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Sono un’oca e mi chiamo Luisa

A sinistra, la conclusione del nostro sabato sera: CiccionElio a Sanremo che canta la canzone che doveva vincere. Calpestando tutto quello in cui crediamo, io e Amore del Cuore l’abbiamo addirittura televotato ma, nonostante il nostro SMS sia partito due minuti dopo l’esibizione dei beneamatissimi Eelst, Sanremo non ha accettato il nostro contributo al processo democratico dell’italica canzonetta. E ci ha rimandato un messaggio con scritto che il nostro CODICE 1 non era stato registrato perché ormai il televoto era chiuso. Brogli! Scandalo! …ma anche FORZA PANINO! A destra, l’inizio della domenica:  dopo aver accordato il mio shamisen ed essermi accuratamente annodata l’obi, ho portato la colazione a letto ad Amore del Cuore. Perché sono diventata una donna che porta la colazione a letto. A mia discolpa, dirò che erano le 11.40 e che è stato un inferno. Fatela voi la colazione a letto con un Ottone von Asgard che vi salta nei biscotti.

La giornata ha poi preso una piega strana.

AMORE DEL CUORE – Ma te hai voglia di uscire?
TEGAMINI – …mah, sono due giorni che dormo, magari due passi. C’è anche il sole… E poi devi andare a cambiare l’orologio, che è da Natale che ce l’hai lì. E Ottone ha finito i bocconcini pesce-oceanico. Vuoi che cresca rachitico e spelacchiato?
ADC – Ah. Va bene. Ma allora preparati subito che ho fame.
T – Ma se hai appena fatto colazione.
ADC – Due biscotti, capirai. Un bel Crispy McBacon…
T – Ma lo facciamo un giro nelle vie dei ricchi? Così, a guardare le vetrine. Però passiamo in via della Spiga, che Montenapoleone non mi piace.
ADC – …prima il Crispy McBacon, poi andiamo dove ti pare.

E, sempre la giornata, si è conclusa con l’acquisto scellerato di un’oca Luisa. Che di cretinate a forma di animale in casa non ce n’erano già abbastanza.

 

 

Che poi, andare da Moschino è sempre un farsi del male. Per dire, quest’anno ci sono tutte queste borse meravigliose a forma di cose che di solito non sono borse. C’è la tazza frufru, la barchetta di carta, il quaderno, il barattolone delle caramelle. Che il cielo benedica chi ha deciso di inventarle, soprattutto quella a quaderno, che somiglia anche a qualcosa che può effettivamente contenere degli oggetti. E se nutro grande stima nei confronti delle altre tre, quella a quaderno la amo proprio, ma con passione e trasporto.

E niente. Ora ho un telefono a forma di oca. È veramente pittoresco… e, devo dire, anche molto meno saponetta di prima. La Luisa ha una pancia così e, grazie a questo suo rubicondo gonfiore addominale, il benedetto GAGGET tecnologico scivola di meno. Va bene, non arriverò ad affermare che l’oca-cover-Luisa sia un capolavoro di funzionalità ed ergonomia – vi piace usare molte Q nei vostri messaggi? Dimenticate la Q, l’ala della Luisa è lì per impedirvi di schiacciarla -, ma fa proprio allegria. Insomma, è in grado di scatenare un tornado di emozioni… gioia, ilarità, il bisogno improvviso di starnazzare… scherno, magari. Ma si sa, va benissimo anche lo scherno: le emozioni sono sempre preferibili all’indifferenza!
Comunque, fate quello che vi sentite, io e la Luisa siamo – a saremo – molto felici insieme, anche se ci prenderete giustamente per il culo.

 

 

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2 Responses to “Sono un’oca e mi chiamo Luisa”

  1. Noi non ci conosciamo, o meglio tu non conosci me (giustamente) io però ti leggo con immenso piacere da un po’ di tempo.
    Solo finiranno per licenziarmi perchè lo faccio sempre dal lavoro e finisco con lo sghignazzare scompostamente (che o pensano che sono matta o nasano qualcosa…)
    Ma ho una scusa!
    Devo sempre essere informata sulle ultime tendenze. E tutti, TUTTI, converranno che un telefono a forma di oca è l’ultima tendenza o no?

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