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Parigi: pezzi di mostro

Provo un interesse di difficile interpretazione per le vetrine.
Mi piacciono tantissimo.
Le vetrine sono davvero avvincenti. Sia visivamente che antropologicamente. E anche un po’ per l’organizzazione dello spazio. Se vai in un posto sconosciuto e guardi le vetrine, è come dover aprire uova di Pasqua ogni cinque metri. E non sto parlando della fascinazione consumistica da acquisto, è proprio l’idea di avere davanti accozzaglie di oggetti che si siedono lì e ti vedono passare.
Col tempo, sono diventata un’accanita fotografatrice di vetrine, perchè se c’è una cosa che non serve a niente, non produce alcun beneficio per l’umanità ed è pure un po’ frivola, stai sicuro che mi ci dedicherò con passione e grande perizia.  Bene, le vetrine sono un classico esempio della mia dedizione all’inutilità.
Per dire, sono andata a Berlino e ho fatto due foto alla Porta di Brandeburgo e quarantasei foto ai negozi di Prenzlauer Berg. A New York ho un Chrysler Building e trentadue interni del fruttivendolo del Chelsea Market. Perchè avevano delle mele gigantesche, lucidissime, da far cadere morta la più vigorosa delle principesse, mele così belle che ti dispiaceva comprarne una perchè gli rovinavi la composizione.
Insomma, vorrei avere in casa un’area per le vetrine, da riempire di cose buffe trovate in giro, un po’ come facevano secoli e secoli fa coi cabinets of curiosities, tutti pieni di scheletri di animali inesistenti, uova giganti, gabbiette, stampe, coralli e stelle marine secche. Una volta che c’era tutta quella roba, ben ordinata e ammucchiata con l’aria chic del finto disordine, ci passeggiavano in mezzo con una tazza di tè. E ciao.

Visto che non ne posso più di essere isolata nella mia stranezza, ho deciso di farci qualcosa, con le mie benedette foto di vetrine. E se qua si parla di sule dai piedi azzurri, si può anche parlare di vetrine.
La vetrina di oggi, per esempio, mi ha fatto una paura blu.
È una vetrina di Parigi… ed è piena zeppa di mostri, pezzi di mostri e amici di mostri a pezzi. C’è pure una tetta di legno. Mai avrei creduto di imbattermi in una tetta di legno.

***

3 Responses to “Parigi: pezzi di mostro”

  1. SteC says:

    Ma che negozietto sobrio e allegro… Ma che vendeva? Articoli esoterici? Abbigliamento macabro per dark?.Accessori per scrittori di libri horror?

  2. Ma c’è pure un mostro scheletrato con ben due tette di legno!

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