del 2021 ospitata dalle Scuderie del Quirinale. 


Altre idee inerenti all’universo libresco-editoriale? Eccoci.

La Revue Dessinée Italia

È un progetto indipendente che “adatta” al nostro contesto l’omonima rivista francese e che ha ben debuttato quest’anno con i primi tre volumi – ricevendo anche il premio Gran Guinigi di Lucca Comics come miglior iniziativa editoriale del 2022. Esce ogni tre mesi, non s’avvale di pubblicità e ogni numero è frutto della collaborazione tra giornalist* e artist*. Il risultato è una raccolta di reportage, rubriche e inchieste a fumetti “multidisciplinari” che affrontano temi d’attualità e offrono un punto di vista critico su molte magagne o fenomeni rilevanti del presente.
Si possono acquistare qua i singoli numeri, abbonarsi o donare un felice abbonamento 2023.

Donare un abbonamento vi pare un’idea saggia? Concordo e vi rammento dell’esistenza di Storytel – scegliendo una gift-card che copre periodi medio-lunghetti c’è anche un buon margine di sconto.


Treccani Emporium

Treccani Emporium si presenta come “il negozio online della cultura italiana”… e se non scelgono loro una definizione adatta non so francamente chi mai potrebbe farlo. 🙂
Oltre alle proposte editoriali di Treccani troverete anche una selezione di oggetti di design e alto artigianato e una nutrita linea di cartoleria basata proprio sulle definizioni.


Altre risorse utili già pubblicate? Perché no. 
Ecco qua la lista natalizia del 2021.
E la lista del 2020.
Questa, invece, è la lista dello scorso anno dedicata ai bambini e alle bambine.
Vi rammento anche l’intera categoria Libri, che male non fa.
Per spiccati interessi naturalistici, vi rimando volentieri al catalogo di Aboca – qua c’erano i percorsi di lettura che avevo individuato qualche tempo fa e che ho aggiornato dopo il debutto della collana Kids.
Per un colpo d’occhio rapido, ecco la vetrina Amazon – segnalo in particolare la sezione degli atlanti e la grande sezione delle strenne. Sempre lì, parecchi spunti anche per l’infanzia.

Felici doni libreschi a voi! 🙂

Ebbene. Le Matrimoniadi procedono. Cioè, ho addirittura trovato il vestito. Avrò tutto. Pizzo, tulle, organza di seta, velo, coprispalle, tutto. Farò provincia. Attirerò stormi di candide colombe (opportunamente provviste di pannoloni e di spade laser anti-gabbiani), l’intera corte di Asgard precipiterà sul sagrato della chiesa surfando sul Bifrost e una carrozza trainata da dodici alpaca cotonati ci porterà dove ne abbiamo voglia. Mi piacerebbe da matti sbandierare un po’ di foto dell’adorato abito, ma non posso. Amore del Cuore è un assiduo visitatore di Tegamini, dopotutto. E poi, anche volendo ignorare la leggenda – se lo sposo vede il vestito della sposa prima del matrimonio, la sposa dovrà passare il resto dei suoi giorni con l’herpes, la pellagra, il tifo petecchiale, la depressione e una gamba di legno -, dicevo, anche volendo non potrei far vedere niente a nessuno, perché il mio papà – aizzato dalla superstiziosissima MADRE – si è categoricamente rifiutato di mandarmi i DAGHERROTIPI scattati nel mirabile atelier. Insomma, dovrete avere pazienza. Quello che mi preoccupa, sul fronte abito, è che ho cambiato pillola e le tette mi sono aumentate di volume. Ma in un mese. BAM! Non ho idea delle ripercussioni che questa faccenda avrà sul mio abito su misura di stellare sartoria, ma – alla bisogna – risolverò ogni cosa con una plateale crisi isterica tipo Abito da sposa cercasi, e buonanotte. Insomma, avrò diritto a un esaurimento-nervoso-lampo. Sono la sposa meno stracciapalle del mondo, fatemi agitare un po’, che vi costa.
Comunque, questa domenica ci siamo cimentati con la prova-catering, nel piovoso e sempretetro Piacenzashire invernale. C’eravamo noi Tegamini del Cuore, il mio papà+MADRE e Il Maurizio e La Paola, gli adorabili futuri suoceri. MADRE, dopo un millisecondo di affabilità, si è immediatamente offesa perché le ho detto che si era messa in testa una molletta che somigliava a una cozza gigante. Nonostante tutto, però, ci siamo dilettati assai. Ci hanno portato svariate tonnellate di tortelli, spassosi risotti, pezzi di carne di gran bontà e badilate di gnocco fritto col salume. Sono fiera del mio autocontrollo: quando ho mandato la mail al Signor Catering indicando quello che volevamo assaggiare, non ho scritto solo GNOCCO FRITTO E SALUMAZZO. E, col senno di poi, ho fatto bene.

miao cateringCATering.
Lo so, è pessima.

Comunque. Ci sarà questo allegro buffet con le isole dei cibotti diversi, e poi si andrà tutti a tavola. MADRE – che non ama mangiare, non ama bere e, in generale, non ama la gente che si diverte – ha immediatamente devastato un’affabile cameriera con la seguente risposta:

AFFABILE CAMERIERA – Signora, per lei acqua naturale o frizzante?
MADRE – Leggermente frizzante.

A intervalli regolari, poi, qualcuno interveniva per ordinare ad Amore del Cuore di tagliarsi i baffi – in momenti del tutto incongrui:

SIGNOR CATERING – Se non volete l’isola degli stuzzichini, possiamo fare solo un po’ di bruschette al pomodoro.
IL MAURIZIO – E magari l’antipasto di pesce lo serviamo al tavolo.
SIGNOR CATERING – Esatto. E possiamo aggiungere dell’altro salume, volendo.
LA PAOLA – Sì, ma Marco deve tagliarsi i baffi.

