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carta da parati

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Francis Scott Fitzgerald ha scritto, da qualche parte, che risparmiare è un lusso. Credo meriti d’ufficio il titolo di santo patrono di questa rubrica dedicata ai desideri insensati.
Ecco un po’ di beni aspirazionali e scoperte dell’ultimo periodo, qua elencate per mettere in pericolo il già precario equilibrio del mio scalognato salvadanaio.

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Qua devo biasimare Sara, perché ho scoperto Ritop sulle sue Stories. Oltre alla meraviglia dei dinosauri brillantinati, sono assai affasinata dagli earcuff, quei cerchietti che si piazzano a metà orecchio senza bisogno di buchi aggiuntivi o altre diavolerie. Mi piacciono molto quelli con le perle, anche se l’intera sezione appare meritevole.

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Minalima – il dinamico duo responsabile, tra le altre cose, della creazione della visual identity cinematografica del mondo di Harry Potter – ha lanciato una linea di carta da parati ispirata a Hogwarts e compagnia. Pensavo di voler rivestire tutti i muri di casa con l’albero genealogico della famiglia Black, ma poi ho visto i rotoli con i libri di testo dei maghi e sono impazzita ufficialmente. DATEMI UNA CASA DA RISTRUTTURARE. MERITO QUESTA CARTA DA PARATI NELLO MIO STUDIO IMMAGINARIO.

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Qualche tempo fa, ho lavorato con Ottod’ame per il lancio della collezione dedicata a Mafalda. L’affetto che nutro per la bambina recalcitrante di Quino non mi ha impedito di invasarmi anche per il resto dell’assortimento autunnal-invernale. Vestiti tempestati di maneki neko, tartan a profusione, PAIETT. E questa stampa gloriosa.

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Ann Vandermeer fa squadra con il marito Jeff – che qua in Italia meglio conosciamo come autore della Trilogia dell’Area X – per assemblare una poderosa antologia fantastico-fantascientifica. Il raggio dell’indagine delimita un genere già considerato, spesso, una nicchia rispetto alla letteratura “alta” – nell’accezione più trombona del termine. E in questa nicchia – come in molti altri ambiti – dominano, da sempre, gli scrittori. Che storia è, le scrittrici non ci sono, non si misurano con la materia o non sono degne di essere ricordate e lette? Giammai. Le scrittrici ci sono, eccome. E nelle Visionarie possiamo incontrarne e apprezzarne ben 29.

 

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Ho scoperto che le barrette sono un modo comodo e sensato per tenere i capelli lontani dalla faccia. Al momento dispongo di una barretta nera eccessivamente ragionevole – l’ho trovata nel negozio capelli di Mazzolari – ma gradirei espandere la collezione avvalendomi di qualche assurdità. Quelle di Shrimps sono assai sfarzose… e c’è un po’ di tutto. Consiglierei al brand di eliminare il puntatore a forma di gambero e/o capasanta rosa perché non si capisce su cosa si clicca, ma per il resto bene, bravi, bis.

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Moleskine ha l’abitudine (assai opportuna) di sfornare piccole collezioni dedicate ai temi più disparati. Qualche tempo fa sono usciti i primi quaderni del Signore degli Anelli. E adesso c’è anche un cofanetto con la Poesia dell’Anello in copertina – nella sua versione originale… so che al momento le polemiche sulla nuova traduzione stanno imperversando – e la consueta cura per gli interni. Gioitene.

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Alla prossima puntata. E felici desideri a voi.

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Succede che, di tanto in tanto, mi scambiano per una fashion blogger e m’invitano ai Press Day
. I Press Day sono quelle cose che te vai, ti mettono in mano un bicchiere di bianco e ti portano in giro per degli spazi allestiti con infinita carineria per farti vedere quello che i più disparati brand – e/o maison, stilisti, sartine di quartiere, designer, scarpari, case cosmetiche, ciabattini o multinazionali del lusso interplanetario – hanno intenzione di proporre per la stagione che verrà. Te vaghi, guardi tutte queste belle cose, fai le fotine artistiche e pensi, più che altro, che non hai i soldi per comprarti manco il tonno – se proprio non è in offerta -, figuriamoci i meravigliosi abitini rosa di Christopher Kane a forma di ventaglio. Quindi cerchi di non infervorarti troppo – si sa, poi, infervorarsi è da plebei, mica da fashion blogger altolocate -, ti rifai gli occhi, ti comporti al meglio delle tue possibilità e non tocchi niente. Io che vengo dalla campagna, però, ho visto degli animalini e mi sono subito invasata. E ho anche scoperto che la carta da parati è ancora di grande attualità, sempre che sia made in London, esosissima e palesemente arrivata su questa terra dal Paese delle Meraviglie.

 

 Perché esistono delle Puma assurdamente ricoperte di bestiole del bosco e di creaturine fiabesche piene di piume, codine poffose e pellicciotte dai colori pastello. Le nobilissime calzature, la Puma se le è fatte foderare da House of Hackney, che è questo brand britannico che produce arredamento superposh-artistico. Stampe meravigliose. Paralumi. Divani. Lampade a forma di pappagallo. Cuscini con le felci.
Ammazzatemi.

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E niente.
Gli animalini di House of Hackney, oltre a decorare milioni di cuscini che inonderei volentieri di lacrime e tazze che userei ogni secondo della mia vita – anche per mangiarci dentro la pastasciutta -, sono andati a finire anche sulle Puma più Puma. Me sono anche scritta i modelli: le Puma con i piccoli tassi, i pennuti inglesi e il gessato bianco e nero da splendidi squilibrati sono le Basket, le Slipstram e le R698. Usciranno con la collezione autunno/inverno – perdonatemi: FW14 -, quindi avrò ancora un po’ di tempo per gettare delle monetine di rame dentro a un secchio, nella vana speranza di accumularne a sufficienza.
E lo so, sono assurde.
Ma sono gloriose.
E quelle nere sono pure pelusciose-cinigliose!

 
 
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