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Capi spalla che non hanno un perché

Amore del Cuore mi redarguisce perché non ho un guardaroba ben bilanciato.
Com’è ovvio, posso spiegare.
Per esempio, bisognosa di scarpe diurne, esco dal negozio con incomprensibili stivaletti di Jeffrey Campbell. Bellissimi, splendenti gemme dei saldi. Neri e morbidini, con davanti quest’onda di pelle che si avvolge con un bottoncino intorno alla caviglia. Stivaletti così sublimi da essere quasi comodi, ma di certo non indicati per una proficua e gratificante giornata in ufficio. Perché dopo un po’ hai male fin nell’interno del gluteo e non si può poi negare che faccia strano raggiungere improvvisamente il metro e ottantacinque quando il sole non è ancora tramontato. Di sera e di notte si può essere molto alte, di giorno t’imbarazza… e ti fa anche un po’ sudare. La verità è che il mondo calzaturiero si aspetta che le donne superino la mezza stagione spaperando in ballerine. E per chi ha i piedi larghi come pale della pizza – ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale – è un momento di grave difficoltà.  Non si può pensare di trascorrere tre mesi e passa straripando pian piano dalle fragili sponde di una calzatura così effimera. La ballerina è una roba evanescente e remissiva, pronta a tollerare ogni sopruso morfologico, a scalcagnarsi orrendamente a destra e a sinistra e a squagliarsi con la pioggia.
Bene.
Eliminando dunque gli stivaletti spaziali – amici del buio – e le ballerine – amiche delle donne-giraffa o delle donne francesi – le alternative per una dignitosa deambulazione diurna nell’impervio mezzo caldino della primavera non sono moltissime. C’è la scarpa da ginnastica – che fa un po’ “vorrei tantissimo essere ancora alle medie, ma credo si veda che ho un piede nella fossa” -, la scarpa da ginnastica da 350 euro – si chiama Hogan e somiglia al malaugurato incrocio tra un’incudine e un plum-cake – e lo stivaletto leggero – è fatto di carta da pergamena e ti fa comunque olezzare le estremità. Ci son poi le Camper da femmina – che sono proprio come le Camper da maschio, ma solo più corte – e i mocassini scamosciatini multicolori – che tecnicamente sono delle ballerine, ma te li puoi mettere anche per coprire il tragitto tra la tua barca e l’esosissimo bar del porto. Pensavo di potermi orientare sulla scarpa maschile stringata, ma sembro uno di quei pagliacci tristi che vanno alle feste dei bambini e poi vomitano nelle piscinette gonfiabili.
E allora?
E allora ciao, per arginare un simile turbine di dubbio e avversioni incrociate si va da qualche parte e si finisce per acquistare una stupefacente assurdità di difficile applicazione pratica. E, reiterando il processo per tutte le ENNE volte che ho avuto la necessità di comprare delle scarpe nuove si ottiene il mio attuale parco calzature, che oltre a non essere ampio è anche all’86% troppo estroso per la vita.
…e in giro ci vado con le Onitsuka Tiger gialle che ho comprato quando ho fatto la patente. Coi mignolini fuori, fra un po’.
Va tutto così, anche con i vestiti. Invincibili pregiudizi cromatici e sacrosante avversioni per materiali e conformazioni mi spingono verso la stramberia, senza possibilità di salvezza. Dico il vero, e posso dimostrarlo:


L’ho trovata in un posto dove c’era della gente sul marciapiede che beveva e mangiava taralli al sesamo. Fatta a mano, perfettamente della mia misura, con due piani di RUCHES e delle maniche a sbuffo che possono contenere una cucciolata di facoceri. Giuro, in quelle maniche ci sono delle spalline grosse come dei Crispy McBacon, mai visto nulla del genere.
E così, sprovvista di golfini di cotone che abbiano meno di dieci anni o di sensati spolverini SPORTGLAM, ho comprato la poffogiacca, felice come una Pasqua e senza una preoccupazione al mondo.
Ma dove voglio andare.
Che ci faccio.
In quale occasione mondana a me realisticamente accessibile potrò mai indossarla.
Come diavolo si laverà, metti mai che troverò il modo di usarla.
Ma soprattutto, perché.
Se fossi un minimo coerente, mi metterei lo stivaletto spaziale con poffogiacca e gonna e andrei alla SMA, truccata di tutto punto alle dieci e quaranta della mattina. E starei lì, piazzata davanti alla parete dei surgelati con una paella Buitoni nella sinistra e il cartello “AND NOT A SINGLE FUCK WAS GIVEN THAT DAY” nella destra.
Ve l’assicuro, la poffogiacca mi sta benissimo. Ma forse nessuno lo saprà mai.

 

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9 Responses to “Capi spalla che non hanno un perché”

  1. Amore del cuore says:

    Ripercorrendo Elio: cosa sono i milioni? Quando in cambio ti danno una donna speciale che sotto sotto è avversa alle scarpe.

  2. Effe says:

    Ti prego solo di una cosa: il giorno in cui andrai alla SMA vorrei tanto essere avvisata. DEVO vederlo con i miei occhi, e magari fare varie foto e spacciarle per a. installazione di arte contemporanea interattiva; b. foto artistica da fashion blogger alternativa.
    Sei comunque un genio.

  3. Lacritica says:

    Grazie, ora so di non essere da sola.

  4. Anya78 says:

    la giacca è fantastica *O*

  5. Andre says:

    È fantastico come scrivi. Qualunque argomento tratti, lo rendi divertente e interessante allo stesso tempo.

    Quando trovi un cappellino in tono, per completare giacca e stivaletto, io ti vengo a fotografare volentieri. Ti mando un piccolo portfolio di foto fatte da me per farti un’idea se ti puoi fidare o no :)
    https://www.facebook.com/media/set/?set=a.450632654471.243593.664329471&type=3&l=1ad24d0ab4

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