Il mio papà ha passato buona parte del pranzo a ricordare a tutti che i nostri parenti sono in larga parte defunti, MADRE ha reso noto ai presenti che lei il burro nei tortelli non lo può tollerare e, cosa ancor più sacrilega, Amore del Cuore – ad un certo punto – ha incautamente deciso di aprire uno dei video che Ermanno, il suo ex-compagno di banco, aveva allegramente condiviso con il gruppo Whatsapp dei gagliardi compagni di classe delle superiori. In questo video c’è un pupazzo che bestemmia. Fortissimo. E senza ragione. Immaginatevi questo ristorante vuoto e immacolato, coi sottopiatti d’argento e sei bicchieri a cranio. Ci siete voi – piene di boccoli -, con i vostri genitori e i futuri suoceri. E il vostro fidanzato – in giacca, camicia immacolata e scarpe da ragazzo serio regalate dalla sottoscritta a Natale – vede un pupazzo apparentemente innocuo e schiaccia PLAY.
Pure il cuoco si è affacciato, pallido come un grembiule nella tempesta.
MADRE ha esclamato Perbacco!
Il mio papà ha commentato a tono, con un deciso E la Madonna!
Il Maurizio ha riso un sacco.
E La Paola ha ordinato a suo figlio di tagliarsi i baffi.

Insomma, video di Ermanno a parte, ci siamo divertiti e abbiamo deciso miriadi di cose utili. C’è affetto, reso ancor più sincero e fiammeggiante dalle assurdità. E, faccenda importante, alle Matrimoniadi ci sarà da mangiare. Compresa la spaghettata delle due del mattino:

TEGAMINI – Le volevamo chiedere, poi, se si poteva portare ancora qualcosa più tardi, verso fine serata.
AMORE DEL CUORE – Che si balla, magari bevono un po’ e uno spuntino ci sembrava ragionevole.
SIGNOR CATERING – Non c’è problema. Due pennette all’arrabbiata. Un’aglio e olio…
TEGAMINI – Perfetto, molto bene.
MADRE – …ma che schifo.
TEGAMINI – MADRE, te sono trent’anni che non esci di casa. Le persone si muovono, si divertono, si agitano. Ti viene fame, a un certo punto, ma anche se hai cenato. Siamo in campagna, non è che possono andare dalle Luride a farsi un panino. Facciamo portare due spaghetti, che la gente non viene mica per patire, al nostro matrimonio.
MADRE – …IABBO’.
TEGAMINI – E’ inutile, non ti si può spiegare niente. Finirai nel Girone del Kebab. Anzi, del Kebab CON TUTTO.
MADRE – Marco, ma la senti?
AMORE DEL CUORE – Eh, signora, lo so.
MADRE – …devi proprio tagliarteli, quei baffi.

***

Dunque, con Amore del Cuore abbiamo sviluppato questa specialità di andare in inverno dove c’è freddo. Un talento che ci ha portati a Berlino nel 2010 – durante la tempesta di neve più impetuosa che l’Europa ricordi -, ad Amsterdam nel 2011 – coi cigni che agonizzavano, incastrati nel ghiaccio dei canali – e a Oslo, pochi giorni fa. C’è da dire che c’era da ibernare molto meno del previsto (zero gradi, cinque gradi, tre… narvali in bermuda), il che ci ha un po’ spiazzati, anche se la nostra delusione da (relativa)  mitezza del clima è stata più che compensata dal crepuscolo perenne. Ma se inizio a divagare subito è un disastro, perché ho tutta questa idea di proiettarvi con massimo rigore cronologico un numero impressionante di foto delle ferie e mi son segnata che dell’oscurità delle tre del pomeriggio dovrei parlare dopo. Direi quindi di non indugiare oltre e di procedere con coraggio, come veloci pinguini che scivolano di pancia giù per un bel canalone surgelato.

Avventure!
Panorami!
Cibo che costa come un anno d’università!
Fiordi giganti!
Gatti grossi!
Mal di talloni!
Fortezze sorvegliate da burattini!
Animali che mai dovrebbero essere mangiati!
Slitte di regine vichinghe!
Norvegia!
…!

Comunque, per dimostrarvi la mia serietà di travel blogger, parto subito con l’intramontabile classico della foto alle nuvole dal finestrino dell’aereo. Così, tanto per farvi presente che la roba peggiore l’avete già smaltita all’inizio del post.

…sorvoliamo, valà.

***

A Oslo ogni porta è una cassaforte. Sono riuscita a imbroccare tutti i numeretti senza sbirciare il bigliettino solo l’ultima volta che ho dovuto aprire il grevissimo uscio della camera, al terzo giorno di permanenza. Che poi non era una camera, era un appartamento, vicino a un fiume pieno di papere chiacchierone. Va bene, c’erano dentro sei mobili in tutto – più un barattolo di gelato, gusto fragola-cheesecake, da noi aggiunto strada facendo -, ma il salotto poteva tranquillamente ospitare una lezione di aerobica, una di quelle ambite, con l’istruttore severo ma giusto.
A questo punto, mi chiedo che cosa spinga un popolo così civile, un popolo capace di dimostrare una tale prodigalità nell’edificazione di spaziose dimore a rifiutarsi di trovare quattro misere piastrelle su cui incastrare un bidet. Che vi ha fatto, il povero bidet. E ci stava pure lui, ve lo assicuro.

