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Quelle che vengono dalla campagna

binario tegamini

Prendere il treno tutti i giorni mi sta uccidendo, ma è anche un’esperienza antropologica estremamente educativa. Nella maggior parte dei casi, il fastidio supera la meraviglia della scoperta, ma certe volte capita d’incontrare personaggi che sembrano usciti da una scatola di cotton-fioc rosa confetto. Il treno è pieno di consulenti nervosi, pendolari che russano – fiero manipolo di viaggiatori al quale temo di appartenere: se ti svegli di soprassalto perché senti qualcuno che russa, ma quando ti guardi intorno non c’è nessuno che dorme, quello che russa tendi ad essere tu -, gente che parla al telefono delle malattie degenerative dei suoceri o che spiattella nel minimi dettagli ogni genere di segreto industriale. Poi ci sono quelli che pensano di avere i gomiti solo loro – e ne vanno così fieri che te li piantano nelle costole, invece di tenerli un po’ in là -, quelli che spalancano il giornale sporgendosi nel corridoio – per poi indispettirsi come crotali se qualcuno li urta -, quelli che non capiscono dove collocare il bagaglio, i paladini che usano l’ombrello come arma, le donne che ti depongono con grazia la borsetta/valigetta/sporta della spesa sui piedi e i geni che piazzano il trolley per aria, si siedono e fanno rialzare tutti quanti quando si accorgono che sta arrivando il controllore e il loro biglietto è nella valigia. È tutta gente fastidiosa, ma i più fastidiosi sono quelli che viaggiano coi colleghi e si sentono in dovere di intrattenere l’intero vagone con il loro travolgente senso dell’umorismo. Perché mica puoi tacere, se viaggi coi colleghi. Devi fare il brillante. Devi raccontare tutta la tua vita. Ti devi lamentare, devi rendere partecipi gli altri passeggeri delle tue conquiste e delle tue battaglie. E ad altissima voce, perché il treno è una gigantesca macchinetta del caffé. E si chiacchiera, alla macchinetta del caffé. L’altro giorno m’è toccato sentire un’apologia del rafting, seguita da un “Gomorra è proprio un brutto romanzo”. E te stai seduta lì, con l’occhio spento e la consapevolezza di aver sbagliato vagone, per l’ennesima volta.
L’altro giorno, però, è successa una cosa bizzarra. Mi sono seduta in un posto a caso – dopo aver abbattuto a colpi di mannaia un altro pendolare disperato… che noi gli diamo 300 euro in anticipo, a Trenitalia, ma mica abbiamo il posto assegnato – e, dopo 4 minuti, mi sono resa conto di aver vicino due tizie che non avevano mai preso un treno in vita loro. Non esagero. Avete presente la storia del fanciullino che è in noi, del guardare il mondo con lo stupore di un bambino e tutte quelle robe lì? Ecco. Può capitare anche su un Frecciarossa, quando hai vicino due rincoglionitissime felici di stare al mondo. Dei fiori di campo, più che delle persone. Per convenzione, le chiameremo VISPA e TERESA. Ad un certo punto parlano di una pasticceria, ma visto che non mi ricordo il nome, la chiameremo Pasticceria SMARMELLONA.

