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Diciamo basta ai pesci rossi che schiattano

Dopo l’inspiegabile dipartita di Ermanno (pesce nero dall’occhio ingombrante e dalla pinna fluente) anche il povero Mugatu ha deciso di porre fine alle tribolazioni della sua vita terrena arenandosi dolcemente sul fondo della vaschetta. A dirla tutta, la morte di Mugatu è stata meno incredibile di quella di Ermanno che, fino all’ultimo, sembrava godere di un’ottima ed esuberante salute. Certo, con gli occhi a palla che si ritrovava non riuscivamo a capire come facesse ad andare dritto, ma a parte la sfortuna delle sue innate caratteristiche morfologiche, aveva l’aria di uno che stava benissimo. Lucente e pasciuto, coda abbondante, riflessini dorati e tutto. Poi niente, un sabato mattina Amore del Cuore si sveglia e rinviene la carcassa galleggiante di Ermanno.

Ora, a me non moriva un pesce da almeno un lustro. Gli ultimi che ho avuto (Turandot, Suzi Wong e Agenore) camparono per ben UNDICI anni, diventando giganteschi, pallidi ed estremamente sensibili agli stimoli sonori. Undici anni. Voglio dire, se sono riuscita a far stare al mondo tre pesci del luna park per undici anni vuol dire che ho talento. E non mi merito degli Ermanni e dei Mugatu che tirano le cuoia, così, senza un perché. Comunque, l’unica cosa buona scaturita dalla morte di Ermanno è stata la seguente conversazione con la mia amica Cecilia:

CECILIA – Ma è morto, allora?
TEGAMINI – È morto! Ermanno ci ha lasciati!
CECILIA – …e dove l’hai messo?
TEGAMINI – Eh, l’ho buttato nel water, poverino.
CECILIA – …ah. Be’, io l’avrei messo nell’umido.

Mugatu, invece, se n’è andato molto più mestamente.
In realtà, era un pezzo che non lo vedevamo prosperare. Non era un bel pesce: piccoletto e maculato a caso, con la coda sbrindellata e stitica, anche un po’ asimmetrico. Ecco, la verità è che Mugatu era brutto sul serio. Non si parla male di chi non c’è più, ma non posso nemmeno deformare la sua memoria andando in giro a dire che era un pesce avvenente e pieno di fascino. Ma per niente, Mugatu era un obbrobrio. Lo amavamo come gli altri, ma faceva quasi senso. Quasi, perché ha iniziato a fare senso per davvero soltanto una decina di giorni fa. Era diventato tutto gonfio, con le squame della pancia sollevate e irregolari. Insomma, un pesce derelitto. Nonostante questo crollo verticale del suo aspetto esteriore, già non felicissimo, Mugatu perseverava nelle normali attività di un pesce rosso. Nuotava, mangiava, cagava, dimenticava chi era e perché stava al mondo, nuotava, mangiava, cagava, dimenticava chi era e perché stava al mondo, nuotava, mangiava, cagava, dimenticava chi era e perché stava al mondo, nuotava, mangiava, cagava, dimenticava chi era e perché stava al mondo, e via così. E poi niente, ieri sera ho cambiato l’acqua ai pesci superstiti, ho tirato un criceto di pezza a Ottone von Asgard, Ottone von Asgard mi ha riportato il criceto di pezza, ho mangiato un’insalata tonno-pomodori, ho riempito la lavastoviglie e, in quest’effimero lasso di tempo, Mugatu è deceduto. Così, senza un lamento o una relazione causa-effetto a un qualsiasi evento umanamente controllabile.
Perché!
Perché!
Diciamo basta ai pesci che crepano senza avvertire. Poniamo fine a quest’insensata strage di animali che non ti permettono di aiutarli in tempo.
Ma che è.
Gli dai da mangiare. Gli cambi l’acqua. Tieni lontano il gatto dalla vaschetta con l’agile – ma solidissima – copertura in plastica traforata in dotazione. Ti assicuri che la vaschetta sia abbastanza grande e che l’acqua non sia a temperatura polare/tropicale. Gli accendi la luce che se no si deprimono e depigmentano. Che cazzo volete ancora, pesci rossi maledetti! Pure in colpa ci dovete far sentire. Eh, non gli avrai cambiato l’acqua abbastanza spesso. Non è vero niente! Gliela cambiavo ogni volta che serviva, perché quando vedo che è sporca la cambio, anche se il tizio – di nazionalità indefinibile – del negozio di animali mi è venuto a dire che l’acqua si cambia ogni quattro-cinque giorni, che per loro è sempre un trauma. È un trauma per me, pesci bastardi, è un trauma per me che mi sveglio la mattina col terrore di ritrovarvi immobili e mortissimi in qualche angolo! Che Poseidone vi infilzi col suo tridente!
Quello che mi fa incazzare oltre ogni immaginazione è che non sto facendo niente di diverso da quello che ho fatto negli UNDICI anni UNDICI di precedente cura di pesci rossi. Cos’è, mi hanno venduto dei pesci scaduti, difettosi e decrepiti? È come essere in balia del Dio dell’Antico Testamento! Un momento i pesci sono vivi e un’ora dopo sono morti, ma senza una ragione. E guai a domandarti il motivo, perché l’intelletto umano è semplicemente troppo limitato per comprendere il maestoso e perfetto disegno di Dio! Chi sono, Giobbe?

Ma tranquillizziamoci, perché mi restano ancora due pesci: Hansel e Nicolascage. I due che, sin dall’inizio, sembravano i più pasciuti, floridi e normali… non che significhi qualcosa, ci mancherebbe, ma voglio ancora provare a illudermi. Voglio passare davanti alla vaschetta e vederli sguazzare in pace e armonia, o imparare magicamente a capire come soccorrerli in caso di bisogno. Non so, potrei anche addestrare Ottone a miagolare quando vede che il movimento delle branchie sta rallentando, o che la traiettoria del loro nuoticchiare si è fatta irregolare e stramba.
Insomma, pesci, lasciatevi accudire. Fateci comprendere cosa vi affligge. Metteteci nelle condizioni di intervenire per salvarvi. E se proprio volete morire, lasciate almeno un biglietto di spiegazioni. Che cazzo. “Amata padrona, soffrivo da tempo di una dolorosa ernia alla vescica natatoria e, stanco di patire le pene dell’inferno, ho scelto di colpire ripetutamente il vetro della vaschetta con il cranio in modo da velocizzare la mia dipartita. È per questo motivo che mi ritroverai bernoccoluto e ammaccato, ma non fartene una colpa. Ti sei amorevolmente presa cura di me e te ne sarò per sempre grato. Che la vita possa sempre sorriderti. Con affetto. Tuo, Pesce”.

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2 Responses to “Diciamo basta ai pesci rossi che schiattano”

  1. lacinzietta says:

    Nicolascage sarà quello che tirerà le cuoia più tardi di tutti, me lo sento.

  2. Matteo says:

    Dopo aver letto il tuo post ho avuto una fitta al cuore, comprendendo il tuo dramma. Ho deciso di comprare dei pesci rossi per mio figlio la scorsa estate e me ne sono morti 3 nel giro di tre settimane… ogni volta che mi avvicinavo alla vaschetta per prenderne uno nuovo vedevo il terrore nei superstiti. Ho anche talmente impietosito il negoziante che, dopo la prima morte, mi ha regalato il 2° e venduto al 50% di sconto il terzo… per un totale di 1.5 euro risparmiati…

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