***


Amore del Cuore cartografo, armato di sestante e bussola, si impegna moltissimo per aumentare il livello medio di senso dell’orientamento della coppia. Lui sa sempre dove si trova. Io cerco di individuare il nord cercando il muschio in terra (anche in città) ed evidenzio in giallo solo le cose inutili della guida, tipo “nei mesi caldi, ricordate di portare un contenitore per raccogliere i mirtilli”.

***

Il delicatissimo e cruciale momento della vestizione, reso ancor più impervio dai quarantasei gradi centigradi della stanza. Poi esci che ce ne sono 2.5 e ti si squarcia la pelle, come nel terzo Alien, quello con Ripley nel carcere di massima sicurezza adibito ad allegra fonderia.

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Il primo momento di travolgente entusiasmo ci ha assaliti in mezzo alla piazza della cattedrale, di fronte a tre galline moschettiere. Una roba bella di Oslo è che la città è piena di queste sculture zoologiche che spuntano in giro, senza un apparente perché. Oltre alle adorate gallinone ci siamo imbattuti in una foca, un orso polare, un cervo, una cantante lirica e due leoni. I due leoni stavano a guardia di un posto chiamato Mini Bottle Gallery, un tempio dedicato al culto delle mignon. Dalla vetrina siamo riusciti a scorgere diversi armadietti pieni di bottiglie vestite nei modi più disparati (la bottiglia in frac, la bottiglia scout, la bottiglina ballerina), un acquario lungo un dieci metri buoni – pieno zeppo di pesci enormi, tipo lucci – e un lampadario con tutte queste bottigline appese come preziosi cristalli. Che vi devo dire. In compenso, uno dei due leoni a guardia dell’uscio aveva la coda rotta. E Amore del Cuore mi ha impedito di salirgli in groppa, anche se era palesemente lì per quello.

Per quanto riguarda il secondo momento d’entusiasmo, invece, direi che si potrebbe parlare del palazzo reale che fa capolino in fondo a un viale che bisognerebbe percorrere esclusivamente a bordo di carrozze-slitta. La rigorosa prospettiva del disegno urbanistico rende ancor più bizzarre ed evidenti le mie gambe storte. E mi sento di consigliare a chi fosse afflitto dal medesimo problema a mettersi in posa un po’ di profilo, magari con un piedino all’insù e un fazzoletto bianco in mano, come nella miglior tradizione dei sovrani che fanno ciao alle moltitudini.

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Cafè Skansen – Radhusgata 32

Straziata da un improvviso moto di nostalgia per le straordinarie uova con speck e patate che si mangiano in settimana bianca, ho ingurgitato con grande allegria la variante norvegese dello stimatissimo piatto altoatesino. Nonostante la sublime nobiltà del luogo, le patate erano un po’ buffe.

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Nasjonalgalleriet

Che siamo gente di cultura.
E finché riesco a farmi passare per studentessa universitaria persevero nel chiedere il biglietto ridotto.


Edvard Munch is in da house.

Allora, la sala di Edvard Munch fa paura sul serio. A parte l’infinita e sincera angoscia che ti assale davanti all’Urlo, ci sono anche tutte queste persone inseguite da ombre giganti, signore rigidissime, che ti fissano come se sapessero che stai per essere colpito da una catastrofica sventura, letti di morte, feste danzanti sul punto di finire male, imponenti siepi verdissime, a forma di panettone, che chissà cosa c’è dentro (e forse nemmeno lo vuoi sapere). Tutti i colori, compresi quelli allegri, hanno qualcosa di opaco e sinistro. E le tizie con lo sguardo fisso somigliano pure un po’ a come m’immagino diventerà Bianca Balti da vecchia.

Insomma, ci siamo spaventati, nella sala di Munch. E abbiamo anche deciso di andare a vedere il museo one-man-show, ospitato dal ridente sobborgo di Grünerløkka e messo lì apposta per popolare gli incubi del vicinato. Comunque, la mia vera e adorata scoperta alla Galleria Nazionale è il pittore e illustratore norvegese Gerhard Munthe, uno che aveva tre pannelli appesi nel luogo più scalognato dell’intero museo ma che ha comunque colmato il mio cuore di autentica meraviglia. Perchè il Munthe è un artista di miticherie e un esploratore delle leggende della tradizione norvegese. Ci sono i draghi, i cavalieri, le decorazioni che somigliano a manoscritti miniati, i troll nelle caverne, le principesse da salvare, le armature luccicanti e delle belle brocche molto arzigogolate. E chi lo sapeva, che là fuori c’era un Munthe. Insomma, iniziamo ad amarlo tutti in coro.


Un angolino dei pannelli (scalognatamente appesi) di Munthe.

Un’altra roba, trovata SULL’Internet, delle bellissime bestie molto aerodinamiche di Munthe.

Che felicità.
E un paio di altre ciccionate della galleria:

 

 


Una sala conferenze-concerti in cui non riuscirei mai a stare attenta perché ho un debole per le gigantesche Vittorie alate.


Un ritratto molto ben riuscito di Harry Potter.


Gatti furtivi che rallegrano scene di pesante macelleria.


Amore del Cuore mi asseconda pazientemente, in mezzo ai funzionalissimi armadietti-guardaroba.

