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Cose imparate all’improvviso

Sono un po’ come quelle bambole con le palpebre che ad un certo punto smettono di muoversi in maniera sincronizzata. Lo so perchè una mia amica mi ha cucinato il pranzo e poi mi ha fatto una foto. E fa paura avere una persona che ti scatta un primissimo piano per il suo progetto bello, pieno di persone che hanno quel nonsochè di interessante nei lineamenti. Insomma, mentre Marina faceva risplendere il fascino naturale di tutti gli altri avventori del buffet vegetariano, io ho scoperto di avere un occhio leggermente più chiuso dell’altro.
È il mio occhio pigro. Non si prende la briga di spalancarsi bene perchè tanto sa che non può competere con l’altro. E che competizione, -5.50 diottrie contro -3.0, una lotta tra determinatissimi bambini bendati che cercano di randellare la pentolaccia. Per consolarmi, mi hanno detto che soffro di astigmatismo di Venere.
Sono stati tutti molto gentili.

Portarsi in bagno un libro di poesie è davvero da persone poco sensibili.

Ogni volta che scelgo un film, Amore del Cuore si addormenta. È successo con The Darjeeling Limited, Ponyo, Super 8 e A Dangerous Method. Non è più una coincidenza. Non s’è mai addormentato con i supereroi e con Nicolas Cage, però, quindi sono contenta che ci sia ancora un qualche tipo di speranza in una serena comunione cinematografica, fondata sulle cazzate.
Pensateci, ci sono un mucchio di amici che non vedete da tanto tempo, magari i vostri compagni di banco delle elementari, quelli che vi tiravano il cancellino in faccia al cambio dell’ora, quelli che vi chiedevano sempre la focaccia e voi, brutti taccagni bastardi, voi vi mettevate lì davanti e la leccavate centimetro per centimetro, con scrupolo. Poi allungavate la focaccia sbavata all’altro bambino e gli domandavate se la voleva ancora. Ecco, c’è un genere di amico perduto che sarà in grado di rivolervi bene in modo istantaneo proprio grazie all’affascinante potere cementifico delle cazzate. Dopo dieci anni che non vi vedete, vi rimetterete lì a riesumare ogni puttanata che vi accomuna (dalla cena di classe di quinta elementare – interrotta dalla polizia perchè avevate buttato centinaia di bucce di limone e di arancia, che contenevano gelato dell’Antica Gelateria del Corso, nel balcone dei vicini – alla lavagnetta che avevate messo in camera in Inghilterra per segnare con delle pratiche X tutte le volte che la vostra compagna di stanza con le Timberland si metteva davanti allo specchio a phonarsi la frangetta) e cazzata dopo cazzata capirete che gli oceani del tempo non possono scalfire il vostro legame.
Ecco. Coi supereroi e Nicolas Cage spero funzioni così, nel complesso triangolo Tegamini-Amore del Cuore-settima arte.

Posso stare in ufficio fino alle nove di sera perchè mi stanno ingrassando le braccia.
Visto che sono davvero vicine alla testa e molto più capienti di zigomi e guance, l’energia necessaria al cervello per continuare a funzionare viene prelevata dalle braccia e dalla ciccetta che immagazzinano.

Le dita dei camerieri possono essere scambiate per involtini.
C’è questo tipo di vassoio, molto di design,  che somiglia alla prole di una rotella di ingranaggio e di una tavolozza da pittore. E’ un vassoio con degli scavetti al bordo – grandi abbastanza da ospitare un bicchiere col piede ben ancorato – e con in mezzo un buco per il pollice del cameriere.
Ecco, può capitare che – da lontano e soprattutto se alla festa c’è l’open bar e tu hai mangiato solo tre tartine – che il dito del cameriere ti sembri un involtino, l’ultimo rimasto in mezzo al vassoio.

I barman acrobatici possono essere osservati con attenzione solo se i cocktail ingeriti durante la serata sono meno di quattro. Se sono di più, è possibile che il vorticare di bottiglie e bicchieri che vi finisce davanti mentre attendete pazienti il vostro prossimo mojito vi farà sprofondare nella più fastidiosa delle nausee. E poi diciamolo, non me ne frega niente di guardarti per dieci minuti mentre tieni in equilibrio sul naso una boccia di gin, o barman acrobatico. Spicciati e poche scene, che se volevo vedere gente che fa ballare i birilli andavo al circo.

 

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