VISPA – Eccoci qua. Ma come sono comode, queste poltroncine.
TERESA – Ma guarda. Ci sono due bottoni vicini, che fanno?
VISPA – Schiaccia, schiaccia.
TERESA pigia il misterioso bottone.
VISPA – La tenda! Serve per la tenda!
TERESA – Come la vuoi? Così va bene? Se no schiaccio la freccetta su e la rimettiamo a posto.
VISPA – No, no, va bene. Oh, siamo partiti. In perfetto orario.
TERESA – E gli altri dove sono seduti?
VISPA – Là, là, vedi? C’è la Mirella in piedi.
VISPA e TERESA allungano il collo e salutano Mirella con la mano. Mirella non le calcola.
TERESA – Quando arriviamo dobbiamo assolutamente andare a fare colazione alla Pasticceria Smarmellona. È vicino alla stazione, me l’hanno proprio consigliata.
VISPA – Il corso comincia alle 10 e mezza. Avremo tempo?
TERESA – Fammi guardare sulla mappa…
VISPA – No, ma c’è anche la presa!
TERESA – Dove!
VISPA – Ma qui, nel tavolino. Ci puoi caricare il telefono, così si può navigare senza che si scarichi la batteria!
TERESA – Mi hanno anche detto che c’è il wi-fi!
VISPA – Ma dai.
Il telefono di Teresa squilla. Fortissimo.
TERESA – Pronto? …oh, ciao, ciao. Sì siamo partite, siamo qui belle comode sul treno…. alle 9, ci mette un’ora. Precisa. Tutto a posto… siamo in orario, c’è un bel caldino.
VISPA – Come si sta bene.
TERESA – …certo, certo… Ok, sì, cià-cià-ciao. Sì, te la saluto.
VISPA – Ciao!
TERESA – Ti saluta anche lei. Ciao.
VISPA – …ma chi era?
TERESA – Il Pinardi, quello che mi ha detto di andare alla pasticceria. Ah! Che scema, dobbiamo controllare dov’è.
VISPA – P-a-s-t-i-c-c-e-r-i-a-S-m-a-r-m-e-l-l-o-n-a.
TERESA – Allora, è lontano dalla stazione?
VISPA – Oh, questo telefono. Un secolo. Ecco. È vicino… ma qui c’è scritto che è chiuso il lunedì. Vedi? Ci sono proprio tutti gli orari. E oggi è chiuso.
TERESA – Ma è un peccato, è. Devo dirlo al Pinardi, chissà come ci rimane male.
VISPA – Io intanto mi leggo il giornale. Ti danno anche da leggere, su questo treno.
TERESA – …pronto? Ciao, sì, sono ancora io… guarda, abbiamo controllato su Gugol e abbiamo scoperto che la Pasticceria Smarmellona è chiusa oggi, perché oggi è lunedì! ….ma infatti, chi l’avrebbe mai immaginato… eh, già, pensa, che sfortuna… sì, d’accordo. Niente, così, volevo dirtelo. Grazie lo stesso per il consiglio…. Ah ah ah ah! Va bene, te la saluto. Ciao!
VISPA – Il lunedì. Ma guarda te.
TERESA – Eh, insomma. Ma dici che ci dobbiamo alzare?
Tegamini guarda fuori dal finestrino. C’è solo erba verde, gelata.
VISPA – Vediamo quando si alzano la Mirella e gli altri.
TERESA – Noi dov’è che dobbiamo scendere?
VISPA – Porta Nuova.
TERESA – Porta Nuova. Perché a Torino ci sono due stazioni. Torino Porta Susa e Torino Porta Nuova. Un mio amico mi ha detto che in realtà è uguale, scendere a una o all’altra.
VISPA – Ma guarda che scema, non l’ho mica attaccato il telefono, alla fine.
TERESA – Attaccalo, attaccalo. Ci mettiamo belle comode e navighiamo senza consumare la batteria.
VISPA – senza alcun preavviso – solleva il telefono e si fa una foto. Selfie in cui, data l’angolazione, è presumibilmente presente anche Tegamini.
TERESA – La metti su Facebook?
VISPA – Certo, con un bel treno così.
TERESA – Prima la voce ha detto che c’è anche il bar!
VISPA – Oh. Ma dove?
TERESA – Al centro del treno. Bevande e snack, piatti caldi e freddi.
VISPA – Ma vuoi andare a vedere?
TERESA – Ma no, si sta così bene qui.
VISPA – Ah, ma stanno iniziando tutti a vestirsi.
TERESA – La Mirella?
VISPA – No, la Mirella no.
TERESA – Guarda lei, che loro lo sanno dove andare.
Il treno approda fiduciosamente alla stazione di Torino Porta Susa.
VISPA – OH, MA GUARDA! GUARDA CHE BELLA QUESTA STAZIONE!
TERESA – Tutta nuova… ma è incredibile. Ma siamo sottoterra!
VISPA – È sicuramente la stazione più bella che ho visto.
TERESA – Lo diceva anche il mio amico, che è bella. Quella di Porta Nuova, invece, è un po’ vecchia.
VISPA – Eh, cosa vuoi. Ma scendono tutti qui, eh.
TERESA – È vero. Chissà. Dove andranno. Chissà. È un bel mistero. Comunque conviene che ci vestiamo, secondo me. Metti che poi loro vanno via e li perdiamo.
VISPA – Magari la conoscono, un’altra pasticceria.
VISPA e TERESA armeggiano e ravanano a lungo per rimettere nelle capienti borse firmate la gran quantità di carabattole che, inspiegabilmente, sono riuscite a sparpagliare in neanche un’ora.
TERESA – È finita la galleria!
VISPA – C’è il sole!
TERESA – Il sole! Guarda, a Torino c’è anche un clima migliore.
VISPA – Veramente. Ma rimaniamo qui.
TERESA – Fosse per me…
VISPA – A Torino c’è sempre bel tempo, sempre. Dai, però, andiamo là. Così gli chiediamo dove fare colazione e siamo pronte per scendere, poi.
TERESA – Va bene, va bene… aspetta che prendo il giornale, che non ho mica finito di leggerlo. L’ho guardato solo in fondo… ma sai che ci sono tutti gli schemi con i treni?
VISPA – Che schemi?
TERESA – C’è disegnato il vagone, con tutti i posti, le poltrone. Ma fatto bene, proprio. I tavolini. Con le misure, anche.
VISPA – Ma pensa un po’. È molto interessante!
TERESA – Trovi? Anche secondo me. È importante saperle, queste cose… sà, cosa dici, andiamo?
VISPA – Occhei.
TERESA – …scusi, signorina, mi fa passare?
TEGAMINI: …come no.
TERESA – Grazie mille.
TEGAMINI – E ci mancherebbe…