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Passeggiatine all’Aker Brygge

Si sa, le banchine portuali tutte rimesse a nuovo sono molto TRENDI, anche nel bel mezzo del crepuscolo degli dèi e con tutti i negozi chiusi, che in Norvegia alle 16-17 si sbaracca e si va a cena. E sono belle, con le lucine calde e gli edifici di vetro nuovi di pacca, i ristoranti e i bar con i tavoli fuori e le seggiole con copertina in dotazione. E già, l’Aker Brygge è un luogo molto fascinoso, nonostante riesca a insinuare nella tua mente il dubbio di esserti smarrito nel quarto livello di sogno di un qualche sventurato protagonista di Inception. All’Aker Brygge, poi, partono traghetti di ogni genere e attraccano pescherecchi, portati a riva da garruli marinai che – sosteneva la guida – hanno l’abitudine di lanciare gamberi appena pescati sulla folla. Noi di gamberi croccanti non ne abbiamo visti, ma siamo andati al banco informazioni per capire se la remota penisola dei musei – perché c’è una penisola con su mille musei – fosse raggiungibile, in qualche modo, anche solcando le onde del mare novembrino.

TEGAMINI – Hi!
THOR DELLE INFORMAZIONI – Hello there!
TEGAMINI – We have a question on how to reach the Bygdøy peninsula… we would like to go to the Viking Ship Museum and we read on our guide that it’s possible to get there by ferry…
THOR DELLE INFORMAZIONI – Oh, I see. Well, no, not at this time of the year.
TEGAMINI – I was afraid you’d said so. But the guide… they say that ferries are still traveling, just on a shorter schedule…
THOR DELLE INFORMAZIONI (con infinito sdegno) – THERE IS ICE IN THE FJORD!!! …but you can take the bus number 30, at the Theatre.

Diamine, avvenente vichingo biondo delle informazioni, mica ce l’ho messo io il ghiaccio nel fiordo! Mi sono sentita come Loki dopo una sgridata di Odino. Che ne so che al 4 di novembre dovete navigare ramponando in mezzo ai lastroni. Insomma, il servizio traghetti si interrompe in settembre, più per una sensata valutazione sull’afflusso turistico invernale che per effettiva glaciazione del fiordo. Che ce n’erano semila, di imbarcazioni che lo solcavano serenamente, le ho viste con questi occhi.
Comunque.


Non è detto che edifici che somigliano all’incontro fatale tra dei panbauletto e un manicomio criminale siano fonte di melodie inquietanti. Tipo, questo qua suonava come un bel carillon.

Tra i mille ristoranti sulla passeggiata finto-rustica dell’Aker Brygge, poi, abbiamo preso due decisioni. A) Domani sera veniamo qua a mangiare il pesce, anche se appena entri hanno la teca con le aragoste vive e c’è pure la cucina a vista, che son sempre cose che ti fanno capire che spenderai un casino di soldi – B) L’umidità mi sta demolendo le ossa, prendiamoci un bel tè del pomeriggio a questo Cafè Sorgenfri (Bryggetorget 4).


Tègamini.


Bella. Due tazze di tè, dieci euro.
Però l’assortimento di ciarpame fantastico che ricopriva ogni genere di superficie ciarpamabile era davvero molto coreografico. Questo qua sopra è il soffitto, con tutti i giocattoli, gli slittini, i lampadari e le paccottiglie vintage. Qua sotto, invece, c’è un angolo con un posatoio per colombe.

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Intermezzi di poca rilevanza

Ma smettiamola con queste scene di calore e ospitalità. Il gelo della sera è tragicamente incisivo… e ci si può difendere solo con cappucci a criniera di leone, spessi mezzo metro. Basta, voglio un titolo nobiliare russo. E un manicotto.


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Viking Ship Museum, per Odino!

Gloriosamente ospitato dalla penisola che non si può raggiungere via mare se non in due mesi dell’anno, il museo delle navi vichinghe è meraviglioso e anche super istruttivo. Per dire, io non lo sapevo che i re e le regine vichinghe venivano seppelliti dentro a una nave. Avevo quest’idea di piccole imbarcazioni spinte al largo con sopra un cadavere fiammeggiante, tipo chiatta-pira-funeraria, ma niente di più. E invece no, c’è tutta una gestione complicata dei morti importanti.
Il museo contiene tre navi-tomba – una BELLISSIMA e vezzosa, una bella e solida, una che è poco più di uno scheletro di legno -, più buona parte dei tesori che vichinghi molto previdenti avevano deciso di far portare al defunto nell’aldilà, comprese delle slitte fascinosissime, piene di decorazioni, mostri aggrovigliati e metallo che brilla.


La prua a ricciolone della nave della regina. Vascello bellissimo ma poco coriaceo, veniva utilizzato per gitarelle nel fiordo e placide escursioni. Mi ci farei seppellire anch’io, dentro a una roba del genere.

Meno carinerie, più legno da battaglia.

I vichinghi sono i vincitori morali di ogni olimpiade di slittino mai disputata al mondo.

I veri costruttori di vascelli iniziano ad esercitarsi da piccoli.

 

 


Modeste dimore di abitatori della penisola di Bygdøy.

 

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Intermezzi di poca rilevanza

I gatti norvegesi delle foreste vivono anche in città. Tu sei lì bello contentone, perché stai camminando verso un posto che nella vita non hai ancora visto e senti un albero che miagola forte. Poi ti giri e ti accorgi che su questo albero c’è un gatto grossissimo e che sta miagolando proprio a te. Che fai, gattone pelosissimo, in bilico sull’albero? Devo chiamare un pompiere biondo perché ti aiuti a scendere? Ti sei incagliato? Macché. Il gatto grosso norvegese delle foreste cittadine ti miagola dietro solo perché è simpatico e vuole essere osservato mentre salta giù, senza un problema al mondo. E poi che devi fare, t’inginocchi in terra, in mezzo alle foglie umide e pasticci il gatto gigante più socievole della Scandinavia con infinita contentezza. Gli vuoi già così bene che ti accorgi di non avere nemmeno un po’ di voglia di starnutire o grattarti gli occhi… e allora capisci che ai gatti scrausi e spelacchiati sarai anche allergica, ma a quelli meravigliosi e costosissimi no.


