Dovete sapere che voglio molto bene a Giovanna Gallo. Le voglio bene praticamente da subito… cioè dal 2009, per quelli che non c’erano. A Torino non avevo nessuno con cui fare niente, e poi all’improvviso avevo una Giovanna Gallo. È quindi con grande gioia e autentico orgoglio che vi esorto a schiacciare forsennatamente sul bottone COMPRA vicino al suo
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*** Che cosa è successo nelle puntate precedenti. Dunque. Lo scorso anno, a luglio, ho improvvisamente deciso di leggere Anna Karenina. Ma così, presa da uno slancio inspiegabile e repentino. Senza un particolare allenamento, una missione filosofico-letteraria o precedenti incontri con poderosi romanzi russi. …in realtà avevo iniziato Guerra e pace… e mi piaceva immensamente, ma ce l’avevo diviso in
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*** Allora, qua c’è tutto un prologo che vi dovete sorbire. Perché l’adorabile illustratrice di A.A.A. – Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, Achitetto è anche la medesima persona meravigliosa che, tempo fa, decise di partecipare a uno dei miei Contest-ini con un Loki che sfreccia sul dorso della borsa-gallina. E vinse, che diamine. Come si fa a non amare
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* “Che succede?” domandai alla ragazza davanti a noi, una piccoletta coi capelli rossi tinti. “Eh” replicò quella “hanno messo la selezione all’ingresso del centro”. * Domenico Ardemagni fa il parrucchiere a Rivarolo Torinese. E’ completamente cieco, ma i suoi tagli di capelli hanno qualcosa di prodigioso. Nessuno capisce come sia possibile, ma i video cominciano a girare su YouTube
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Rispettando più promesse di ogni politico attualmente in giro, siamo qua per proclamare ufficialmente il fortunaterrimo vincitore/vincitrice dell’istruttivo e avvincentissimo GHIVAUEI Zoologico. In palio c’era il meraviglioso Libro dell’ignoranza sugli animali di John Lloyd e John Mitchinson. E a chi mai sarà toccato? Come da tradizione, c’è un indecorosissimo video di premiazione. Apparirà un recalcitrante gatto Ottone, assisterete a una
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Che avete fatto di bello in questi giorni piacevolmente temperati e anche un po’ baciati dal sole? Passeggiate? Aperitivi? Giri a cavallo per amene colline? Sci e bombardini? Eh, che avete fatto? Io mi sono ammalata. Ed è morto anche l’ultimo pesce rosso, il povero Nicolascage. Una fine orrenda e segnata dai tormenti. Non si sa come, ma il cranietto
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Mi sono seduta con la schiena contro il muro e ha cominciato a battermi forte il cuore. Qualcosa stava venendo verso di me, allargandosi come una nuvola bassa all’orizzonte. La nuvola si è addensata. Mi ha riempito la bocca e gli occhi e a un tratto c’è stato un boato e hanno cominciato a succedere delle cose, molto in fretta
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*** E’ una bella giornata, c’è il sole e il resto. Il tipo di giornata che ti fa pensare che va tutto bene. La giornata sbagliata per questo, sbagliata per noi che siamo stati insieme quando pioveva sempre, dal 5 ottobre al 12 novembre. Ma adesso siamo a dicembre e il cielo è limpido e mi è tutto chiaro.
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*** I libri divertenti sono molto necessari. Almeno, a me i libri divertenti servono moltissimo. Mi riposano. Mi fanno delle sorprese. Mi scarrozzano in posti improbabili. Si fanno leggere in fretta e lasciano quella piacevole sensazione di contentezza cicciottella che, di solito, sopraggiunge appena dopo aver mangiato uno di quei cioccolatini giganti al RUM. Dovrei leggerne di più, di libri
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*** Nella mia perpetua curiosità per gli Special Books di Isbn, non potevo esimermi dal leggere anche Daniel contro l’uragano di Shane Jones, quello di Io sono febbraio. Il primo romanzo mi è piaciuto di più, ma anche la faccenda degli uragani ha il suo perché. Ci sono delle splendide invenzioni, immagini che un po’ di affascinano e un po’
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*** Là fuori capitano cose belle. Mentre siamo tutti a buttar via le nostre vite sul divano, quattro personaggi (Eli Horowitz, Russell Quinn, Matthew Derby e Kevin Moffett) si inventano The Silent History, un’app-romanzo che oltre ad essere di piacevole lettura è anche sommamente interessante. L’antefatto è semplice: all’improvviso iniziano a nascere bambini che non emettono suoni e non sono
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- Michele? – Dimmi. – Ti chiami Michele, giusto? – Sì. Scusa. Otto anni. – Sono otto anni che lavori qui? – Otto anni e sette mesi. – E ti trovi bene? – Abbastanza. – A me qui piace tantissimo. Gervasini grattò con la punta della forchetta la base della collina giallognola. Niente da fare. Persino il purè era più
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