13 Responses to “Quelle che vengono dalla campagna”

  1. Martinaemme says:

    Mi ha fatto ridere tantissimo. E pensare che mia made è uguale!

    • Tegamini says:

      Vuol dire che sei una persona che la prende con sportività. Il che è bellissimo ed estremamente raro :)
      Mio padre ha fatto una scena del genere la prima volta che l’ho portato a vedere un film in 3D, ma con pippone finale sulle meraviglie della scienza e lunghi gongolamenti per la presenza del bracciolo col posto per appoggiare la Coca Cola.
      È stato bellissimo.

  2. elena says:

    Senti, all’incirca…. mi dici la loro età?

  3. @marany72 says:

    Ti adoro.
    (ps. però quel “40 tutti” non mi è piaciuto troppo, a dal nick capirai perchè ;-) )

    • Tegamini says:

      :D non è colpa mia. Avevano 40 anni, c’è poco da fare. L’importante è arrivarci con saggezza e grazia, e non denudarsi dalla gioia quando si scopre che c’è una presa di corrente su un treno coi biglietti che costano 30 euro a botta (minimo) :)

  4. Giulia says:

    Da pendolare, amo i tuoi racconti trenici (che lo so si dovrebbe magari dire “ferroviari”, ma il neologismo “trenico” mi sembrava più entusiasta, e così…)

  5. Chiara says:

    Comunque la prossima volta che vengo a Torino devo proprio andare alla Pasticceria Smarmellona.

  6. riru says:

    Mi ha fatto un sacco ridere questo racconto di vita vera!

  7. Gli incontri-scontri sui treni sono le esperienze più educative a cui può sottoporti il creato. Il mio livello di misantropia raggiunge picchi altissimi nei vagoni Trenitalia.

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