Natura morta con gatto espansivo che cambia ramo.

 


Natura vivissima e allegra con coccole estemporanee.

 

 


La perentoria reazione di MADRE  – del tutto ignara delle politiche Ryanair in fatto di bagagli – all’avvistamento del gatto megapoffoso di Norvegia.

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Il Vigeland Park

Questo posto è titanico, imponente, insieme molto aggrovigliato e razionalissimo. Le statue tondeggiano, tutto il resto è regolare e squadrato. Tutto il parco scolpito da Vigeland è una metafora del ciclo della vita e ovunque ti giri c’è gente di granito, ferro e bronzo alta due metri che ride, piange, si sbraccia verso il cielo, si raggomitola o salta in groppa a qualcuno. Vi dirò, io sono una ragazza semplice… mi piace Canova. Mi piacciono i marmi candidi, gli eroi, i serpenti di mare, i ponti pieni di angeli guerrieri, le tombe nella basilica di San Pietro, i drappeggi e le vene delle mani che affiorano delicatamente dalla pietra. Insomma, ho difficoltà a trovare soddisfazione estetica in figure come quelle di Vigeland, ma il parco mi ha molto impressionata. Mettetevi lì voi a tirar fuori tutta quella gente da dei sassoni. Trovate un posto a tutti e raccontate una storia. È brutto da far paura, il parco di Vigeland, ma è assolutamente maestoso.

Tegamini (ancora molto lontana dalle statue ciclopiche) saltella felice tra le foglie morte.


L’obelisco di Vigeland, nella mia personale hit-parade delle cose peggiori che potrebbe capitarmi di sognare in una notte di tempesta.


Stanchi delle vostre vecchie poltrone? Sedetevi su una renna.


Qua m’ero appena ricordata di avere mezzo litro di crema di whiskey nella borsa.

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Teatri a forma di iceberg

Perché c’è un teatro in centro, ma c’è anche un nuovo teatro dell’opera, che galleggia in mezzo a fantascientifici cantieri come un grosso zatterone di marmo bianco. L’idea è quella di farlo somigliare a un iceberg e, a giudicare dall’affluenza di felicissimi gabbiani, direi che ci sono riusciti. Il palazzo è fatto in modo da risultare completamente calpestabile: ci si può arrampicare da tutte le parti, tetto incluso… anche se non so bene come facciano quando ghiaccia, che se metti male un piede e inizi a scivolare è matematicamente impossibile fermarsi prima di raggiungere il mare. Forse prendono un cannone, lo posizionano a riva e iniziano a bombardare la struttura a salve di sale. Comunque, sul teatro dell’opera la gente di Norvegia ci porta a giocare i bambini, che impazziscono per piani inclinati e gradini. Son bambini con molta immaginazione, o bambini malvagi, che i genitori sperano di uccidere facendo passare tutta la faccenda del “qual disgrazia, la mia prole è rotolata nel gelido mare da una delle pendici del teatro” come un incidente.


Ormeggiato a poca distanza dal teatro (la distanza sufficiente a creare un effetto di straordinaria fotogenia), c’è un iceberg di vetro ancora più iceberg del teatro di marmo. Superman ci va dentro ad abitare quando si stufa della Fortezza della Solitudine.


Vietato ruzzolare. In effetti, avevo molta paura che Amore del Cuore ruzzolasse. Con la massa che ha sarebbe stato impossibile da fermare.


Tegamini realizza il sogno di riempire di ditate un teatro dell’opera.

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Andrò all’inferno – Lofoten Fiskerestaurant


Massì, uscire a cena in Norvegia è una roba che possono permettersi solo i trafficanti d’organi, ma chi se ne importa, si vive una volta sola, vuoi non andare a mangiare il pesce? E poi oggi non ci siamo nemmeno concessi il lusso di un beverone pomeridiano al caffè del teatro, un posto dove va solo la gente col monocolo, forza e coraggio, abbiamo pure prenotato… ora, però, urge una premessa.
Magda Szabó, che se non l’avete mai letta ve la consiglio molto, era una bambina un po’ gracile e malaticcia. All’improvviso, di fronte a un piatto di carne di non so bene che animale, capì che quella che stava per mangiare era stata una bestia viva e venne colta da una profonda disperazione. Niente, la carne – che così bene le avrebbe fatto – non la voleva più nemmeno veder passare. I suoi genitori, personaggi di meravigliosa fantasia e sensibilità fuori dal comune, le spiegarono pazientemente che certi animali, ad un certo punto della loro vita, si stancano di stare al mondo e decidono, in tutta libertà, di offrirsi volontari per finire sulla tavola degli esseri umani. La Szabó, tra una pertosse e l’altra, si lascia persuadere, e ricomincia a rimpinzarsi di salutari proteine.
Ecco.
Sono sicura che la balena che ho mangiato era una di quelle bestie lì, stanche della vita.

CAMERIERINA – So, our five courses fish menu starts with grilled whale, followed by a mussel soup with vegetables and cod, cooked in the oven with lentils and red wine sauce. After the fish…
TEGAMINI – Hold on, hold on. Whale, like a…
CAMERIERINA – Yes, whale, you know, the huge fish…
TEGAMINI – Technically it’s not a fish but… WHALE! Is it even legal?
CAMERIERINA –  In Norway and Japan.


Mi chiamo Ismaele: l’antipasto di balena grigliata.
E lo devo dire, poverona, la balena sa del più buon filetto che mai vi capiterà di inghiottire finché siete al mondo. Mi sento come Homer quando mangiò Pizzicottina. E anche se era una fettina grossa come un Oro Saiwa, mi sento ormai marchiata per sempre dall’anatema del dio Poseidone. Perché diamine, gli animali dei documentari non si dovrebbero mangiare.


La zuppa di pesce con cozze galleggianti.


Il merluzzo al forno, col vino rosso e le lenticchie.

E comunque una mia amica ha mangiato il delfino. Mangiare un delfino è molto peggio. I delfini salvano i naufraghi, fanno divertire i bambini e vengono a riva a farsi accarezzare.
La verità è che merito di essere trafitta da un narvalo vendicatore.

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Intermezzi di poca rilevanza


Anche in Norvegia si fa draping.

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Il Munch Museet – The Modern Eye

Anche qui, super scoperte. Nonostante al bookshop vendano la tristerrima tavolozza di Munch (composta unicamente da colori che non riesco a descrivere in altro modo che con l’immagine di uno spartito musicale fatto solo di note in bemolle), quello che si trova in The Modern Eye è davvero insolito, per quello che l’essere umano medio conosce dello strambo artista. Perché è vero, c’è poco da stare allegri, ma la collezione che sta fuori dalla Galleria Nazionale (e che abbiamo visto finire nella mostra di questo periodo) è vivace e stramba: ci sono stanze che raccolgono innumerevoli varianti dello stesso soggetto (dipinte a intervalli regolari per una vita intera), gli autoritratti fotografici e pittorici, strade in mezzo ai boschi (sepolte da una nevicata, ostruite da tronchi di un giallo brillantissimo o occupate da cadaveri e assassini che scappano), ossessioni per le trasparenze e le sovrapposizioni (nate, all’epoca, dai primi utilizzi dei raggi X), le scene cinematografiche dei lavoratori che camminano per strada (come nei primi esperimenti di fratelli Lumiére, che a Munch interessavano immensamente), gli interni che sembrano fotografie di scene di teatro (cose che succedono dopo il lavoro di Munch agli spettacoli di Ibsen) e tutto quel che accade quando a un artista scoppia una vena in un occhio.
E chi lo sapeva, che a Munch era esploso un occhio. Non solo cercò di ripigliarsi dall’accaduto immaginando il suo occhio come una specie di pianeta infestato da un uccello minaccioso, ma cominciò anche a dipingere esattamente quel che riusciva a vedere in quella nuova condizione. E ci sono quadri pieni di macchie pennute, ombre ancora più grosse, tinte distorte e buffe brillantezze.
Mamma mia, sono più divulgativa di Alberto Angela. Ma sarà uscito dal sottosuolo di Roma? Tutte le volte che accendo la tv e mi imbatto in Alberto Angela, sta vagando da qualche parte, nelle viscere di una catacomba capitolina. Ma solo a me succede, o lui effettivamente vive là sotto?
Comunque.


Matite di Munch, con l’alberello di vene rotte che diventa un cattivo mini-ibis.


Dentro alla testa di una persona preoccupata ce n’è sempre un’altra. E tutte le cose diventano anche un po’ trasparenti.


Cavalli che scappano nella nostra direzione.


Al bar del museo di Munch urlano anche le tortine. E visto che l’
Urlo è da un’altra parte, è l’unico urlo disponibile.

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Super Fortezze Volanti Fantastiche: Akershus Festning

Qua ci metterò le foto un po’ più grandi, valà, che c’è tutta una magia di cielo-acqua-mattoni. E vi risparmierò ogni tipo di autoscatto romantico, anche se Amore del Cuore che si staglia sul fiordo è un bel vedere.

TEGAMINI – …Amore del Cuore, ma non c’è nessuno!
AMORE DEL CUORE – Ma no dai, c’erano quelle due tizie del viale, quelle che si tiravano addosso le foglie per fare le foto.
TEGAMINI – Ma ho paura, è deserto! Metti che adesso spunta un cavaliere fantasma o qualcosa del genere…
Da dietro l’angolo fa la sua comparsa la guardia in alta uniforme, con tanto di braccio rigido che fa su e giù, fucile in spalla e sguardo fisso. Amore del Cuore e Tegamini si immobilizzano.
TEGAMINI – Non ce la faccio, non ce la faccio, mandalo via, mi viene da ridere!
AMORE DEL CUORE – Guarda, guarda, adesso batte i tacchi e torna indietro. Però dai, abbiamo avuto fortuna, è sicuramente il cambio della guardia. Vuoi che passi la giornata ad andare in giro così?
TEGAMINI – Ma poverino, chissà che freddo, non ha nemmeno una sciarpetta! Quanti anni avrà, poi?
AMORE DEL CUORE – Sedici.


Ancor meno rispettato delle guardie col cappello di gorilla della regina d’Inghilterra, l’indomito soldatino di piombo, ultimo baluardo difensivo della fortezza Arkershus e prima fonte di gaudio per i turisti più sadici.


Il super fiordo (se vedete dell’ICE IN THE FJORD vi prego di segnalarmelo) color piombo. L’impressione che ho avuto è che l’acqua, in questo posto qua, sia molto pesante, come se avesse una densità da petrolio. E poi fa quasi paura perché è fermissima, appena un po’ increspata. Insomma, molta meraviglia.


Qua è da dove si sparava quando i kraken cercavano di attaccare Oslo.


Le tegole sono fatte con le scaglie corazzate dei draghi.


Tegamini e doverose espressioni di grande e soavissimo stupore.

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Intermezzi di poca rilevanza

…anche perchè era un po’ che non si parlava di roba da mangiare.


Sarà anche un tapas bar (Delicatessen, Sondregate 8), ma la splendida legnosità minimal è tutta da paese dove ci son freddo e razionalità. E comunque, nessuno di noi ha preso tapas, per ragioni di costo-opportunità.

AMORE DEL CUORE – Secondo te quante tapas dovrei mangiare per non avere più fame?
TEGAMINI – Ah, sei, tipo.
AMORE DEL CUORE – Non si può fare. Costano troppo. Mangio il panino, guarda quella tizia lì, è grosso il suo panino. Te?
TEGAMINI – C’è la frittatina… e poi queste croquetas col prosciutto, secondo me sono buone. Toh, costano anche 20 corone.
AMORE DEL CUORE – 20 corone, te ne portano una.
TEGAMINI – Ma figurati, che roba è, una crocchetta.

Eh, una ne è arrivata.

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Negozi strambi e belli

Dunque, volevo moltissimo un maglione norvegese, di quelli con tutti i ricami a fogliette, fiocchi di neve, germogli dai colori squillanti e compagnia. Quando ho visto che il maglione norvegese più scalognato del negozio costava 250 euro ho pensato che magari potevo permettermi una sciarpa, che se c’è meno stoffa magari ci sto dentro. Niente, sciarpa, 140 euro. Per un attimo ho valutato la possibilità di acquistare un paio di guanti a muffola, ancora più piccoli, ma ho poi ricordato di essere fiera e orgogliosa, e ho mandato tutti a pagaiare sul fiordo, ripromettendomi di non mettere più piede in un negozio di abbigliamento, salvo strambe eccezioni in quel di Grünerløkka, che pare sia un po’ diventato il luogo YEAH-creativo-hipster della città.
Qualche angolo di negozietto… a quel che ho poi effettivamente comprato credo proprio che riserverò il gran finale. Anzi, ci dovrò fare un altro post, perché ci sono cose che splendono con troppo fulgore per rimanere confinate in un piccolo spazio.


Il negozio ACNE, che ha il pregio di metter fuori scarpe numero 41, il che conforta molto noi genti coi piedi del 39, mica come  in Italia, che si vedono solo dei graziosi 36-37 e poi quando ti arriva la scatola del numero giusto sembri sempre il pagliaccio del circo.


Inquietanti (e arianissimi) bambini, uno diverso per ogni lattina, sorridono come piccoli e malefici androidi. Quello che ci sia nelle lattine non è comunque ancora chiaro.


Battagliere falangi di animalini di plastica Schleich (Riktige Leker – Haakon VII’s gate 1)


Il paradiso del genitore hipster-multicolor (Sprell – Korsgata 24)


Inestimabili tisane che comprendono i tuoi sentimenti e vogliono essere bevute esattamente al momento giusto. Magari sanno tutte di fieno unto, ma le confezioni sono pregevoli.


Sano disordine in una libreria dell’usato. Dopo un po’ che vedi scaffali organizzati con squadra e righello, lavagnette e menu scritti a mano da eccelsi calligrafi (non professionisti) e adorabili muri di regolarissimi mattoni al vivo, insomma, le cose abbandonate in terra fanno molto piacere.


Suggerimenti per lavoretti natalizi da Norwegian Designs. Perchè là fuori c’è gente che usa le mani per mettere insieme biglietti d’auguri, deliziosi ornamenti e interi plotoni di folletti di carta. E poi ci sono io che uso le mani solo per cambiare canale quando salta fuori Paint Your Life. Barbara, vai a fare un bel giro in Norvegia e lascia in pace le povere sedie impagliate.


Scatole, cestini, contenitori, cosetti, non lo so, mi piacciono tantissimo. Tutte queste scatole dei mille colori dell’arcobaleno, poi, erano anche telate e morbidine. Il reparto carta di Norwegian Designs è ufficialmente il male.


Accessori svedesi per case di bambola. Perché la Svezia non arreda solo posti per umani, anche i giocattoli hanno diritto a un po’ di design scandinavo. C’erano milioni di lucette, impianti elettrici perfettamente funzionanti, microscopiche zuppiere, salotti, piastrelle… tutto svedese e ben separato dal normale mobilio per bambole, quello coi tavoli di legno con i piedi intarsiati e i piatti di ceramica col disegno blu. La meta-casa-Ikea, per una bambola che già abita nella casa Ikea della sua proprietaria. – (Riktige Leker – Haakon VII’s gate 1)


I gioielli di Bjorg, tutti belli tranne quello là in fondo che sembra una mezzaluna-spazzettone… o i bracciali a forma di spina dorsale (con costole), che però qua non ci sono. Meglio per voi che non li avete visti.

L’angolo delle farfalle di un negozio di vestiti usati per dive cadute in disgrazia. Stavo per provarmi un costume tradizionale norvegese quando mi sono domandata (rigorosamente in quest’ordine): ma, non sarà un po’ grande? E, ma poi, dov’è che ci vado, con questa roba qua?

TEGAMINI – Amore del Cuore, secondo te ce ne sta uno, nel bagaglio a mano?
AMORE DEL CUORE – Ma va, sono giganti.
TEGAMINI – Ma nemmeno il bisonte, che è tondeggiante? Non ha le corna, magari si riesce… eh?
AMORE DEL CUORE – Come fa a starci. Dai, ti porto via, che poi ti affezioni.
TEGAMINI – Lasciami qui, te vai avanti.
(Sprell – Korsgata 24)

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Fyret (Youngstorget 6): due etti e mezzo d’animale di foresta

Per concludere degnamente la scampagnata, abbiamo deciso di lanciarci sulla cucina tipica norvegese, al Fyret. Cibi sinceri, esuberanti, salmoni salterini, carte geografiche polari appese ai muri, gente che si squarta d’acquavite, birra scura e hamburger d’alce. Perché dopo aver mangiato una balena, nutrirsi d’alce diventa all’improvviso una cosa normale, soprattutto dopo aver constatato che a Babbo Natale la slitta la tirano le renne, che sono bestie di tutt’altro genere.

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Bene. Spero sia stato istruttivo. E magari anche un po’ ameno.
Per chi volesse amare tutto questo anche su Instagram, c’è parecchia roba anche lì.
Per chi crepa dalla curiosità di scoprire cos’ho comprato a Oslo, state sereni un attimo che arriva anche l’apposito post.
Per tutti quanti, viva i fiordi, ghiacciati e non!
E mettetevi due paia di calze, che è sempre saggio.


Ciao Norvegia, ciao soldatino di piombo della fortezza!

Non saprò far fare i salti ai sassi sul pelo dell’acqua, ma sono bravissima ad andare in giro.
C’è della gente che torna da qualsiasi tipo di esperienza gitesca con bagagli pieni di traumi, polemiche, recriminazioni e rimpianti… ma io no, zampetto felice mangiando ghiaccioli fotonici e mi guardo ben bene dal lamentarmi, anche se non mi porto mai i vestiti che davvero servirebbero e le giornate finiscono nel disagio della cecità, con le lenti a contatto croccanti e piene di polvere.
Ma chi se ne importa, vagare è un talento, c’è da essere capaci e ci vuole tutta un’indole.
Visto però che vantarsi a vanvera è poco elegante, vi delizierò con roba di lago ed edificanti prove fotografiche. Anche perchè va di moda guardare le figure, in questo periodo.

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Questo è l’asino Ugo. L’asino Ugo è dipendente dalle carotine e vive in un recinto un po’ in salita con un altro asino – dal nome fru–fru e impossibile da memorizzare – e un’asina gravida, larga come lo stato del Maine. Ugo è molto ospitale, anche se frequentemente frainteso: se decidete di avvicinarvi al suo recinto, Ugo vi darà il benvenuto con cinque minuti di rantoli e ragliate. Una cosa strana a vedersi, oltre che spiacevole per le orecchie. Perchè noi non ci si pensa, ma l’asino ci mette l’anima quando deve ragliare. C’è tutta un fase di riscaldamento, respiri profondi e nitriti casuali, prima che arrivi il celeberrimo I-OOOH-I-OOOH. Sarà sempre utile, dunque, avvicinarsi al recinto di Ugo in compagnia del coraggioso Amore del Cuore, perchè un’asino che raglia fa paura. E di sicuro non si capisce se stia ragliando perchè è contento o perchè si prepara a sferrare un combo-attacco calcio in faccia/morsi alle mani.

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Può capitare che animali che vivono in recinti limitrofi decidano di farsi fotografare nella medesima posa da teenager. Nel caso della capretta, l’adolescente è anche vicino al satanismo amatoriale.

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Perchè i turbo-ciliegi d’incredibile beltà non ci sono solo in Giappone. E quella montagna là dietro, che non so come si chiama ma è comunque illuminata benissimo dalla luce tramontina, non sarà il monte Fuji, ma fa comunque la sua figura.
Come variante del ciliegio sbruffone abbiamo anche il ciliegio sbruffone con piccola luna. E siamo subito tutti fotografi.

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Amici. Stimati lettori. Compagni di mille battaglie. Questo qua seduto è Amore del Cuore. Per cortesia, che qualcuno si commuova.

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Idee bizzarre, inopportune ed esteticamente orribili che ti vengono prima di dormire.

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L’applique di vimini è la nuova frontiera del design. Hai un’orrenda lampada a risparmio energetico – quelle che fanno davvero luce solo dopo trenta minuti e comunque emanano quello sgradevole bagliore freddo, da neon di macelleria di periferia – e vuoi renderla più amichevole e temperata senza ricorrere ad ingenti investimenti? Schiaffaci su un cestino di vimini, l’interior-design ti sorriderà!

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“Ciao, sono una persona su un cioppo di legno”.

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“Ciao, sono una persona incredibilmente allegra che fluttua via dalla limitante staticità dell’imbronciato cioppo di legno”.
E sì, le mie scarpe son fatte di filettini di salmone.

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Questo posto bucolicissimo e stipato di incredibili cibarie è la trattoria Robustello. Ci si arriva solo dopo dialoghi viabilistici di questo tenore:

TOMMASO: Buongiorno signore! Senta, l’agriturismo Robustello… è qua vicino?
ANZIANO SU SEGGIOLA DI PAGLIA: Sì.
TOMMASO: Ma… da che parte?
ANZIANO SU SEGGIOLA DI PAGLIA:  Su di là, poi a destra. Dovete guadare il torrente.
TOMMASO: …con la macchina?!

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Non si capisce niente, ma sono tortelli di castagne con sugo funghettoso, sommersi di formaggio grattato e copiose erbette sconosciute.

Questi altri cosi qua sono crostini e verdure grigliate con mirabili bocconcini di cervo. I bocconcini di cervo sono pezzi di cervo avvolti in un qualche tipo di salume obeso e croccante.

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E basta, mi sono divertita tanto.
Che c’è, è un post casuale… non ci sarà nessun tipo di sconvolgente rivelazione conclusiva. Asini, capre, fiorellini e lampade a cestino, che vi aspettavate?